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La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata parlando degli scioperi negli Stati Uniti.

A fine luglio scade il contratto dei teamsters della UPS. Le trattive per il rinnovo si sono rotte e c'è la possibilità che dal primo agosto incrocino le braccia i 340mila lavoratori del gigante della logistica. Lo sciopero verrebbe organizzato dall'International Brotherhood of Teamsters (IBT), lo storico sindacato dei camionisti che, pur avendo avuto in passato dirigenze colluse con la mafia (Jimmy Hoffa), ha espresso in più occasioni una base militante pronta allo scontro con i datori di lavoro ("I sedici giorni più belli"). Il 97% degli iscritti all'IBT ha votato a favore dello "strike" qualora le loro richieste non vengano accettate (aumenti salariali, sicurezza, ecc.), e ciò potrebbe portare a una interruzione della catena di approvvigionamento con un effetto domino sull'intera economia del paese. Come nota USA Today, l'ultima volta che i lavoratori della UPS hanno scioperato, nel 1997, meno dell'1% delle vendite totali del commercio al dettaglio proveniva dagli acquisti online. Si stima che negli USA siano più di un milione i lavoratori impiegati nel settore della logistica, più del doppio rispetto ad allora.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2023

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 17 compagni, è iniziata commentando le recenti manifestazioni in Iran, dove è in corso una grave crisi idrica.

Ad Isfahan, nel centro del paese, migliaia di persone sono scese in strada e si sono scontrate violentemente con la polizia. Per evitare il diffondersi delle manifestazioni le autorità iraniane hanno subito interrotto Internet, anche nelle regioni circostanti. L'ondata di rivolte è iniziata la scorsa estate quando 60.000 lavoratori del settore petrolifero hanno incrociato le braccia per chiedere migliori salari, causando blocchi in più di 100 raffinerie. Nel 2019 le rivolte contro il carovita hanno portato a centinaia, se non migliaia, di morti, esecuzioni sommarie e arresti di massa da parte della polizia, e ad attacchi a decine di basi militari da parte dei manifestanti. La potenzialità di lotta del proletariato iraniano è fuori discussione. Nell'area, anche il Libano è scosso da manifestazioni e proteste: nel paese dei cedri, ormai fallito, la situazione economica, sociale e sanitaria è catastrofica: mancano elettricità, beni di prima necessità, gas e benzina. Si tratta di un chiaro esempio di cosa significhi il collasso di uno stato.

Si è iniziata la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 22 compagni, parlando delle recenti mobilitazioni in Italia. Dopo le manifestazioni "no green pass" di sabato 9 ottobre a Roma (circa 10 mila i presenti) e Milano (5 mila), lunedì 11 ottobre, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base, sono scese in piazza migliaia di persone, con decine di picchetti e cortei in tutta Italia.

Particolarmente numerosa la manifestazione a Trieste dove il corteo sindacale era aperto dai lavoratori portuali che esibivano striscioni contro il "green pass". Alla collera delle mezze classi rovinate e preoccupate per i loro affari, si aggiunge quella di una parte di lavoratori che non sono vaccinati e avranno problemi per entrare al lavoro nei prossimi giorni.

Sui media mainstream viene dato molto spazio al grado di politicizzazione nelle piazze e nella società, utilizzando come chiave di lettura i dualismi sì vax/no vax, destra/sinistra, fascisti/antifascisti. Dobbiamo alla nostra corrente una potente definizione del fascismo: esso è il realizzatore dialettico delle vecchie istanze riformiste della socialdemocrazia. Il fascismo non è tanto Forza Nuova o i naziskin ma un modo di essere del capitalismo raggiunto un certo stadio di sviluppo. Oggi come non mai, alla borghesia servirebbe una democrazia "snella", cioè un esecutivo non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari, in grado di programmare difficili scelte economiche. E programmare vuol dire avere il controllo della forza lavoro; obiettivo raggiungibile, più che con l'utilizzo degli apparati polizieschi, con l'ausilio del sindacato, organismo di mediazione tra le istanze borghesi e quelle operaie.

Durante la teleriunione di martedì sera, presenti 22 compagni, abbiamo commentato la newsletter numero 243, uscita lo scorso 7 maggio, ed in particolare il trafiletto "Grazie, stato".

In un documento del SI Cobas dell'11 febbraio 2021, la prefettura di Piacenza viene ringraziata per la disponibilità dimostrata durante lo svolgimento della vertenza Tnt/FedEx: "[... Teniamo] a trarre un bilancio da sottoporre alla città di Piacenza al termine della dura vertenza FedEx-Tnt [...]. Prima di tutto, vogliamo ringraziare pubblicamente la Prefettura di Piacenza, segnatamente nelle persone della prefetta Dott.ssa Daniela Lupo e della capa di gabinetto Dott.ssa Patrizia Savarese, per la grande disponibilità e comprensione dimostrate durante tutto l'arco dello svolgimento della vertenza. Sappiamo che mediare nei conflitti di lavoro non rientra nelle prerogative ordinarie della prefettura, e per questo a maggior ragione ribadiamo il nostro ringraziamento [...] Piacenza è un territorio attraversato ormai da dieci anni da forti mobilitazioni degli operai della logistica, non possiamo che registrare con favore il crescente interesse e la crescente cura, pur nel rispetto dei rispettivi ruoli, verso questo ampio segmento di popolazione e di lavoratori piacentini [...]"

In seguito, per contrastare la chiusura dell'hub della multinazionale della logistica che rischia di lasciare sul lastrico 300 lavoratori, i sindacalisti di base hanno chiesto l'apertura di un tavolo interministeriale in sede istituzionale tra azienda e organizzazioni sindacali.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2021

Durante la teleconferenza di martedì sera, connessi 24 compagni, abbiamo ripreso quanto detto in una recente relazione riguardo le manifestazioni passate, presenti e future dell'antiforma.

Nel luglio del 1962 in Piazza Statuto a Torino scoppia la rabbia operaia. La goccia che fa traboccare il vaso è un accordo separato della UIL con la direzione della Fiat. Centinaia di operai cercano di assaltare la sede del sindacato "traditore" e per due giorni la piazza è teatro di scontri con la polizia. Nelle manifestazioni, da una parte si vede un'assoluta rispondenza dei metodi alle tipologie di scontro tipiche del movimento operaio, dall'altra si nota qualcosa di nuovo: una componente operaia giovanissima, soprattutto meridionale, che rappresenta il nocciolo duro di una forza che non vuole più saperne di trattative e si scaglia contro un presente fatto di miseria, alienazione e sfruttamento. Borghesi di destra e di sinistra, invocando carcere e repressione, li chiamano i teppisti con le maglie a strisce.

La vicenda di Piazza Statuto è servita da cartina di tornasole per tutte le forze che si rappresentavano come alternative ai partiti e ai sindacati di allora. Fu esemplare il comportamento degli operaisti dei Quaderni Rossi, che presero le distanze dagli scontri denunciando la "squallida degenerazione di una manifestazione che era iniziata come protesta operaia verso il tradimento sindacale della UIL" (Cronache dei Q.R.). In quel frangente il programma comunista scrisse l'articolo "Evviva i teppisti della guerra di classe! abbasso gli adoratori dell'ordine costituito!"

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2021

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con l'analisi della situazione politica italiana in relazione alla probabile formazione di un governo PD-M5S. Abbiamo ribadito che qualsiasi governo si formerà di qui ai prossimi giorni non potrà che adoperarsi per il controllo centralizzato dell'economia, il sostegno al sistema produttivo interno e la gestione degli effetti sociali dell'andamento economico. Totalitaria è la forma di dominio fascista, con lo Stato che passa sotto il controllo del Capitale come strumento indispensabile per intervenire nella società, sia come ammortizzatore sociale (carota) che come repressione (bastone). In "Tracciato di impostazione" (1946) è scritto che:

"Lo svolgimento politico dei partiti della classe borghese in questa fase contemporanea, conduce a forme di più stretta oppressione, e le sue manifestazioni si sono avute nell'avvento dei regimi che sono definiti totalitari e fascisti. Questi regimi costituiscono il tipo politico più moderno della società borghese e vanno diffondendosi attraverso un processo che diverrà sempre più chiaro in tutto il mondo."

Quindi, al di là delle alchimie politiche di cui l'Italia è maestra, il prossimo governo avrà dei margini di manovra ridotti, dato il livello di (non) crescita del Pil combinato con un debito pubblico che tocca i 2.386 miliardi di euro. E' abbastanza chiaro che il sostegno di molti sinistri all'alleanza PD-M5S in funzione antifascista, non è che il solito partigianesimo risorgente e tenace che preferisce una parte della borghesia rispetto all'altra. Ma il fascismo non è il prodotto del Salvini di turno che fa i decreti sicurezza, bensì dell'esperienza statale fascista sperimentata durante il Ventennio e da cui non si è più tornati indietro. Tant'è vero che alcuni enti istituiti negli anni Trenta non sono stati soppressi dai successori post-fascisti (IMI, IRI, ecc.).

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2019

La teleconferenza di martedì 9 luglio, a cui hanno partecipato 11 compagni, ha avuto come tema principale il ricorso di alcuni anniversari.

Tra il 7 e il 9 luglio del 1962, in Piazza Statuto a Torino, si verificano violenti scontri tra forze dell'ordine e operai in seguito alla firma di un accordo sindacale separato tra Uil e Fiat. La mattina del 7 luglio i maggiori stabilimenti industriali della città si fermano e gli operai incolleriti si concentrano di fronte alla sede della Uil in Piazza Statuto; ne nascono degli scontri con la polizia che durano per tre giorni con il risultato di più di un migliaio di fermi, quasi un centinaio di arrestati e svariate centinaia di feriti da entrambe le parti.

Dalle fila del PCI ai sinistri dei Quaderni Rossi, si alza un coro unanime di condanna dei fatti di piazza Statuto, giudicati una "squallida degenerazione" di una manifestazione di protesta operaia. L'Unità del 9 luglio definisce la rivolta come "tentativi teppistici e provocatori", ed i manifestanti "elementi incontrollati ed esasperati", "piccoli gruppi di irresponsabili", "giovani scalmanati", "anarchici, internazionalisti". Al contrario, il programma comunista n. 14 del 17 luglio 1962, esce con un potente articolo intitolato "Evviva i teppisti della guerra di classe! Abbasso gli adoratori dell'ordine costituito!", in cui si afferma che ha poco senso essere non violenti quando quotidianamente si subisce la violenza del lavoro salariato.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2019

La teleconferenza di martedì, presenti 14 compagni, è iniziata con una breve rassegna stampa su diversi temi, tra cui il trattato di Aquisgrana, il disastro sociale ed economico in corso in Venezuela, e il cambio al vertice del maggiore sindacato italiano.

Nella sua prima apparizione in TV come segretario della Cgil, nel programma "1/2 ora in più" di Lucia Annunziata, Maurizio Landini ha affermato di voler cambiare il sindacato proponendo una "contrattazione inclusiva" per aprire l'organizzazione al territorio dato che "il problema è la solitudine": bisogna "tornare alle origini per cui sono nate le Camere di lavoro" ha spiegato, "tornare alle nostre radici, che fanno i conti con le nuove condizioni di lavoro che ci sono." A parte le buone intenzioni, su cui ci sarebbe molto da dire, sappiamo che per cancellare l'effetto storico della assunzione del sindacato entro lo stato borghese occorre molto di più, e cioè uno stravolgimento sociale di potenza gigantesca. Se ciò invece non avverrà, ogni organizzazione sindacale non potrà far altro che mediare fra capitale e lavoro, secondo le regole della concertazione/contrattazione. E non basterà l'elezione di un leader movimentista per cambiare direzione, tanto più ad un sindacato corporativo come la Cgil.

La teleconferenza di martedì, connessi 15 compagni, è iniziata dal breve resoconto di un'assemblea sindacale in una grande azienda a cui ha partecipato un compagno. All'incontro, indetto dai confederali per discutere il rinnovo del CCNL di categoria, erano presenti su circa 250 lavoratori solo una trentina di persone, tra cui una decina di sindacalisti. Gli interventi dei bonzi sindacali sono stati tutti imperniati sul rispetto delle cosiddette compatibilità e sulla necessità di far funzionare al meglio gli organismi paritetici, in modo che delegati e azienda abbiano più occasioni di confronto partecipativo.

E' proprio vero: dal tipo di impostazione corporativa inaugurata dal fascismo nel corso degli anni '20 (patto di Palazzo Vidoni del 1925) non si è più tornati indietro. Anzi, lo stato borghese ha rafforzato questo tipo di struttura burocratizzando in misura sempre maggiore i rapporti tra capitale e lavoro. Nell'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo" (n+1, n. 42), abbiamo citato Il Sole 24 Ore che così definisce la natura degli enti bilaterali: essi "esprimono una concreta ed efficace forma di collaborazione tra capitale e lavoro, indicativa della tendenza al superamento del modello esasperatamente conflittuale. Hanno diversi scopi: mutualizzazione di obblighi retributivi (per esempio, mensilità aggiuntive, ferie) per lavoratori che cambiano spesso datore di lavoro (per esempio, nell'edilizia); formazione professionale; sicurezza del lavoro; prestazioni assistenziali. Da qualche anno la legge ha iniziato a promuovere il ruolo degli enti bilaterali, riconoscendogli compiti relativamente al mercato del lavoro, alla formazione professionale, all'assistenza della volontà delle parti nella stipulazione dei contratti e nella disposizione dei diritti."

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2018

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, si è aperta con alcuni commenti riguardo l'imposizione, da parte del governo degli Stati Uniti, di nuovi dazi sull'importazione di acciaio e alluminio.

Nell'edizione dello scorso 10 marzo, l'Economist riportava in copertina una caricatura del volto di Donald Trump a forma di bomba a mano. L'intento era quello di evidenziare la pericolosità della politica intrapresa dal Presidente, ritenuta una "minaccia al commercio mondiale" poiché potrebbe portare allo sgretolamento di quel sistema di accordi tra paesi che ha sorretto il mondo capitalistico a partire dal secondo dopoguerra:

"Quali che siano i problemi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, sarebbe una tragedia minarla. Se l'America persegue una politica commerciale mercantilista sfidando il sistema commerciale globale, altri paesi sono tenuti a seguirla. Ciò potrebbe non portare a un immediato collasso dell'OMC, ma gradualmente eroderebbe uno dei fondamenti dell'economia globalizzata."

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2018

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando le news in arrivo dal Venezuela, dove in seguito agli assalti a supermercati e negozi da parte della popolazione, ormai ridotta alla fame, il governo Maduro ha costretto gli esercenti ad abbassare i costi dei beni di prima necessità. Nel paese i prezzi delle merci sono arrivati alle stelle a causa di un'inflazione a livelli da record, mentre il Bolivar, la moneta locale, non viene più accettata nelle transazioni.

La situazione economica in cui versa il paese è molto simile a quella di altre aree del mondo dove storicamente vengono attuate misure per calmierare i beni di prima necessità. Quando le condizioni economiche peggiorano e tali misure non possono più essere mantenute, quando i governi non riescono più a sfamare le popolazioni, scattano le rivolte, i saccheggi e le manifestazioni.

La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata commentando quanto accade in Argentina.

Nei giorni scorsi ci sono state grosse manifestazioni e scontri con la polizia a Buenos Aires, in seguito all'annunciata riforma delle pensioni. Secondo l'Osservatorio sul debito sociale dell'Università Cattolica di Buenos Aires i poveri sono il 31,4% della popolazione e il 48,4% dei minori di 14 anni vive in famiglie povere. Praticamente un terzo della popolazione argentina si trova in condizione di povertà strutturale e l'ennesima misura di austerity non farà altro che peggiorarne la situazione. In questo clima la riforma delle pensioni rappresenta la classica goccia che fa traboccare il vaso, diventa l'innesco di situazioni esplosive pre-esistenti.

A proposito di miseria crescente è stato citato un articolo pubblicato su il manifesto, "La lotta di classe vinta dall'1%" dove si riportano i risultati di uno studio realizzato da un centinaio di economisti di tutto il mondo, coordinati nel World Wealth and Income Database (WID, world). La giornalista Anna Maria Merlo ne ricava un quadro indicativo:

La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata con un accenno alla lettera di Papa Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale "Dalla Populorum progressio alla Laudato si", rivolta in particolare alle forze sindacali.

Nel messaggio il Pontefice, dopo la glorificazione del lavoro (che "non può essere considerato come una merce né un mero strumento nella catena produttiva di beni e servizi, ma, essendo basilare per lo sviluppo, ha la priorità rispetto a qualunque altro fattore di produzione, compreso il capitale"), ricorda che la persona "non è solo lavoro; ci sono altre necessità umane che dobbiamo coltivare e considerare, come la famiglia, gli amici e il riposo". Le forze sociali sono quindi sollecitate a non ignorare "il resto dei poveri, emarginati ed esclusi dal sistema", sindacati e movimenti dei lavoratori devono "essere esperti in solidarietà".

Non saranno gli appelli del Santo Padre o quelli dei sindacalisti a fermare l'aumento delle diseguaglianze sociali. La legge della miseria crescente è la legge assoluta dell'accumulazione capitalistica e sarà la polarizzazione economica a spingere i proletari a spezzare gli attuali schemi corporativi - mandando a quel paese preti e sindacalisti - e a ritrovare la forza nell'organizzazione immediata territoriale.

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, abbiamo affrontato alcuni dei temi sviluppati sulla rivista n. 42, attualmente in stampa, partendo dall'articolo "La socializzazione fascista e il comunismo".

Negli anni '20 lo scontro tra modi di produzione si acuisce: "In Russia la fase rivoluzionaria era matura per urgere in breve ciclo di forze nuove e disgregarsi di morte forme; fuori in Europa la situazione era falsamente rivoluzionaria e lo schieramento non fu decisivo, l'incertezza e mutevolezza di atteggiamento fu effetto e non causa della deflessione della storica curva del potenziale di classe." (Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, 1955)

In Italia si afferma il fascismo che, nato da una costola del sindacalismo rivoluzionario, non è però la causa dell'annichilimento del movimento proletario italiano; al contrario, è la sconfitta di quest'ultimo a permettere al fascismo di imporsi. L'opportunismo, afferma la nostra corrente, non è questione morale, "è un fenomeno di natura sociale e storica per cui l'avanguardia proletaria, invece di disporsi sullo schieramento che si pone contro il fronte reazionario della borghesia e degli strati piccolo-borghesi, più di essa ancora conservatori, dà l'avvio ad una politica di saldatura fra il proletariato e le classi medie." (Tesi di Napoli).

La teleconferenza di martedì scorso, 14 i compagni presenti, è iniziata commentando alcune news riguardo l'utilizzo dei robot nella produzione industriale.

L'articolo "L'azienda cinese che delocalizza negli Usa e crea magliette in 30 secondi (con i robot)", pubblicato sul sito Linkiesta, racconta della delocalizzazione di un'azienda tessile cinese in Arkansas, in cui la maggior parte delle linee, che produrranno 23 milioni di t-shirt all'anno, saranno del tutto automatizzate, mentre 400 tecnici si occuperanno esclusivamente della manutenzione. Anche La Stampa pubblica un pezzo sull'utilizzo sempre più diffuso dei robot, nello specifico in Cina. Da fabbrica del mondo e territorio dove le grandi aziende (Apple in testa) si trasferivano dato il basso costo del lavoro, il colosso asiatico sta bruciando le tappe robotizzando la produzione e delocalizzando a sua volta:

"Nonostante i progressi nella robotica, la Cina ha ancora una densità inferiore a molti paesi: conta 49 robot per ogni 10mila lavoratori contro la media globale di 69, mentre per gli Stati Uniti il livello è 176, per la Corea del Sud 531 e per la Germania 301. Per colmare questo ritardo, Pechino si prefigge di raggiungere il numero di 150 robot per ogni 10 mila lavoratori entro il 2020."

La teleconferenza di martedì sera, connessi 15 compagni, è stata incentrata sul rapporto tra sindacati e lotte di classe.

Partendo dalla battaglia della Sinistra Comunista all'interno del PSI durante il Biennio Rosso, abbiamo innanzitutto rimarcato la differenza tra sindacati e soviet. Se i primi nascono e si sviluppano per difendere le condizioni economiche dei lavoratori, i secondi possono diventare espressione di un contropotere; in un periodo post-rivoluzionario, afferma Bordiga in Per la costituzione dei consigli operai in Italia, i soviet possono diventare organismi esecutivi capillari:

"Ciò che importa stabilire è che la rivoluzione comunista viene condotta e diretta da una rappresentanza politica della classe operaia, la quale, prima dell'abbattimento del potere borghese è un partito politico; dopo, è la rete del sistema dei Soviet politici, eletti direttamente dalle masse col proposito di designare rappresentanti che abbiano un dato programma generale politico, e non siano già esponenti degli interessi limitati di una categoria o di una azienda."

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo le manifestazioni dei tassisti contro le misure contenute nel decreto legge Milleproroghe. La corporazione dei conducenti di taxi, la cui protesta si è sviluppata su scala nazionale, si è mobilitata per difendere i propri interessi, minacciati dal giganteggiare di Uber, la multinazionale americana che col suo servizio di trasporto su auto a portata di click sta guadagnando terreno nel settore. Da Marx in poi sappiamo che le mezze classi rovinate sono le prime a muoversi: avendo ancora qualcosa da perdere, si illudono di salvare il salvabile.

In questo caso la "colpa" è della tecnologia: le macchine, rimpicciolite (ognuno di noi ha uno smartphone in tasca) e capaci di costruire sé stesse, stanno eliminando gli uomini dal processo produttivo, diretto o indiretto che sia. Si tratta di un cambiamento qualitativo importantissimo. Uber, AirB&B e tante altre piattaforme basate su applicazioni online, sfruttando la capacità di comunicazione tra oggetti e sistemi, riescono a ridurre al minimo il numero di lavoratori necessari alla gestione del sistema, mentre i vecchi rapporti giuridici, atti a normare il confronto tra dipendenti e datori di lavoro, ne escono stravolti. Basti pensare a Foodora, Deliveroo e alle altre startup della gig economy impegnate nella consegna dei pasti a domicilio di cui abbiamo parlato recentemente: "Il nuovo precario lavora secondo lo schema on-demand cioè quando serve, con un rapporto diretto consentito da applicazioni e piattaforme digitali sviluppate appositamente. Domanda e offerta si incontrano on-line, ma ovviamente con una assoluta asimmetria, dato che il lavoratore non ha nessun mezzo per intervenire nel sistema." (Gig economy, n+1 n. 40)

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla dinamica sindacale.

Il percorso storico del sindacato è noto: dapprima la borghesia ne avversa violentemente lo sviluppo, poi ne tollera l'esistenza, infine lo ingloba nelle strutture statali. Tale processo è irreversibile e ciò significa che, finché non cambierà il rapporto tra le classi, ogni sindacato è opportunista.

Anche se le forze borghesi ci hanno sottratto i sindacati, anzi a maggior ragione, è necessario prestare attenzione a quanto accade in tali organismi che sono per loro stessa natura composti di soli proletari. Senza scordare che la teoria dell'offensiva padronale è una trappola "infame" per il risvolto pratico che comporta: attraverso l'utilizzo di strumenti di conservazione sociale come il parlamento, la costituzione, ecc., essa pone la classe proletaria sulla difensiva rendendola innocua.

Da Galileo in poi sappiamo che per fare scienza è necessario individuare degli invarianti al fine di elaborare modelli che ci aiutino a leggere correttamente la realtà. Nella misura in cui l'uomo evolve come essere sociale, produce e riproduce la propria esistenza fino a mutare la sua natura di uomo in quella di uomo-industria. In questo percorso la percezione si fa sempre più ingannevole, anzi: senza teoria, fisica, matematica, biologia, ecc., ci conduce fino all'errore.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata commentando gli sviluppi della situazione americana dopo l'insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.

Gli Usa, pur essendo ancora in grado di far vedere i sorci verdi al resto del mondo, non sono i controllori del Capitale, piuttosto è quest'ultimo a dominare loro e gli altri stati. Il rientro delle produzioni industriali, dice l'Economist, è in corso da tempo, da ben prima dell'elezione dell'odiato presidente bianco e razzista.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando la situazione economica negli Usa.

Appena insediatosi, Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti usciranno dal Tpp, il progetto di accordo commerciale Trans-Pacifico a cui aderiscono altri 11 paesi, ed ha proposto, con tanto di apologia di quei capitalisti che investono nel proprio paese, incontri su cadenza trimestrale con i vertici delle maggiori industrie americane: "Tutto quello che dovrete fare è stare qui, non andar via. Non licenziare la vostra gente negli Usa".

Sappiamo da un pezzo che la storia, pur essendo fatta da uomini e da esecutivi che gli uomini formano per governare la società, non si svolge come essi vorrebbero, bensì secondo determinazioni materiali più forti di ogni volontà. In questo contesto ha avuto una certo eco la notizia di un possibile investimento della Foxconn per circa 7 miliardi che, per mezzo della controllata Sharp, dovrebbe assemblare display su suolo americano. 50 mila i posti di lavoro annunciati, ma bisognerà proprio vedere a cosa serviranno dato che i piccoli componenti vengono prodotti in modo automatico. Comunque il fatto che siano i cinesi a investire e produrre negli Stati Uniti, e non il contrario, significa che l'imperialismo a stelle e strisce è davvero messo male.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con alcuni aggiornamenti sulle lotte in corso in Francia.

Il governo Valls ha vietato il corteo del 23 giugno organizzato dai sindacati, autorizzando solo una manifestazione statica. Niente di cui stupirsi: dopo gli scontri del 14 giugno, François Hollande aveva annunciato che le organizzazioni sindacali non avrebbero più beneficiato dell'autorizzazione a manifestare qualora "la tutela dei beni e delle persone non fosse garantita."

Il movimento francese è iniziato nel segno del vecchio paradigma sindacale, la lotta per il ritiro della legge sul lavoro El Khomri, ed è continuato nel tentativo di raggiungere un nuovo paradigma, quello di Occupy Wall Street. Per adesso Nuit Debout non ci è riuscito: nel Vecchio Continente non si è ancora visto qualcosa che metta in discussione veramente i vecchi modelli politici.

Comunque, dalla Primavera araba in poi, non ha più importanza l'etichetta "politica" affibbiata ad un movimento. Quello che conta è constatare che il marasma sociale e la guerra si estendono a tutto il mondo di pari passo con l'aggravarsi della crisi di accumulazione del Capitale.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli di Limes.

La rivista, come il quotidiano la Repubblica, fa parte del Gruppo Editoriale l'Espresso ma si rivolge ad un pubblico diverso: significativi i fondi di Lucio Caracciolo, sempre molto netti, spesso crudi nel descrivere la gravità degli scenari sociali ed economici globali con cui dobbiamo fare i conti.

L'ultimo numero è dedicato alle periferie e in particolare alla differenza tra quelle di Parigi, Londra, Bruxelles, e le italiane che per ragioni geostoriche vedono una presenza minore di immigrati. Indicativa la condizione della capitale belga, un ginepraio di sedi istituzionali letteralmente assediato da senza riserve: "In particolare a Molenbeek-Saint-Jean, Schaerbeek e Forest, tre comuni che quasi minacciosamente circondano quello di Bruxelles. Non banlieues nel senso parigino del termine, ma quartieri collocati a un passo dal centro storico. Un tempo sede dell'industria pesante, oggi incapaci di convertirsi al terziario e alla nuova economia. Qui il tasso di disoccupazione fra i figli di immigrati raggiunge in media il 40% e spesso la disperazione si tramuta in nichilismo, con i giovani preda dell'ideologia salafita e fondamentalista."

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2016

La teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 15 compagni, è iniziata dall'analisi di quanto sta accadendo in campo energetico nel mondo.

L'OPEC non abbasserà la produzione. Così è stato deciso dai paesi esportatori di petrolio riuniti a Vienna lo scorso 27 novembre. Nel frattempo il Brent del Mare del Nord, il grezzo di riferimento, è crollato a 77 dollari, e addirittura a 54 quello dei pozzi del Kuwait. Anche se il "petrolio buono", come l'arabian light o il libico, è ancora caro e rimane tra i 120 e i 150 dollari, non influisce sul prezzo di riferimento. Fin qui tutto normale: il calo dei consumi ha fatto scendere la spesa energetica, il boom dello shale oil e delle tecniche di fracking ha inciso sui prezzi, la concorrenza tra i paesi produttori ha fatto il resto. Ciò che non è normale è l'unanimità (quasi) dell'OPEC nel tenere alta l'estrazione nonostante i prezzi bassi.

E' noto che i paesi esportatori di petrolio tendono a mantenere la produzione sul filo del rasoio, e cioè ad un livello di prezzo sufficientemente alto ma che non faccia diminuire la domanda (caso in cui, comunque, i pozzi servono da salvadanaio per il futuro). Oggi sta accadendo esattamente il contrario: è come se i paesi OPEC scialacquassero il petrolio guadagnandoci poco per ottenere qualcosa. La tanto strombazzata autosufficienza energetica americana è una bufala, e i paesi dell'OPEC se ne sono accorti: ci rimettono sul momento a pompare petrolio in esubero, ma fanno un buon investimento perché stanno facendo chiudere la concorrenza.

La teleconferenza di martedì scorso, a cui hanno partecipato 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sullo "sciopero sociale" del 14 novembre. L'iniziativa durerà per tutta la giornata e coinvolgerà i sindacati di base, una serie di reti sociali e diversi "segmenti" di classe. L'organizzazione è interessante: manifestazioni in ogni città virtualmente unite da un network nazionale di riferimento con collegamenti esteri. La modalità ricorda quella diffusasi con Occupy negli Stati Uniti, anche se in Italia è molto più difficile lasciarsi alla spalle il vecchiume politico e sindacale.

Nella stessa data scenderà in piazza, a Milano, anche la Fiom. Non è da sottovalutare la sua capacità di trasformismo. Si pensi per esempio all'autunno del 1969, quando il sindacato si aprì alle spinte che arrivavano dal basso, riuscendo così a recuperare ampi settori di dissenso operaio. Pure la Cisl negli anni Settanta si trasformò in fretta e furia in un sindacato di sinistra, e attirò a sé tutti i gruppettari espulsi dalla Cgil.

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, oggi anche la ripetizione di un movimento come quello di Solidarnosc è improbabile, perché le condizioni che si verificarono allora sono irripetibili: Russia al collasso, tutto il proletariato iscritto allo stesso sindacato di stato, condominio imperialistico Usa-Urss. Ma lo sviluppo del movimento di sciopero in Polonia rimane paradigmatico: un grande proletariato inquadrato in organizzazioni intermedie che arriva attraverso di esse a costituirsi in partito politico.

La teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 15 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sul discorso di Renzi alla stazione Leopolda di Firenze. L'Italietta sgangherata sta cercando di darsi un po' di italian pride in salsa fascio-proudhoniana: vedremo se si tratta di una realtà che produce effetti o se ci ritroveremo di fronte ad una edizione in farsa del populismo alla Giannini (movimento dell'Uomo qualunque) scomparso nel nulla dopo aver riempito le piazze nel '48.

Il premier ha ufficialmente disconosciuto i sindacati quali interlocutori in materia di politica economica. Camusso, di ritorno dal tavolo con il governo per discutere della Legge di stabilità, ha lamentato un clima surreale in cui i ministri presenti non avevano il mandato per trattare e "non erano nelle condizioni di rispondere". Ma nel clima surreale, probabilmente, ci si è trovata soltanto la Cgil, ancorata ad una tradizione concertativa che appartiene al passato e non potrà più ritornare: se non comincia a darsi una mossa e a fare sul serio, allora rischia di essere asfaltata dal rullo compressore renziano.

Anche se apparentemente incredibile con i suoi atteggiamenti stucchevoli e al limite del ridicolo, il Presidente del Consiglio Renzi sta portando avanti con decisione la linea politica inaugurata da Monti, tentando man mano di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono l'accelerazione dei processi decisionali. Quel che gli serve è una democrazia "snella", cioè una sovrastruttura politica con un Esecutivo non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari e "disfunzioni" varie.

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata dal commento di alcuni articoli sul tema della robotica. Un articolo di Wall Street Italia segnala che tra non molto tempo il 70% del lavoro manuale sarà svolto da robot e in particolare che, secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell'Università di Oxford, il 47% dei posti di lavoro rischia di scomparire già nell'arco di una sola generazione (circa 20 anni). Non stupisce quindi l'annuncio di Foxconn, la grande fabbrica cinese "dei suicidi", di voler introdurre nei suoi stabilimenti un milione di robot: questi possono lavorare ventiquattro ore su ventiquattro, non scioperano, non protestano e sono sempre meno costosi. I media ufficiali trattano il tema della robotica dal punto di vista della sfida di costruire robot con sembianze umane; molto più interessante invece, per il nostro lavoro, l'articolo Andate e moltiplicatevi apparso qualche anno fa su Le Scienze, in cui si indaga la possibilità di produrre macchine autoreplicanti:

La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato dodici compagni, è iniziata dall'analisi dei fatti siriani e dai loro recenti sviluppi. Il sistema capitalistico predispone le condizioni affinché sorga ad un certo punto un problema da risolvere, problema che non è risolvibile in altro modo che con la guerra. Per ora l'intervento armato americano sembra smorzato, ma resta un fatto l'assenza di una strategia politica complessiva all'altezza delle sfide poste dalla crisi dell'economia mondiale. Siamo dinanzi al disperato tentativo di conservare questo modo di produzione da parte degli Stati Uniti, gendarme mondiale e intercettatore ultimo dei flussi di valore globali.

Alla teleriunione di martedì sera, presenti 10 compagni, è stato commentato l'articolo Peer to Peer Production as the Alternative to Capitalism: A New Communist Horizon (Peer to peer come alternativa al capitalismo: un nuovo orizzonte comunista) di Jakob Rigi, un lavoro a suo modo in sintonia con il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". La nostra corrente aveva a disposizione meno materiale anti-formista, mentre oggi le anticipazioni teoriche e pratiche della società futura sono una realtà a portata di mano. Nell'articolo si sostiene che la produzione peer to peer, nata e cresciuta nel capitalismo, inizia ad avere caratteristiche che si scontrano con il capitalismo stesso.

Partendo dall'analisi delle rivolte globali, dall'Egitto agli Usa, viene fatto un parallelo tra le aspirazioni dei dimostranti e le nuove forme e modi di produzione che si stanno imponendo in ambito informatico. Oggi tutta la tecnologia segue a ruota l'informatica. All'interno di questo settore c'è una forza che spinge verso una direzione comunista, questa forza cui non si può sfuggire può essere pensata in termini di inevitabilità strutturale dell'evoluzione bio-tecnologica. La Free Software Foundation e Linux vengono considerati come esempi di produzione collettiva che fa volentieri a meno del denaro e punta tutto sulla gratuità. Il copyleft è fattore e prodotto dello sviluppo di programmi che bypassano i vincoli dettati dalla legge del valore:

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2013

La teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'ordine dei gesuiti e sulla Chiesa in generale, prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni di Papa Francesco su omosessualità e secondo matrimonio, ai quali si aggiunge l'annunciata riforma dello Ior, la banca vaticana.

Ad una prima analisi quanto detto dal Pontefice al ritorno dal viaggio in Brasile, rivela la necessità della Chiesa di risintonizzarsi con la società e le sue angosce, per non perdere aderenza con essa e venirne espulsa.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Durante la consueta teleconferenza del martedì, a cui hanno partecipato 10 compagni, si sono commentate le notizie in merito al viaggio del Papa in Brasile. All'arrivo della carovana pontificia, la macchina organizzativa ha presentato vistose falle nella sicurezza, tali da permettere alla popolazione di avvicinarsi notevolmente fino a bloccare il corteo di macchine. Anche fuori dal palazzo del governo di Rio, dove Bergoglio ha incontrato il presidente Roussef, non sono mancati momenti di tensione; la manifestazione di protesta è stata infatti caratterizzata da violenti scontri tra dimostranti e polizia, con lancio di oggetti e, in risposta a questi, di lacrimogeni.

Circa un mese fa, quando in Brasile sono scoppiati i primi scontri, le motivazioni della protesta nascevano dallo sperpero di denaro "pubblico" per l'organizzazione della Confederation Cup 2013; adesso le rivolte sono legate alla spesa esagerata, 40 milioni di euro, per ospitare il Papa. Non male per un viaggio organizzato con l'obiettivo di mettere la Chiesa in sintonia con i poveri del mondo!

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

La discussione, presenti 15 compagni, è iniziata analizzando quanto si sta muovendo sul fronte sindacale italiano. In particolare si è preso spunto dalle varie assemblee che si stanno tenendo intorno alla lotta nel settore della logistica, segnalando che anche a Torino sta partendo una vertenza territoriale. Cresce l'interesse verso la parola d'ordine del salario a occupati e disoccupati insieme alla drastica riduzione della giornata lavorativa, la controparte non sono più i padroni in genere ma lo Stato; si tratta infatti di imporre con la forza una rivendicazione che diventa legge:

"Questa organizzazione dei proletari in classe e quindi in partito politico torna ad essere spezzata ogni momento dalla concorrenza fra gli operai stessi. Ma risorge sempre di nuovo, più forte, più salda, più potente. Essa impone il riconoscimento in forma di legge di singoli interessi degli operai, approfittando delle scissioni all'interno della borghesia. Così fu per la legge delle dieci ore di lavoro in Inghilterra." (Karl Marx e Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista)

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Come ogni martedì la teleriunione ha preso le mosse dal commento, insieme ai tredici compagni partecipanti, dei fatti salienti della settimana.

I sommovimenti sociali che coinvolgono diversi paesi in diverse aree del mondo vanno letti nel contesto della crisi cronica del capitalismo senile. Nel volgere di pochi anni lo scontro con gli apparati statali si è affinato: dalle rivolte nelle banlieues francesi nel 2005 a quelle londinesi del 2011, il livello dello scontro è cresciuto fino ad arrivare, nelle rivolte di Turchia ed Egitto, ad una dimensione maggiormente organizzata. La borghesia, dal canto suo, si trova di fronte ad un nemico che non è più esterno; deve piuttosto combattere contro una popolazione urbana sempre meno controllabile e, non potendo più ricorrere agli strumenti classici di corruzione (Welfare State), incentiva uno Stato di tipo poliziesco.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

[…] Ho militato nel "movimento" per molti anni e sono giunto alla conclusione che le varie componenti di esso hanno perso (se mai l’hanno avuta) qualsiasi aderenza con la teoria marxista e la prassi rivoluzionaria. Ho iniziato, assolutamente per caso, a leggere le vostre lettere e reputo che stiate facendo un buon lavoro. Visto, però, che non ho nessuna dimestichezza con la Sinistra Comunista italiana, e il mio bagaglio politico si è formato sui modelli culturali in voga nella sinistra, cioè l’eclettismo imperante nel magma dei gruppi, ho delle difficoltà a capire "nella pratica" alcuni concetti. Quello che non riesco proprio a concettualizzare è come voi intendiate il lavoro di massa. Quando uso la dizione "lavoro di massa" mi riferisco al lavoro di propaganda, di difesa delle condizioni di vita e via dicendo, che i comunisti fanno o dovrebbero fare sempre nei posti di lavoro o dovunque essi siano. Potreste impiegare un po’ del vostro tempo per spiegarmelo?

Pubblicato in Doppia direzione

[…] D'accordo, oggi non esiste un Partito formale; non ci sono le condizioni per il suo sviluppo; non è sufficiente che un gruppo di persone lo costituisca formalmente visto che non c’è un movimento spontaneo della classe che esprima questa necessità; né sarebbe serio dar vita ad una compagine formale del tutto auto-referente; la vostra attività cerca di essere più idonea possibile alle esigenze della rivoluzione; lavorate in modo centralizzato, da partito pur non essendoci il partito; le condizioni presenti "impongono", come del resto dicono le Tesi della Sinistra, un lavoro sporadico e limitato, tutto quello che è consentito dagli attuali rapporti di forza (quindi, al momento, poco); ma queste affermazioni devono fare i conti con molte variabili. Per esempio, è fuori di dubbio che il sindacato sia ormai, e per sempre, un organo statale. L'assorbimento del sindacato nell’apparato statale non deve essere inteso in modo "statico", come una relazione chiusa a ogni influenza e pressione della lotta di classe, ma la sua funzione è quella di controllare la classe operaia, non di difenderla.

Pubblicato in Doppia direzione

[…] L’assorbimento del sindacato nell’orbita istituzionale corrisponde al tentativo di disciplinare il conflitto capitale-lavoro, vista la sua ineliminabilità, ed esprime un'esigenza precisa del capitalismo maturo. Ogni sindacato che nasca al di fuori di reali e spontanee pressioni dal basso non può che seguire lo stesso percorso o condannarsi, spacciando la manciata di iscritti raccolta o perduta come "indicazioni di fase".

Ma proprio l'integrazione massima fra industria, sindacato e Stato dimostra che la grande organizzazione sociale esistente deve necessariamente riflettersi anche sulle eventuali lotte generalizzate dei proletari. Finché tutto si svolge in settori isolati e la lotta viene articolata in mille rivoli il fenomeno non è visibile, ma non appena si dovesse rompere l'attuale equilibrio dobbiamo essere sicuri che sarà difficilissimo fermare la valanga.

Pubblicato in Doppia direzione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 12 compagni.

La discussione è cominciata dall'analisi delle rivolte in corso in Turchia dove, oltre alle ultime sommosse, si registra già da mesi una certa tensione sociale sui temi legati al salario e al peggioramento delle condizioni di vita dei proletari. Il Primo Maggio a Istanbul ci sono stati scontri tra polizia e manifestanti in seguito al divieto di organizzare raduni in piazza Taksim dove, hanno motivato le autorità, la presenza di un cantiere per dei lavori in corso impediva la messa in sicurezza della piazza. Nonostante il divieto, centinaia di dimostranti riuniti dai partiti di sinistra e dai sindacati si sono radunati poco vicino alla piazza. La polizia è intervenuta con lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperderli.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 15 compagni.

Un compagno ha raccontato gli sviluppi dello sciopero dei lavoratori dei magazzini SDA (Roma 1 e Roma 2) il 2 maggio scorso. Durante il "blocco" c'è stata un'elevata partecipazione dei lavoratori e la controparte è stata costretta ad accettare le rivendicazioni presentate. Il settore della logistica è suddiviso in cooperative che gestiscono servizi esternalizzati per i grandi marchi della distribuzione (IKEA, TNT, DHL, ecc.) e tra i facchini che operano in questo comparto sta nascendo spontaneamente un coordinamento di lotta. Domenica prossima ci sarà un'assemblea generale in vista dello sciopero generale del 15 maggio: "Il prossimo 15 Maggio è stato indetto uno sciopero nazionale dei lavoratori della logistica che, in continuità con la giornata del 22 Marzo, inizia un percorso di lotta per chiedere la discussione del CCNL, mettere sotto pressione ogni singolo corriere, collegare i lavoratori di ogni singola filiera per dare maggiore forza alle nostre rivendicazioni."(da un volantino del Cobas Lavoro privato-Pisa)

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2013

Alla teleconferenza di martedì sera erano presenti 18 compagni.

La discussione è iniziata commentando la nomina di Napolitano a Presidente della Repubblica. Come previsto, il collasso della società basata sul controllo sociale (fascismo) per mezzo di un organo di controllo allo sfascio (stato) con sullo sfondo una crisi sistemica e ormai cronica, produce curiose fibrillazioni a livello di sovrastruttura politica (partiti). Per l'occasione è stata segnalata la Lettera ai compagni n. 27, "Il Diciotto Brumaio del Partito che non c'è". È più o meno dal 1992 che in Italia, prima che altrove, si cerca la strada per un esecutivo permanente che governi per decreti esautorando del tutto il parlamento. Con alterne vicende, la morte del duopolio demo-staliniano aveva prodotto infine un insieme politico del tutto addomesticato rispetto ai "mercati" (oltre che rispetto al potente occupante militare con sede a Washington) e sembrava facile procedere verso un bipolarismo all'americana che facesse estinguere l'endemica polverizzazione italiota delle componenti politiche. Il risultato visibile è stato esattamente l'opposto, ma quello pratico è infine un inequivocabile monopartitismo da "pensiero unico".

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 13 compagni.

La discussione è cominciata analizzando la proposta di Confindustria ai sindacati di "un patto in fabbrica" per ricostruire il Paese. La segreteria della CGIL, e prima ancora la Cisl, si sono dichiarate disponibili a mettere da parte gli interessi particolari e ad aprire le trattative per un non meglio definito tentativo di risollevare le sorti dell'economia nazionale. "Possiamo fare tanto ma da soli non ce la faremo", hanno spiegato gli industriali all'appuntamento biennale della Piccola Industria. "Dobbiamo salvare il Paese, occorre una assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco". Un patto dei produttori, sottolinea il leader della Piccola Industria, è "un dovere e una responsabilità" nel momento "più difficile della storia della nostra Repubblica".

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 14 compagni.

Si è iniziato discutendo delle lotte immediate dei proletari e delle nuove forme di organizzazione che questi si stanno dando. Flash mob, organizzazione territoriale e coordinamento via Internet, rendono il mondo sempre più piccolo mentre le singole vertenze assumono un carattere glocale. In questi giorni c'è stato lo sciopero dei dipendenti dei fast food di New York e sul sito Chicago86 è stato pubblicato un articolo a tal riguardo. Il sindacato che ha promosso lo sciopero è il Fast Food Forward, attivo nel settore della ristorazione, ma dietro l'ampia organizzazione delle mobilitazioni c'è il sostegno attivo di 99 Pickets Line ("99 Pickets, a working group from Occupy Wall Street, seeks to build a mass worker's movement in New York City and beyond. We are workers, immigrants, artists, the unemployed, students and retirees: the 99%"). E' fondamentale il coordinamento dei lavoratori attraverso la Rete: tramite i social network e la galassia di siti e blog, nati in questi anni sull'onda del movimento Occupy, sta prendendo piede a livello mondiale un movimento sempre più interconnesso.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

Sarà forse un caso ma poco prima, durante e poco dopo la riunione tenutasi a Parigi sono arrivate alcune critiche al lavoro di n+1 riferite all'utilizzo di modelli e al ricorso ad astrazioni. Sembrerebbe che il lavoro collettivo mandi in tilt i singoli individui atomizzati e che gli stessi periodicamente si accaniscano nel tentativo di demolire il nostro lavoro e i risultati che esso produce.

Sono in corso le letture dei testi che rientrano nel filone della "Terza Cultura": "Non è vero ma ci credo. Intuizioni non provate, future verità", "Digerati. Dialoghi con gli artefici della nuova frontiera elettronica" e "I nuovi umanisti". Tutti e tre i testi sono stati scritti da John Brockman, per giunta anche editore e "fondatore" del movimento.

Dal consueto monitoraggio dei vari siti della galassia OWS abbiamo appreso che è stato occupato il Campidoglio dello Stato del Michigan per contestare una legge che ridurrebbe le possibilità di intervento dei sindacati e la conseguente organizzazione dei lavoratori. Le proteste sono partite qualche giorno fa e dopo diversi arresti e larepressione messa in atto dalle forze dell'ordine i lavoratori, a distanza di qualche giorno, sono tornati più numerosi sotto il palazzo del governo locale. Si riscontrano diverse somiglianze con quanto verificatosi nel Wisconsin nel 2010 e i documenti di Occupy che possiamo leggere ricordano proprio quelle lotte. Nella giornata di martedì si contano circa 15.000 partecipanti alle manifestazioni "Occupy Capitol" e nelle foto si vedono poliziotti armati fino ai denti e pronti a reprimere.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Uno degli ultimi post pubblicati sul sito di OWS intitolato Occupy Wall Street, Not Palestine (è stato rimosso!) affronta in modo interessante l'attuale conflitto israelo-palestinese. Le guerre, dicono gli occupiers, sono frutto degli interessi dell'1% e bisogna rivoltarsi contro il nemico interno: bisogna prendersela con la propria classe dirigente evitando la guerra tra poveri. Nel suddetto post si riportava pure il "Manifesto dei giovani di Gaza", scritto l'anno scorso sull'onda della Primavera araba.

Nella east coast americana dopo Sandy c'è stata una bufera di neve e quindi altri danni. Lo Stato è andato in tilt, soprattutto a New York, dove in migliaia vivono in roulotte e tende organizzati male. Le strutture di Occupy al contrario funzionano bene e sono ormai permanenti, supplendo al ruolo delle pubbliche autorità. Ultimamente si è verificata una curiosa alleanza tra alcune Unions e Occupy Wall Street. Tale alleanza si è verificata sia sul terreno della piattaforma di mutuo soccorso Occupy Sandy che per l'agitazione dei dipendenti ultra-precari della Walmart.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Sulla base di alcuni appunti estrapolati dal testo di Riechers, "Gramsci e le ideologie del suo tempo", sono state fatte alcune considerazioni sui concetti di coscienza e volontà. Gramsci interpreta la società secondo il metodo idealista del primo '900, stravolgendo idealisticamente il marxismo a cui si approccia per le contingenze storiche del periodo. Secondo il filosofo sardo, la catarsi rappresenta un movimento della coscienza che permette di superare, grazie alla consapevolezza, i piccoli interessi economici. Il meccanismo politico prende così il sopravvento e determina dei cambiamenti sul meccanismo economico, poiché coscienza e volontà si trovano al di là dei limiti posti dalla struttura materiale dell'economia. Per questo motivo il proletariato altro non deve fare che scalzare dal potere la borghesia lasciando più o meno inalterata la struttura economica.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Rivista n°55, luglio 2024

copertina n° 55

Editoriale: Non potete fermarvi

Articoli: Evoluzione extra biologica - Transizione di fase. Prove generali di guerra

Rassegna: Presa d'atto - Il capitalismo è morto

Recensione: Dallo sciopero, alla rivolta, alla Comune - Guerra civile negli USA, ma non quella vera

Doppia direzione: Il programma immediato non ammette mediazioni

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

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