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  • Resoconto teleriunione  19 luglio 2016

Colonizzazione interna

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, abbiamo discusso dei numerosi avvenimenti della settimana - la strage di Nizza, il golpe in Turchia, i fatti di Armenia, gli omicidi di Baton Rouge, gli attacchi all'arma bianca in Germania, ecc.– che, per quanto diversi o peculiari di ogni paese, vanno riferiti ad un contesto mondiale che si sta configurando come guerra civile diffusa. Con le dovute differenze, in molte aree del pianeta si fa sempre più marcata la contrapposizione armata tra parti della stessa società.

Riguardo al tentato e fallito colpo di Stato in territorio turco, conviene riprendere alcuni degli aspetti messi in luce nell'articolo L'Europa virtuale e i nuovi attrattori d'Eurasia: la Turchia come fulcro dinamico. Potenza proiettata sull'Eurasia (si appoggia su una fascia turcofona che arriva fino in Cina), aderente alla NATO (coinvolgimento di tutti gli schieramenti in loco), con una crescita del Pil di tutto rispetto e un forte proletariato, la Turchia ricopre un ruolo importantissimo nel contesto generale. Il processo di islamizzazione avviato da Recep Tayyip Erdogan non solo ha spiazzato molti ma sta scombinando gli equilibri e i sistemi di alleanze nell'area.

Dopo i primi lanci di agenzia sul golpe dello scorso 15 luglio, in molti avranno pensato ad una reazione dell'ala kemalista dell'esercito che, nonostante le epurazioni di Erdogan degli ultimi anni, mostrava così di mantenere ancora una certa influenza nell'apparato. Poi è arrivata la versione ufficiale: tutto sembrerebbe partito dall'imam Fetullah Gülen, un predicatore mussulmano, studioso dell'Islam e proprietario di banche, supermercati, scuole e con una forte base di appoggio in Turchia, che a seguito della rottura con il Presidente turco si stabilisce in Usa, probabilmente aiutato dalla Cia. E forse non è sbagliato pensare che tra il golpe e quest'ultima ci sia un nesso. Qualcosa però non quadra, perché un colpo di Stato fallito comporta una repressione tremenda, che difatti Erdogan non ha tardato a mettere in atto con migliaia di epurati nella magistratura, nei servizi segreti e, soprattutto, nelle forze armate. Eppure nessun governo che sviluppi pessimi rapporti con l'esercito appoggiandosi solo sulle forze di polizia può resistere a lungo (soprattutto se spaventa i mercati).

Un altro elemento da considerare riguardo la vicenda e soprattutto la sua evoluzione è il rapporto tra Turchia e Russia. Tra i due paesi l'inimicizia è storica e per ora non sembrano esserci grandi cambiamenti (non sono da escludere accordi contingenti), ma in una situazione del genere anche questo equilibrio potrebbe cambiare.

Stiamo vivendo la quarta guerra mondiale e si sta preparando il terreno per uno scontro di proporzioni mai viste. Iraq, Siria, Libia, Turchia... e negli Stati Uniti che cosa sta accadendo? Il giornalista Vittorio Zucconi non ha scrupoli a parlare di guerra civile diffusa, "nella quale sono gli abitanti, i cittadini, le forze di polizia, a uccidersi fra di loro, all'interno della collettività stessa nella quale vivono e sono cresciuti, che siano bianchi, afro, arabi, asiatici, nati o naturalizzati. E' la guerra di noi contro di noi". Lo scrittore Gore Vidal, citato anche nello scorso resoconto, ha descritto efficacemente le ragioni che hanno portato a questa situazione: negli Usa si sta mettendo in moto qualcosa di profondo, che affonda le radici nel fatto che una parte della popolazione non gode dei diritti civili.

Nel diritto anglosassone la mancanza di habeas corpus significa che una minoranza della popolazione sottomette la maggioranza. E' vero che si tratta di sovrastruttura, ma di fatto milioni di americani sono senza diritti rispetto ad altri e ciò comincia ad emergere con sempre maggiore violenza. Sparatorie e omicidi sono i segnali epifenomenici di un colonialismo interno. Da Imprese economiche di Pantalone (1950): "Presto la lotta per la supremazia industriale ridiventa lotta per i mercati e i giacimenti coloniali; siamo alla terza fase imperialista attuale, in cui, con Lenin, vediamo gli aspetti parassitari del capitalismo, il capitale finanziario, l'esportazione del capitale, la finanza statale, ritornare in piena luce. Nell'ultimo colonialismo, i bianchi colonizzano i bianchi."

La politica coloniale, che ha coinvolto e corrotto la popolazione americana, adesso le si ritorce contro, non continua solo verso l'esterno, ma si afferma anche all'interno. La conseguenza è tremenda: gli Stati Uniti sono una colonia di sé stessi (Teoria e prassi della nuova politiguerra americana – L'invasione degli ultracorpi).

Anche il Brasile vive un periodo piuttosto critico. Nonostante la miseria dilagante e il rischio default, nel Paese si stanno preparando le Olimpiadi. E' di questi giorni la notizia dell'arresto di alcune persone accusate di terrorismo; la polizia brasiliana ha dichiarato che non si possono escludere attacchi di "lupi solitari" ispirati all'IS. Inoltre le forze dell'ordine sono in allerta per il profilarsi di manifestazioni di protesta e mobilitazioni da parte dei lavoratori per ottenere aumenti salariali. Sarà interessante vedere come evolveranno le cose, d'altronde ciò che non è accaduto durante i Mondiali di calcio potrebbe verificarsi con i giochi olimpici del 2016.

Ma la situazione è la medesima in tutto il mondo: la militarizzazione della polizia brasiliana per le Olimpiadi fa venire in mente l'enorme schieramento di forze dell'ordine disposto a Cleveland, negli Usa, per il congresso dei Repubblicani; oppure l'impiego, in atto da mesi, di decine di migliaia di poliziotti in Francia per far fronte allo Stato d'emergenza. La classe dominante ha grossi problemi a mantenere un assetto ordinato della propria società ed è costretta ad attrezzare corpi armati che tengano insieme il tutto nell'ottica del colonialismo interno. La militarizzazione delle forze di polizia è ormai un fatto assodato e va di pari passo con l'aggravarsi della crisi e l'aumento del marasma sociale. Dopo questo, non c'è altro: se anche le misure repressive risultano inefficaci, saltano i rapporti sociali vigenti.

Per questo motivo possiamo dire che ci sono tutti gli elementi affinché da diffusa la guerra civile si faccia generalizzata. Significativo l'esempio del Messico, dove la lotta dei maestri della CNTE per migliori condizioni di lavoro e di vita si è velocemente trasformata in una guerra contro governo e apparati di sicurezza. La dimensione della lotta di classe è questa e indietro non si torna.

Di fronte ad una situazione che sta velocemente degenerando, che fine ha fatto il movimento francese? E quello americano?

Nonostante il processo di polarizzazione in atto oggi non esiste un movimento sociale antiforma. Probabilmente la situazione dovrà peggiorare ulteriormente perché si faccia strada qualcosa di nuovo.

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