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  • Resoconto teleriunione  17 marzo 2020

Un sistema altamente vulnerabile

covid spred AmericaLa teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 28 compagni, è iniziata con la lettura di un passo del Manifesto del 1848 particolarmente significativo rispetto alle crisi del sistema capitalistico:

"I rapporti borghesi sono divenuti troppo angusti per poter contenere la ricchezza da essi stessi prodotta. Con quale mezzo la borghesia supera le crisi? Da un lato, con la distruzione coatta di una massa di forze produttive; dall'altro, con la conquista di nuovi mercati e con lo sfruttamento più intenso dei vecchi. Dunque, con quali mezzi? Mediante la preparazione di crisi più generali e più violente e la diminuzione dei mezzi per prevenire le crisi stesse."

Aumenta il numero dei malati da Covid19 nel mondo, e l'Economist pubblica il diagramma della crescita, esponenziale, dei casi di contagio negli Stati Uniti, uno degli ultimi paesi interessati dalla diffusione del virus. I governi cercano di minimizzare la situazione, ma secondo le proiezioni entro mercoledì 18 marzo i contagiati sul pianeta raggiungeranno le 200mila unità, mentre i decessi arriveranno a circa 8mila, di cui 3mila solo in Italia. Nel conteggio non è presente la Cina, che vede un drastico ridimensionamento del numero degli infetti in seguito alle pesanti misure di contenimento messe in atto. Come abbiamo avuto modo di dire durante la scorsa riunione redazionale, è di estremo interesse studiare la risposta degli stati ad una situazione che è sì "naturale", dato che i virus hanno una storia di qualche miliardo di anni, ma anche "artificiale", perché l'ammassamento di uomini e animali nelle metropoli capitalistiche contribuisce alla diffusione delle epidemie. Durante le emergenze sociali i sintomi di comunismo diventano più visibili: in questo frangente storico l'OMS si configura quasi come un partito di specie, ricordando quanto scritto nelle Tesi di Napoli (1965) al suo riguardo: "svolge la difesa della specie umana contro i pericoli della natura fisica e dei suoi processi evolutivi e probabilmente anche catastrofici."

Al contrario la borghesia si divide in correnti e nazioni che affrontano in modo differenziato un fenomeno che invece è globale. Lo si riscontra anche nel controllo statale dell'informazione, che non è prerogativa esclusiva della Cina ma appartiene similmente al cosiddetto occidente democratico. Alcuni paesi, in primis l'Italia, denunciano un alto tasso di mortalità del virus in rapporto alla popolazione; altri, ad esempio la Germania, pur registrando molti casi di contagio dichiarano pochi morti. Evidentemente, in questo secondo caso i decessi vengono imputati ad altre cause, evitando così di generare panico e, soprattutto, di bloccare le attività produttive.

Le ultime settimane stanno sconvolgendo la vita di milioni di esseri umani. Se le misure di isolamento dureranno per mesi e si renderà necessario chiudere altri stabilimenti, aziende, reti logistiche e di trasporto, come potrà non collassare il sistema produttivo? La valorizzazione del capitale, elemento su cui si basa l'attuale forma sociale, la si può sinteticamente rappresentare con la formula D-M-D': senza produzione di plusvalore non vi può essere capitalismo. L'Italia, che già prima del virus aveva una crescita del PIL intorno allo zero, si trova ora ad affrontare una pandemia che determina il blocco di buona parte delle aziende. E il resto d'Europa la sta seguendo. Secondo la banca d'investimenti JP Morgan il Prodotto interno lordo trimestrale dell'eurozona potrebbe diminuire di circa il 20%. La Banca d'Inghilterra, la BCE e la FED hanno annunciato un'ulteriore iniezione di liquidità per centinaia di miliardi di dollari da destinare alle banche. Un rapporto scientifico dell'Imperial College suggerisce che il tempo di "distanziamento sociale" necessario per avere dei risultati potrebbe essere anche di 18 mesi, una tragedia per l'economia mondiale. Le misure di contrasto alla diffusione del Coronavirus messe in atto da Francia e Spagna prevedono l'utilizzo dell'esercito per il pattugliamento delle strade, e in questo momento sono circa 20mila i soldati italiani che stanno intervenendo nel Belpaese per arginare l'emergenza. Come scritto in "Forza, violenza, dittatura nella lotta di classe" (1946), il bisogno di mettere in campo le forze armate non è segno di forza, ma di debolezza.

A proposito di repressione, il 14 marzo l'Espresso ha pubblicato un articolo intitolato "Coronavirus, esercito e forze dell'ordine in allarme: serve un piano contro caos e disordini". Secondo il settimanale, la polizia e i servizi segreti italiani sono in allerta per i possibili disordini che potrebbero derivare dalla situazione caotica in cui versano gli ospedali, e da quanto potrebbe accadere fuori dai supermercati o all'interno delle carceri, dove durante le recenti rivolte sono morti una quindicina di detenuti. Proprio in questi giorni in Brasile si sono verificate diverse evasioni dovute alla paura del contagio, mentre negli Stati Uniti, è stata registrata un'impennata del 68% nella vendita di armi.

Qualora si rendesse necessario un prolungato rallentamento della produzione e della circolazione delle merci potrebbe aprirsi una biforcazione storica. Da un lato potrebbe verificarsi un riequilibrio temporaneo del sistema attraverso l'erogazione da parte degli stati di un salario ai disoccupati, misura già teorizzata dai vari liberisti con l'applicazione integrale dell'Helicopter Money e cioè la distribuzione diretta dei soldi ai cittadini (Quantitative Easing for the People), se non altro per sostenere i consumi ed evitare lo scoppio di rivolte (secondo una stima di Repubblica in Italia sono circa 600 mila i lavoratori che si ritrovano senza reddito a causa dell'epidemia). Si tratterebbe quindi di una socializzazione di tipo capitalistico mai vista prima; ma, come dice Marx, guai a quella società che invece di sfruttare i propri schiavi è costretta a mantenerli. Dall'altro lato potrebbe invece avvenire il collasso del sistema: l'incapacità dell'attuale modo di produzione di darsi una regolata innescherebbe una serie di reazioni a catena dagli esiti catastrofici. Come abbiamo scritto nell'articolo "Capitalismo che nega sé stesso", ci troviamo di fronte a una crisi ai limiti del modo di produzione capitalistico.

Michael Roberts, nel suo blog, adopera la metafora del granello di sabbia per spiegare gli effetti sociali della pandemia. Il virus è il famoso granello che fa crollare la montagna già instabile. La borghesia pensa che il sistema capitalistico sia eterno e non può ammettere che esso, come tutte le cose in natura, abbia una freccia del tempo. La situazione di crisi la obbliga a prendere misure drastiche: il governo americano ha previsto di spendere 1000 miliardi di dollari, mentre la Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse a 0-0,25%. E questo la dice lunga su cosa si aspettino per l'immediato futuro. Per la classe dominante la "questione sociale" sta diventando un problema assillante dato che una prolungata instabilità economica non può che sfociare in disordini.

Nell'epoca della produzione just in time, il blocco della logistica renderebbe il sistema altamente vulnerabile. Gli operai costretti ad andare in fabbrica, vedendo i loro compagni di lavoro ammalarsi, iniziano a scioperare in massa. In questi giorni hanno incrociato le braccia, per insufficienti misure contro il rischio di contagio, i lavoratori di diversi magazzini della logistica. Non esiste garante dello sciopero o sindacalista o poliziotto che possa fermare i lavoratori quando questi percepiscono che in ballo è la loro vita e quella dei famigliari. A Bergamo, in seguito alla drammatica situazione che vede 386 morti da Covid19 in 7 giorni, è stata lanciato un cacerolazo: invece di cantare inni e canzonette affacciati dalle finestre, il flashmob prevede di battere le pentole per attirare l'attenzione sulla necessità di bloccare le aziende non essenziali. Quando monta la rabbia tutto cambia velocemente e tra non molto il cervello sociale potrebbe decidere di smetterla con l'Inno di Mameli e suggerire ben altre canzoni e slogan.

Tenere aperte le fabbriche è una follia, ed è una follia recarsi nei luoghi lavoro. L'unica cosa sensata da fare è incrociare le braccia e pretendere un salario per chi sta a casa (da giorni sta circolando sui social l'hashtag #RedditoDiQuarantena). Persino i sindaci ora se la prendono con gli industriali che, soprattutto in Lombardia, non hanno chiuso le aziende. D'altronde, non c'è bisogno di un epidemiologo per capire che tenere aperti stabilimenti e magazzini fa aumentare i contagi. Riguardo a questo la base della Fiom-Cgil si sta ribellando contro i vertici sindacali: a causa dello sciagurato accordo firmato dai confederali, le Rsu e le Rls devono accollarsi il peso delle decisioni azienda per azienda mentre il sindacato se ne lava le mani. L'unica cosa positiva è lo schieramento di classe venuto in essere: da una parte governo, bonzi e imprese allineati sulla difesa a tutti i costi dell'economia nazionale, dall'altra i lavoratori che lottano per difendere la propria vita.

I terzinternazionalisti si indignano per le "misure antiproletarie del governo" e gli "attacchi padronali contro la classe operaia", non rendendosi conto che la posta in gioco è molto più alta e riguarda la vita di specie messa in serio pericolo dal perpetuarsi di questo anti-umano modo di produzione.

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