La teleconferenza di martedì scorso, presenti 11 compagni, è iniziata commentando i ripetuti attacchi informatici contro gli Usa.
A luglio di quest'anno un gruppo di hacker, probabilmente cinesi, ha attaccato con un malware una portaerei americana che pattugliava, nel Mar Cinese meridionale, l'area contesa fra Cina e Filippine. Lo scorso 21 ottobre ad essere colpita è stata tutta la East Coast americana. La Dyn, una importante azienda che gestisce i DNS di numerosi siti web, associando il nome del dominio al relativo indirizzo IP, è stata oggetto di un attacco "DDoS" (Distributed Denial of Service) che consiste nel sovraccaricare di traffico i server inoltrando contemporaneamente moltissime richieste da diversi punti della rete. Risultato: decine di siti, tra cui Twitter, Amazon, Spotify, Cnn, New York Times, Financial Times, The Guardian, Visa e eBay, non sono stati accessibili per ore. La novità è che l'attacco è partito da una rete composta da centinaia di migliaia di apparecchiature domestiche connesse a Internet, in particolare telecamere di sorveglianza e stampanti, infettate da malware. Così come avviene nei campi di battaglia mediorientali e in Nordafrica, anche nella Rete è in atto una guerra di tutti contro tutti.
Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione
Libertà
Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.
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