Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 novembre 2018

Superamento di soglia

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata dalle notizie di stampa sulle manifestazioni dei "gilet gialli" in Francia.

Il "movimento" è nato sui social network (#GiletsJaunes) e ha indetto le prime manifestazioni lo scorso 17 novembre quando si è dato appuntamento nelle piazze di circa 600 città francesi. I servizi segreti dicono di aver identificato i promotori: 5 uomini e 3 donne, abitanti della regione Ile de France, tra i 27 e i 35 anni. La motivazione ufficiale del flash mob sembra sia stata il rincaro del prezzo dei carburanti ma, generalizzandosi la lotta, sono state messe in discussione le troppe tasse, la diminuzione dei servizi sociali, il disinteresse verso le città medie e piccole da parte di Parigi. I partiti di opposizione stanno cercando di cavalcare la protesta, anche se con magri risultati, almeno per adesso. Sulla loro pagina Facebook i "gilet gialli" dicono di essere persone "come me e te... un pensionato, un artigiano, uno studente, un disoccupato, un uomo d'affari... soprattutto una persona che è preoccupata di non arrivare alla fine del mese." Finora sono scese in strada circa 250 mila persone, ci sono stati 500 arresti, centinaia di feriti e due morti in incidenti stradali dovuti al caos provocato dai blocchi. Durante le mobilitazioni sono state bloccate importanti vie di comunicazione, raffinerie e hub logistici. Per Christophe Castaner, ministro dell'Interno francese, "siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza". Per il prossimo 24 novembre i "gilets jaunes" hanno annunciato una nuova manifestazione nazionale con l'obiettivo di "dare un colpo di grazia e convergere tutti su Parigi con tutti i mezzi possibili... perché è lì che si trova il governo."

Di fronte alle turbolente proteste il governo francese si è reso disponibile al dialogo, riscontrando però una certa difficoltà nell'individuare un interlocutore non avendo a che fare con un partito o un sindacato, o con un leader, che al momento non c'è. "Dove sono le organizzazioni sindacali?", si chiedeva un giornalista di Rai News 24 durante una trasmissione, riferendosi anche all'Italia. Storicamente i sindacati sono incaricati di controllare le masse, soprattutto quando le mobilitazioni registrano un impatto sociale crescente, ma evidentemente oggi tali organismi sono in crisi e hanno sempre meno presa sulla società. La Francia negli ultimi anni ha visto l'incendio delle banlieue (2005), le manifestazioni contro il contratto di primo impiego (2006), diversi scioperi contro la legge El Khomri (2016), ed ultimamente la lotta dei ferrovieri: movimenti sociali, sindacali e studenteschi di una certa portata, accompagnati da una militarizzazione delle forze di polizia, che hanno scosso il paese.

"Da un pò di tempo a questa parte, la polarizzazione sta separando i rappresentanti del Capitale dai dannati del capitalismo. E la palude delle molecole instabili che sta in mezzo si agita, rivendicando di esistere, cioè di non essere precipitata fra i dannati." ("La banlieue è il mondo", n+1, n. 19).

Le proteste francesi di questi giorni ricordano, per certi versi, quelle italiane dei "forconi" nel 2013. Anche in quel caso si erano viste piazze (soprattutto quella di Torino) molto eterogenee per composizione, rabbiose contro le tasse e il peggioramento dei livelli di vita.

Il malessere sociale continua ad accumularsi e non trova sfogo, suscitando una certa preoccupazione nella classe dominante. Papa Francesco ha aperto l'omelia della messa celebrata nella Giornata Mondiale dei Poveri dicendo che il grido dei poveri diventa ogni giorno più forte, ma ogni giorno meno ascoltato dai ricchi. Romano Prodi, durante la presentazione di un libro, ha lamentato il fatto che in Italia oggi tutto viene accettato, che l'operaio guadagna 200 volte meno dei manager e nessuno si ribella. Sembra quasi che i borghesi invitino i proletari a sollevarsi contro certi fenomeni ritenuti, da loro stessi, insostenibili. Che sia la calma piatta prima della tempesta? Può essere: meno rivolte ci sono, più materiale esplosivo si accumula, più forte sarà il botto.

Il marasma sociale francese si inserisce in uno scenario sempre più complicato a livello europeo. In Inghilterra la Brexit è diventata uno psicodramma con le infinite trattative del primo ministro Theresa May con i membri del suo governo e con Bruxelles (qualcuno ha parlato di suicidio del Regno Unito). In Italia, il Movimento 5 Stelle, che aveva promesso il "cambiamento", si sta dimostrando ai suoi elettori simile agli altri partiti: se negli anni passati ha rappresentato un fattore di controllo del malessere sociale, come ripetutamente affermato dallo stesso Grillo, alla prova dei fatti, arrivato cioè nella stanza dei bottoni, risulta impotente, arranca e perde consensi.

Si è poi passati a parlare del crollo in borsa dei giganti del gruppo dei FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) che ha bruciato 945 miliardi di dollari negli ultimi mesi. Questi colossi tecnologici sono diventati dei potenti attrattori di capitale, godendo di una situazione di monopolio, intascando profitto altrui e mettendo in serio pericolo la sopravvivenza stessa del capitalismo. Siamo all'autonomizzazione totale e generalizzata del prezzo rispetto al valore e, superati certi limiti, qualcosa dovrà necessariamente succedere.

Il capitale libero nella società trova la sua miglior opzione di valorizzazione nell'industria, ma se ciò non è possibile per via di una crisi cronica di sovrapproduzione, allora si indirizza verso la finanza. Una volta innescato questo meccanismo tutti i capitali di questo tipo si muovono in tale direzione e così facendo finanziarizzano l'economia. Ecco spiegata la crisi finanziaria: il superamento di determinate soglie genera ondate di panico, che mettono in moto delle catene automatiche, che portano a vendite generalizzate sui mercati, ecc. ecc. Oggi, il trading computerizzato svolto da robot programmati per la compravendita online rende tutto più veloce e fuori controllo.

In chiusura di teleconferenza, è stato segnalato un articolo di Repubblica sull'impennata dei rendimenti dei titoli di Stato decennali di Turchia, Argentina, Indonesia, Russia, Brasile e Sudafrica; e uno di Business Insider sui record (negativi) dell'economia cinese, a cominciare dalla crescita della bolla immobiliare.

Articoli correlati (da tag)

  • Direzione del moto storico

    La teleriunione di martedì sera è cominciata parlando del recente attentato a Donald Trump avvenuto durante un comizio elettorale in Pennsylvania.

    Si tratta di un ulteriore step nel livello di violenza che caratterizza la campagna elettorale americana. L'attentatore, un ragazzo di 20 anni con simpatie repubblicane, ha utilizzato un fucile semiautomatico AR-15, l'arma più diffusa in tutto il Paese con una stima di oltre 40 milioni di pezzi venduti. Naturalmente, non sono mancate le teorie del complotto, ma d'altronde in mancanza di informazioni vagliabili tutte le ipotesi sono aperte.

    Nel nostro articolo "Teoria e prassi della nuova politiguerra americana", nel capitolo finale intitolato La vita nel ventre della balena, abbiamo ribadito che il moto storico ha una direzione precisa. Gli USA sono ciò che la storia del pianeta li ha portati ad essere. La crisi dell'imperialismo unipolare è dovuta al fatto che sulla scena si stanno affacciando nuove potenze (lo sviluppo ineguale di cui parla Lenin nell'Imperialismo), l'America non ha più la forza di dare ordine al mondo, e non esiste un sostituto all'orizzonte. Si è interrotta la staffetta dell'imperialismo ("Accumulazione e serie storica") e il disordine mondiale aumenta con l'estendersi dei conflitti bellici su scala planetaria. Chiunque sarà il prossimo presidente americano (i pronostici danno per certa la vittoria di Trump), potrà far ben poco per invertire la tendenza economica, la quale produce effetti sulla società.

  • Guerra e polarizzazione sociale

    Durante la teleriunione di martedì sera, presenti 21 compagni, abbiamo discusso della situazione politica internazionale con particolare attenzione a Stati Uniti e Stato di Israele.

    Secondo le rivelazioni dell'Huffington Post, negli USA sarebbe in corso un ammutinamento a tutti i livelli: alcuni diplomatici starebbero preparando ciò che viene definito un "dissent cable", un documento di critica verso la politica americana consegnato ai leader del Dipartimento di Stato tramite un canale riservato. Sembra che il conflitto all'interno dell'agenzia governativa verta sulle scelte di politica estera riguardanti la questione ucraina e quella israelo-palestinese. Riguardo quest'ultima, sembrano esserci problemi anche in casa del Partito Democratico per la posizione smaccatamente filoisraeliana di Joe Biden.

    Anche in Israele ci sono conflitti interni. Tre ministri hanno minacciato di dare le dimissioni perché contrari alla condotta politica di Netanyahu, e dal punto di vista sociale, dopo l'iniziale compattamento seguito all'attacco di Hamas dello scorso 7 ottobre, sono riemerse le critiche della stampa verso il governo. In un discorso pubblico il presidente Biden ha ammesso che l'America ha sbagliato dopo l'11 settembre e perciò ha consigliato ad Israele di non fare gli stessi errori con Gaza, ignorando il dopo invasione. Gli USA cercano di frenare l'annunciato ingresso nella Striscia delle forze di difesa israeliane, anche perché l'Iran ha dichiarato che la situazione rischia di andare fuori controllo. Se continua il massacro di civili palestinesi, Hezbollah sarà costretto ad intervenire e potrebbe scattare un effetto domino in Medioriente e oltre. A tutti è ben chiaro che superata una certa soglia nessuno riuscirà più a controllare nulla. Si sa quando una guerra inizia, ma è difficile prevedere quando finirà.

  • Immobiliare cinese, debito e policrisi

    Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 15 compagni, abbiamo ripreso l'argomento trattato nella scorsa riunione, ovvero l'aggravarsi della situazione economica cinese.

    Il Corriere della Sera ha pubblicato una serie di dati sulla Cina da cui risulta che le amministrazioni locali delle province del paese hanno accumulato debiti per finanziarie il settore immobiliare e la costruzione di nuove infrastrutture ("Cina, il debito 'nascosto' che minaccia l'economia: le province esposte per 8.000 miliardi", Francesco Bertolino). Se alla cifra raggiunta dall'indebitamento pubblico (che ammonta a circa il 300% del PIL, circa 4700 miliardi di euro), si aggiunge quella relativa al governo delle province, vengono superati gli 8000 miliardi di euro. Ad essere in difficoltà non sono solo le amministrazioni locali e le famiglie, ma anche le banche, dato che sono state proprio queste a finanziarie il boom del mattone. Alcuni esperti fanno notare che il sistema finanziario cinese è chiuso e perciò ritengono che le conseguenze dello scoppio di una bolla immobiliare rimarrebbero circoscritte all'interno dei confini nazionali. Sappiamo, invece, che i legami e le interconnessioni economiche e finanziarie della Cina hanno un respiro globale. I conglomerati immobiliari cinesi sono indebitati con Wall Street, e la Cina, dopo il Giappone, è il maggior acquirente di titoli di stato USA; una crisi finanziaria cinese avrebbe ripercussioni sul debito americano e su tutti i suoi rapporti commerciali (ad esempio quelli con la Germania che esporta molto verso il gigante asiatico). Come dice l'economista Larry Summers, il "superciclo del debito", che ha colpito gli Stati Uniti nel 2008 e qualche anno dopo l'Europa, sta ora sferrando un duro colpo alla Cina.

Rivista n°54, dicembre 2023

copertina n° 54

Editoriale: Reset

Articoli: La rivoluzione anti-entropica
La guerra è già mondiale

Rassegna: Polarizzazione sociale in Francia
Il picco dell'immobiliare cinese

Terra di confine: Macchine che addestrano sè stesse

Recensione: Tendenza #antiwork

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email