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  • Resoconto teleriunione  21 maggio 2019

Avanti, barbari!

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulle prossime elezioni europee.

Con l'avvicinarsi delle votazioni, in Italia si è verificata una certa fibrillazione. Sulla stampa, in testa Repubblica, è stato dato ampio risalto allo scontro tra fascisti e antifascisti, trasformando scaramucce figlie della battaglia elettorale e tutte interne al sistema capitalistico in questioni di primo piano. Ma per capire cosa succede nel profondo della società occorre andare oltre il dato politico immediato: il fatto che negli Stati Uniti sia al governo Trump, o in Italia il duo lega-M5S, sta a significare che un assetto di potere è estremamente mutato in seguito ai colpi micidiali inferti dalla crisi. Proprio sulle pagine del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, qualche mese fa Alessandro Baricco, in un articolo intitolato "E ora le élite si mettano in gioco", scriveva: "è andato in pezzi un certo patto tra le élites e la gente, e adesso la gente ha deciso di fare da sola. Non è proprio un’insurrezione, non ancora. È una sequenza implacabile di impuntature, di mosse improvvise, di apparenti deviazioni dal buon senso, se non dalla razionalità. Ossessivamente, la gente continua a mandare  -  votando o scendendo in strada  - un messaggio molto chiaro: vuole che si scriva nella Storia che le élites hanno fallito e se ne devono andare."

Un compagno ha ricordato un passo del filo del tempo "Avanti, barbari!" (Battaglia Comunista n. 22 del 1951):

"Come occorrevano a Roma, perché non si disperdesse il con­tributo di tanti e tanto grandi ap­porti alla organizzazione degli uomini e delle cose, le orde selvagge che calassero apportatrici inconscie di una lontana e più grande rivoluzione, così vorrem­mo che alle porte di questo mon­do borghese di profittatori op­pressori e sterminatori urgesse poderosa un’onda barbarica ca­pace di travolgerla... Ben venga dunque, per il socialismo, una nuova e feconda barbarie, come quella che calò per le Alpi e rinnovò l'Europa, e non distrusse ma esaltò il portato dei secoli di sapienza e di arte, custodito nel seno del formidabile impero."

Questo ci vorrebbe, un'ondata di lotta di classe che non risponda alle sirene della democrazia ma che si ponga in antitesi alla civiltà borghese nel suo insieme. E invece resistono tenacemente elementi della controrivoluzione, come l'antifascismo. La nostra corrente su questo punto è stata molto chiara: il fascismo ha perso la guerra, ma ha vinto economicamente e politicamente. E non si tratta dell'olio di ricino, del fez o del folklore politico, ma di una realtà operante fatta di socializzazione, programmazione e corporativismo. Ora succede che i residui di fascismo in camicia nera vengano combattuti dal fascismo vero, dietro al quale tutti i "sinistri" si schierano, compresa la Chiesa, che svolge storicamente un ruolo di conservazione, entrata in campagna elettorale con il fine ultimo di contrastare gli "estremisti", visti come elementi di destabilizzazione sociale.

La percezione politica ha dunque la meglio sulla realtà, e chi afferma di avere un approccio scientifico allo studio dei fatti sociali dovrebbe badare più ai fatti materiali, che sono poi quelli che determinano la sovrastruttura politica, che non ai proclami di Tizio o Caio. Pensiamo, ad esempio, all'automazione e alla smaterializzazione delle merci, processi in corso portatori di conseguenze radicali sull'intero assetto produttivo del capitalismo. O al Reddito di cittadinanza, che si sta configurando come una specie di salario ai disoccupati da cui sarà difficile tornare indietro, nato sulla spinta di cause materiali fortissime come l'esigenza di sostenere i consumi e di contrastare la miseria sociale. Tutte le politiche redistributive sono legate alla teoria keynesiana della propensione marginale al consumo e al tempo stesso funzionano da "ammortizzatori sociali" per contenere il disagio crescente; automazione, espulsione della forza lavoro dal ciclo produttivo e reddito di cittadinanza sono perciò elementi strettamente connessi, parte di un unico grande problema.

Amazon ha annunciato di aver sviluppato un sistema automatico per gestire l'imballaggio degli ordini, che partirà nei centri logistici americani ma sarà esteso, secondo le intenzioni dell'azienda, a tutto il mondo. La macchina che ha reso possibile tutto ciò si chiama Cartonwrap ed è prodotta da un'azienda di Perugia. L'Italia è il primo produttore di macchine impacchettatrici, che liberano, per sempre, forza lavoro. Di fronte a tali processi è normale che un "alternativo" come Beppe Grillo, parlando di robot, intelligenza artificiale e automazione, si faccia propugnatore di un reddito di base universale. La borghesia esalta per la sua propaganda i grandi risultati dell'organizzazione del lavoro e del piano razionale di produzione, spingendosi, come col fascismo, al controllo del fatto economico. Ideologicamente però si dimostra isterica e s'indigna di fronte ad ogni prospettiva di progetto cosciente nel processo sociale di produzione. Marx nel capitolo XII del Libro Primo del Capitale afferma: "È quanto mai caratteristico che gli apologeti entusiastici del sistema di fabbrica non sappiano dire, contro ogni organizzazione generale del lavoro sociale, nulla di peggio se non che trasformerebbe l'intera società in una fabbrica".

Le fabbriche vanno automatizzandosi sempre più, aumentando la produttività del lavoro e diminuendo al contempo gli sprechi interni al processo di produzione. Restano i tecnici incaricati al controllo del flusso produttivo. Il capitalismo vive perché viene ricavato plusvalore dalla forza lavoro, ma non si può estrarre da pochi operai sfruttati al massimo tanto plusvalore quanto se ne estrae da molti sfruttati meno. Afferma Marx nei Grundrisse:

"In questa Trasformazione la colonna portante della Produzione e della Ricchezza non è né il Lavoro immediato effettuato dall'Uomo, né il Tempo di lavoro impiegato, ma l'Appropriazione della sua propria Forza produttiva generale, la sua Intelligenza della Natura e il suo Dominio su di essa in forza dell'esistenza come Corpo sociale - in una parola, lo sviluppo dell'Individuo sociale".

E ancora:

"Il furto di tempo di lavoro altrui su cui riposa la ricchezza attuale appare come base ben miserabile rispetto a questa nuova base sviluppatasi, creata dalla grande industria stessa."

I processi materiali che reggono la presente forma sociale vengono intaccati dalla stessa struttura materiale della produzione, per cui ad un certo punto si determina un corto circuito e si apre ad un'epoca di rivoluzione (Prefazione a Per la critica dell'economia politica del 1859).

In chiusura di teleconferenza, si è accennato al braccio di ferro tra Cina e Usa sui dazi. In seguito all'iniziativa del governo americano nei confronti di Huawei, Google ha annunciato di voler bloccare gli aggiornamenti del proprio sistema operativo (Android) sugli smartphone del colosso cinese. Molti analisti fanno notare che Huawei, oltre ad essere il secondo produttore mondiale di smartphone, è diventato il principale fornitore mondiale di tecnologia 5G, con circa 1529 brevetti di proprietà, alcuni esclusivi. La guerra tra Cina e Usa è per adesso uno scontro commerciale, tra aziende e non tra stati. Google fa la guerra a Huawei, ma rischia che la situazione gli si ritorca contro.

Le economie di Cina e Usa non sono in contrasto, come spesso fanno intendere allarmati articoli giornalistici; sono invece complementari, dato che la prima sostiene il debito della seconda e quest'ultima rappresenta il maggior mercato per le merci della prima. Il vero nemico degli Stati Uniti, piuttosto, è l'Europa (in primis la Germania, vedi fallimento del Transatlantic Trade and Investment Partnership), luogo dove è nato il capitalismo. E non per caso proprio in Europa si trovano centinaia di basi americane con decine di migliaia di soldati, e nemmeno una in Cina.

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