Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  18 novembre 2014

Epifenomeni

La teleconferenza di martedì sera, consueto momento di discussione tra i compagni vicini e lontani (presenti 18), è iniziata dal commento di alcuni dei fatti della settimana.

La polizia interviene in assetto antisommossa per sgomberare due centri sociali in un quartiere popolare di Milano. Gli abitanti della zona si mobilitano e scendono in strada. Dopo alcuni momenti di scontro con le forze dell'ordine si autorganizza un presidio solidale contro gli sgomberi. Il sito di Repubblica trasmette una lunga diretta e si diffondono in rete il disagio e l'insofferenza degli abitanti del quartiere milanese, gli stessi che serpeggiano in tante altre periferie italiane. Per esempio a Tor Sapienza, a Roma, dove l'innesco degli scontri è la protesta della popolazione contro il "degrado". La miseria crescente produce fenomeni diversi a seconda degli scenari e degli ambienti in cui questi si sviluppano, ed è logico che la borghesia soffi sul fuoco per fomentare la guerra tra poveri.

Fatti come quelli di Milano o di Roma sono quindi gli epifenomeni di un impoverimento generalizzato della società e rappresentano un passaggio di fase. Lo registra la Cgil, che proclama lo sciopero generale per il prossimo 5 dicembre (ndr, spostato al 12). Interessante inoltre quanto accaduto il 14 novembre con il social strike italiano.

Lo sciopero sociale è stato organizzato con un massiccio tam-tam sulla Rete nel tentativo di sincronizzare su scala territoriale lavoratori, disoccupati e studenti. La protesta ha visto il blocco dell'aeroporto di Pisa da parte dei lavoratori dello scalo, del porto di Genova, della tangenziale di Napoli, e dei magazzini della logistica in alcune località del Nord Italia. Inoltre iniziative di solidarietà sono state attivate a Berlino e Parigi. Anche la Fiom ha partecipato all'evento, accodandosi alla lotta e manifestando a Milano. Al di là dell'effettiva riuscita del blocco sociale, rimane significativa la modalità organizzativa della protesta. Lo sciopero è stato lanciato sul Web: in rete i nodi che convogliano molto traffico acquistano notevole importanza, ma, essendo il sistema multinodale, anche quelli che hanno pochissime connessioni possono divenire hub in grado di influenzare gli altri nodi, qualora scatti una determinata polarizzazione. Il canale #scioperosociale, e i network locali e nazionali ad esso collegati, operano connessioni ad esempio con quanto accade in America con la lotta dei lavoratori di WalMart.

Da segnalare la manifestazione dei lavoratori di Livorno il 15 novembre. Nonostante allerte meteo, pioggia e vento, più di 3000 persone sono scese in piazza per manifestare la rabbia di fronte al futuro che non c'è e alla miseria che avanza. Il Coordinamento dei lavoratori e delle lavoratrici livornesi in lotta vuole unire tutte le vertenze aperte nel territorio al di là dell'appartenenza sindacale e partitica; di qui lo slogan se colpiscono uno, colpiscono tutti. Il progetto ricorda la proposta del PCd'I di formare un fronte unico fra tutte le organizzazioni sindacali contro l'opportunismo dei capi sindacali; allora si precisarono una serie di punti per difendere attraverso lo sciopero generale le condizioni di vita dei proletari, tra cui quelli del salario ai disoccupati e della drastica riduzione dell'orario di lavoro (Manifesto per il fronte unico proletario, 12 marzo 1922). Il modello del coordinamento di Livorno, un fronte di solidarietà dal basso, è riproducibile altrove, soprattutto nell'epoca dei social network e dell'informazione in tempo reale.

Sindacati come la Fiom-Cgil sono ancora in grado di muovere masse di lavoratori; in una situazione di caos sociale strutture di questo genere possono assorbire istanze che altre organizzazioni non riescono più ad incanalare. Indicativa in questo senso l'adesione della Uil allo sciopero generale proclamato dalla Cgil. Lo sciopero sociale del 14, la manifestazione di Livorno e la lotta conto gli sfratti a Milano fanno parte di un unico processo, così come gli stadi che, da strutture adibite alla concentrazione del disagio sociale, diventano focolai di rivolta contro lo Stato. Paradossalmente, l'irascibile ultrà menefreghista si avvicina di fatto al proletario del Manifesto, che ha da lavorare per la distruzione del capitalismo piuttosto che rivendicare guarentigie al suo interno.

Anche le notizie dall'estero raccontano di crisi economica e disagio sociale.

Attivisti di Anonymous attaccano il sito del Ku Klux Klan e svelano l'identità degli affiliati dopo che l'organizzazione razzista minaccia l'uso di forza letale contro i ribelli di Ferguson. Il clima è ancora bollente nella cittadina del Missouri: in attesa della sentenza per l'omicidio di Michael Brown, le autorità proclamano in via preventiva lo stato d'emergenza. Si teme un'escalation incontrollabile del conflitto.

Si rivela un bluff la Abenomics, la riforma fiscale e monetaria lanciata dal premier giapponese Shinzo Abe: il Giappone è in recessione. Ma non lo era già da più vent'anni? La crisi nipponica risale in realtà agli anni '80 quando il surplus economico raggiunse dimensioni gigantesche e l'eccedenza di capitale si riversò nel settore immobiliare, provocando un'immensa bolla speculativa. Lo stesso percorso potrebbe essere seguito dalla Cina, paese per cui da anni gli economisti invocano un cospicuo aumento dei consumi interni per dare una boccata d'ossigeno, seppur temporanea, all'economia. I centri imperialistici mondiali hanno cercato di stimolare l'economia stampando soldi, hanno cioè iniettato liquidità in un sistema... già ultrasaturo di capitale.

Il problema della casa, la mancanza di lavoro, il disagio sociale sono conseguenze di una sistema economico autonomizzato che la borghesia non riesce più a governare. Ma stiamo attenti a non fare l'equazione sbagliata, l'umanità non si rivolta perché soffre. Il famoso autunno caldo del '69 è scoppiato all'apice del "benessere" operaio. La soglia rivoluzionaria si raggiunge quando una società si impoverisce nel suo insieme a causa di un eccesso di forza produttiva:

"Gli uomini non rinunciano mai a ciò che essi hanno conquistato, ma ciò non significa che essi non rinuncino mai alla forma sociale in cui hanno acquisito determinate forze produttive. Tutto al contrario. Per non essere privati del risultato ottenuto, per non perdere i frutti della civiltà, gli uomini sono forzati a modificare tutte le loro forme sociali tradizionali, non appena il modo del loro commercio non corrisponde più alle forze produttive acquisite." (Lettera di Marx ad Annenkov, 28 dicembre 1846)

Articoli correlati (da tag)

  • Rivolte, marasma sociale e guerra

    La teleriunione di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata con una breve presentazione del saggio Riot. Sciopero. Riot. Una nuova epoca di rivolte, scritto nel 2019 da Joshua Clover.

    Secondo lo scrittore e professore di inglese e letteratura comparata all'Università della California "Davis", a partire dal Medioevo si può ravvisare una dinamica storica che vede prima la rivolta, poi lo sciopero ed infine di nuovo la rivolta, ma in forma diversa rispetto alla fase iniziale.

    Nel testo si descrive come, fino al XIX secolo, lo scontro avviene principalmente nell'ambito della circolazione, dato che lì si trovano i beni necessari alla riproduzione. Successivamente, soprattutto con l'entrata in scena del proletariato, si rafforzano le forme di lotta più organizzate, le rivolte combaciano con gli scioperi, e il conflitto si manifesta per la maggior parte con l'interruzione organizzata del lavoro. A partire dalla fine degli anni 60' del secolo scorso, le forme di scontro si fanno sempre più incontrollabili (vedi riot negli USA): finita l'epoca di crescita industriale del capitalismo, l'accumulazione avverrebbe nella sfera della finanza, almeno nei paesi a capitalismo avanzato, dando così inizio ad una fase di espulsione della forza lavoro dalla produzione. Con lo scoppio della crisi industriale, gli afroamericani sono i primi a trovarsi alle prese con seri problemi di sopravvivenza e le rivolte, che assumono apparentemente una connotazione razziale, riguardano in realtà le condizioni di milioni di proletari. La seconda fase della rivolta, o rivolta prime, come la chiama Clover, si pone quindi direttamente in conflitto con lo Stato, poiché esso dispone di strumenti di repressione e controllo che le società precedenti non avevano, raggiungendo livelli di sofisticazione mai visti prima. Gli scioperi moderni toccano la circolazione di uomini e soprattutto di merci, dal trasporto aereo ai treni, dalla logistica ai petroliferi. I gilet jaunes, ad esempio, a partire dal 2018 hanno occupato le principali vie di comunicazione bloccando autostrade e rotatorie. La logistica connette il tessuto produttivo ed è fondamentale nell'epoca del just in time e della produzione senza magazzino.

  • Guerra ibrida, disfattismo e rivolta

    La teleconferenza di martedì sera, presenti 21 compagni, è iniziata prendendo spunto da un articolo pubblicato sul sito Difesa Online intitolato "Hamas e Houthi e la guerriglia modernizzata a lunga distanza".

    Secondo la testata giornalistica, che diffonde informazioni sulle Forze Armate italiane e straniere, l'attacco del 7 ottobre condotto da Hamas in territorio israeliano è da classificare come "guerriglia modernizzata a lunga distanza". Nella guerra ibrida "non esistono più fronti chiari e definiti", perché si è abbandonata la logica centrata sul controllo del territorio nemico. La guerriglia del passato si svolgeva in uno spazio circoscritto, mentre adesso le forze irregolari hanno la capacità di colpire a decine se non centinaia di km di distanza (come nel caso degli Houthi). In Medioriente ci sono diverse organizzazioni armate non statali: Hamas, gli Houthi, Hezbollah, e tutti gli altri gruppi meno conosciuti che si scontrano con Stati come Israele e USA. I gruppi armati non statali sono collegati sia economicamente che militarmente a forze statali (nel caso di Hamas, con Iran ma anche Qatar) e non si limitano ad utilizzare armamenti leggeri o ordigni costruiti artigianalmente, ma impiegano anche armi tecnologiche avanzate e di una certa potenza. All'escalation verticale della guerra ibrida data dalla potenza di fuoco acquisita da soggetti non statali (Hamas ha sparato oltre tremila razzi contro Israele in poche ore), si accompagna la possibilità di una escalation orizzontale, che si allarga coinvolgendo sempre più soggetti, statali e non.

  • Disordine crescente

    La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 17 compagni, è iniziata affrontando il fenomeno delle "grandi dimissioni".

    È uscito Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita (Einaudi, 2023), un'analisi sociologica di Francesca Coin sul cambiamento del mondo del lavoro e della società. Sulla rivista abbiamo già avuto modo di recensire testi sulla fine del lavoro, sull'automazione e sulla "disoccupazione tecnologica"; il libro di Coin ha il merito di affrontare la nuova tendenza che si sta sviluppando in diversi paesi del mondo e che si risolve in una disaffezione crescente verso il lavoro salariato. Il fenomeno è esploso in concomitanza con la pandemia: nel 2021 negli Stati Uniti 48 milioni di lavoratori hanno deciso di licenziarsi, e nello stesso anno in Italia sono stati in 2 milioni a lasciare il posto di lavoro. Anche in Cina i lockdown hanno rappresentato un giro di boa, portando all'emersione dei fenomeni "Tang ping" ("sdraiarsi") e "Let it rot" (bailan, "lascialo marcire"): siccome il sistema si è rotto, i giovani cinesi pensano che tanto vale sdraiarsi e lasciare che esso marcisca. Come nota Coin, "in India come in Cina, da mesi si è diffusa una controcultura che mette in discussione l'etica del lavoro e l'obbligo al lavoro salariato."

Rivista n°55, luglio 2024

copertina n° 55

Editoriale: Non potete fermarvi

Articoli: Evoluzione extra biologica - Transizione di fase. Prove generali di guerra

Rassegna: Presa d'atto - Il capitalismo è morto

Recensione: Dallo sciopero, alla rivolta, alla Comune - Guerra civile negli USA, ma non quella vera

Doppia direzione: Il programma immediato non ammette mediazioni

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter

Abbonati alla rivista

Per abbonarti (euro 20, minimo 4 numeri) richiedi l'ultimo numero uscito, te lo invieremo gratuitamente con allegato un bollettino di Conto Corrente Postale prestampato.
Scrivi a : mail2

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla newsletter quindicinale di n+1.

Invia una mail a indirizzo email