- La "nostra" teoria dei giochi
La disastrosa situazione in cui si trova il capitalismo globale ha obbligato i teorici della sua economia a rimasticare di volta in volta le stesse misure, travestite caso per caso. Così, da Adam Smith, teorico di riferimento per tutti i successori, al keynesismo finanziarizzato che arriva fino ai giorni nostri, ogni modello riguarda sempre interventi più o meno marcati dello Stato sull'economia.
Il nostro modello, quello di Marx, riguarda l'irreversibilità dei processi storici. Quando, nella "Prefazione a Per la critica dell'economia politica" (1859) egli scrive, "nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali", descrive un processo in cui i rapporti di produzione non sono la somma delle umane volontà né tantomeno il prodotto delle idee di una determinata epoca storica.
La Sinistra Comunista "italiana", nell'articolo "Il pianeta è piccolo" (1950), stabilirà come i rapporti tra stati capitalistici, altamente catastrofici, producono guerre, impossibile equilibrio in una società intrinsecamente dis-equilibrata.
Tra gli anni '40 e '50 del secolo scorso, cercando di districarsi dagli ostacoli insiti nell'anarchia della teoria economica (Smith prima, Walras e Pareto poi, avevano cercato di delineare una teoria dell'equilibrio generale), John Nash pubblicò i suoi lavori sulla teoria dei giochi. Essa non è né borghese né proletaria, è un prodotto della specie: l'interazione tra due o più giocatori non dipende da quello che essi vogliono fare, ma dal contesto, dall'ambiente (economico, sociale, produttivo, ecc.) che li obbliga ad adottare certi comportamenti. Ciò è particolarmente utile nel wargame in corso, che riguarda i contesti di guerra aperta così come quelli latenti. Nel caso di un Capitale arrivato alla sua ultima fase ciò significa conflitto automatico tra gli Stati, ma soprattutto contrasto al nemico interno, unica strada percorribile come tentativo per salvare il sistema degli attuali rapporti.
- Palestina è il mondo
Il capitalismo polarizza la ricchezza in sempre meno mani: 12 miliardari detengono la ricchezza di 4 miliardi di esseri umani (fonte Oxfam), relegando una quota crescente dell'umanità nella miseria assoluta. I palestinesi nei campi profughi sono uno dei volti più evidenti di questa dinamica, la stessa che trasforma vaste aree del mondo (Somalia, Sudan, Congo, Haiti, ecc.) in depositi di umanità impoverita ed eccedente, trattata come scarto sociale, dato che non entrerà mai nel cosiddetto mondo del lavoro.
Questo processo si manifesta anche nel cuore delle metropoli occidentali. Negli Stati Uniti, le milizie dell'ICE reprimono gli immigrati con rastrellamenti, detenzioni ed uccisioni. Fenomeni simili avvengono anche in Europa, come ad esempio nelle banlieue francesi. Ciò porta allo scoppio di rivolte, a ribellioni diffuse, a manifestazioni di massa contro lo stato di cose presente.
- Prospettive di lavoro
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