Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  16 luglio 2013

QuinternaLab: on line il laboratorio di n+1

La teleriunione di martedì sera, presenti 18 compagni, è iniziata con la presentazione di QuinternaLab, il sito-laboratorio di n+1 on line da lunedì 15 luglio. Parlando delle potenzialità del nuovo sito è stata ribadita l'importanza di una piattaforma anonima e leaderless, qualcosa di completamente diverso da quanto abbiamo visto in passato. D'altronde il mondo intero funziona o tende a funzionare in questo modo. Come ricorda Alessandro Baricco, un cervello collettivo composto da barbari sta sostituendo il cervello profondo dell'individuo geniale:

"Da questi barbari stiamo ricevendo un'impaginazione del mondo adatta agli occhi che abbiamo, un design mentale appropriato ai nostri cervelli, e un plot della speranza all'altezza dei nostri cuori, per così dire. Si muovono a stormi, guidati da un rivoluzionario istinto a creazioni collettive e sovrapersonali, e per questo mi ricordano la moltitudine senza nomi dei copisti medievali: in quel loro modo strano, stanno copiando la grande biblioteca nella lingua che è nostra. È un lavoro delicato, e destinato a collezionare errori. Ma è l'unico modo che conosciamo per consegnare in eredità, a chi verrà, non solo il passato, ma anche un futuro." (I nuovi barbari, Wired)

Da un'immagine cervellotica del mondo filtrata dal pensiero e dalle opinioni, si è ormai passati a quella di un universo che risponde a regole semplici, condivise (la famosa terna "preleva", "immetti" e "cancella" informazione), che obbligano chi le studia a confrontarsi con una poderosa macchina conoscitiva piuttosto che con idee evanescenti. Baricco sembra celebrare la superiorità del cervello sociale in cui nessun neurone pensa in proprio. Piccoli frammenti di conoscenza, micro-memi, assemblati insieme attraverso un'architettura open source danno vita a un qualcosa che è più della semplice somma delle parti.

QuinternaLab non è solamente un ulteriore strumento di lavoro, inquadrarlo in questo modo sarebbe limitativo. Si tratta invece di un vero e proprio scorporo del sito di n+1 con l'obiettivo di raggruppare il materiale on line in due grandi sezioni: una di consultazione e l'altra di lavoro. Di qui naturalmente anche il nome scelto: abbiamo aggiunto a Quinterna, termine con cui siamo da sempre presenti sulla rete, la parola Lab che richiama al concetto di laboratorio ma anche, nell'accezione inglese del termine, a quella di comunità. Ed infatti l'intento è quello di mostrare a chi naviga nel sito non solo un'attività ma, per dirla con John Brockman, il contesto in cui si svolge l'attività, per dirla con parole nostre, un ambiente. L'interazione dell'individuo con l'ambiente e viceversa, gli stimoli provenienti dall'universo, tutto ciò, è presente nel nostro Dna e la Sinistra Comunista "italiana" lo mette bene in chiaro nelle sue Tesi. Il patrimonio teorico della rivoluzione che matura (perciò in corso) è dato e si pone alla base di ogni nostra attività. Nel 1965 la nostra corrente precisava:

"Non avrebbe alcun senso la obiezione che si tratti di testi perfetti irrevocabili e immodificabili, perché lungo tutti questi anni si è sempre dichiarato nel nostro seno che si trattava di materiali in continua elaborazione e destinati a pervenire ad una forma sempre migliore e più completa; tanto che da tutte le file del partito, ed anche da elementi giovanissimi, si è sempre verificato con frequenza crescente l’apporto di contributi ammirevoli e perfettamente intonati alle linee classiche proprie della Sinistra. È solo nello sviluppo in questa direzione del lavoro, che abbiamo tratteggiato, che noi attendiamo il dilatarsi quantitativo delle nostre file e delle spontanee adesioni che al partito pervengono e che ne faranno un giorno una forza sociale più grande". (Tesi di Napoli)

A questo punto la doppia direzione diventa fondamentale, sia nella nostra piccola rete di lavoro sia con il Web. QuinternaLab vuole essere un lavoro politico a disposizione di chi vuole partecipare mettendosi in sintonia con il futuro. Per il cervello collettivo non può esserci un "fuori" e un "dentro", dato che esso risulta, come abbiamo visto, dalle infinite relazioni fra gli individui e fra questi e l'ambiente. Questo approccio è sicuramente una novità nel panorama politico italiano. Qualcosa del genere, ma a livelli diversi e grotteschi (vista la contraddizione tra struttura a rete e culto del capo), era stato tentato dai grillini con gli incontri in streaming e l'uso delle piattaforme wiki per il lavoro di partito.

La teleriunione è proseguita con il commento sull'evoluzione della situazione sociale e politica negli Stati Uniti. Nei giorni scorsi ci sono state una serie di mobilitazioni dopo la sentenza di assoluzione per l'omicidio del diciassettenne di colore Martin Trayvon. In seguito alla sentenza che ha scagionato il vigilantes, manifestazioni e scontri sono dilagati su tutto il territorio nazionale, soprattutto ad Oakland e Los Angeles. La sentenza è stata la scintilla che ha fatto esplodere la rabbia dei quartieri afroamericani e ispanici dove la stragrande maggioranza della popolazione, il 99%, vive in una condizione di povertà estrema. Da un fatto di ordinaria amministrazione si è messa in moto una catena autocatalitica che ricorda quanto successo nelle banlieue parigine. L'esito "ingiusto" della causa ha attivato immediatamente i siti e i social network di Occupy Wall Street, dando vita all'organizzazione di flash mob nelle più grandi città americane. In questo caso ci sono delle differenze sostanziali rispetto alle manifestazioni degli occupiers: non si tratta delle solite marce con il richiamo alla non violenza e al pacifismo, gli slogan e gli striscioni risultano molto duri contro la polizia e sono il segno di una radicalizzazione in atto.

La nostra corrente ha dato sempre grande importanza a quanto succede negli Stati Uniti, ovvero nel ventre della balena. Adesso il fronte interno scricchiola e se dovessero avvenire manifestazioni di massa con milioni di persone in piazza, queste avrebbero caratteristiche diverse da quanto visto in Brasile, Turchia ed Egitto. Gli Usa sono il cuore pulsante del capitalismo e non possono permettersi scenari di rivolta permanente al loro interno. La politica coloniale, che ha coinvolto e corrotto la popolazione americana, adesso le si ritorce contro, non continua solo verso l'esterno, ma si afferma anche all'interno. La conseguenza è tremenda: gli Stati Uniti sono una colonia di sé stessi e questo fenomeno è registrato con più forza proprio dalle frange borghesi americane spaventate dagli scenari futuri.

Dopo la rivolta di piazza Taksim a Istanbul, il movimento turco ha avuto l'esigenza di darsi una struttura di lotta centralizzata, e qualcosa di simile è accaduto in Egitto col movimento 6 Aprile. Se nascessero mobilitazioni simili negli Usa, il coordinamento centralizzato avrebbe ripercussioni mondiali e fungerebbe da hub per tutti. In parte è già successo con il sito occupywallst.org che dal 2011 lancia e coordina mobilitazioni su scala globale. Oramai qualsiasi sperimentazione che avvenga all'interno di un singolo nodo della rete è valida per tutto il mondo, proprio come avviene in natura con le mutazioni "vincenti" che tendono a generalizzarsi a tutta la specie.

E' assolutamente indicativo notare come quanto sta accadendo spinga anche intellettuali borghesi a capitolare di fronte al movimento reale e a scendere sul suo terreno, ad intravedere i germi di un cambiamento radicale rispetto alla putrescente politique politicienne. I network-system che hanno caratterizzato l'ultima ondata di rivolte dalla Primavera araba in poi, obbligano anche i migliori sostenitori della "moltitudine" ad interrogarsi sulle potenzialità intrinseche di un movimento autopoietico, policentrico e anonimo. Sanchez Cedillo in un'analisi dedicata al movimento spagnolo 15M (15M: Qualcosa di simile ad una costituente sta arrivando), non può fare a meno di riscontrare in esso, come nell'esperienza di Occupy, l'emergere di processi inediti fondati su meccanismi che possono essere spiegati meglio ricorrendo al funzionamento dei sistemi naturali, come la comunicazione stigmergica propria degli ecosistemi. Comunicazione stigmergica, cooperazione sociale e swarm organization hanno consentito a questi movimenti di superare gli angusti limiti nazionali e territoriali, originando un "organismo collettivo ibrido e composto". La gioiosa cooperazione sociale messasi in moto ha scatenato una forza superiore rispetto alla rabbia e all'odio di cui i partecipanti al movimento erano portatori: "L'odio era necessario ma subordinato alla costituzione delle nozioni comuni del sistema di lavoro a rete". Probabilmente è vero, a questo stadio di sviluppo del movimento rivoluzionario globale stiamo assistendo ad una sorta di prova tecnica generale di polarizzazione, in cui l'organismo sociale in relazione con lo sviluppo della forza produttiva sociale sta in-formandosi sulle sue potenzialità anche offensive. Seppure l'autore non si spinga al di là dell'immaginarsi la formazione di una nuova "costituente" (le "moltitudini" sono sempre democratiche, le "classi" dittano, vanno per le spicce) e resti intrappolato nei suoi limiti riformisti, ci fornisce un'ulteriore capitolazione da parte della borghesia rispetto a concetti quali coscienza individuale e di classe, tra leggi naturali, leggi sociali e leggi che governano il funzionamento dei sistemi informatici.

A proposito di globalizzazione, in un comunicato la centrale sindacale brasiliana CSP solidarizza con i lavoratori della logistica scesi in sciopero in parecchie città italiane. A prima vista può sembrare un'operazione ardita collegare le lotte della logistica a quelle di 99 Picket Lines negli Usa e a quelle operaie in Brasile, ma il mondo è sempre più integrato e le distanze si stanno riducendo. Il vecchio modo di intendere le lotte, compartimentate per settore e gestite verticalmente da sclerotizzati apparati politici e sindacali, viene scalzato da un movimento generalizzato che obbedisce a bit senza peso. Il tutto è in linea con quanto scritto a suo tempo sul Manifesto del Partito Comunista:

"I lavoratori non hanno patria. Non si può togliere loro ciò che non hanno. Dovendo anzitutto conquistare il potere politico, elevarsi a classe nazionale , costituirsi in nazione, il proletariato resta ancora nazionale, ma per nulla affatto nel senso in cui lo è la borghesia. Le divisioni e gli antagonismi nazionali fra i popoli tendono sempre più a scomparire già con lo sviluppo della borghesia, con la libertà del commercio, con il mercato mondiale, con l'uniformità della produzione industriale e delle condizioni di vita che ne derivano."

Come scritto in Evitare il traffico inutile (programma rivoluzionario e automobile), tradizionalmente si intende per logistica la pianificazione del flusso dei materiali attraverso un'organizzazione, che può essere di qualsiasi tipo, da un esercito a una fabbrica. Sul campo il termine è utilizzato assai male, essendo in genere associato ai movimenti dei pezzi in officina o degli autocarri sulla strada. Ma è evidente che la logistica è non solo movimento di "pezzi", semilavorati o autoveicoli che siano, ma anche e soprattutto azione di uomini, scambio di informazione, previsione, progetto, calcolo. Con l'avvento della cosiddetta qualità totale, e soprattutto di Internet, le maggiori aziende hanno dovuto ri-progettare tutta la loro logistica, cosa che le ha obbligate anche a ri-progettare buona parte dell'intero sistema produttivo materiale.

Le autorità costituite sono consapevoli delle potenzialità di rottura insite in questa lotta e, da Bologna a Torino, la commissione di garanzia per gli scioperi ha fatto sapere che non sono più tollerabili blocchi della circolazione senza debito preavviso. Lo Stato è attento a quanto si sta muovendo sul territorio nazionale ed è pronto a mettere in campo la sua forza per bloccare la diffusione dell'auto-organizzazione operaia. Anche perché è venuta uniformandosi la condizione del proletariato diffuso ovvero la tendenza alla massificazione della condizione di senza riserve. Altri potrebbero prendere esempio dai facchini e dai camionisti organizzando picchetti diffusi sul territorio e coordinati attraverso la Rete.

In conclusione si è analizzato il cagionevole stato di salute del governo italiano. In particolare ci siamo soffermati sulla grottesca vicenda dell'espulsione dall'Italia di moglie e figlia del dissidente kazako. Di sicuro le scelte politiche sono state condizionate dagli interessi italiani nello sfruttamento del Kashagan, il più grande giacimento petrolifero del mondo, a cui si aggiunge l'amicizia di vecchia data tra Berlusconi e il presidente kazako Nursultan Nazarbaev. Dalla maldestra espulsione di Alma e Alua Shalabayeva, si è giunti quindi ad una vera e propria crisi di governo che potrebbe avere contraccolpi irrecuperabili. In un recente editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica si indica il Pd quale unico pilastro in grado di tenere in piedi l'Italia, vista l'inaffidabilità dei grillini e l'insipienza del Pdl, ma si registra pure l'alto grado di fibrillazione interno alla variegata compagine democratica:

"Il Pd è dunque il solo partito attualmente esistente, alla cui sinistra c'è soltanto il massimalismo che ha sempre combattuto il riformismo nella storia d'Italia, favorendo oggettivamente le destre conservatrici. Ebbene, il Pd si trova da tempo in una sorta di stato confusionale. Personalmente ho evitato finora di approfondire un tema sgradevole per chi, come me, vota per quel partito fin da quando nacque nella forma dell'Ulivo e poi nella forma attuale. Ma ora quell'approfondimento s'impone perché, se la confusione continuasse potrebbe seriamente compromettere l'interesse generale e la stessa democrazia già abbastanza fragile nel nostro Paese."

Cosa succederebbe se il Partito Democratico dovesse implodere a causa delle sue contraddizioni interne? Beppe Grillo nella conferenza stampa successiva all'incontro al Colle con Napolitano ha detto ai giornalisti che, dato l'aumento della miseria e il disagio sociale crescente, in molti sarebbero pronti a prendere in mano i fucili:

"Io l'ho detto al Presidente, sto cercando di stemperare gli animi. La gente vuole prendere i fucili, i bastoni e sono io a dire proviamo ancora con i metodi democratici", aggiungendo "ma fino a che punto reggerà?"

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Rivista n°51, giugno 2022

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Editoriale: La guerra che viene

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Doppia direzione: Considerazioni sulla pandemia

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