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  • Resoconto teleriunione  24 luglio 2018

Capitolazioni a non finire

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando la recente intervista rilasciata da Davide Casaleggio a La Verità.

Le dichiarazioni del figlio di Gianroberto Casaleggio, fondatore del Movimento 5 Stelle insieme a Beppe Grillo, hanno suscitato un certo scalpore nell'ambiente politico date le prese di posizione riguardo agli istituti democratici: "Tra qualche lustro faremo a meno dei parlamenti... I modelli novecenteschi stanno morendo, dobbiamo immaginare nuove strade e senza dubbio la Rete è uno strumento di partecipazione straordinario."

E ancora, sulla disaffezione dei cittadini verso la "politica", dice:

"La sfiducia dei cittadini nella classe politica ha radici lontane e lo scollamento tra i palazzi e la vita reale non è una novità. Nonostante questo, per lungo tempo il metodo della rappresentanza è stato il migliore metodo possibile. Oggi però, grazie alla Rete e alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività del volere popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è quindi inevitabile."

Più che le sparate ad effetto del politico di turno a noi interessano i saggi di organizzazione futura che si presentano anche in forme spurie all'interno del capitalismo. Il discorso di Casaleggio ci fa infatti venire in mente "Government as a Platform", la proposta di governo del libertariano Tim O'Reilly che abbiamo avuto modo di trattare nel 70mo incontro redazionale di n+1.

Dal suo blog Beppe Grillo parla di fine del lavoro, di reddito sganciato dalla prestazione lavorativa e di rivoluzione, ponendo tematiche che i ministri pentastellati si affrettano a ricoprire con fiumi di parole sulla responsabilità verso l'economia nazionale. Il M5S, essendo nato su determinati presupposti, in primis la Rete, non può che essere schizofrenico: da una parte dichiara superata la liturgia parlamentare, dall'altra precipita in pieno nel cretinismo parlamentare. Che significa non tanto che i parlamentari siano tutti dei cretini ma che essi, pur esprimendosi con un linguaggio forbito e pensando di avere un'influenza sulle cose, non hanno in realtà nessun peso.

La velocità di Internet polverizza le procedure burocratiche e la Rete elimina i filtri rappresentati dai corpi intermedi, mettendo in collegamento diretto l'utente con gli uffici amministrativi, con i siti di commercio on line senza passare dal negozio fisico, con i servizi bancari, postali, ecc. La retificazione della società produce effetti materiali: basti pensare al peer to peer, grazie al quale si possono scambiare testi, file, programmi senza alcuna mediazione di valore. I sistemi elettronici e gli algoritmi non risolvono però il problema del controllo e della gestione del capitalismo. Le decisioni possono essere prese nei corridoi dei palazzi governativi o sul Web, ma chi comanda veramente è il Capitale, a dispetto dei voti in parlamento o nelle cabine elettorali.

L'obsolescenza del Parlamento è quindi solo un aspetto di una obsolescenza più generale che riguarda l'attuale modo di produzione. Qualche anno fa avevamo seguito con interesse il dibattito tra E. Scalfari e A. Baricco su "I nuovi barbari". Quest'ultimo sosteneva che si stesse formando un'intelligenza diffusa in superficie che andava sostituendo quella in profondità degli intellettuali; e che, aggiungiamo noi, è sociale, macchinizzata e in continua evoluzione tutta intorno a noi. Scalfari, invece, si faceva portavoce di un paradigma in via di estinzione. Partiti, potentati economici, lobbies, che un tempo finanziando un giornale o un gruppo di giornalisti facevano l'informazione, oggi si trovano a fare i conti con l'intelligenza diffusa e anonimi YouTubers, i quali senza soldi e appoggi politici hanno milioni di fan e diventano seguitissimi influencer. Radio, TV e carta stampata si basano su una comunicazione di tipo unidirezionale, cioè da uno a molti; in Internet tutto è in doppia direzione, da molti a molti. Il partito del futuro non potrà nemmeno immaginare di ricorrere ai giornali o alla televisione per comunicare il proprio programma al mondo, ma sarà interprete del movimento reale e quindi collegato in "doppia direzione" a vasti insiemi della specie ("Informazione e potere", n+1 n. 37).

Oggi la borghesia è sempre più costretta a ricorrere ad organismi tecnici di governo e ad aumentare la presenza dello Stato, con la possibilità di scatenare una reazione anche da parte di frange delle sua stessa classe (vedi anarco-capitalisti). Con il surriscaldarsi della situazione sociale, le forze statali si occuperanno di tenere sotto controllo la popolazione armando di tutto punto polizie ed eserciti (ma oltre un certo limite non si può andare) e monitorando attraverso sofisticate tecnologie miliardi di esseri umani. Il capitalismo si sta scavando la fossa da solo, non tanto sostituendo la borghesia, classe oramai senza alcuna forza propulsiva, con sistemi automatici, ma facendo a meno degli operai, questi sì fondamentali per la produzione di plusvalore. Nota Grillo nell'articolo "Catene di Montaggio automatiche: le persone non servono":

"L'Asia, con la Cina in testa, e seguita dall'India, al massimo in due-tre anni avrà triplicato o quadruplicato il numero di bot installati, creando la prima e vera forza lavoro non umana di massa della storia. Chissà se allora servirà un sindacato. Sulla produzione su scala nessuno avrà scampo. L'Italia con i suoi miseri numeri non potrà minimamente competere, se non per qualche caso di eccellenza."

Con l'automazione si producono sempre più merci in sempre meno tempo, dato che i robot non scioperano, non fanno pause e non si ammalano. Per far fronte a ciò, secondo Grillo, bisogna erogare un reddito di base universale arrivando per via riformista ad una specie di socialismo. Da Marx in poi sappiano che il percorso sarà invece assolutamente catastrofico, così come ribadito in "Traiettoria e catastrofe della forma capitalistica nella classica monolitica costruzione teorica del marxismo" (1957).

Il lavoro del Club di Roma sui limiti dello sviluppo ha dimostrato che esiste un trend e che il sistema lasciato a sé stesso collassa. E' vero che la borghesia ha assecondato il capitalismo senza tenere conto dei moniti lanciati dai suoi tecnici, ma di fatto questo si è omeostatizzato riempiendo la società di sensori e attuatori e congelando in qualche modo un sistema che per sua natura deve crescere a livello esponenziale. I borghesi più lucidi hanno capito che siamo nel bel mezzo di una fase di transizione e non possono fare altro che capitolare ideologicamente di fronte al "marxismo". Pensiamo ai lavori di J. Rifkin: Entropia (1980), La fine del lavoro (1995), L'era dell'accesso (2000), La società a costo marginale zero (2014).

T. Kuhn nella sua opera più celebre e conosciuta, La struttura delle rivoluzioni scientifiche (1962), sostiene che il progresso scientifico non sia un cumulo di conoscenze, ma un'alternanza tra scienza normale e "rivoluzioni scientifiche", a partire da strumenti (paradigmi) che tendono ad articolarsi e specializzarsi (cambiamento di paradigma). Ad un certo momento nella società si manifestano delle anomalie dal punto di vista del paradigma dominante che vengono combattute dagli appositi apparati ideologici. Quando le anomalie si diffondono esplode una lotta che mette in discussione la vecchia ideologia. Vincerà la forza che più sarà in linea con il futuro di specie.

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