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n+1 rivista n°51

Editoriale
La guerra che viene

Articoli
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Appendice 1, La Quarta Guerra Mondiale
Appendice 2, La sindrome di Yamamoto
Guerra di macchine
Wargame, parte seconda

Doppia direzione
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Durante la teleriunione di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, abbiamo ripreso gli argomenti trattati durante lo scorso incontro, ovvero la situazione climatica, il riscaldamento globale e il ruolo dell'attività umana (capitalistica).

E' stato segnalato l'articolo "La soluzione capitalista per 'salvare' il pianeta: trasformalo in una classe di asset e vendilo", una lunga intervista a John Bellamy Foster, professore di sociologia ed editore della rivista online Monthly Review. Secondo lo studioso, durante la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, conosciuta anche come COP26, si sarebbe paventato un progetto per la finanziarizzazione dei processi naturali:

"[…] il capitale è alla ricerca di nuovi flussi di entrate. E dopo la crisi finanziaria del 2007-2010, hanno iniziato a guardare sempre più ai servizi ecosistemici (quelli che potremmo chiamare natura e servizi della natura) come base, come base materiale per la finanziarizzazione. Quindi c’è questa finanziarizzazione della natura in corso molto rapida che sta avvenendo. Dove i servizi naturali, i servizi ecosistemici, si stanno trasformando in forme di valore di scambio che possono essere alla base della finanziarizzazione".

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2022

La teleriunione di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata partendo con alcune precisazioni sulla questione energetica.

Sui media mainstream si parla con apprensione della possibile chiusura dei gasdotti che dalla Russia portano il gas in Occidente. Secondo The Economist ("Europe's winter of discontent"), l'Europa rischia un inverno al freddo e già adesso la situazione risulta estremamente critica. La domanda di gas è stagionale, quindi è fondamentale accumulare riserve in primavera e in estate. Solitamente, in Europa i serbatoi di gas a giugno sono pieni per metà e a novembre raggiungono l'80%, il necessario per superare l'inverno. Complessivamente l'Unione Europea importa il 60% degli idrocarburi dalla Russia. L'Italia consuma circa 70 miliardi di metri cubi di gas all'anno e ne produce circa il 5%. Coloro che parlano di autarchia per l'approvvigionamento energetico, lo fanno senza aver chiaro di cosa si tratta.

A causa del conflitto in corso in Ucraina sono mancati gli approvvigionamenti che normalmente avvengono nella stagione estiva, e questo allarma le borghesie europee. Il settimanale liberista inglese mette in guardia dalla possibilità di uno shock economico tra pochi mesi. Secondo la banca UBS, uno stop ai flussi di gas russo nell'intera zona euro potrebbe abbassare la crescita del PIL di 3,4 punti percentuali, e aumentare l'inflazione di 2,7. In Germania, data la grande dipendenza dal gas russo, il danno sarebbe ancora peggiore (gli Usa attraverso le sanzioni alla Russia hanno in realtà colpito l'Europa, che è il loro maggior concorrente). I debiti dei governi sono più alti che mai, e il default di un paese europeo come l'Italia minaccerebbe l'intera zona euro. Ci sono investitori che scommettono sul fallimento di alcune grandi aziende, magari per accaparrarsele a prezzi stracciati, mettendo a repentaglio la stabilità del sistema. Guerra, pandemia, siccità, carenza energetica sono fattori di accelerazione della crisi storica del capitale.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2022

La teleriunione di martedì sera, presenti 20 compagni, è iniziata commentando gli sviluppi della situazione di tensione determinatesi in Ucraina.

La Russia non può perdere la sua influenza sull'Ucraina. Se ai confini occidentali essa vede crescere l'ascendente dei paesi della Nato, a oriente assiste al grandeggiare della Cina, mentre a sud, verso l'Hearthland, registra una situazione di crescente instabilità (vedi Kazakistan). Almeno dal 2013, dalla rivolta di Euromaidan, l'Ucraina è al centro di uno braccio di ferro tra Occidente e Oriente; allora fu la sospensione da parte del governo ucraino dell'accordo di libero scambio con l'Unione europea a sollecitare lo scontro sociale nel paese, che portò prima manifestazioni pro-europee e poi all'intervento della Russia nella regione del Donbass e all'annessione della Crimea. L'entrata dell'importante paese dell'Europa orientale nella NATO, con i suoi 600 mila kmq e con oltre 40 milioni di abitanti (è l'ottavo paese per numero di abitanti in Europa), sarebbe considerata da Mosca come un atto ostile da parte degli Stati Uniti.

Diversi osservatori di geopolitica hanno dato una lettura dei fatti ucraini utilizzando come paradigma lo scenario della Jugoslavia degli anni '90, ma ampliato al mondo intero, cioè ipotizzando una balcanizzazione del pianeta. Durante quel conflitto il vero obiettivo degli Stati Uniti era contenere la Germania che si stava espandendo commercialmente e politicamente verso l'area balcanica. In Slovenia, in Croazia, e persino in Serbia, prima del collasso jugoslavo circolava da tempo il marco tedesco come moneta parallela al dinaro. Va poi ricordato che durante la guerra le forze della NATO lanciarono numerosi attacchi aerei, uno dei quali colpì "incidentalmente" l'ambasciata cinese di Belgrado. Secondo gli osservatori, l'Ucraina è il classico vaso di coccio tra vasi di acciaio, e l'obiettivo degli Usa è impedire un avvicinamento tra la Germania, paese esportatore netto di merci e capitali, e la Russia, che esporta gas e materie prime ma non possiede una struttura produttiva e finanziaria in grado di impensierire seriamente gli Stati Uniti. Cresce la pressione a stelle e strisce sulla Germania per fermare il progetto del gasdotto Nord Stream 2, che mira a raddoppiare la portata del gasdotto Nord Stream 1, in funzione dal 2011. Entrambi i gasdotti sono offshore e collegano direttamente il paese con la Russia passando sotto al Mar Baltico. Se Nord Stream 2 (la cui costruzione è iniziata nel 2018 ed è terminata nel settembre del 2021) diventerà operativo, consentirà alla Germania una maggiore indipendenza sul mercato energetico europeo.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con la segnalazione dell'articolo "Le navi si svuotano. Giù il Baltic Index, primo allarme di crisi economica", pubblicato il 12 febbraio nella sezione economia di Repubblica.

Nato nel 1985, il Baltic Dry Index raccoglie i prezzi dei trasporti e dei noli marittimi, misurando la frequenza annuale delle principali rotte. Esso non tiene conto del trasporto del petrolio ma solo delle merci secche come derrate agricole, carbone e ferro, misurando lo stato di salute del commercio mondiale. Gli analisti hanno notato una netta flessione dell'indice: "nel giro delle ultime cinque settimane ha perso il 50 per cento del suo valore, allontanandosi ancora di più dai massimi raggiunti circa una anno fa: dal marzo del 2018, la discesa supera addirittura il 70 per cento". Tra le cause di questo tonfo, vi sarebbero la guerra dei dazi tra Usa e Cina, il rallentamento dell'economia nella zona Euro, il caos Brexit e la contrazione della crescita cinese. Il Nobel per l'economia Paul Krugman intervistato da Bloomberg ha dichiarato che "la Cina entrerà in crisi a causa dei consumi inadeguati".

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni, è iniziata con una breve rassegna stampa su diversi temi, tra cui il trattato di Aquisgrana, il disastro sociale ed economico in corso in Venezuela, e il cambio al vertice del maggiore sindacato italiano.

Nella sua prima apparizione in TV come segretario della Cgil, nel programma "1/2 ora in più" di Lucia Annunziata, Maurizio Landini ha affermato di voler cambiare il sindacato proponendo una "contrattazione inclusiva" per aprire l'organizzazione al territorio dato che "il problema è la solitudine": bisogna "tornare alle origini per cui sono nate le Camere di lavoro" ha spiegato, "tornare alle nostre radici, che fanno i conti con le nuove condizioni di lavoro che ci sono." A parte le buone intenzioni, su cui ci sarebbe molto da dire, sappiamo che per cancellare l'effetto storico della assunzione del sindacato entro lo stato borghese occorre molto di più, e cioè uno stravolgimento sociale di potenza gigantesca. Se ciò invece non avverrà, ogni organizzazione sindacale non potrà far altro che mediare fra capitale e lavoro, secondo le regole della concertazione/contrattazione. E non basterà l'elezione di un leader movimentista per cambiare direzione, tanto più ad un sindacato corporativo come la Cgil.

I temi affrontati durante la teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 14 compagni, sono stati i seguenti: le città fantasma cinesi e la "legge della bicicletta"; debito globale: la Cina nel mirino; Bretton Woods: note sul numero 41 della rivista.

Ne avevamo parlato qualche anno fa in una newsletter in cui raccontavamo di Ordos, una città nel nord della Cina costruita dal nulla nel deserto mongolo per un milione di persone ma con appena 28.000 residenti. Oggi il fenomeno delle città fantasma cinesi ha raggiunto cifre impressionanti: sono 50 milioni le unità abitative non occupate e 6 miliardi i metri quadrati lasciati vuoti, a cui nel futuro si aggiungeranno quelli previsti dalle decine di piani di sviluppo edilizio locali per la costruzione di 3500 nuovi complessi abitativi per una capienza totale di 3,4 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale.

La spiegazione di tale irragionevolezza è presto data: gli investimenti nel settore non possono fermarsi perché, come scrive l'autore dell' articolo da cui abbiamo preso i dati, vale la cosiddetta legge della bicicletta: "se la macchina produttiva smette di pedalare cade e l'industria immobiliare, che coinvolge acciaio, cemento, vetro e carbone rappresenta con l'indotto almeno il 15% del Prodotto interno lordo". Ma, aggiungiamo noi, prima o poi a fermarsi sarà il sistema stesso, come si è visto negli Stati Uniti con la crisi dei mutui subprime.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, si è aperta con le notizie provenienti dal fronte iracheno.

L'offensiva su Tikrit serve probabilmente a saggiare il grado di tenuta dell'esercito di Baghdad coadiuvato da 15 mila volontari sciiti. L'operazione dovrebbe risultare abbastanza semplice viste le ingenti perdite avvenute tra le fila dello Stato Islamico in seguito ai bombardamenti. I miliziani dell'IS usano una strategia militare basata su azioni veloci: non avendo a disposizione truppe sufficienti non riescono a presidiare e controllare tutto il territorio conquistato e, se Tikrit andasse persa, potrebbero spostare la linea di difesa in una zona poco a sud di Mosul per preservare l'importante nodo strategico.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2015

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Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

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