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  • Resoconto teleriunione  13 settembre 2022

La guerra vera non è quella che ci raccontano

La teleriunione di martedì sera, connessi 16 compagni, è iniziata commentando gli ultimi sviluppi del conflitto in Ucraina.

La propaganda, da sempre un'arma fondamentale nella guerra, nell'epoca dell'informazione diviene ancor più importante. Le notizie che abbiamo a disposizione per capire quanto accade in Ucraina sono quelle prodotte dagli apparati di imbonimento ideologico, i quali spiegano poco o nulla di quanto sta succedendo sul campo. Esistono siti militari, come Analisi Difesa o Rivista Italiana Difesa, oppure riviste di geopolitica, come Limes, ma bisogna prendere con le pinze quanto scrivono. L'offensiva delle forze ucraine nella provincia nordorientale di Kharkiv sembra essere vittoriosa e secondo l'Economist ha portato alla riconquista di 1000 kmq quadrati di territorio e di decine di insediamenti. I media mainstream occidentali esultano per quella che sarebbe la prima vittoria significativa dell'Ucraina contro la Russia, perchè dimostra che l'esito del conflitto potrebbe cambiare di segno.

Gli analisti militari occidentali ritengono che uno dei fattori che ha portato al successo della controffensiva ucraina è stata la fornitura di missili antiradar HARM da parte degli USA. I sistemi di armi, incentrati sui segnali emessi dal nemico per poterlo attaccare, sono parte di un sistema di macchine automatico che sta prendendo il sopravvento sui vecchi armamenti. Gli eserciti dei maggiori paesi hanno a disposizione armi inserite in sistemi di sensori e attuatori. Nei telegiornali si parla ancora di truppe, dell'avanzamento dei carri armati, di conquista del territorio, il tutto condito con analisi tipiche della Seconda guerra mondiale, senza tener conto che nel frattempo sono state elaborate nuove dottrine militari.

E' quanto abbiamo scritto nell'articolo "La sindrome di Yamamoto": "L'inganno è uno dei mezzi più usati per ottenere un vantaggio sul nemico. Se ne intercettano le emissioni mentre ci individua, le si trasforma in riflessi radar truccati in modo che gli appaia non il nostro mezzo ma un mezzo che nella realtà non esiste, e lo si indirizza verso questo finto bersaglio. Questo tipo di inganno è stato largamente usato dai caccia russi contro quelli ucraini all'inizio della guerra. Negli scontri sono stati simulati riflessi radar inerenti persino al tipo di aereo. Una variante più immediata, grossolana ma efficace, è la creazione di nuvole di pagliuzze riflettenti che nell'insieme rimandano una eco simile a quella dell'aereo confondendo così l'apparato di ricerca del missile in arrivo."

Pensiamo alle nuove strategie introdotte dal generale russo Tuchačevskij nel 1920: esse prevedevano l'affondo in territorio nemico, lasciando da parte l'obiettivo della conquista militare di tutta la Polonia per puntare alla disgregazione dell'esercito avversario e alla presa del cuore del paese, Varsavia ("La rivoluzione all'attacco"). Durante il secondo conflitto mondiale, i tedeschi, con la blitzkrieg, non fecero altro che imitare la strategia sovietica. Oggigiorno non si tratta né di conquistare le trincee nemiche né di schierare la fanteria per occupare qualche decina o centinaia di kmq. La guerra moderna è condotta in primis con le armi della disinformazione, dell'elettronica, di Internet. Questo insieme ibrido, che comprende leve politiche, economiche, diplomatiche, umanitarie, cibernetiche, informative, sarà sempre più integrato con gli strumenti prettamente militari (vedi dottrina Gerasimov).

Analizzando la dinamica legata allo scoppio di una guerra, Engels nota che l'innescarsi della dialettica cannone/corazza può portare all'intensificazione del conflitto. Le armi che utilizzano i radar del nemico per individuarlo e colpirlo provocano una reazione da parte dello stesso, che potrebbe essere lo spegnimento dei radar; le PGM (Precision-Guided Munitions) sono munizioni guidate destinate a colpire con precisione un bersaglio specifico. Applicata ai tempi nostri, con la tecnologia esistente, a che tipo di escalation potrebbe portare la dialettica engelsiana?

Attualmente i Russi stanno indietreggiando, ma ciò non significa necessariamente che stiano perdendo la guerra. Il loro piano militare contro gli USA potrebbe prevedere diverse fasi, tra cui la possibilità di creare caos in Europa. In inverno la situazione potrebbe degenerare, specialmente in relazione all'approvvigionamento energetico, e potrebbe ripartire l'offensiva in territorio ucraino.

Mettendo in collegamento quanto sviluppato sul tema della guerra con quanto detto, nelle scorse teleriunioni, sul tema dei limiti dello sviluppo (MIT), possiamo affermare con certezza che non si tornerà più alla situazione presente prima dell'inizio del conflitto ucraino. Durante l'estate la vicenda bellica è stata messa nel dimenticatoio, ma in seguito alle dichiarazioni di Medvedev e del Papa è tornata a riempire le prime pagine dei giornali: l'ex primo ministro russo ha detto che le "garanzie" richieste da Kiev nella bozza per il patto sul Trattato di sicurezza sono il "prologo alla Terza guerra mondiale"; il capo del Vaticano ha dichiarato, durante la sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, che "oggi la terza guerra mondiale è 'totale'."

Se è vero quanto abbiamo scritto sui nuovi armamenti e sui missili ipersonici (di cui sono dotati USA, Russia e Cina), non si ritornerà all'equilibrio precedente. Difficile però prevedere i passi futuri dei principali attori sulla scena. La Russia è stata costretta a muoversi di fronte alle potenti pressioni geopolitiche a cui era sottoposta data l'espansione della NATO ad est; gli USA non possono vedere minacciati i loro interessi, che fanno il giro del mondo, senza colpo ferire. L'attuale muro contro muro potrebbe avere perciò uno sbocco militare su vasta scala, e noi auspichiamo il collasso dei fronti interni prima che ciò avvenga.

"Russia e America si stanno studiando e valutando, ma l'esito è già chiaro: la guerra delle macchine, dei sistemi e dell'informazione prenderà il sopravvento e gli uomini diventeranno delle loro protesi, come del resto è già successo in fabbrica. Se passa, questo tipo di guerra andrà fino in fondo, non sarà più possibile fare marcia indietro. Sarebbe auspicabile un moto sociale che agisca in anticipo, ma non sembra all'orizzonte." ("La Quarta Guerra Mondiale")

La Cina si muove nell'ottica della riconquista di Taiwan, ma il vero oggetto del contendere con gli USA è il controllo del Pacifico. I paesi europei sono già coinvolti nella guerra in corso, con l'invio al governo di Kiev sia di armi che di intelligence. E anche le sanzioni, per quanto possano essere efficaci nel danneggiare l'economia russa, sono una forma di guerra. In questo contesto gli Stati Uniti sono riusciti a rafforzare il dollaro, risentendo in misura minore dello shock energetico rispetto ad un'Europa che invece ne è stritolata. Si stanno sviluppando le condizioni per moti sociali anche molto estesi. Germania e Italia, i paesi che maggiormente soffrono gli effetti delle misure restrittive nei confronti della Russia, hanno un'importante presenza di forze armate americane sul loro territorio, e nulla possono contro l'influenza statunitense. Secondo le stime di Confcommercio, a causa dell'aumento dei costi dell'energia, nei prossimi mesi in Italia saranno a rischio circa 120mila imprese del terziario e 370mila posti di lavoro.

Governi e stati maggiori stilano i loro piani, cercando di volgere a loro favore le nuove situazioni che vengono a determinarsi sullo scacchiere mondiale. Le guerre però non scoppiano per la volontà degli esecutivi o dei battilocchi di turno, ma per contraddizioni interne al modo di produzione dominante. La sovraproduzione di merci e capitali, il mercato mondiale che si restringe, l'inceppamento dei meccanismi di valorizzazione sono tutti elementi che portano la crisi del capitalismo senile a trasformarsi in conflitto bellico generalizzato. Non c'è nessuno che decide lo scoppio di una guerra, è invece la guerra che trova gli strumenti adatti per dispiegarsi. Da un punto di vista generale il capitalismo ha esaurito tutte le sue possibilità storiche: da fattore di sviluppo delle forze produttive è diventato un freno all'ulteriore sviluppo.

Non c'è soluzione alla guerra, alla miseria e al caos dilagante rimanendo all'interno di questo sistema, è necessario passare ad uno di ordine superiore.

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    La crisi europea dell'approvvigionamento di gas sta provocando significative ripercussioni anche a livello sociale, e ha portato alla nascita di movimenti contro il caro energia e il carovita in diversi paesi dell'Unione. Il Civil Unrest Index (CUI), l'indice dei disordini civili stilato dalla società britannica di consulenza strategica Verisk Maplecroft, ha rilevato un aumento inedito del rischio di proteste e rivolte nel secondo e terzo trimestre dell'anno in corso. I dati, raccolti negli ultimi sette anni, individuano più della metà dei paesi presenti nella CUI, 101 su 198, come ad alto o estremo rischio, indicando per i prossimi sei mesi un ulteriore deterioramento dovuto all'impatto dell'inflazione, superiore al 6% nell'80% dei paesi di tutto il mondo, sul prezzo degli alimenti di base e dell'energia. I fari sono puntati sull'Algeria, dove inflazione e siccità hanno colpito duramente la popolazione, ma nell'elenco vengono associati anche paesi che a prima vista hanno poco in comune: Bosnia ed Erzegovina, Svizzera, Paesi Bassi, Germania e Ucraina sono tra gli stati con il maggiore aumento di rischio previsto. Inoltre, tra gli stati maggiormente esposti ad un'ondata di proteste ci sono quelli a reddito medio, che durante la pandemia sono riusciti ad approntare misure di protezione sociale e ora stanno tentando di mantenere alti i livelli di spesa: Bolivia, Egitto, Filippine, Suriname, Serbia, Georgia, Zimbabwe e Bosnia ed Erzegovina.

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Rivista n°51, giugno 2022

copertina n°51

Editoriale: La guerra che viene

Articoli: Guerra in Europa
Appendice 1. La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2. La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame - parte seconda

Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

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Newsletter 245, 19 gennaio 2022

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Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

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