Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  29 novembre 2022

Questa forma sociale mette a repentaglio la vita umana

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 17 compagni, è cominciata con il commento di alcune notizie riguardo al conflitto russo-ucraino.

Il principale supporter militare dell'Ucraina, gli USA, stanno terminando le munizioni per l'artiglieria pesante. A quanto pare, dal punto di vista delle scorte, gli Americani sono messi peggio dei Russi. Viene in mente quanto successo durante la Guerra del Kippur quando si è raggiunto il massimo indice di consumo dei materiali bellici. Allo stato attuale, si sta combattendo una guerra con le armi di quella precedente, ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze: ne sono già in cantiere di nuove come, ad esempio, i missili ipersonici (capaci di raggiugere velocità superiori a mach 5, cinque volte la velocità del suono) che, qualora fossero impiegati, trasformerebbero lo scenario bellico in termini di intensità ed estensione.

Un altro cambiamento rispetto al passato è rappresentato dalla guerra elettronica, si pensi al virus informatico Stuxnet, ideato da Americani e Israeliani per sabotare l'impianto di arricchimento di Natanz in Iran, oppure al recente cyberattacco iraniano contro lo stato albanese. Questo tipo di attacchi, anche se virtuali, producono danni fisici e possono mettere in ginocchio un paese.

Come abbiamo scritto nel volantino "La Quarta Guerra Mondiale", se non si blocca al suo scatto, "la guerra delle macchine, dei sistemi e dell'informazione prenderà il sopravvento e gli uomini diventeranno delle loro protesi, come del resto è già successo in fabbrica."

La guerra d'oggi è ibrida, si combatte su più livelli: informazione, elettronica, politica, energia, economia, ecc. I danni provocati dai Russi alle infrastrutture energetiche ucraine stanno letteralmente congelando il paese, lasciando milioni di persone senza luce, riscaldamento e acqua corrente. Ci sono stati blackout estesi anche in Moldavia, paese confinante con l'Ucraina.

Ma anche l'Europa rischia di rimanere al freddo se la guerra si protrarrà a lungo. L'Economist ("Europe faces an enduring crisis of energy and geopolitics", 24.11.22) nota che l'arma energetica di Vladimir Putin sta provocando effetti ben oltre l'Ucraina: i modelli suggeriscono che, in un inverno normale, un aumento del 10% dei prezzi dell'energia è associato a un aumento dello 0,6% dei decessi. Quindi, la crisi energetica di quest'anno potrebbe causare oltre 100.000 morti in più, soprattutto anziani, in tutta Europa.

Stiamo vivendo una transizione di fase nel modo di fare la guerra. Il generale prussiano von Clausewitz sosteneva che la difesa è più forte dell'attacco e oggi tale principio vale molto di più rispetto all'epoca in cui è stato formulato. Con le tecnologie moderne in dotazione agli eserciti, l'attaccante emette segnali che possono essere captati da chi è sulla difensiva. Attraverso l'uso dei radar chi entra in azione può essere intercettato dal nemico.

Nella guerra moderna carrarmati e navi sono visibili dai satelliti, e in mare queste ultime non si possono mimetizzare. Se verranno utilizzati i missili ipersonici, le prime ad essere polverizzate saranno proprio le flotte. Anche il soldato si è macchinizzato e assomiglia sempre di più ad un cyborg. E comunque, il pulsante che fa partire un missile da un drone si trova al di là dell'Oceano, in qualche base militare, come mostrato nel film Good Kill (2014).

Nella guerra in Ucraina la Russia ha adottato la dottrina Tuchačevskij: ha fatto una blitzkrieg, arrivando alle porte di Kiev, e adesso si è attestata sulla difensiva. Ha occupato posizioni in suolo ucraino da cui sarà molto difficile scalzarla. Detto questo, è ovvio che nei programmi russi ci dev'essere qualcosa di più che la semplice annessione di qualche pezzo di Ucraina. Non sarebbe spiegabile altrimenti un tale dispendio di risorse umane, economiche e militari.

Un altro aspetto della guerra ibrida globale riguarda la questione del "fronte interno": se crolla questo, lo stato non funziona più. Sono molti i paesi a rischio, a cominciare dalla Cina, alle prese con le proteste contro i lockdown nello Xinjiang, a Shanghai, Pechino, Chengdu, Wuhan e Guangzhou, sintomo di un disagio più profondo verso lo stato di cose presente.

Il governo cinese sta mostrando segni di sbandamento nella gestione del Covid ("China's response to a surge in covid-19 cases is muddled", The Economist, 24.11.22). Recentemente ha concesso allentamenti nei blocchi, ma poi l'aumento dei contagi ha portato a nuove restrizioni alla libertà di movimento. Una confusione strategica che potrebbe provocare problemi di tenuta sociale. Come riporta il Corriere della Sera ("Proteste in Cina per il Covid: Xi Jinping non ha una strategia di uscita: ecco perché", 28.11.22):

"Gli epidemiologi calcolano che se ora la Cina decidesse di seguire la strategia del resto del mondo il risultato sarebbe disastroso: i contagi salirebbero a 363 milioni nel giro di sei mesi, perché il coronavirus ha circolato poco e quindi una bassa percentuale della popolazione cinese ha sviluppato livelli efficaci di anticorpi; il sistema ospedaliero della Cina crollerebbe. I morti in sei mesi sarebbero 620 mila, secondo le proiezioni basate sull'esperienza di Taiwan che ha abbandonato la politica dei lockdown stretti e ora è uscita dal tunnel con 11 mila morti in totale."

Forse è presto per fare un parallelo con la rivolta di Piazza Tienanmen, però l'aumento della disoccupazione giovanile (soprattutto tra i laureati) è un fattore destabilizzante per il gigante asiatico, che deve fare i conti con una crescita più lenta del PIL e di conseguenza con la diminuzione di nuovi posti di lavoro.

Marasma sociale e guerra crescono un pò ovunque. Limes definisce Caoslandia la fascia di mondo dove le economie sono in crisi, gli stati prossimi al collasso e dove imperversano guerre civili. La mappa geopolitica è in continuo aggiornamento e tale fascia si sta visibilmente allargando. È da ricordare inoltre, come riporta la rivista di geopolitica italiana, che il continente africano, facente parte a pieno titolo di Caoslandia, ha una popolazione giovane ed è demograficamente in espansione.

Non si può tornare indietro, il vecchio ordine internazionale non ritornerà. L'economia è interconnessa e la crisi di un paese si ripercuote immediatamente sugli altri, basti pensare alla rivolta operaia nello stabilimento Foxconn a Zhengzhou, che potrebbe compromettere la distribuzione degli iPhone in Occidente a ridosso delle festività natalizie.

Abbiamo poi parlato dei mondiali di calcio in Qatar, un inno allo sciupio capitalistico: migliaia di morti tra gli operai impiegati nella costruzione degli stadi e uno sfruttamento bestiale della forza-lavoro migrante (si stima che in due milioni siano arrivati nel paese della penisola araba per trovare occupazione). Per garantire che non ci siano problemi, è stata predisposta la massiccia militarizzazione dell'evento sportivo. Dissipazione umana e ambientale massima, come dimostra l'enorme spreco di energia per la desalinizzazione dell'acqua di mare:

"Per il mantenimento di un singolo campo nei mesi di novembre e dicembre – quando le temperature in Qatar si aggirano intorno ai 20-25 gradi, anziché agli oltre 40 dell'estate – sono necessari 10mila litri d'acqua al giorno. E in totale il Qatar ha 144 campi per il mondiale. A tutto questo va aggiunto che far arrivare acqua nel deserto non è facile: la desalinizzazione dell'acqua di mare richiede molta energia e quasi il 100 per cento dell'elettricità del paese proviene da petrolio e gas." ("No, i mondiali in Qatar non saranno sostenibili", Wired, 20.11.2022).

Abbiamo concluso la teleconferenza commentando la catastrofe "naturale" accaduta nei giorni scorsi nell'Isola d'Ischia, dove una frana ha travolto il comune di Casamicciola provocando diversi morti e feriti. Tale avvenimento rientra tra quelli che la Sinistra Comunista ha definito i "drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale". L'isola ha subito un'eccessiva edificazione (business del turismo), che non ha tenuto conto delle caratteristiche idrogeologiche del suolo. Inoltre, fino a qualche decennio fa, la montagna era coltivata, e i terrazzamenti agricoli avevano anche la funzione di rallentare il corso dell'acqua. Ora, gli eventi atmosferici estremi aggravano il tutto; ma non è la natura a vendicarsi, come afferma qualche giornalista, è questa forma sociale che mette a repentaglio la vita umana.

Articoli correlati (da tag)

  • I civili obiettivo principale della guerra moderna

    Durante la teleriunione di martedì sera, presenti 17 compagni, abbiamo fatto il punto sulla guerra israelo-palestinese e, più generale, sui problemi che attanagliano il presente modo di produzione.

    Il 1° dicembre scorso sono ricominciate le azioni militari dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Dopo il cessate il fuoco, che ha reso possibile lo scambio di prigionieri, il conflitto è ripreso: se nella prima fase l'offensiva di terra si era concentrata sulla parte nord della Striscia, adesso le operazioni si stanno spostando verso sud, anticipate da intensi bombardamenti. Centinaia di migliaia di civili palestinesi, sfollati dal nord, sono in trappola: non possono tornare nelle loro case e i valichi verso Egitto e Israele sono chiusi. Ed ora i raid dell'aviazione israeliana sono diretti proprio nelle zone precedentemente indicate come sicure.

    Un carro armato Merkava pesa all'incirca 60 tonnellate e fatica a muoversi in un contesto urbano; per questo motivo, le IDF hanno raso al suolo interi quartieri e praticato lo sgombero forzato di parte della popolazione della Striscia. Le truppe israeliane entrano in un territorio senza civili, vuoto, perlustrando isolato per isolato, zona per zona, per stanare i "terroristi".

    Fabio Mini, generale in pensione, in un'intervista su YouTube sostiene che nella Striscia di Gaza Israele sta applicando la "dottrina Dahiya", sperimentata per la prima volta nella guerra del Libano del 2006 durante il conflitto con Hezbollah. Tale dottrina prevede l'impiego di una forza sproporzionata rispetto all'attacco subito, in modo da ristabilire la deterrenza. Attualmente la situazione è ibrida perché il non-stato Hamas attacca lo stato Israele e viceversa. Lo stesso avvenne in Libano, quando l'esercito israeliano si scontrò con il non-stato Hezbollah, che non è solo un movimento islamico e una forza politico-militare, ma anche una rete di welfare per la popolazione, che di conseguenza diventò obiettivo del conflitto perché considerata "radicalizzata".

  • Un sistema che non conosce sé stesso

    La teleriunione di martedì sera, a cui si sono collegati 17 compagni, è iniziata con il commento delle notizie riguardanti OpenAI, uno dei più avanzati laboratori di ricerca nel campo dell'Intelligenza Artificiale (IA).

    La startup che ha elaborato ChatGPT ("Chat Generative Pre-trained Transformer"), un sistema linguistico LLM ("Large Language Model") basato sull'apprendimento automatico profondo, recentemente è salita all'onore delle cronache per il licenziamento di uno dei suoi fondatori e CEO, Sam Altman. Da quanto si può leggere sui giornali, sembra che l'allontanamento di Altman ad opera del consiglio di amministrazione rientri nello scontro in atto tra i sostenitori di due diversi approcci nello sviluppo dell'intelligenza artificiale, ed in particolare riguardo allo sviluppo di un nuovo progetto denominato Q*. ChatGPT produce risultati in base ad un calcolo probabilistico, legato alla statistica del linguaggio; Q*, invece, sarebbe un sistema autonomo in grado di "superare gli esseri umani nei compiti con il maggiore impatto a livello economico" (Wired).

    Secondo la Reuters, lo scontro verterebbe sulle precauzioni da adottare verso lo sviluppo del progetto: mentre la maggioranza del consiglio di amministrazione richiedeva una maggiore cautela, sembra che Altman spingesse per la sua commercializzazione. Nei giorni successivi al licenziamento, Microsoft, il maggior finanziatore della società, si è fatta avanti per assumere Altman, e più di 700 dipendenti hanno minacciato di andarsene per seguire il loro ex-capo. OpenAI nasce nel 2015 come organizzazione di ricerca senza scopo di lucro; qualche anno più tardi, nel 2019, viene affiancata da un braccio commerciale che si occupa di attrarre gli investimenti e gestire i profitti. All'interno della startup è presente la corrente dell'altruismo efficace, un movimento filosofico che si propone di applicare la ricerca scientifica e la tecnologia per migliorare il mondo, e di mettere in pratica la massimizzazione dei profitti per incentivare le donazioni economiche a favore dei problemi sociali.

  • Il problema del fronte interno

    Durante la teleriunione di martedì sera, connessi 21 compagni, abbiamo fatto il punto sulla guerra in Ucraina e in Medioriente.

    L'Occidente è in grande difficoltà: non può sostenere a lungo gli Ucraini e deve fare i conti con la polveriera mediorientale. I giornalisti faticano ad ammettere che la Russia ha vinto la guerra e che l'Ucraina rischia il collasso. La blitzkrieg di Mosca (febbraio 2022) non era diretta alla conquista di Kiev ma era volta all'occupazione di una fascia di territori che gli Ucraini effettivamente ormai hanno perso. La controffensiva ucraina di primavera è andata male ed ora il governo Zelensky non sa più che fare, trovandosi alle prese con un'economia sorretta dagli aiuti occidentali, con una carenza di soldati e munizioni, e con uno scontro interno tra politici e militari. Nel frattempo le forze russe continuano a bombardare porti, infrastrutture, basi e centrali elettriche nemiche, e già si vocifera di trattative per cedere un 1/5 dell'Ucraina alla Russia, e accettare lo stato di neutralità del paese.

Rivista n°54, dicembre 2023

copertina n° 54

Editoriale: Reset

Articoli: La rivoluzione anti-entropica
La guerra è già mondiale

Rassegna: Polarizzazione sociale in Francia
Il picco dell'immobiliare cinese

Terra di confine: Macchine che addestrano sè stesse

Recensione: Tendenza #antiwork

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email