Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  1 settembre 2020

Accelerazioni storiche

La teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie di carattere finanziario.

Apple "vale" in Borsa circa 2mila miliardi di dollari, quanto il PIL italiano. Insieme a Facebook, Amazon, Microsoft e Google, è giunta a totalizzare il 20% del valore dell'intero indice Standard & Poor's 500, stabilendo un record assoluto. Le cosiddette Big Five valgono ormai oltre 5 mila miliardi di dollari, più dei PIL di Italia e Francia messi insieme. A differenza delle acciaierie del XVIII e XIX secolo, dove migliaia e migliaia di operai lavoravano gomito a gomito, le aziende moderne, e soprattutto quelle che hanno saputo cavalcare la trasformazione digitale dell'economia, hanno pochi dipendenti e fanno profitti muovendo merci virtuali e smaterializzate. Queste corporation hi-tech sono diventate dei centri di attrazione per il capitale fittizio, anonimo e internazionale, accrescendo la loro potenza e arrivando ad influenzare le scelte dei governi. Alcuni economisti lanciano l'allarme evidenziando la pericolosa contraddizione tra la frenetica attività della finanza e l'asfittica situazione in cui versa l'industria ("Parmalat, tentata fuga dalla legge del valore").

Gli stati non hanno alcuna possibilità di invertire la tendenza alla centralizzazione: il capitale domina sulla politica e sui governi, e non viceversa. A fare la differenza è il volume di denaro messo in campo dalle mega-aziende. Negli Usa l'insider trading, ovvero lo sfruttamento di informazioni non di dominio pubblico la cui divulgazione provoca effetti nelle quotazioni di titoli, è punito per legge. Il visionario imprenditore Elon Musk, a capo di un impero economico, è famoso per provocare con i suoi tweet confusione in borsa, in barba alle regole. Le cifre in ballo sono talmente alte che qualsiasi multa della SEC (Securities and Exchange Commission) non preoccupa più di tanto questi colossi aziendali, che continuano a fare il bello e il brutto tempo.

Il sottotitolo che abbiamo dato all'articolo "L'autonomizzarsi del Capitale e le sue conseguenze pratiche" è: "Il capitalismo ultramaturo e la dialettica storica della negazione del valore attraverso la sua massima enfatizzazione". Ciò per dimostrare che il processo di autonomizzazione del Capitale, che giornalisti ed economisti definiscono finanziarizzazione dell'economia, affonda le radici nel movimento di negazione del valore, processo intravisto da Jeremy Rifikin nei libri L'era dell'accesso e La società a costo marginale zero. Oggi, fenomeni come quello della merce continua sono estesi a livello mondiale: dal car pooling al car sharing, alle bollette di acqua, luce e gas, Internet, fino ai servizi industriali, le merci vengono date in noleggio o pagate a canone. Questo può essere visto come un processo di mercificazione che nulla ha a che vedere con il comunismo, eppure se tutto può essere comprato a canone, superando la discretizzazione della merce, e se il denaro si virtualizza e viene elargito sotto forma di reddito di cittadinanza su apposite carte elettroniche, allora qualcosa di profondo sta mutando nei meccanismi di funzionamento dell'attuale modo di produzione.

I comunisti non devono limitarsi a denunciare le malefatte del capitalismo (a quello ormai ci pensano delle specifiche branche del giornalismo e della saggistica borghese), ma devono evidenziare come questo sistema produca a scala sempre più grande la sua negazione. In "Traiettoria e catastrofe della forma capitalistica nella classica monolitica costruzione teorica del marxismo" (1957), si afferma:

"Questo organismo [la specie umana], la cui Vita è la Storia, ha un suo Cervello, organo costruito dalla sua millenaria funzione, e che non è retaggio di alcun Teschio e di alcun Cranio. Il Sapere della specie, la Scienza, ben più che l'Oro, non sono per noi privati retaggi, ed in Potenza appartengono integri all'uomo Sociale."

Il cervello sociale aspetta solo di essere liberato dalla morsa del capitalismo per essere messo in grado di funzionare al meglio. Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, Marx dice che se il denaro è il vincolo di tutti i vincoli, è quindi anche il dissolvitore universale. Tale dinamica la si può verificare perché appunto il denaro, passando per quello intelligente al Bitcoin, sta diventando qualcos'altro ("Dimenticare Babilonia"). La FED sta pensando di emettere una valuta digitale e sembra che anche la Banca Centrale Europea stia discutendo di introdurne una pubblica europea. La smaterializzazione del denaro è un processo inarrestabile e ha conseguenze di non poco conto.

Dal reddito di base alla riduzione dell'orario di lavoro, le misure che una volta avrebbe dovuto prendere uno stato rivoluzionario in una fase di transizione sono state realizzate o sono in via di realizzazione dallo stesso capitalismo, anche se in misura contraddittoria e parziale. Il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente" non si ferma di fronte a nulla e, difatti, la Sinistra Comunista afferma che la controrivoluzione, per vincere, deve fare propri alcuni elementi della rivoluzione e quindi è costretta a lavorare per noi. La prossima rivoluzione avrà caratteri distruttivi (antiforma) e non costruttivi, e dovrà rompere l'involucro capitalistico per liberare il contenuto comunista in continua crescita.

Siamo in un periodo di potenti accelerazioni storiche e lo dimostra la radicalizzazione delle manifestazioni e delle rivolte in tutto il mondo. Al momento attuale il "partito compatto e potente" della rivoluzione non c'è, ma tale organismo non nasce dal nulla: un movimento di uomini e cose lo sta preparando. Nella Lettera ai compagni Demoni pericolosi (1995), a tal proposito, abbiamo scritto:

"I fatti materiali agiscono sulle idee e sulle coscienze individuali, e una situazione che matura non sempre si manifesta con la chiarezza politica che ognuno di noi desidererebbe. Nonostante ciò, sappiamo che in certi momenti della storia le idee presentano convergenze notevoli e le posizioni politiche degli uomini si radicalizzano, polarizzandosi intorno agli interessi delle classi principali. È allora che teorie per lungo tempo quiescenti vengono riprese, il patrimonio storico incomincia a lavorare non più su individui isolati ma su interi strati della popolazione, sorgono organizzazioni che, nella situazione sociale in fermento, incominciano a scontrarsi, a definirsi, a delimitarsi. È allora che il partito della rivoluzione raccoglie intorno a sé gli strumenti umani di cui ha bisogno per svilupparsi. Ciò significa che il partito della rivoluzione non nasce in quel momento, ma preesiste."

Il partito rivoluzionario si sta dunque formando tutto intorno a noi, basta avere le antenne giuste per captare i segnali della sua esistenza. La rivoluzione futura, dice la nostra corrente di riferimento, si rialzerà tremenda ma anonima. E sarà leaderless (senza leader), come tutti i "movimenti" che si sono visti in questi ultimi anni, a cominciare da Occupy Wall Street.

Nel mondo intere aree geografiche sono in fibrillazione, in Medioriente (Libano, Iraq, Iran, Siria) in Sudamerica (Cile, Bolivia, Argentina, Brasile, Colombia), negli Usa, ad Hong Kong, in Francia, in Bielorussia. A Los Angeles sono scoppiati violenti incidenti dopo l'ennesima uccisione di un afroamericano da parte della polizia. Pochi giorni fa abbiamo visto immagini di rivolta a Kenosha in Wisconsin, e a Portland in Oregon, dove è stato ucciso un supporter di Donald Trump. Alcuni analisti cominciano a parlare di guerra civile negli Stati Uniti. Di sicuro nel paese è in corso un'escalation di violenza e si comincia a sparare. La più grande potenza mondiale è attraversata da una crisi molto grave e la pandemia ha accelerato la radicalizzazione delle componenti sociali. Si tratta di una polarizzazione mondiale: in Bielorussia le proteste di piazza sono ufficialmente contro il governo Lukashenko, al potere da 26 anni, eppure sappiamo che quando iniziano gli scioperi di massa, le piazze si riempiono e le repressioni violente da parte dello stato colpiscono duro, le motivazioni che spingono alla rivolta sono ben più profonde.

Solo con una chiave di lettura di tipo universale come quella che ci ha lasciato in eredità la nostra corrente si può capire quanto accade a livello mondiale: si tratta di un modo di produzione che perde energia, fenomeno che si riflette sul funzionamento degli stati, i quali hanno sempre più difficoltà a gestire la società, di conseguenza si sviluppano del tutto spontaneamente rivolte e manifestazioni contro l'inefficienza dei governi. Ma all'interno del caos c'è sempre un ordine soggiacente, per cui ad un certo punto emergono nuove strutture, a più alto rendimento energetico, che tendono a soppiantare quelle vecchie.

Qualcuno potrebbe farci notare che in Europa, a differenza degli Usa, la situazione sociale è tutto sommato tranquilla. In realtà, i gilet gialli hanno dato del filo da torcere al governo francese per più di un anno, e per il prossimo 12 settembre stanno organizzando una grande manifestazione a Parigi. In Germania, i negazionisti della pandemia hanno cercato di entrare nel Parlamento scontrandosi con la polizia, mentre l'Italia ha prodotto quello strano fenomeno interclassista che è il Movimento 5 Stelle, rapidamente integratosi nel sistema parlamentare, lasciando un vuoto di piazza che le "sardine" (interclassiste anche loro) hanno cercato di riempire. Il dato di fondo è che aumenta il solco tra governi e popolazioni, e la sfiducia verso lo stato porta addirittura alla negazione dell'esistenza di un virus che causa milioni di contagi e centinaia di migliaia di morti. I sindacati, i partiti, e persino le parrocchie hanno sempre meno presa sulla società e vedono le loro fila assottigliarsi.

Il fenomeno storico dell'opportunismo, che non è certo di natura morale, era legato ad una determinata fase di sviluppo del capitalismo, la quale contemplava ancora la possibilità di far progredire il tenore di vita dei proletari e delle mezze classi. Non ci spingiamo certo a dire che l'opportunismo non esiste più, ma affermiamo che ha perso molta della sua potenza dato che è un'emanazione del capitalismo, a sua volta moribondo. Come scritto nella newsletter "Rivolta contro la legge del valore" (31 dicembre 2019), aumenta la povertà assoluta e tendono a scomparire le mezze classi, cresce quindi il numero di coloro che non hanno nulla da perdere all'infuori delle loro catene.

Articoli correlati (da tag)

  • Rifiuto della presente forma sociale

    La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni in merito alla situazione in Iran, con particolare riferimento alla rivolta per l'uccisione da parte della polizia di una giovane donna rea di non indossare correttamente il velo.

    La protesta scoppiata in questi giorni in molte piazze e università iraniane è solo l'ultima in ordine di tempo, da anni nel paese si susseguono ondate di sollevazione popolare a testimonianza di una situazione generalizzata di malessere sociale. L'Iran è un paese capitalistico, ma ha una sovrastruttura politica che potremmo definire semi-medievale. Anche il Movimento Verde, nato nel 2009 contro i brogli elettorali, mise in luce le contraddizioni in cui si dibatte il paese, che puntualmente provocano questo genere di mobilitazioni. Le motivazioni che spingono le persone a scendere in strada possono essere di vario tipo, ma alla base della protesta premono forze sociali che non lottano semplicemente per i "diritti" e che potrebbero imprimere un indirizzo anticapitalistico ("Quale rivoluzione in Iran?").

    Da segnalare anche quanto sta succedendo in Libano, dove si sono verificati numerosi assalti alle banche da parte degli stessi correntisti; in seguito alle proteste, molti istituti bancari sono stati costretti a chiudere per ragioni di sicurezza. In Myanmar, pochi giorni fa, gli elicotteri della giunta militare golpista hanno sparato su una scuola in un villaggio nel nord del paese, uccidendo almeno 11 bambini. Se unissimo in unico scenario le notizie proveniente dalle diverse aree geografiche del pianeta, vedremmo chiaramente i contorni di una rivolta globale crescente in un contesto di conflitto generalizzato ("Rivolta contro la legge del valore"). Come scritto nella locandina del prossimo incontro redazionale in riferimento al "fronte interno" americano, l'aspetto invariante che collega i diffusi fenomeni di marasma sociale e guerra è la crisi della legge del valore, e cioè il fatto che il capitale registra sempre maggiori difficoltà di accumulazione e valorizzazione, e ciò comporta la rottura degli equilibri geopolitici. La guerra in Ucraina ne è probabilmente il sintomo più evidente.

  • La guerra vera non è quella che ci raccontano

    La teleriunione di martedì sera, connessi 16 compagni, è iniziata commentando gli ultimi sviluppi del conflitto in Ucraina.

    La propaganda, da sempre un'arma fondamentale nella guerra, nell'epoca dell'informazione diviene ancor più importante. Le notizie che abbiamo a disposizione per capire quanto accade in Ucraina sono quelle prodotte dagli apparati di imbonimento ideologico, i quali spiegano poco o nulla di quanto sta succedendo sul campo. Esistono siti militari, come Analisi Difesa o Rivista Italiana Difesa, oppure riviste di geopolitica, come Limes, ma bisogna prendere con le pinze quanto scrivono. L'offensiva delle forze ucraine nella provincia nordorientale di Kharkiv sembra essere vittoriosa e secondo l'Economist ha portato alla riconquista di 1000 kmq quadrati di territorio e di decine di insediamenti. I media mainstream occidentali esultano per quella che sarebbe la prima vittoria significativa dell'Ucraina contro la Russia, perchè dimostra che l'esito del conflitto potrebbe cambiare di segno.

  • Tendenza globale al disordine

    Durante la teleriunione di martedì sera, presenti 15 compagni, abbiamo discusso della condizione di crescente instabilità in cui versa il mondo.

    Dal 31 agosto scorso il gasdotto Nord Stream 1, il più importante canale europeo per il rifornimento di gas naturale, è chiuso per un guasto ad una turbina; il portavoce del governo russo ha dichiarato che la riapertura, inizialmente prevista per il 2 settembre, non avverrà fino a quando non saranno revocate le sanzioni imposte al suo paese per la guerra in Ucraina, poiché esse impediscono che le operazioni di manutenzione delle unità si svolgano in sicurezza. Il blocco dei flussi di gas a tempo indefinito ha causato un'ulteriore impennata del prezzo della materia prima, la chiusura in forte calo delle borse europee, l'indebolimento dell'euro sul dollaro; e appare come una chiara risposta del Cremlino alla decisione dei paesi del G7 di introdurre un tetto massimo al costo del petrolio russo, e dell'Unione Europea di fare lo stesso per il prezzo del gas.

    La crisi europea dell'approvvigionamento di gas sta provocando significative ripercussioni anche a livello sociale, e ha portato alla nascita di movimenti contro il caro energia e il carovita in diversi paesi dell'Unione. Il Civil Unrest Index (CUI), l'indice dei disordini civili stilato dalla società britannica di consulenza strategica Verisk Maplecroft, ha rilevato un aumento inedito del rischio di proteste e rivolte nel secondo e terzo trimestre dell'anno in corso. I dati, raccolti negli ultimi sette anni, individuano più della metà dei paesi presenti nella CUI, 101 su 198, come ad alto o estremo rischio, indicando per i prossimi sei mesi un ulteriore deterioramento dovuto all'impatto dell'inflazione, superiore al 6% nell'80% dei paesi di tutto il mondo, sul prezzo degli alimenti di base e dell'energia. I fari sono puntati sull'Algeria, dove inflazione e siccità hanno colpito duramente la popolazione, ma nell'elenco vengono associati anche paesi che a prima vista hanno poco in comune: Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Paesi Bassi, Germania e Ucraina sono tra gli stati con il maggiore aumento di rischio previsto. Inoltre, tra gli stati maggiormente esposti ad un'ondata di proteste ci sono quelli a reddito medio, che durante la pandemia sono riusciti ad approntare misure di protezione sociale e ora stanno tentando di mantenere alti i livelli di spesa: Bolivia, Egitto, Filippine, Suriname, Serbia, Georgia, Zimbabwe e Bosnia ed Erzegovina.

Rivista n°51, giugno 2022

copertina n°51

Editoriale: La guerra che viene

Articoli: Guerra in Europa
Appendice 1. La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2. La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame - parte seconda

Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email