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  • Resoconto teleriunione  25 febbraio 2014

Il lato umano della sincronia

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata dal commento di Occupy, Solidarities, and Social Movement Creation, articolo pubblicato qualche tempo fa sul sito di Occupy Wall Street. Il testo, scritto da una componente del progetto InterOccupy, propone un'analisi dell'infrastruttura, nata dal movimento Occupy, basata sui concetti di net work, keyword e comunicazione rizomatica. Per net work si intende l'utilizzo delle proprie capacità, nella vita quotidiana e durante l'orario di lavoro, al servizio di progetti che coinvolgono molteplici competenze, conoscenze, tecnologie e persone. Fondamentale nello sviluppo di questo tipo di progetti è l'utilizzo di keywords, parole chiave che sul Web servono a collegare ambienti simili. Nella rete di Occupy esse hanno permesso al movimento di diventare multi-modale poiché capaci di connettere l'organizzazione online con quella offline, le decine di piattaforme Web con le piazze, le strade e le acampadas. La keyword #OccupyWallStreet non rappresenta perciò solo un indirizzo a cui collegarsi, ma uno schema organizzativo improntato sulla solidarietà, per cui prendere parte al movimento non significa solamente identificarsi con esso ma aderire ad una posizione di classe - quella del 99% contro l'1% - e impiegare le proprie capacità sociali per progetti tesi al cambiamento.

L'autrice racconta che durante l'evolversi del movimento questo tipo di infrastruttura è nata spontaneamente e si è sincronizzata senza che nessuno lo decidesse a priori ma agendo secondo il principio mutuato dal mondo hacker don't propose, just do (non proporre, datti da fare). La straordinaria capacità connettiva dell'infrastruttura è data dalla forma rizomatica della comunicazione: non esiste un centro o un posto di comando, ma si instaura piuttosto una struttura organizzativa tentacolare che utilizza più canali per rinforzare le connessioni di rete che spargono le idee da un gruppo all'altro, e la fanno evolvere. Tale forma diventa poi un modello per organizzare iniziative e manifestazioni offline.

Interessanti le considerazioni in merito all'utilizzo delle comunicazioni mobili come smartphone, tablet, ecc.: nell'articolo si sostiene che i movimenti globali contro il capitalismo sono stati capaci di re-immaginare queste tecnologie a proprio vantaggio. Ed è in in questo tipo di contesto che prendono piede il net work e tutte quelle attività tese a soddisfare le esigenze della comunità (postare, linkare, mettere "mi piace", aggiungere contatti alle proprie liste di amici sui social network, diffondere inviti, condividere, twittare, retwittare, seguire, pubblicare foto su Instagram, diffonderle, trasmettere, commentare, bloggare, mandare mail, scrivere testi, chiamare, guardare, donare, registrare, editare, documentare, prendere appunti, incontrarsi e, alla fine, protestare).

Il progetto più sofisticato nato da OWS è Occupy Sandy. Alla fine dell'ottobre 2012 il ciclone Sandy si abbatte su New York creando moltissimi danni e isolando diverse zone. La rete di Occupy si attiva e in breve tempo l'intera infrastruttura del movimento partecipa all'organizzazione dei soccorsi. Viene utilizzato lo stesso modello impiegato per organizzare il sostegno alle acampadas e allo stesso tempo viene elevato il livello delle tecnologie di comunicazione per rispondere più efficacemente all'emergenza. Quiescente sotto il terreno, il rizoma Occupy riesce a mettere in piedi una rete di soccorso capace di far arrivare gli aiuti anche nelle zone maggiormente danneggiate dalla tempesta, muovendo non solo informazione ma anche beni di prima necessità e persone. Il New York Times scriverà: Where FEMA Fell Short, Occupy Sandy was There.

La base di tutte le piattaforme Web, delle iniziative, delle manifestazioni, dei progetti Occupy, e non solo negli Stati Uniti, è il mutuo soccorso (Mutual Aid). Questo meme, insieme al potente We are the 99%, ha attecchito in tutto il globo. Cosa potrebbe accadere se una infrastruttura simile si mobilitasse in situazioni di scontro più radicale? Ci vengono in mente Bosnia e Ucraina, e tutte quelle situazioni in cui, al di là di quello che dicono gli attivisti di se stessi, conta quello che sono costretti a fare di fronte all'emergenza.

La teleconferenza è proseguita con la lettura di alcuni passi dal libro Sincronia. I ritmi della natura, i nostri ritmi di Steven Strogatz. Nel decimo capitolo, intitolato Il lato umano della sincronia, si studiano le leggi soggiacenti alla diffusione di sommosse, mode e pubblicità. Nel caso delle rivolte, la decisione di ciascun individuo di insorgere oppure no dipende da ciò che fanno tutti gli altri secondo un effetto domino:

"L'esempio più famoso di Granovetter riguarda il caso di una folla con una distribuzione uniforme della soglia che varia da 0 a 99. In altre parole, un individuo ha una soglia personale uguale a 0, un altro ha una soglia uguale a 1 e così via. E' facile prevedere che cosa accadrà per una folla siffatta. L'individuo con soglia 0 è pronto a dare inizio alla sommossa anche se nessun altro lo è. Questa persona è l'istigatore della sommossa. Subito dopo di lui si attiva l'individuo con soglia 1, dato che gli basta vedere una sola persona (l'istigatore) che spacca delle vetrine. Ora che le persone in rivolta sono due, l'individuo con una soglia pari a 2 si unirà a loro."

Ora, immaginiamo che la persona con soglia pari a 1 sia sostituita con un'altra con soglia pari a 2. Quando l'istigatore dà inizio alla sommossa, nessun altro si unisce a lui, dato che la soglia di tutti è maggiore di 1. La dinamica collettiva di una massa di persone è quindi estremamente sensibile alla sua composizione. Le rivolte globali in corso sono caratterizzate da un disagio sociale crescente che rende possibile l'esplosione spontanea di comportamenti coordinati. Questi fenomeni sono il risultato di un comportamento gregario, in cui ogni persona basa le proprie azioni sulle decisioni prese dagli altri. In Ucraina il tutto è iniziato con una protesta di piazza che, velocemente, si è trasformata in una sommossa generalizzata, per arrivare all'assalto armato del parlamento e dei ministeri. Normalmente quando si analizzano fenomeni sociali come le sommosse lo si fa introducendo il libero arbitrio dei partecipanti. Ma il cervello del singolo conta poco o nulla: non bisogna pensare alle persone, si deve prestare attenzione alle strutture. Bisogna ragionare su un piano globale per comprendere come riescano dei grandi sistemi sociali a sincronizzarsi spontaneamente. La folla si raduna nelle piazze, qualcuno inizia a lanciare sassi oppure a scontrarsi con la polizia, e presto si mettono in moto delle reazioni a catena che oltrepassano i confini nazionali. La Primavera araba è cominciata in Tunisia con la Rivoluzione dei Gelsomini, ha attraversato l'Algeria e contagiato Libia, Egitto, Yemen, ecc. In Europa, dove in pochi anni si è passati dal confuso incendio delle banlieue francesi ai fatti di Kiev, si sta mettendo in moto la stessa dinamica?

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