Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  2 aprile 2019

La rivoluzione non è intermittente, c'è sempre

La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul monito lanciato dalla direttrice del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, in un intervento alla Camera di commercio di Washington: "L'economia mondiale sta attraversando un momento delicato [...], il 70% dei Paesi si troverà ad affrontare un rallentamento della crescita nel 2019."

Le economie della maggior parte dei paesi si stanno sincronizzando su un basso livello di crescita, fatto legato allo storico andamento asintotico degli incrementi relativi della produzione industriale. A ciò si aggiunge la situazione politica che non facilita le cose: mentre l'incombente crisi bis avrebbe bisogno di una sintonia internazionale in termini di coordinamento rispetto alle misure d'intervento, avanza l'area politica cosiddetta sovranista che propugna protezionismo, rilocalizzazione, espulsione della manodopera straniera, svalutazioni competitive, esattamente il contrario di quello che servirebbe. Il Capitale, globalizzato e autonomizzato come non mai, deve fare i conti con le borghesie nazionali che per proteggere i loro interessi particolari tirano i remi in barca, minando quelli generali.

A proposito di irrazionalità sistemica, abbiamo parlato del caos Brexit. I laburisti di Corbyn stanno cercando di sfruttare la situazione per danneggiare i conservatori, ma se andassero al governo si troverebbero alle prese con i medesimi problemi. Il Regno Unito, che fino a pochi anni fa si comportava da paese imperialista, adesso è passato alla difesa passiva, preoccupato delle conseguenze delle sue azioni. Andando oltre l'aspetto politico, è da notare che il PIL inglese è composto per l'80 per cento dai servizi, e ciò significa che Londra importa praticamente tutto dall'estero. Il paese, non partecipando alla zona euro ma accordandosi in maniera limitata per il movimento di merci, è nei confronti dell'Europa nella stessa condizione di Turchia o Norvegia. La City londinese muove centinaia di miliardi di euro al giorno, ma l'industria manifatturiera è ridotta ai minimi termini, e lo stesso vale per l'agricoltura. Con la Brexit la circolazione di merci, semilavorati e macchine utensili all'interno del circuito dell'UE andrebbe incontro ad intoppi e problematiche che potrebbero rappresentare un grosso pericolo per l'economia inglese, ma anche per quella europea. Sono in molti nel paese anglosassone ad aspettarsi sviluppi catastrofici da questa situazione, in primis tutte quelle aziende che hanno già lasciato Londra spostando la loro sede altrove. Insomma, il pasticcio inglese conferma ancora una volta che il controllo dello Stato sul Capitale non è più possibile, mentre è il Capitale che fa muovere gli Stati, i quali non riescono proprio a mettersi in sintonia con il Sistema.

Problemi di natura economica producono caos e fibrillazione a livello politico, accompagnati da fenomeni di insofferenza e disagio sociali. Crisi economica, caos istituzionale e movimenti di piazza più o meno polarizzati, fanno parte di un unico processo che nella rivista abbiamo definito "Il secondo principio" (riferendoci a quello della termodinamica che registra la perdita locale di energia nei sistemi chiusi, il passaggio da stati ordinati meno probabili a stati caotici, più probabili).

In Turchia l'opposizione laica ha strappato ad Erdogan i principali centri urbani; il partito del presidente resta al 50% ma perde Istanbul ed Ankara. Secondo la maggior parte degli osservatori, la principale causa di questo risultato è da ricercare nella crisi economica che ha investito il paese. Lo stesso discorso vale per l'Algeria, dove Bouteflika si è dimesso dopo manifestazioni oceaniche che hanno coinvolto milioni di persone. Anche in Inghilterra, recentemente, sono scese in piazza contro la Brexit un milione di persone. In Francia, dal 17 novembre scorso, ogni sabato ci sono le manifestazioni dei gilet jaunes, movimento che resiste nonostante la militarizzazione e la violenza della polizia. In Italia a causa dello scontro continuo tra Lega e 5 stelle il governo è traballante, e il presidente della Commissione europea Juncker si è detto "preoccupato per l'economia italiana", specie per le riforme "Quota 100" ed il reddito di cittadinanza, alla luce degli indici della crescita del Pil italiano, atteso con il segno meno per il 2019. La Spagna è alle prese con una situazione politica complicata dopo che la regione della Catalogna ha indetto, il 1° ottobre 2017, un referendum sull'indipendenza dallo stato centrale, il quale è intervenuto con forza schierando la polizia, sospendendo l'autonomia catalana e rimettendo i poteri nelle proprie mani: nella penisola iberica è in corso una polarizzazione di tipo nazionalistico interna alla borghesia, per cui una parte è schierata per l'autonomia catalana e l'altra per lo stato centrale.

La relazione "Fiorite primavere delle rivoluzioni" (72° incontro redazionale), titolo ripreso dal filo del tempo "Fiorite primavere del Capitale", ha voluto ribadire uno dei concetti fondamentali della Sinistra Comunista: se c'è la controrivoluzione vuol dire che la rivoluzione è in marcia. La controrivoluzione, per essere tale, deve fare propri alcuni elementi della rivoluzione, mistificandoli e utilizzandoli per ritardarne l'avvento. Volendo, possiamo fare un parallelo con le "cause antagonistiche" alla caduta tendenziale del saggio di profitto (aumento del grado di sfruttamento del lavoro, riduzione del salario al di sotto del suo valore, ecc.): esse sono in grado di annullare la legge solo temporaneamente perché anche le controtendenze, in ultima analisi, si trasformano nel loro contrario.

In tutte le rivoluzioni passate non c'è stata coerenza tra i motori, gli attori e i militi: a condizioni mature, le rivoluzioni sono avvenute comunque, utilizzando brutalmente gli utensili disponibili. Pur se non è protagonista il proletariato in quanto classe con il suo partito, la talpa scava le fondamenta della società capitalistica e in qualche modo la rivoluzione affina i suoi strumenti. Il determinismo economico e storico è più robusto delle determinazioni politiche; il passaggio da un modo di produzione all'altro avviene quando deve e non quando le classi sono "pronte" con i loro schieramenti anagraficamente accertati. Anzi, questo non è mai successo ed è probabile che non succeda nel corso della prossima (presente) rivoluzione. Il determinismo economico che sta dietro i grandi sconvolgimenti storici va oltre le classi che sono presenti sulla scena storica. Le rivoluzioni trovano gli attori esistenti, travolgono tutto e obbligano la formazione di organismi che anticipano il futuro. Per la nostra corrente, le rivoluzioni e i partiti non si fanno, si dirigono ("Partito e azione di classe", 1921). Il comunismo è il divenire della specie umana, il passaggio rivoluzionario da n a n+1, dalle società originarie alla società futura, attraverso la breve parentesi di quelle divise in classi. La rivoluzione non è intermittente: essa è sempre in corso e con la bussola-teoria la si può riconoscere anche quando lavora anonimamente nel sottosuolo. E' quanto troviamo scritto nella presentazione sul nostro sito del quaderno Riconoscere il comunismo:

"Non basta richiamarsi al comunismo. Lo fanno gli stalinisti, lo fanno gli eredi della tradizione proudhoniana, lo fanno le frange anarcosindacaliste e consigliari. Non basta lavorare organizzati in partito, lo fanno anche i borghesi. Come spiega un sottotitolo, che è stato posto a intestazione del volume, bisogna riconoscere il comunismo... contro tutto il variegato panorama dei rinnegatori, innovatori, raddobbatori e mistificatori in genere."

In chiusura di teleconferenza, si è commentata la legge sul copyright approvata recentemente a Bruxelles e voluta soprattutto dai grandi gruppi editoriali che accusano i big della Rete di macinare profitti grazie al lavoro altrui, senza dare nulla a chi produce le informazioni e/o ne detiene i diritti. La direttiva europea, che vuole obbligare i motori di ricerca, le piattaforme social o i siti aggregatori di notizie a pagare ai giornali una quota per la pubblicazione delle anteprime degli articoli, segue ai tentativi messi in piedi qualche anno fa in Spagna e Germania, entrambi falliti. Il vecchio mondo della carta stampata non ci sta a finire in un angolo e prova a resistere, attuando misure che molto spesso si rivelano la classica "zappa sui piedi".

La norma prevede inoltre che il controllo del materiale caricato dagli utenti sia effettuato dal gestore della piattaforma, in modo da bloccare a priori la violazione dei diritti d'autore. In molti temono che questo potrebbe tradursi in una forte limitazione della circolazione dei contenuti (basata su algoritmi, vedi la tecnologia "ContentID" sviluppata da YouTube), se non in una e vera propria censura ad opera dei monopolisti della rete che ad oggi detengono i dati di miliardi di persone.

Articoli correlati (da tag)

  • Record storici

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 20 compagni, è iniziata con l'analisi degli ultimi dati macroeconomici, a cominciare da quelli degli Usa.

    Secondo un recente articolo del Sole 24 Ore ("Stati Uniti, il Pil crolla del 32,9% nel secondo trimestre, record dal Dopoguerra"), "l'economia americana nel secondo trimestre ha sofferto una contrazione record del 32,9% su base annuale, paralizzata dallo shock della pandemia da coronavirus e dei lockdown delle attività per cercare di arrestarla. Anche considerando la contrazione dell'output tra aprile-giugno rispetto al primo trimestre dell'anno, anziché la tradizionale misura che proietta i dati nel corso di un intero anno, il crollo è stato ugualmente di dimensioni storiche, pari al 9,5 per cento."

    L'andamento trimestrale dell'economia viene calcolato al fine di fare una previsione sul PIL annuale, considerando anche la possibilità di recupero in base alla capacità produttiva del sistema-paese. Il calo del 32,9%, anche solo per un trimestre, è un dato spaventoso, soprattutto se confrontato con il -8% raggiunto nel quarto trimestre del 2008, l'anno del grande crack economico scatenato dalla crisi dei mutui subprime. Va ricordato che oggi l'ammontare dei titoli subprime è quasi nullo rispetto alla liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali negli ultimi anni.

  • Catastrofi a tutti i livelli

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 19 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcuni articoli sulla situazione economica e sociale.

    In Italia cresce il numero di coloro che ricorrono a forme di assistenza per avere di che mangiare; secondo una stima della Coldiretti, sono il 38,4% gli italiani senza "risorse liquide disponibili per spese essenziali come quelle per il cibo o per il riscaldamento". Dalle pagine del New York Times Paul Krugman scrive che la situazione negli Usa è esplosiva, dato che a fine luglio scadrà il contributo di disoccupazione per oltre 20 milioni di lavoratori. I giornalisti non riescono a cogliere la dinamica storica generale, quel processo irreversibile prodotto dalla legge della miseria crescente.

    Si è quindi ripreso quanto detto nella riunione di venerdì scorso sul tema della catastrofe. Come si può verificare in alcuni articoli pubblicati su The Economist, la borghesia percepisce l'avvicinarsi di una situazione di non ritorno, ma non può porvi rimedio. Eventi disastrosi si presentano a tutti i livelli: dalla diffusione di pandemie al collasso delle metropoli, dai terremoti (basti ricordare l'energia che si sta accumulando nella faglia di Sant'Andrea o nel sottosuolo del Vesuvio) agli asteroidi. La classe dominante è impotente di fronte al suo stesso sistema e mostra di aver perso la vitalità che l'ha caratterizzata nel suo periodo rivoluzionario: essa subisce quello che succede nella società senza potersi affidare ad alcuna teoria o programma in grado di rovesciare la prassi. Da questo punto di vista, la borghesia non riesce nemmeno a porsi al livello delle società antiche che sono state capaci di sviluppare sistemi atti a tramandare la conoscenza. L'attuale modo di produzione non riesce a dare alcuna risposta significativa, ma oramai può solo porre rimedi locali e comunque legati alle categorie del profitto.

  • Niente teoria, solo rimedio

    La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, è iniziata commentando la disastrosa situazione economica.

    Nella corsa contro il tempo rispetto alla valutazione di questo primo semestre dominato da crisi e virus non si capisce ancora bene come i mercati stiano correndo ai ripari, dato che le cifre reali sono tremende e di certo non mancheranno ritocchi e trucchi applicati alle cifre pur di evitare di danneggiare irreversibilmente la situazione. Mai come oggi abbiamo chiara la morte termica di questo sistema rianimato solo da scosse di "quantitative easing" o da interventi simili che prevedono iniezioni di liquidità per mantenerlo ancora apparentemente in vita ("Il cadavere ancora cammina").

    Tutto il ciclo capitalistico è caratterizzato dal susseguirsi di crisi finanziarie ("Non è una crisi congiunturale"), ma ad ogni nuova crisi ne succede una più profonda che lascia sempre meno margini di azione ed intervento. L'economista americano Minsky nel suo "Potrebbe ripetersi? Instabilità e finanza dopo la crisi del '29", pubblicato tre anni prima del crollo borsistico del 1987, spiegava che non può ripetersi una dinamica simile al crack del 1929 perché esiste una freccia nel tempo e nella gestione delle crisi successive a quella data si è fatto ricorso alla stimolazione dell'economia con finanziamenti pubblici. Nel 2008, con l'esplosione della grande bolla speculativa e lo strascico che ancora permane ai giorni nostri, si è dimostrata annullata la teoria di Minsky e della scuola neokeynesiana: l'immenso capitale fittizio non ha una resa tale da poter essere gestito, pilotato o orientato. Non si può rivitalizzare un sistema che collassa ricorrendo ad esso.

Rivista n°47, aprile 2020

copertina n°47f6Editoriale: Ingegnerizzazione sociale
f6Articolo: La grande socializzazione. Dal cooperativismo socialdemocratico al corporativismo fascista, dal comunismo di fabbrica alla fabbrica-comunità del padrone illuminista
f6Articolo: Prove di estinzione (la dottrina del rimedio)

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 240, 4 giugno 2020

f6Un virus opinabile

f6Riprendono i contagi

f6Ecologia ed ecologismo

f6Necessità del rivolgimento sociale

f6Fine pandemia?

f6Feroce equilibrio darwiniano

f6Rimanere sul mercato

f6Ricchi e poveri

f6Effetti pandemici sull'economia dei maggiori paesi d'Europa

f6Scialuppe di salvataggio

f6Tutto a posto, quindi?

Leggi la newsletter 240 - Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email