Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  26 giugno 2018

#OccupyICE

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcune notizie provenienti dagli Stati Uniti.

Nei giorni scorsi un'ondata di indignazione internazionale si è sollevata in seguito alla diffusione di un audio con le voci dei bambini imprigionati nei campi di detenzione al confine tra Messico e Usa, dove vengono separati dai genitori migranti. Va detto che la politica contro gli immigrati non riguarda specificatamente l'amministrazione Trump, in quanto questi centri, gestiti dall'agenzia federale statunitense United States Immigration and Customs Enforcement (ICE), sono attivi almeno dal 2003. Nei primi mesi in cui è entrato in carica il nuovo esecutivo, però, si è registrato un boom di arresti dei migranti non in regola con i documenti:

"A dirlo sono i dati ufficiali diffusi mercoledì dalla Immigration and Custom Enforcement (ICE), l'agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto riporta Usa Today, citando i dati diffusi dall'agenzia, nel periodo compreso tra il 22 gennaio e il 29 aprile, sono finiti in manette 41.318 immigrati, per una media di 400 arresti al giorno. Un numero che è aumentato del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente." ("La stretta di Trump sui clandestini: boom di immigrati irregolari arrestati", il Giornale.it del 18.5.17)

In risposta a questo giro di vite e alle immagini dei bambini in lacrime dentro le gabbie, da circa una settimana è iniziata una serie di mobilitazioni di fronte ai centri di concentramento gestiti dall'ICE, ed è stato lanciato sul Web l'hashtag #OccupyICE. Le occupazioni sono partite da Portland lo scorso 17 giugno, ma nel giro di pochi giorni le tende sono state montate anche a New York, Los Angeles, Chicago, Detroit e Washington D.C, ecc. La polizia ha arrestato alcuni manifestanti che cercavano di bloccare il traffico.

Questi "accampamenti" riprendono le caratteristiche del movimento Occupy Wall Street del 2011: nelle immagini diffuse in Internet si vedono, oltre alle tende, anche cucine da campo, biblioteche e mediacenter. Le mobilitazioni hanno come fine il blocco dei centri di detenzione (#AbolishICE), rendendoli inservibili. Inoltre, durante le prime giornate di protesta di Occupy ICE, Wikileaks ha pubblicato un elenco di dati sensibili di oltre 9 mila dipendenti dell'agenzia federale, inclusi indirizzi personali e account sui vari social network.

Una fetta dell'economia statunitense è basata proprio sullo sfruttamento della forza lavoro irregolare. Dei 12 milioni di clandestini presenti negli Stati Uniti circa 8 sono impiegati nella produzione, rappresentando circa il 5% della forza lavoro. La maggior parte di questi lavoratori opera nel terziario (pulizia e assistenza domiciliare), nell'agricoltura, e anche nel settore dei fast food. I centri detentivi per immigrati sono quasi 200, sono sparsi in tutto il territorio nazionale e vengono gestiti da società private che con questo business intascano miliardi di dollari e che esercitano una pressione costante sulla "politica":

"Le due maggiori società private che operano nel settore, la CCA e la Geo Group, sono attive dagli anni '80. La CCA si è occupata sin da subito di relegare gli immigrati in centri di detenzione. In 20 anni, le due società hanno avuto profitti per più di 20 miliardi di dollari. In maggioranza provenienti da questa attività." ("Usa. Uno sguardo all'interno dei centri informali di detenzione per immigrati", The Nation, ottobre 2017)

Sulle lotte dei salariati migranti è stato ricordato lo storico sciopero del 1° maggio 2006: in quel giorno migliaia di persone scesero in piazza in più di 200 città americane al grido di "¡Sí, Se Puede!".

Le campagne politiche contro l'immigrazione sono funzionali alla divisione tra proletari e la difesa borghese dell'economia nazionale ha come scopo quello di inglobare la classe operaia portandola a farsi carico di interessi non propri. La politica del back-shoring (rilocalizzazione), riportare in patria le produzioni dislocate all'estero, e la guerra commerciale sotto forma di dazi non sono altro che manifestazioni di un sovranismo fuori tempo massimo.

Per quanto riguarda l'Italia, l'Istat ha rilasciato una ricerca sulla crescita della miseria nel paese: oltre 5 milioni di persone vivono in una condizione di povertà assoluta. Ciò può essere una spiegazione della crisi della socialdemocrazia e dell'affermazione di partiti populisti come Lega e M5S, che con la promessa di espellere gli immigrati e di dare un reddito di cittadinanza agli italiani hanno incassato milioni di voti. Comunque, nonostante la demagogia dei politici, la società si sta polarizzando sempre più, prefigurando uno scenario da incubo per la borghesia: un 1% di miliardari contro un 99% di senza riserve, che non hanno nulla da perdere fuorché le loro catene.

La decadenza delle socialdemocrazie non è un fenomeno congiunturale, ma fa parte di quella tendenza che dal riformismo fascio-keynesiano ha portato alla deregolamentazione selvaggia. In questi ultimi anni stiamo assistendo ad una accelerazione dei processi di dissoluzione, siano essi la scomparsa del PD (con la perdita delle roccaforti "rosse" in Emilia e in Toscana) o l'omologazione del Movimento 5 Stelle. Se la Lega ha una struttura militante radicata a livello territoriale, i grillini sono invece una realtà organizzativa evanescente e rischiano di finire triturati dall'alleanza di governo; mentre la crisi del PD è anche la crisi della CGIL e dei sindacati in generale. Questi ultimi sono degli involucri che non corrispondono più al loro contenuto: fanno parte di un mondo che non c'è più, quello della piena occupazione, e vanno avanti per forza d'inerzia.

Oggi, grandi aziende multinazionali come Facebook, Google, Amazon, macinano profitti attraverso la Rete, raccogliendo immani quantità di dati; ma per poterlo fare devono diffondere nella società smartphone, portatili e tablet. Questi gruppi, con pochissimi dipendenti, monopolizzano l'informazione e trasformano i dati in denaro, e allo stesso tempo distribuiscono dispositivi con cui l'umanità si collega. Ogni individuo diventa così un terminale della immensa rete chiamata Internet. Quindi, se da una parte si dissolvono le vecchie strutture politiche e le vecchie modalità di organizzazione, dall'altra emerge una struttura reticolare globale che nessuno può fermare.

L'abilità dei rivoluzionari sta nello scovare i giusti collegamenti tra gli avvenimenti. Da questo punto di vista Occupy Wall Street ha rappresentato un punto di svolta, un cambio di paradigma, come abbiamo scritto sulla rivista n. 30. Un movimento del genere di sicuro si ripresenterà, ma per farlo dovrà superare i propri limiti, tagliando i ponti alle proprie spalle, evitando di ritornare sui propri passi. Ci sono dei momenti nella storia in cui masse di operai fanno delle cose che prima erano impensabili, come a Torino durante i 35 giorni della FIAT (1980). La rivoluzione è questione di intuito, di slancio e di fede, che per noi ha un significato "un po'" diverso da quella dei preti:

"Nella parte decisiva della sua dinamica la conoscenza prende le sue mosse sotto forma di una intuizione, di una conoscenza affettiva, non dimostrativa; verrà dopo l'intelligenza coi suoi calcoli, le sue contabilità, le sue dimostrazioni, le sue prove. Ma la novità, la nuova conquista, la nuova conoscenza non ha bisogno di prove, ha bisogno di fede! non ha bisogno di dubbio, ha bisogno di lotta! non ha bisogno di ragione, ha bisogno di forza! il suo contenuto non si chiama Arte o Scienza, si chiama Rivoluzione!" ("Dal mito originario alla scienza unificata del domani", Riunione registrata a Firenze il 20 marzo 1960)

In chiusura di teleconferenza abbiamo accennato alla e-mail di un lettore, riguardo una puntata della trasmissione radiofonica Eta Beta (Rai Radio 1) in cui si sosteneva, nell'ambito della neurologia vegetale, che da Internet in poi l'uomo tende sempre più a copiare dal mondo vegetale (organi diffusi, sviluppo a rete, ecc.); e ai temi trattati nell'ultima riunione redazionale.

A seguito della relazione sul retroterra "filosofico" di Marx i compagni hanno inviato materiale e commenti interessanti. Al rivoluzionario di Treviri Hegel proprio non piaceva e nella Lettera al padre (1837) ne parla come un qualcosa che ha letto perché doveva: "Avevo letto frammenti della filosofia di Hegel, la cui grottesca melodia rocciosa non mi era piaciuta. Volli ancora una volta tuffarmi nel mare, ma con la ferma intenzione di trovare la natura spirituale altrettanto necessaria, concreta e saldamente conchiusa di quella fisica". Per comprendere le origini del pensiero di Marx bisogna dunque spostare l'attenzione da Hegel a Kant, Fichte e Schelling.

Articoli correlati (da tag)

  • Cambio di paradigma

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 18 compagni, è iniziata dal tema della caduta generale del Prodotto Interno Lordo.

    L'agenzia di rating Fitch stima per il 2020 un calo del PIL mondiale intorno al 4,4%, mentre per l'Italia è previsto addirittura un -10%, anche a causa di una forte contrazione dei consumi. Un capitalismo che non cresce è, evidentemente, un capitalismo morto; attualmente non ci troviamo semplicemente di fronte alla non crescita (riproduzione semplice), bensì ad una decrescita. Riprendendo i punti del "Programma rivoluzionario immediato" (riunione di Forlì, 1952), possiamo constatare che, complice il Coronavirus, la società sta arrivando a realizzare il punto "a", quello che affronta il disinvestimento dei capitali. La pandemia ha provocato accelerazioni storiche anche dal punto di vista dell'impiego della forza lavoro, per esempio con il diffondersi dello smart working e dell'home working, ma anche con l'eliminazione di traffico inutile, tutti elementi che le aziende vedono di buon occhio dato che vengono messi nella voce "risparmio". I paesi capitalistici sono costretti ad accettare misure che si muovono su una terra di confine tra passato e futuro, in primis il reddito di cittadinanza erogato senza ottenere nulla in cambio.

  • Accelerazioni storiche

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie di carattere finanziario.

    Apple "vale" in Borsa circa 2mila miliardi di dollari, quanto il PIL italiano. Insieme a Facebook, Amazon, Microsoft e Google, è giunta a totalizzare il 20% del valore dell'intero indice Standard & Poor's 500, stabilendo un record assoluto. Le cosiddette Big Five valgono ormai oltre 5 mila miliardi di dollari, più dei PIL di Italia e Francia messi insieme. A differenza delle acciaierie del XVIII e XIX secolo, dove migliaia e migliaia di operai lavoravano gomito a gomito, le aziende moderne, e soprattutto quelle che hanno saputo cavalcare la trasformazione digitale dell'economia, hanno pochi dipendenti e fanno profitti muovendo merci virtuali e smaterializzate. Queste corporation hi-tech sono diventate dei centri di attrazione per il capitale fittizio, anonimo e internazionale, accrescendo la loro potenza e arrivando ad influenzare le scelte dei governi. Alcuni economisti lanciano l'allarme evidenziando la pericolosa contraddizione tra la frenetica attività della finanza e l'asfittica situazione in cui versa l'industria ("Parmalat, tentata fuga dalla legge del valore").

    Gli stati non hanno alcuna possibilità di invertire la tendenza alla centralizzazione: il capitale domina sulla politica e sui governi, e non viceversa. A fare la differenza è il volume di denaro messo in campo dalle mega-aziende. Negli Usa l'insider trading, ovvero lo sfruttamento di informazioni non di dominio pubblico la cui divulgazione provoca effetti nelle quotazioni di titoli, è punito per legge. Il visionario imprenditore Elon Musk, a capo di un impero economico, è famoso per provocare con i suoi tweet confusione in borsa, in barba alle regole. Le cifre in ballo sono talmente alte che qualsiasi multa della SEC (Securities and Exchange Commission) non preoccupa più di tanto questi colossi aziendali, che continuano a fare il bello e il brutto tempo.

  • Bisogno di comunità umana

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 17 compagni, è iniziata dalla segnalazione di un'intervista dell'ottobre 2010 a Cesare Romiti (riproposta da Repubblica), in cui il dirigente d'azienda, recentemente scomparso, rivendicava di aver normalizzato con la sua azione nel corso del 1980 (vedi marcia dei quarantamila) i sindacati, minacciati dall'infiltrazione di frange estremistiche. L'esito di quel braccio di ferro, che durò 35 giorni, fu la ritrovata "governabilità delle fabbriche", che alla fine piacque anche ai bonzi sindacali.

    Il patto corporativo tra capitale e lavoro, che affonda le radici nel Ventennio, è rimasto in piedi fino ai giorni nostri. Il fascismo, dice la nostra corrente, ha perso militarmente la guerra, ma l'ha vinta sul piano politico ed economico. Questo tentativo di auto-regolazione del capitalismo è riuscito a rimandare di decenni lo scoppio della rivoluzione, ma ormai ha fatto il suo tempo, e oltre ci può essere solo il passaggio ad un'altra forma sociale. Anche perché non torneranno più le fabbriche con migliaia di lavoratori inquadrati in sindacati ramificati nella società, non torneranno gli indici di crescita del capitalismo del dopoguerra, non torneranno i partiti stalinisti di massa.

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 241, 14 settembre 2020

f6La guerra si alleggerisce, il controllo sociale no

f6Il complotto degli asteroidi

f6All'arrembaggio

f6L'imperatore di Marte

f6Che cos'è andato storto con l'OMS?

f6La Zona Grigia

Leggi la newsletter 241
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email