Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  27 giugno 2023

Le conseguenze della guerra

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 20 compagni, è iniziata analizzando i fatti russi, in particolare la "marcia per la giustizia" della compagnia militare privata Wagner verso Mosca, che ha catalizzato l'attenzione del mondo intero.

Il quadro generale da cui partire per non essere risucchiati dal vortice dell'attualismo è il seguente: il fine della guerra in corso è il mantenimento dell'egemonia americana, e tale spinta non può che produrre una reazione contraria da parte del resto del mondo. L'unipolarismo a stelle e strisce è messo in discussione da sempre più attori statali.

Il contesto globale è contraddistinto da una crisi dell'ordine internazionale, per il semplice motivo che un passaggio di consegne nella catena imperialistica non si vede. La causa profonda del marasma sociale e della guerra in atto è riconducibile alla crisi della legge del valore, tema che abbiamo approfondito in diversi articoli della rivista.

La stampa occidentale presenta i recenti accadimenti russi o come conseguenza dell'aumento del caos dovuto alla pessima conduzione della guerra o come un mancato colpo di stato. Questa lettura risulta però superficiale e poco convincente.

Appaltare la guerra può essere vantaggioso per gli Stati ("L'outsourcing globale") e per le varie lobbies, ma può condurre anche a inconvenienti di percorso. Sembra che il motivo scatenante dell'azione di Prigožin sia stato l'annuncio dell'annessione delle compagnie militari private sotto il controllo del Ministero della Difesa a partire dal prossimo 1° luglio. La Wagner, cresciuta d'importanza a livello internazionale per l'impegno nelle varie operazioni militari all'estero, avrebbe voluto ritagliarsi uno spazio autonomo nella gestione dei territori scenario di guerre (materie prime, ad esempio). In questi anni diversi oligarchi russi si sono fatti la propria milizia privata (vedi Potok e Fakel per Gazprom) e, evidentemente, Mosca ha sentito l'esigenza di mettere un po' d'ordine.

Ma cosa potevano fare qualche migliaio di mercenari nella capitale russa? Conquistare il Cremlino? E poi? Un colpo di stato è la sostituzione di un apparato con un altro, capace di rimpiazzare il primo in tutte le funzioni. A prima vista la marcia della Wagner appare come un bluff, a meno che dietro non ci siano altre forze, magari interne all'esercito. Questo, al momento, non è dato sapere.

Dopo che la Wagner ha occupato la città di Rostov sul Don e si è diretta in colonna verso Mosca, le autorità russe hanno introdotto un regime di controllo antiterrorismo su tutta la regione di Mosca e quella di Voronezh. Si è verificato un cortocircuito: prima i mercenari di Prigožin sono stati definiti dal governo terroristi e traditori, poi nell'ultimo discorso di Putin sono assurti a patrioti. Il presidente bielorusso Lukashenko si è offerto di trovare soluzioni per mantenere il gruppo Wagner all'interno di una giurisdizione legale, e sembra che sia in costruzione un campo a Osipovichi, nella regione di Mogilev, per 8.000 combattenti della milizia "ribelle".

Al momento sono due i fronti aperti: quello ucraino, in cui la Wagner opera insieme alle Forze Armate Russe, e quello internazionale, in cui opera autonomamente ma sempre in difesa degli interessi russi (Libia, Eritrea, Sudan, Algeria, Mali, Burkina Faso, Camerun, Sud Sudan, Guinea equatoriale, Repubblica Centrafricana, Madagascar, Mozambico e Zimbabwe). La compagnia privata guidata da Prigožin è un'emanazione dello stato russo che però, acquisendo capacità economiche e di intelligence, ha cominciato ad avere voce in capitolo sulla conduzione della guerra.

Interessante il richiamo alla rivoluzione del 1917 sia da parte di Prigožin che di Putin, evidentemente l'Ottobre Rosso è restato bene impresso nelle menti dei borghesi e continua a fare paura. Il problema del "fronte interno" non è solo russo: pensiamo all'assalto delle milizie filo-trumpiste a Capitol Hill, oppure all'attacco al Congresso a Brasilia da parte dei sostenitori di Bolsonaro.

La controffensiva ucraina inziata a primavera si sta rivelando un fallimento (Fabio Mini: "Ucraina, la controffensiva si è già impantanata"). Dopo un anno e mezzo di guerra, in Ucraina scarseggiano non solo le armi ma anche la "carne da cannone" da spedire al fronte. I territori occupati dalle Forze Armate Russe sono stati trincerati e difficilmente verranno riconquistati anche perché, come dice von Clausewitz, la difesa è più forte dell'attacco. Se la controffensiva si prolungasse senza ottenere risultati ci sarebbero nuovi problemi non solo per Kiev ma anche per la NATO, dato che si renderebbe necessario un maggiore coinvolgimento dei paesi occidentali, probabilmente anche con l'invio di truppe.

C'è poi la questione dell'intelligenza artificiale, che impensierisce un po' tutti, come dimostra il convegno organizzato dal Centro Studi Esercito lo scorso 8 giugno, dal titolo "Intelligenza Artificiale in ambito militare: spunti di riflessione sul futuro". Oggi le nuove tecnologie si sviluppano prima in ambito civile mentre gli eserciti vanno a rimorchio, il contrario di com'era in passato. La vecchia propaganda, caratteristica di ogni guerra, ha fatto un salto di qualità con l'avvento delle deepfake (tecnica per la sintesi dell'immagine umana basata sull'IA, usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali), giungendo alla costruzione della realtà attraverso sistemi di apprendimento automatico.

Lucio Caracciolo, direttore di Limes, si chiede: la Russia è entrata in Caoslandia? In realtà è tutto il mondo, a diversi gradi di intensità, ad essere sprofondato nel marasma sociale e nella guerra.

Ricapitolando quanto scritto nell'editoriale dell'ultimo numero di n+1 ("La guerra rispecchia la società"), da parte russa c'è stata un'iniziale blitzkrieg che è arrivata alle porte di Kiev; in seguito c'è stata la ritirata e la stabilizzazione dei territori conquistati (Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson) e poi una fortificazione degli stessi (trincee, fosse anticarro, denti di drago, ecc.). È stata costruita una nuova Linea Maginot? Il confine tra la Russia e l'Ucraina ha una lunghezza di circa 1.500 km, e quando i soldati ucraini saggiano il terreno per preparare le incursioni, emettono dei segnali rivelando la loro posizione e dando ulteriori informazioni al nemico. L'obiettivo della guerra elettronica non è tanto distruggere i mezzi militari del nemico quanto prenderne il controllo. La superiorità russa in questo ambito ha permesso di neutralizzare buona parte dei droni ucraini.

Se prendiamo per buone le motivazioni per cui è iniziata "l'operazione militare speciale", la Russia ha vinto la guerra. Difatti, "i piani della Russia non includono l'occupazione dell'Ucraina", ma il contrasto ad "un ulteriore allargamento della Nato ad est" (discorso di Vladimir Putin). La guerra in corso spinge tutti al riarmo. C'è una rincorsa tra corazza e proiettile (Engels), e questo vuol dire che c'è un'escalation. Adesso è stata stabilita una testa di ponte russa in territorio ucraino, una lancia puntata verso l'Ovest, sfida lanciata al blocco della NATO. La vera domanda da porsi è quindi: questa guerra dove sta andando? A proposito di escalation: tra USA ed Europa si sta discutendo dell'invio di caccia F16 all'Ucraina.

Ragionando in termine di Wargame, cosa succederebbe se si verificasse una penetrazione militare occidentale in Russia? Putin ha dichiarato che qualora la Federazione Russa fosse attaccata sarebbe pronta ad usare l'arma atomica. Gli USA, dal canto loro, non possono accettare una sconfitta totale dell'Ucraina, poichè ne andrebbe del loro status. Rimane da chiedersi come si muoverà la Cina rispetto agli scenari che potrebbero aprirsi.

Per capire l'evoluzione della situazione bellica torna utile la Teoria dei giochi. Questa disciplina studia il comportamento di individui o gruppi in scenari di conflitto e ne rivela quello ottimale di fronte a decisioni in grado di cambiare radicalmente l'andamento del gioco. Non contempla il piano delle opinioni personali o del dibattito politico, attività invece molto in voga sui media mainstream e non solo.

Articoli correlati (da tag)

  • Imperialismo con l'acqua alla gola

    La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni riguardo le recenti manifestazioni negli Stati Uniti.

    Dopo le mobilitazioni di giugno e ottobre dello scorso anno, sabato 28 marzo una nuova protesta sotto lo slogan "No Kings" ha portato in strada oltre 8 milioni di persone solo negli Stati Uniti. Nella stessa giornata, manifestazioni con lo stesso slogan si sono svolte a Berlino, Roma, Londra, così come in Australia e Giappone. In Israele, le proteste contro la guerra sono state duramente represse a Haifa e Tel Aviv. Cosa spinge piazze così distanti a sincronizzarsi?

    Come abbiamo scritto in "Wargame. Parte seconda", le determinazioni materiali che spingono milioni di persone a manifestare, scontrarsi con la polizia, ecc., vanno ricercate nella crisi della legge del valore. Da anni osserviamo come i senza riserve di tutto il mondo dispongano di strumenti potenti per coordinarsi — smartphone, social network, app — strumenti che vanno intesi come forze produttive fuoriuscite dai confini aziendali e che rendono gli uomini spontaneamente "organizzati".

    Al di là dello slogan "No Kings", lanciato da alcune forze "progressiste" in risposta alle politiche dell'amministrazione Trump, le manifestazioni hanno avuto un chiaro profilo anti-guerra, proprio come avvenuto nello scorso autunno per le mobilitazioni Pro-Pal. Milioni di persone percepiscono un drastico peggioramento delle proprie condizioni di vita: guerra significa insicurezza, disagio, aumento del costo della vita. Quando si muovono masse di "atomi sociali", non si possono ridurre le manifestazioni agli slogan lanciati dagli organizzatori; la nostra sonda ci permette di andare oltre ciò che i singoli, o persino i movimenti, dicono di sé stessi.

  • In un mondo integrato anche la guerra lo diventa

    La teleriunione di martedì sera si è aperta con il commento all'articolo "Leggi di simmetria e scenari da incubo" (n+1, n. 10, 2002), collegando l'analisi sviluppata nel testo con il recente attacco israelo-americano all'Iran, nuovo capitolo della "politiguerra americana" al mondo.

    A più di vent'anni dalla scrittura dell'articolo, le contraddizioni degli Stati Uniti si sono accentuate. L'aumento del deficit commerciale, il debito pubblico fuori controllo, la deindustrializzazione e la crescente polarizzazione della ricchezza hanno indebolito la proiezione di potenza del paese. Oggi gli USA possono mantenere la loro influenza soltanto difendendo la posizione di rentier. Ma l'integrazione mondiale (o globalizzazione) non può che esasperare la concorrenza, soprattutto in tempi di crisi. Già Marx, nel III libro del Capitale ("L'apparenza della concorrenza"), evidenziava come la concorrenza non determini le variabili del processo produttivo, ma ne sia essa stessa prodotta.

    Anche i più acuti analisti geopolitici, che discettano della fine dell'Impero americano, tendono a trascurare che la guerra in corso ha come obiettivo l'accaparramento di quote di plusvalore. Conclusa per sempre la fase colonialista, la competizione oggi riguarda la sottrazione di flussi di valore ai concorrenti, che per gli USA sono il mondo intero. Questa lotta passa per l'applicazione di dazi, embarghi, rapimenti di presidenti, bombardamenti e altro ancora, costringendo gli USA ad intervenire per impedire alleanze in grado di minare la centralità del dollaro nei commerci mondiali.

  • La guerra come rottura di simmetria

    Durante la teleriunione di martedì abbiamo ripreso alcuni passaggi dell'abstract del numero monografico "Teoria e prassi della nuova politiguerra americana" (n+1, n. 11), mettendoli in relazione con il conflitto in corso in Medioriente.

    A oltre vent'anni di distanza da quando fu pubblicato, il numero monografico resta valido per capire l'evoluzione del mondo capitalistico, posto di fronte ad una crisi di natura strutturale riconducibile alla difficoltà di produzione di plusvalore. In tale contesto, il capitale spinge gli Stati Uniti a intraprendere azioni che finiscono per danneggiare i loro stessi interessi. Se da una parte il capitale punta alla libera circolazione di capitali e merci, dall'altra l'anarchia che ne deriva richiede forme di controllo sempre più centralizzate.

    Il governo americano, non potendo assumere il ruolo di governo unico del capitalismo mondiale, piega le esigenze del capitale ai propri interessi particolari; di conseguenza, il controllo del mondo si trasforma nel contrario di ciò che dovrebbe essere, diventando inefficace, se non addirittura controproducente. D'altronde, rimanendo all'interno dell'insieme capitalistico non si può che riprodurne le contraddizioni. Il resto del mondo non potrà sostenere gli Stati Uniti per sempre, ma allo stesso tempo fatica a svincolarsi dalla loro egemonia: "Gli avversari dell'America sono costretti a morire d'asfissia 'graduale' per sfuggire quella caotica, nello stesso tempo in cui l'America deve morire per iper-ossigenazione per sfuggire l'asfissia."

    La politiguerra preventiva al mondo è motivata dalla necessità di preservare un ordine che si sta sgretolando. Gli Stati Uniti ed il loro presidente non possono però fare ciò che vogliono: la negazione del libero arbitrio non si impone esclusivamente a chi deve subire l'effetto di una qualsiasi forza, ma anche a chi impone la forza.

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter