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  • Resoconto teleriunione  4 giugno 2019

Il futuro agisce sul presente

La teleconferenza di martedì sera, connessi 14 compagni, è iniziata presentando alcuni dei temi che verranno trattati durante il prossimo incontro redazionale di n+1.

Il lavoro sulla socializzazione, in parte pubblicato sul numero 42 della rivista, continuerà con un approfondimento sulla dottrina sociale della Chiesa. Tra la metà e la fine dell'Ottocento, la Chiesa cattolica si trova a dover affrontare l'imponente "questione sociale", ovvero la moderna lotta di classe tra proletariato e borghesia, e tenta di organizzare le masse per allontanarle dalle teorie rivoluzionarie (vedi enciclica Rerum Novarum). La Sinistra Comunista "italiana", che nel filo del tempo "Meridionalismo e moralismo" individua nell'azione sociale della Chiesa uno dei grandi filoni controrivoluzionari insieme a quello socialdemocratico e a quello fascista, ha prodotto molti documenti sull'argomento; il materiale è stato da noi raccolto nel Quaderno Chiesa e fede, individuo e ragione, classe e teoria, dove si trovano le tracce dei passaggi storici fondamentali: questione romana, nascita del Partito Popolare di Don Sturzo, stipula dei Patti Lateranensi, rapporto tra socialismo e anticlericalismo, ecc. Una delle peculiarità della nostra corrente è la lotta contro l'indifferentismo: se è vero che le tre forme di cui sopra sono parte di un processo controrivoluzionario unico, è anche vero che esistono differenze teoriche e politiche che vanno perciò analizzate. La Chiesa, anche se di volta in volta è salita sul carro dei vincitori, ha sempre conservato gelosamente una sua autonomia dottrinale e organizzativa.

Durante la riunione di Torino verrà trattato anche il tema della "tecnica", prendendo le mosse dal filo del tempo "Anima del Cavallo vapore". Nel capitalismo tecnica e macchine vengono utilizzate per fare profitto; in una società diversa, dove le forze produttive siano liberate dai vincoli determinati dalla legge del valore, la giornata di lavoro può essere drasticamente ridotta. Per Marx il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente, da non confondere con il "movimento" sociale che prende le piazze in questo o quel momento; è l'intero processo materiale del divenire, e cioè una realtà che produce effetti già nel presente, non un modello fantastico da realizzare; è un movimento materiale verso una superiore organizzazione sociale.

La teleriunione è quindi proseguita con la segnalazione di alcune notizie da parte dei compagni collegati.

Nell'articolo "Ci siamo giocati il boom economico", pubblicato sul Corriere della Sera, si dimostra che l'economia italiana ha perso il treno della crescita e sta precipitando verso una condizione irreversibile. Ma tale irreversibilità, aggiungiamo noi, non riguarda solo l'Italia, piuttosto il globo intero: quando un sistema produce una polarizzazione della miseria che costringe 3,4 miliardi di persone a vivere con meno di 5,50 dollari al giorno, e causa la morte, quotidianamente, di altre 10mila per mancanza di accesso ai servizi sanitari (dati Oxfam 2019), ogni previsione ottimistica per il futuro del capitalismo è da escludere. Ad aggravare la situazione concorre inoltre l'introduzione a piè sospinto dell'automazione nel ciclo di produzione. E' recente la notizia secondo cui in Slovacchia il settore automobilistico sarebbe a rischio: il basso costo dei robot induce le grandi aziende a riportare gli impianti nei paesi d'origine. Ormai non passa giorno in cui non esca lo studio di un qualche centro di ricerca borghese teso a dimostrare come e quanti posti di lavoro scompariranno a breve termine a causa dell'automazione. Ma ciò che sta avvenendo non è un problema legato alle strategie industriali, bensì il risultato di uno scontro tra due modi di produzione differenti.

Sul blog di Beppe Grillo è stato pubblicato l'articolo "Lavori del futuro: la sindrome del 'Gattopardo'": nonostante la velocità delle comunicazioni e la disponibilità delle informazioni, la società continua a generare disoccupazione e vita senza senso:

"La tecnologia è finalmente accessibile gratuitamente o a basso costo. È la prima volta nella storia dell'uomo. Il Digital Report del 2018 conta 4 miliardi di persone connesse alla rete internet: in Italia siamo arrivati a 43 milioni di utenti. Gli attivi sui social media sono oltre 3 miliardi. I possessori di un dispositivo mobile sono 5 miliardi. Questa folla oceanica è destinata a crescere con l'imminente arrivo delle tecnologie 5G, che garantiranno un'incredibile velocità nelle connessioni. [...] Stiamo però vivendo un vero e proprio paradosso, poiché nonostante la disponibilità di mezzi e informazioni a buon mercato, che abbattono le barriere della conoscenza, continuiamo a generare disoccupati e neet."

A dire il vero, il paradosso in questione riguarda proprio il Movimento 5 Stelle e il suo guru, essi stessi affetti dalla sindrome del gattopardo: "Tutto deve cambiare, perché tutto resti come prima". A giorni dovrebbe partire il quiz per l'ingaggio dei 3 mila navigator previsti dalla legge sul reddito di cittadinanza e chi passerà la selezione verrà assunto con un contratto precario fino al 2021; una volta operative, queste figure dovranno aiutare i percettori della misura di sostegno a ricollocarsi nel mondo del lavoro: insomma, una vera e propria produzione di precari per mezzo di precari.

Rimanendo all'interno di questa società, facendo proprie le sue categorie, un vero cambiamento è impossibile mentre prendono forma mostri improduttivi come quello che si sta creando intorno alla gestione del reddito di cittadinanza. Per la borghesia è sempre più difficile presentare configurazioni politiche nuove: appena entrati nei palazzi istituzionali i grillini, così come altri, sono velocemente invecchiati diventando come la "casta" che tanto criticavano.

Eppure il futuro agisce sul presente e cerca gli strumenti umani adatti per imporsi. Qualche anno fa argomenti quali la riduzione dell'orario di lavoro e il salario ai disoccupati erano visti come qualcosa di alieno da sindacalisti, sinistri, economisti e politici. Ora i tempi sono cambiati, e addirittura le forze borghesi al governo sono costrette a fare i conti con i fatti materiali avanzando, seppur in maniera confusa e contraddittoria, proposte che vanno in tale direzione.

L'attuale sistema sociale dissipa sempre più energia ("Capitale e teoria dello sciupio"). Al contrario dell'economia-politica, le leggi della natura sono uguali per tutti, a prescindere dalla divisione in classi. Un complesso economico basato sulla crescita continua, ovvero sull'aumento della produttività del lavoro, non può che produrre disoccupazione e miseria, e la conseguente diminuzione dei consumi si traduce nell'inizio di un ciclo negativo rispetto alle proprie esigenze. Il capitalismo tiene aperta la fabbrica dissipativa, dà il reddito di cittadinanza per far rivitalizzare l'economia, rattoppa il sistema, ma così facendo peggiora la situazione (giusta Marx nel III Libro del Capitale a proposito delle cause antagonistiche alla caduta tendenziale del saggio di profitto).

La negentropia, il nuovo ordine, dipende dalla quantità di informazione che il sistema assorbe, e non può che arrivare dal futuro. L'attuale modo di produzione è rivolto verso il passato, cerca di controllare la crescita produttiva con appositi termostati, vuole aumentare la produttività e al tempo stesso la frena per tentare di gestire le trasformazioni prodotte dall'automazione. Quando il sociologo Werner Sombart parla di economia programmata o di economia a programma, descrive una situazione che nega il capitalismo classico, delineando una società di transizione (L'avvenire del capitalismo, 1932): affermare che solo il piano dia la possibilità di assumere nuova informazione, significa ammettere il bisogno di un rovesciamento della prassi.

Nessuno prima del 2011 poteva ipotizzare la nascita di Occupy Wall Street, movimento che si descriveva come una voce aliena che dal futuro chiama a raccolta contro il capitalismo. Eppure ciò è avvenuto, anche in seguito a potenti accelerazioni in campo tecnologico, e all'aumento della miseria ad un polo e della ricchezza a quello opposto. Tutti i sistemi sociali hanno una freccia del tempo: non ritornerà più un movimento come la Primavera araba, ma si imporranno manifestazioni più in sintonia con il futuro, sempre meno con-formiste e ri-formiste. A proposito, lo scorso 3 giugno c'è stato il trentesimo anniversario delle proteste di piazza Tienanmen: allora in molti furono colpiti dalle lotte degli studenti cinesi che chiedevano democrazia, ma pochi notarono che la violenta repressione incominciò quando gli operai delle fabbriche requisirono autocarri e treni per marciare su Pechino. Nelle insurrezioni si passa all'azione e la classe più forte vince, in quel caso in Cina non vinse nemmeno l'ala progressista del regime. Durante uno sciopero o una rivolta l'individuo viene meno, la tensione si taglia col coltello, e la polarizzazione allinea le molecole sociali in funzione di un obiettivo.

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    "Non vediamo dunque sorgere il futuro né da una volontà di tutti (o della malfamata maggioranza) né da quella di uno; in questo senso neghiamo la funzione individuale. L'io generale e quello particolare non sono motori del fatto storico: si capisce che sono gli operatori. Tale distinzione è la stessa che corre tra le macchine: quelle motrici che danno l'energia meccanica, quelle operatrici che agiscono su materiale da trasformare. L'io non è un primo motore, ma un finale utensile."

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Rivista n°49, aprile 2021

copertina n°49

Editoriale: Socialità e socializzazione

Articoli: La dottrina sociale della Chiesa - La grande scommessa - La pandemia e le sue cause

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