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  • Resoconto teleriunione  29 luglio 2025

Swarm intelligence

La teleriunione si è aperta con un commento ad un articolo pubblicato nel numero del 26 luglio dell'Economist, intitolato "AI labs' all-or-nothing race leaves no time to fuss about safety", nel quale si fanno diverse osservazioni sull'attuale sviluppo tecnologico che vanno dallo stupito al preoccupato.

Recentemente anche il Ceo di OpenAI, Sam Altman, ha espresso timore riguardo ai progressi del nuovo modello Gpt-5, arrivando a paragonarne lo sviluppo al Progetto Manhattan, che portò alla costruzione della bomba atomica, e sottolineando l'urgenza di definire regole atte a governare lo sviluppo della superintelligenza. Di certo dichiarazioni di questo tipo servono anche a fare hype, ma è indubbio che sono in corso accelerazioni significative.

Secondo l'Economist, in tutte le epoche storiche le innovazioni tecnologiche hanno suscitato inquietudine, poichè si percepiva che avrebbero potuto modificare profondamente la società. La nuova rivoluzione, legata allo sviluppo dell'intelligenza artificiale generale (AGI), comporta la sostituzione dell'uomo in un'ampia gamma di occupazioni, tanto manuali quanto cognitive. Diversi autori "catastrofisti" esprimono preoccupazione per il fatto che le nuove tecnologie possano rappresentare un pericolo per la specie umana. Il filosofo Nick Bostrom, ad esempio, nota che la capacità dei modelli di IA di affrontare compiti sempre più impegnativi sta crescendo più velocemente della capacità umana di comprendere il loro funzionamento. Nonostante gli stessi capitalisti coinvolti nello sviluppo dei sistemi di IA affermino di agire con cautela e di valutare i pro e contro, la gara è iniziata, e nessuno vuole arrivare ultimo.

In un recente intervento presso l'Università di Padova, il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato che la sfida geopolitica tra USA e Cina verte principalmente sui progressi nel campo della superintelligenza. Alla cui base vi sono i semiconduttori, e le terre rare, materie prime fondamentali per la produzione quasi esclusivamente presenti nel sottosuolo cinese.

Altman prevede di investire 500 miliardi di dollari solo in America per accelerare il lavoro di OpenAI. Il capitale mobilitato da tutte le grandi aziende occidentali del tech sta aumentando vertiginosamente, trainato in gran parte dall'IA. Mark Zuckerberg, anch'egli impegnato nello sviluppo di questo tipo di tecnologia, sta costruendo un datacenter grande come il distretto di Manhattan, che consumerà in un anno tanto quanto la Nuova Zelanda; Elon Musk ha lanciato Grok, un modello di linguaggio di grandi dimensioni sviluppato da xAI.

L'AI Futures Project, un think tank che valuta gli scenari futuri e studia le tendenze grazie all'utilizzo di wargame, ha previsto per il 2027 l'avvento di una singolarità: entro quell'anno, i sistemi di IA saranno in grado di gestire le analisi di laboratorio di sviluppo dell'IA stessa. Nel Libro I del Capitale Marx descrive l'industria come un automa meccanico che riproduce sé stesso ad una scala sempre maggiore, lo sviluppo di sistemi automatici che si auto-migliorano è una naturale conseguenza di tale processo.

Nell'ultimo numero della rivista abbiamo visto che Nick Bostrom, considerata la velocità di sviluppo dei modelli di linguaggio di grandi dimensioni (LLM), propone di prendere in considerazioni la costruzione di sistemi di sorveglianza mondiale che, per essere efficaci, dovrebbero basarsi proprio sull'IA.

Il programma immediato della rivoluzione (Punti di Forlì, 1952) non riguarda un futuro indefinito ma l'oggi. La singolarità storica non è perciò un qualcosa che avverrà nei prossimi decenni, ma nella misura di qualche anno. Ray Kurzweil chiama questi processi "ritorni acceleranti": il tasso di innovazione tecnologica è una funzione esponenziale e non lineare, ed ogni nuovo progresso rende possibili progressi di livello più elevato. Gli stessi progettisti di IA non conoscono esattamente le conseguenze sociali delle loro "creazioni", c'è chi nega che l'IA sia un'intelligenza comparabile a quella umana, e chi invece ne esalta le capacità. Di sicuro c'è una generale mancanza di teoria da parte della borghesia, che produce insicurezza verso il futuro. Storicamente, qualsiasi innovazione è avvenuta senza che gli uomini sapessero con certezza ciò che stavano facendo: l'uomo si pone problemi dettati dalla necessità e si dota degli strumenti per rispondervi, solo con il tempo riesce a darsi delle spiegazioni scientifiche.

Ragionando in termini borghesi, quindi dualistici, le macchine non vengono intese come parte del cervello sociale, ma sono percepite come aliene. Se nel capitalismo esse dominano il lavoro degli operai, nella società futura trasformeranno il tempo di lavoro in tempo di vita. Le macchine rendono possibile il rovesciamento della prassi, la progettazione di una nuova forma sociale: l'IA è una rivoluzione tecnologica incompatibile con una società basata sulla legge del valore-lavoro, il suo sviluppo ha risvolti a livello economico, sociale, bellico, nel rapporto uomo-macchina, nel rapporto capitale-lavoro (saggio di plusvalore).

Nell'articolo "Verso la singolarità storica" abbiamo visto che, perché avvenga un cambio di paradigma, deve esserci all'interno della presente forma sociale una minoranza mutante che abbia come programma non un semplice mutamento politico, ma la fine del ciclo storico delle società di classe ed il passaggio ad una comunità umana ("Dalla necessità alla libertà").

La rivendicazione dell'abolizione del lavoro salariato, una volta appannaggio dei comunisti, oggi è presa in considerazione dagli stessi giga-capitalisti ("Ideologie di un capitalismo che nega sé stesso"). Alla fiera della tecnologia di Parigi, "VivaTech 2024", in merito agli effetti sociali dello sviluppo dell'IA, Elon Musk ha dichiarato: "Probabilmente nessuno di noi avrà un lavoro. Se vuoi fare un lavoro puoi tenertelo come hobby. L'intelligenza artificiale e i robot forniranno tutti i beni e i servizi che desideri". Non si tratta di rivendicare il diritto al lavoro (come si ostinano a fare i cultori di questa religione), ma di difendere la linea del futuro di specie.

Lenin sosteneva che il giornale del partito era un organizzatore collettivo, in-formando la collettività che ne faceva riferimento. Data l'estensione della Russia, per diffondere il giornale occorreva disporre di una rete capillare di distribuzione. Oggi lo strumento di informazione collettiva è Internet e l'organizzazione è quella in Rete (Web). Negli articoli "In senso lato e in senso stretto" e "Informazione e potere" abbiamo ripreso quanto affermava Lenin alla luce dello sviluppo dei social network. Il passaggio in corso, citando Italo Calvino (Lezioni americane), va dalla pesantezza della carta alla leggerezza dei bit. Il cambiamento è già in atto e gli osservatori borghesi più attenti lo registrano. Alessandro Baricco nel saggio I barbari analizza la comunicazione concisa, istantanea, "superficiale", delle nuove generazioni; in The Game prende in esame le mutazioni che hanno interessato la nostra società, a cominciare dal proliferare dei videogame.

La swarm intelligence, l'intelligenza di sciame, sta cambiando il mondo. Il nostro piccolo lavoro funge da detector, rilevando la temperatura sociale, ma i processi che analizziamo non riguardano solo sparute minoranze rivoluzionarie bensì la specie nella sua interezza. D'altronde, l'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere.

Rivista n. 58, dicembre 2025

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Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

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