Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  8 giugno 2021

La ripresa... della crisi

La teleconferenza di martedì sera, presenti 22 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo l'aumento del prezzo delle materie prime, seguite alla lettura di due articoli segnalati nella nostra rete di lavoro: "Materie prime, salgono i prezzi: frena la transizione ecologica e digitale. Il ruolo della Cina", di Milena Gabanelli e Rita Querzè (Corriere); "Acciaio fragile" di Claudio Paudice (HuffPost).

Il vero problema riguardo le materie prime non è solo il loro esaurirsi, ma il fatto che i grandi paesi ne richiedono sempre di più. La penuria di materiali nelle catene di produzione, dal legno al ferro, dai componenti per l'elettronica ai semiconduttori, si registra un pò ovunque, tanto che alcune aziende di automobili ed elettrodomestici sono costrette a chiudere per mancanza di semilavorati. Nell'epoca del just in time, e cioè dell'assenza del magazzino e quindi di scorte, un intoppo nella catena della logistica può provocare problemi all'approvvigionamento di semilavorati per l'industria e di beni alimentari nelle grandi metropoli. L'aumento del costo delle materie prime è causato anche dalle politiche protezioniste dei governi; i dazi doganali, per esempio, sono un fattore di destabilizzazione del mercato mondiale poiché generano caos nell'export di merci.

Il significativo Dry Baltic Index, l'indice che sintetizza gli oneri di nolo marittimo per prodotti secchi e sfusi (minerali, cereali, ecc.), ha registrato nell'ultimo anno un +605%. Finita la pandemia (così dicono...), bisogna recuperare il tempo perduto e rilanciare la produzione e gli investimenti. Danilo Taino, nell'articolo "Se la fabbrica del mondo non accetta più ordini" (Corriere), scrive:

"Parliamo di rame, litio, silicio, cobalto, terre rare, nickel, stagno, zinco. In appena un anno lo stagno, usato per le microsaldature nel settore elettronico, ha registrato un incremento del 133%, e la domanda continuerà a crescere a fronte di un'offerta contratta. Il prezzo del rame è aumentato del 115%. Il rodio è una 'terra rara' utilizzata per collegamenti elettrici e per la realizzazione di marmitte catalitiche: più 447%. Il neodimio serve soprattutto nella produzione di super-magneti per i sistemi di illuminazione e l'industria plastica. Richiestissimo: più 74%."

Il fine dell'attuale modo di produzione non è ottenere ciò che serve all'umanità ma produrre plusvalore, successivamente ripartito tra industriali e rentier. Quest'ultima categoria nel corso dello sviluppo capitalistico ha preso il sopravvento, e difatti l'industria oggi è subordinata alla finanza. E' sufficiente che un'azienda, com'era la Fiat in Italia o è la Apple nel mondo (o Facebook, Google, Amazon), abbia la possibilità di far valere una posizione di monopolio per intascare una rendita. I capitali in cerca di valorizzazione si riversano nei settori ritenuti più lucrativi – che sia economia reale o virtuale poco importa - combinando sconquassi in giro per il mondo, e costringendo le banche centrali e i governi dei maggiori paesi ad intervenire per limitare i danni.

Anche i pannelli solari, dopo anni di calo dei prezzi, hanno subito un rincaro a causa dell'aumento del costo delle materie prime di cui sono composti. Gli stati stanno cercando di buttarsi sulla green economy, ma di fatto un capitalismo equilibrato è un non senso, dato che se non c'è crescita non c'è accumulazione. Ora la tanto attesa ripresa rischia di innescare una nuova crisi economico-finanziaria.

Se l'umanità non riesce a fare chiarezza in sé, utilizzando le risorse naturali in maniera razionale, non potrà che provocare catastrofi sempre più grandi. Stiamo superando uno dei quattro picchi riportati nell'articolo "Un modello dinamico di crisi", quello dell'impronta ecologica della specie umana sul pianeta. E' almeno dagli anni 70' che alcuni centri di ricerca borghesi (Club di Roma, Rapporto sui limiti dello sviluppo) lanciano appelli affinché si inverta la rotta (vedi problema dei rifiuti elettronici, a cominciare dalle batterie); ma il capitale è un modo di produzione impersonale che non prende ordini da nessuno.

Da anni i governi sono impegnati a pompare liquidità nei mercati per migliaia di miliardi di dollari, ed ora si teme l'aumento dell'inflazione. Al solito, per risolvere i problemi si agisce spostando nel futuro le contraddizioni, con l'unico risultato di ingigantirle. Se da una parte cresce la sovrappopolazione assoluta, dall'altra chi ha ancora la "fortuna" di lavorare è sempre più sfruttato, sia qualitativamente che quantitativamente. In un rapporto congiunto, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) indicano nell'affaticamento da superlavoro la causa di morte di centinaia di migliaia di persone ogni anno. Il Fondo monetario internazionale (Fmi), nel rapporto denominato Social Repercussions of Pandemic, avverte che durante una pandemia è normale che si si produca "un momento di calma relativa, una sorta di remissione dei problemi sociali, ma che tempo due anni questi riesplodono in tutta la loro virulenza".

E' sempre più urgente una rivoluzione a titolo umano, è in ballo la vita della specie, stritolata da un sistema sempre più inumano. "Prove di estinzione" è il titolo di un nostro articolo sulla pandemia (rivista n. 47), e non è esagerato: il rischio c'è davvero. Il capitale è un processo autonomizzato che risponde alle proprie leggi di valorizzazione, sintetizzate nella formula D-M-D'; esso deve aumentarsi continuamente e non gli importa quali siano i danni che può provocare all'umanità e alla biosfera, non gli importa nemmeno che la sua dinamica faccia venir meno la legge del valore-lavoro, su cui esso si fonda.

La crisi in corso non è congiunturale, è strutturale. Nell'articolo "La grande scommessa" (rivista n. 49) abbiamo visto che l'Economist non è d'accordo con le politiche monetariste del governo Biden: "Questo periodico avrebbe preferito un minore stimolo all'economia. Purtroppo, la travagliata politica americana non consente un processo decisionale perfetto e i democratici volevano ottenere tutto ciò che potevano. La scommessa dell'onorevole Biden è meglio della mancanza di azione, ma nessuno dovrebbe fare finta di niente di fronte alla sua portata."

Il sistema è altamente resiliente, è riuscito a resistere a colpi tremendi che subisce puntualmente almeno dal 1987; ma ha un problema interno enorme che riguarda i suoi meccanismi di funzionamento. Pensiamo al rapporto tra valore e prezzo: da una parte c'è un elemento oggettivo come la formazione di valore in base al tempo di lavoro contenuto nella merce, dall'altra qualcosa di imprevedibile come le oscillazioni dei prezzi sul mercato. La separazione fra il reale e il virtuale è sempre più ampia: il denaro si è emancipato dai metalli e l'attuale ammontare di questi ultimi è insignificante rispetto al totale dei "valori" esistenti ("Virtualizzazione", rivista n. 49).

In chiusura di teleconferenza abbiamo accennato a quel curioso fenomeno cinese che va sotto il nome di "Tang Ping" (sdraiarsi a terra): si tratta di giovani stanchi di farsi rubare la vita, che vogliono lavorare il meno possibile e che rifiutano il consumismo (un po' come i downshifter americani). Fatto preoccupante per un gigante da 1,3 miliardi di potenziali consumatori.

Articoli correlati (da tag)

  • Sovrapposizioni di stati

    La teleconferenza di martedì è iniziata con alcune considerazioni in merito alla manifestazione a Torino del 31 gennaio scorso contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

    Secondo gli organizzatori, sono scesi in strada circa 50mila manifestanti, mentre per le forze dell'ordine solo 20mila. Da notare la continuità, in termini di partecipazione, con le manifestazioni Pro-Pal dell'anno scorso (gli scioperi generali per la Palestina del 2025 hanno portato in piazza milioni di persone costringendo i sindacati a cavalcare il malessere esistente), l'evidente scollamento tra la massa dei manifestanti e gli slogan lanciati dai megafoni ("Torino è Partigiana"), la composizione eterogenea del corteo.

    Nel progetto originario, tre cortei in partenza da altrettante piazze avrebbero dovuto ricongiungersi nella centrale Piazza Castello, per poi dirigersi verso corso Regio Parco, dove erano parcheggiati gli autobus per i manifestanti arrivati da fuori Torino. Nei giorni precedenti la protesta, la Prefettura ha cercato un accordo con gli organizzatori per evitare il passaggio nelle vie centrali della città. Il corteo ha quindi percorso le strade stabilite dalla Questura, che ha concesso ai manifestanti di arrivare nei pressi del centro sociale Askatasuna, dove si sono verificati scontri con le forze dell'ordine.

    Torino ha una lunga storia di lotte operaie e negli ultimi mesi si sono verificati diversi episodi di tensione sociale, come arresti e denunce a decine di studenti, l'irruzione alla redazione del quotidiano La Stampa, l'assalto alle Officine Grandi Riparazioni e, per ultimo, lo sgombero del centro sociale Askatasuna, occupato da trent'anni anni. Per rispondere allo sgombero, sono giunti da diverse località delegazioni di centri sociali e gruppi di sinistra, ma in piazza erano presenti anche tanti anonimi cittadini.

  • Prassi predatoria

    La teleriunione di martedì sera si è aperta con la segnalazione di alcune notizie relative ai recenti allarmi sulla possibile bolla dell'intelligenza artificiale.

    Da alcune settimane varie testate giornalistiche riportano che i mercati finanziari sono in agitazione per il possibile scoppio della bolla dell'IA, poiché gli ingenti investimenti nel settore non trovano adeguata corrispondenza negli utili effettivi. Ad esempio, Nvidia ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 5mila miliardi di dollari, circa 5 volte il valore della borsa italiana, due volte e mezzo il Pil del Paese. Va precisato che la capitalizzazione in borsa non rispecchia il valore reale di un'azienda.

    Nell'articolo "How markets could topple the global economy", The Economist evidenzia una serie di dichiarazioni di dirigenti del FMI che mettono in guardia sulle valutazioni stratosferiche di alcune aziende tecnologiche, soprattutto americane, ricordando quanto accaduto nel 2000 durante la crisi delle dot-com. L'attuale euforia per l'intelligenza artificiale è stata alimentata dal capitale azionario. La novità, secondo il settimanale inglese, sta nel fatto che le azioni di tali imprese sono strettamente collegate alla ricchezza degli americani, i quali stanno investendo massicciamente nel settore:

    "La radice della vulnerabilità risiede nel consumatore americano. Le azioni rappresentano il 21% della ricchezza delle famiglie del Paese, circa un quarto in più rispetto al culmine del boom delle dot-com. Le attività legate all'intelligenza artificiale sono responsabili di quasi la metà dell'aumento della ricchezza degli americani nell'ultimo anno".

  • Capitale di capitale

    La teleriunione di martedì 21 gennaio è iniziata prendendo spunto dall'articolo di Limes (12/2024) "BlackRock e Co. Motori immobili d'America", a firma Marco D'Eramo.

    L'articolo presenta una serie di dati che dimostrano come i principali fondi d'investimento siano strettamente interconnessi attraverso partecipazioni reciproche, formando una rete di interessi inestricabile. Abbiamo affrontato questi temi durante il 95° incontro redazionale, nel settembre 2024, con la relazione "Chi sono i padroni del mondo?". I tre maggiori fondi d'investimento, Black Rock, Vanguard e State Street, non soltanto detengono partecipazioni incrociate tra di loro, ma controllano anche le maggiori società mondiali come Exxon, Lockheed Martin, Boeing, Coca-Cola, General Motors, Apple, Amazon, Microsoft, Nvidia, Alphabet (Google), Intel, McDonald's, Tesla. Scrive Marco D'Eramo:

    "Il capitale si rapporta alla proprietà come nella Metafisica (XII, 7) il dio di Aristotele si rapporta al pensiero: dio 'pensa sé stesso e il suo pensiero è pensiero di pensiero'. Il capitale possiede sé stesso: è capitale di capitale. I singoli capitalisti, i 'padroni', passano in secondo piano rispetto alla struttura intrecciata, alle relazioni reciproche e ai nodi incrociati di partecipazioni e controlli."

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter