Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  20 maggio 2014

Un manico di scopa, un barattolo di latta e un telefonino

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'utilizzo delle reti mesh wireless. Ne avevamo già parlato ne Le unghie della Talpa, riprendiamo l'argomento in occasione del raduno in Germania degli appassionati di questa tecnologia prendendo spunto dall'articolo di Repubblica Mi connetto, lontano da Internet: la rivoluzione del mesh networking.

La rete mesh, detta anche a maglie, è una infrastruttura decentralizzata basata su connessioni peer to peer, non si appoggia quindi a server centrali ma sono gli stessi nodi che la costituiscono a fungere da ricevitori, trasmettitori e ripetitori. Questo sistema di trasmissione rende il network difficile da neutralizzare. Per "spegnerlo" bisognerebbe eliminare l'intera serie di nodi che lo compone, e allo stesso tempo, nel caso in cui uno di questi nodi andasse fuori uso, sarebbe relativamente semplice sostituirlo (auto-riparazione).

Ma la novità dei wireless mesh network non consiste tanto nella tecnologia in sé, quanto nell'utilizzo innovativo che se ne fa.

Durante la seconda guerra mondiale l'attività di spionaggio richiedeva antenne da venti chili che funzionavano emettendo un segnale non direzionale. Oggi bastano un manico di scopa, un vecchio telefonino e un barattolo di latta per lanciare un segnale direzionale a bassissima frequenza, molto difficile da intercettare e, se ripetuto, in grado di coprire un intero territorio nazionale. Nessuna apparecchiatura pesante e costosa, qualche competenza e abilità, e mettere in piedi una rete mesh diventa alla portata dei più. Fatto importantissimo in diverse situazioni, ad esempio quando la rete ufficiale viene chiusa, come accadde in Egitto durante la Primavera araba. Certo, non è pensabile un blocco totale di Internet, anche solo per una settimana, perché pure il business si muove online e si otterrebbe lo stesso effetto di uno sciopero generale pienamente riuscito. Di sicuro il capitalismo d'oggi non se lo può permettere. Ma l'importanza che le reti mesh possono assumere in un momento di accesa lotta di classe è notevole. Come ai tempi dei radioamatori, la cui collaborazione era fondamentale nei momenti critici. Oggi il potenziale è ancora maggiore, anzi enorme, perché i sistemi di comunicazione sono molto più perfezionati.

Nell'articolo sopracitato si mette in luce l'utilità di questa tecnologia per esempio durante le situazioni di emergenza causate da "catastrofi naturali". Oppure nel fornire l'infrastruttura base per la connettività a chi non può permettersi la connessione all'Internet ufficiale. A noi è venuto in mente quanto accaduto negli Usa con Occupy Sandy, quando si impose una complessa infrastruttura a rete autorganizzata che riuscì a compensare l'assenza dei soccorsi statali. L'organizzazione piramidale, tipica delle società classiste, venne sostituita da un'intelligenza diffusa in funzione dello stesso meccanismo su cui si fondano le reti mesh, e cioè la sostituzione dell'accesso centralizzato con quello decentralizzato.

Un altro aspetto importante riguardo la diffusione e l'utilizzo delle reti mesh è che esse non sono proprietà di alcuno. In base al numero di nodi che coinvolgono, possono aumentare la capacità di autorganizzazione e autoriparazione, e la loro efficienza. Scrive Primavera De Filippi in un articolo su Wired "[la tecnologia delle reti a maglie] fornisce alle persone uno strumento per organizzarsi e condividere risorse tra loro. Invece di dipendere da infrastrutture fornite da terzi ISPs, i network mesh fanno affidamento su un'organizzazione orizzontale tra chi vi partecipa. Nessuno possiede l'intera infrastruttura: ciascuno contribuisce con le proprie risorse al funzionamento della rete che, a sua volta, è controllata solo dalla propria comunità". A proposito di sviluppo tecnologico, molti ricorderanno il drone artigianale di Occupy Varsavia impiegato dai manifestanti per spiare i movimenti della polizia antisommossa. Le immagini inviate dall'apparecchio finirono su YouTube e fecero il giro del mondo. Ora la Nikon propone l'abbinata macchina fotografica-drone per le fotografie aeree con tanto di istruzioni per effettuare il volo. Insomma, non passano tre anni dai fatti polacchi che il capitalismo ci fornisce il kit completo per l'utilizzo del drone, e nel frattempo alcune grandi aziende della logistica come Amazon, Dhl e Ups sperimentano la consegna aerea delle merci.

Reti mesh, Internet delle cose, droni multifunzione: la società assomiglia sempre più ad un organismo bio-cibernetico aperto, in grado di assorbire informazione, filtrarla, riutilizzarla o ignorarla. La compenetrazione tra biologico e tecnologico è un fatto compiuto e il partito della rivoluzione dovrà tenerne conto.

Anche dal punto di vista politico la situazione è in movimento. Sul sito di OWS è stato postato un articolo della Reuters sul Movimento 5 Stelle in relazione alle imminenti elezioni europee. Il fatto è curioso perché il movimento americano si è sempre tenuto alla larga dalle forze parlamentari, ma è anche vero che ultimamente in OWS ci sono stati dei cambiamenti. Non solo il rinnovo dello slogan del sito, ma anche l'annuncio della fondazione di un partito, l'After Party. Se da una parte è una caduta di stile pubblicizzare il M5S, è anche vero che la spinta al partito è presente in Occupy fin dalla sua nascita. I sostenitori del Venus Project criticarono l'anarchismo degli occupiers perché, sostenevano, senza indirizzo finalizzato e un'organizzazione conseguente è difficile combinare qualcosa.

Anche altrove spuntano partiti sullo stile del nostrano 5 Stelle. Ad esempio in Spagna dove è nato il partito X che, uscito dalla galassia Indignados, mischia elementi di Occupy e del M5S, esperienze a cui si richiama, rivendicando l'importanza dell'anonimato e del reddito di cittadinanza. Si riallaccia inoltre al Pirate Party e ad Anonymous. Se riusciamo ad individuare delle invarianze nelle varie esperienze nazionali, significa che qualcosa è in movimento a livello mondiale. I partiti portatori di istanze in qualche modo "anti-sistema" rischiano, se diventassero inconseguenti rispetto alle premesse con cui sono nati, di essere travalicati da quelle stesse forze che hanno contribuito ad evocare. D'altronde, lo stesso Beppe Grillo durante un comizio dice: "siamo cittadini e facciamo tutti parte di qualcosa che non abbiamo ancora capito, forse lo capiremo tra dieci anni, perché ora ci siamo in mezzo." Come con i Soviet in Russia, inizialmente in mano ai menscevichi e poi sotto il controllo dei bolscevichi, in un dato momento della storia si pongono biforcazioni che possono cambiare la natura dei movimenti. Fatto sta che siamo al fondo del famoso barile. Morto il vecchio movimento operaio, finita con esso la pratica rivendicativo-concertativa, siamo al punto per cui da una parte Grillo inserisce nel suo programma il reddito di cittadinanza, e dall'altra il governo Renzi, realizzatore dialettico delle istanze sindacali, eroga 80 miseri euro al mese scavalcando le cosiddette parti sociali. Spariti il sindacato e i partiti di sinistra, rimangono dei governi screditati che tentano di stimolare l'economia rispolverando la "teoria" keynesiana. In primis il presidente Obama, che cerca di aumentare il salario minimo e si mette di traverso alle multinazionali che hanno in mano il governo. Una lotta intestina tra capitalista collettivo, il governo difensore degli interesse generali della borghesia, e i singoli capitalisti, aggrappati ai loro interessi particolari. Il cui esito, nel lungo periodo, potrebbe tradursi nel collasso dell'impalcatura statale.

Abbiamo chiuso la teleconferenza accennando alla mobilitazione dell'11 luglio a Torino contro il vertice europeo sulla disoccupazione. Molte forze politiche hanno cominciato a prepararsi per quel giorno, l'aspettativa cresce e sui social network il tam tam è già partito (#civediamolundici). Nessuno dei partiti istituzionali oggi in circolazione può governare il movimento, anche se ancora non ci sono le basi per un cambio di indirizzo. Comunque, Torino è un attrattore strano e di qui a luglio possono succedere molte cose.

Articoli correlati (da tag)

  • Il problema del linguaggio

    La teleconferenza di martedì sera, connessi 17 compagni, è iniziata riprendendo quanto riportato nell'ultimo resoconto, intitolato "Dalla scimmia nuda all'Uomo sociale".

    Durante la riunione dello scorso 22 dicembre abbiamo fatto alcuni riferimenti all'articolo "Partito e classe" (1921), ed in particolare alla parte in cui è scritto che: "La vera e l'unica concezione rivoluzionaria dell'azione di classe sta nella delega della direzione di essa al partito". La citazione è utile per mettere in luce che l'individuo (rivoluzionario compreso) è limitato nella conoscenza e nell'azione, e che solo il cervello sociale può avere una visione globale e unitaria dei processi sociali, dato che la sua conoscenza è dovuta ad una simbiosi tra uomini, reti e macchine. Lo stesso partito comunista, nella concezione della Sinistra Comunista "italiana", è inteso come un General Intellect, un qualcosa che funziona in modo cibernetico, in doppia direzione, e che rappresenta un rapporto organico non riconducibile semplicemente a una tessera o a una delega della base al centro.

    Nell'ultimo numero della rivista, nell'articolo "Contributo per una teoria marxista dello Stato", ci siamo trovati a fare i conti con l'annoso problema del linguaggio: controrivoluzione non vuol dire soltanto che è stato sconfitto lo schieramento di classe del proletariato, ma anche che è stato cambiato il significato di tutta una serie di parole rappresentative; ad esempio, per la maggior parte delle persone il termine comunismo è sinonimo di stalinismo o maoismo, e non certo del "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". Controrivoluzione significa anche ridurre il "marxismo" ad una teoria frutto del genio di un individuo (lo stesso Marx, a suo tempo, dichiarò di non essere marxista). Ma ciò che Marx ed Engels hanno fatto in campo sociale è lo stesso di quanto compiuto da Galileo, Newton, Darwin ed Einstein nei loro rispettivi campi di applicazione: utilizzare il metodo scientifico.

  • False sicurezze

    La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 21 compagni, è iniziata commentando l'articolo "L'epidemia delle mezze verità: 4 obiettivi chiari meglio dei parametri", che è stato pubblicato sul Sole 24 Ore il 18 novembre scorso e che si conclude così:

    "A farci perdere la bussola sono stati un'estate vissuta al grido di 'è tutto finito', e un periodo di ripresa tra settembre e ottobre condotto con ulteriori allentamenti invece che usando le giuste cautele per limitare l'impatto di una maggiore frequentazione delle persone."

    Insomma, secondo il giornale di Confindustria c'è ben poco da stare tranquilli: l'epidemia non è uno scherzo ed è molto difficile da tenere sotto controllo. Inoltre, le interpretazioni semplicistiche e fuorvianti sull'evoluzione del contagio inducono nel grande pubblico un falso senso di distensione e sicurezza. I rappresentanti più lucidi della borghesia si rendono conto che andando avanti con questa (non) gestione del virus si rischia grosso. L'allentamento delle misure di lockdown previsto per i prossimi giorni e motivato dalla diminuzione del numero dei casi causerà sicuramente un nuovo aumento dei soggetti positivi. Una terza ondata, data per certa da Andrea Crisanti e da altri virologi, andrà così a colpire un'economia già in panne: secondo alcune previsioni riportate da Repubblica, a marzo dell'anno prossimo, con lo sblocco dei licenziamenti, in Italia ci saranno un milione di disoccupati in più. Per far fronte a questo tsunami sarebbe necessaria al sistema-paese una riforma complessiva del Welfare per semplificare e accorpare le varie forme di sostegno per chi è senza lavoro, ma al momento non c'è nessun programma all'orizzonte.

  • Il problema del controllo

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 20 compagni, è iniziata con alcuni brevi commenti riguardo l'esito del referendum in materia di riduzione del numero dei parlamentari, tenutosi in Italia il 20 e il 21 settembre.

    La vittoria del Sì, ossia della parte di elettori favorevole al "taglio" di deputati e senatori, è spiegata dalla sfiducia generale verso le istituzioni, accusate di sperperare i soldi pubblici. Ma non è certo eliminando qualche centinaio di parlamentari che si cambiano le cose. Lo sciupìo capitalistico è immenso e riguarda i meccanismi profondi del processo di accumulazione ("Capitale e teoria dello sciupio"); gli automatismi del mercato, il fatto che robot e software facciano funzionare le borse, dimostrano quanto il capitale sia autonomizzato e quanto proceda per conto proprio, anche se a livello nazionale permangono i parlamentari e, ogni tanto, il rito di infilare una scheda nell'urna.

Rivista n°48, dicembre 2020

copertina n°48

Editoriale
Gemeinwesen

Articolo
Contributo per una teoria comunista dello Stato

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 242, 29 dicembre 2020

f6Cronache da Virolandia

f6Shopping assassino

f6Con matita e righello

f6Dati meno inaffidabili

f6Boh

f6Interclassismo risorgente e tenace

f6Artico in dissoluzione

Leggi la newsletter 242
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email