Informazioni aggiuntive

  • Resoconto teleriunione  6 maggio 2025

Assenza di pianificazione generale

La teleriunione di martedì sera si è aperta con la segnalazione del progetto "Wanderer's Quest" ideato dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, un gioco da tavolo pensato per i NEET, e cioè quei milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano: "Cuore dell'esperienza sarà un gioco narrativo e strategico in cui ogni partecipante potrà costruire il proprio personaggio e affrontare, insieme agli altri, avventure immaginate per prepararsi alle sfide reali della vita. Offrendo ai giocatori l'occasione di riscrivere il proprio ruolo e ritrovare fiducia nelle proprie capacità in un ambiente sicuro e creativo" ("Dall'Università Bicocca un gioco da tavolo per i Neet", Sole 24 Ore).

La borghesia è allarmata dalla crescita del numero dei Not in Education, Employment or Training: nel 2023, in Italia, i NEET rappresentavano il 16% circa dei giovani sotto i 30 anni. Non bastano più corsi di formazione, gli stage, il lavoro non retribuito, le paghe da fame, la precarietà; ora spuntano pure i giochi motivazionali. Con l'enorme sviluppo delle forze produttive sociali, potremmo fare benissimo a meno del lavoro, e dedicarci ad attività piacevoli ed appaganti; ma essendo ancora vigente il sistema del lavoro salariato, ciò non è possibile.

Le classificazioni sociologiche borghesi servono a mettere etichette a fenomeni più ampi riconducibili alla marxiana legge della miseria crescente. Non esistono ricette politiche interne a questo sistema che possano invertire la tendenza alla polarizzazione economica. La sociologa Francesca Coin, nel saggio Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita, analizza non solo il "movimento" americano AntiWork ma anche il cinese TangPing ("stare sdraiati") e fenomeni analoghi sviluppatisi in altre parti del mondo. Gli hikikomori ("stare in disparte") sono giovani giapponesi che si rinchiudono nella loro stanza e sono connessi al mondo esclusivamente attraverso Internet. Le vecchie istituzioni come partiti, sindacati, parrocchie e famiglie sono allo stremo; e siccome il vuoto in natura non esiste, prima o poi emergeranno forme di autorganizzazione, non di semplice rifiuto dell'esistente, ma finalizzate ad ottenere qualcosa di diverso.

Riguardo ai conflitti bellici in corso, è stata segnalata una video-intervista al generale Fabio Mini, intitolata "La Storia Oscura della NATO vista da dentro", in cui sostiene che gli USA non sono intenzionati ad uscire dall'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, ma piuttosto a ridefinire gli accordi economici e commerciali con il resto del mondo. Nel suo libro, La NATO in guerra. Dal patto di difesa alla frenesia bellica, il generale racconta i presupposti storici che hanno portato alla formazione dell'alleanza, nata in contrapposizione al blocco sovietico, il miglior nemico di sempre. Caduto il muro di Berlino e dissoltasi l'URSS, il nemico è stato sostituito dai terroristi, dall'asse del male, dagli stati canaglia. Oggi, vengono indicati nemici più precisi, ovvero Russia e Cina. Una volta individuata la minaccia, i militari pianificano e cioè preparano le misure necessarie per neutralizzarla; secondo Mini, l'attuale politica sta portando la NATO e l'Europa alla frenesia bellica e verso l'autodistruzione.

In realtà non si tratta di scelte politiche "sbagliate", gli attori in campo non sono dotati di libero arbitrio e ognuno influenza l'altro. Quando il potere politico annaspa, i militari devono arrangiarsi come possono, dato che sono gli unici ad avere le idee chiare in materia di guerra. Mini mette in guardia dalla dimensione che potrebbero assumere i conflitti nei nostri tempi, e da una possibile guerra di attrito con la Russia condotta in Europa, insostenibile non solo dal punto di vista degli armamenti e delle munizioni, ma anche da quello delle risorse umane disponibili. Se una situazione simile a quella di Gaza non è accettabile in Europa, allora diventa realistica l'idea di muoversi in anticipo, magari con l'impiego di armi nucleari tattiche, per neutralizzare l'avversario: al fine di difendersi bisogna prevenire le mosse dell'avversario, attaccandolo per primi. Insomma, come diceva la Sinistra, non c'è differenza tra guerra difensiva e guerra offensiva ("Onta e menzogna del 'difesismo'", 1951).

Lo scontro armato tra USA e Cina rappresenterebbe un cataclisma per l'umanità, attualmente non si intravede una via d'uscita nel braccio di ferro tra le due potenze. Tokyo, insieme a Pechino, uno dei principali creditori degli USA, ha minacciato di liberarsi di parte dei titoli di stato americani qualora non vengano ritirati i dazi. Gli Stati Uniti ricattano il mondo, che comincia a ribellarsi ai loro diktat. Ma l'alternativa al dominio americano non c'è, se non in un'altra forma sociale.

L'attuale politiguerra americana prevede che si demandi ad altre forze e ad altri stati la guerra sul campo, invece di intervenire direttamente su più fronti contemporaneamente. Il presidente Trump sta cercando di alleggerire l'impianto statale, rimodellando la struttura delle forze militari per adattarla alle nuove esigenze. Gli USA non vogliono impantanarsi in Medioriente e utilizzano Israele come loro forza nell'area; d'altro canto, Tel Aviv deve fare i conti con un malessere interno crescente, anche nelle fila dell'esercito. Gli USA sono in difficoltà nella gestione dell'ordine globale così come fatto fino ad ora; allo stesso tempo, non possono permettersi che il mondo vada fuori dal loro controllo, anche perché i conflitti si estendono, diventano endemici.

Cresce la tensione in Kashmir, area contesa da Pakistan e India, entrambe potenze nucleari. Il conflitto tra i due stati dura da circa 70 anni. La regione del Kashmir rappresenta uno snodo fondamentale del percorso della Nuova Via della Seta. La terza guerra mondiale a pezzi, come la chiamava Papa Francesco, si sta trasformando in un unico conflitto globale.

La borghesia fa un gran parlare di geopolitica, analizzando il rapporto tra geografia (mari, fiumi, catene montuose) e i riflessi che questa ha sullo sviluppo delle nazioni. Il controllo del Pianeta passa attraverso alcuni punti strategici. Il controllo degli stretti (canale di Panama, canale di Suez, stretto di Bab al-Mandab, stretto di Malacca e di Hormuz, ecc.) è fondamentale dato che, se qualcuno di questi venisse chiuso, ci sarebbero immediate ripercussioni sul traffico di merci globale. Nessun stato, nemmeno gli USA, ha una capacità di pianificazione generale e di conseguenza manca sia di una politica estera coerente che di una politica interna efficace ed efficiente. Nessuno è in grado di controllare la situazione economica e sociale a livello mondiale, tutti ballano al ritmo del Capitale.

In Cina ogni anno scioperano milioni di lavoratori, da ultimi quelli del colosso automobilistico BYD. Nel continente asiatico è presente la più grande concentrazione operaia del mondo. La Cina registra un eccesso di capacità produttiva in numerosi settori, rendendo l'eccesso di offerta più difficile da controllare ("Vulcano della produzione o palude del mercato?", 1954). L'Asia è oggi centrale, non solo per le lotte operaie, ma anche per la Chiesa. Papa Francesco ha nominato cardinali in diversi paesi asiatici: tra i 133 cardinali arrivati a Roma per il Conclave, 27 provengono da quell'area. Il Vaticano ha siglato un accordo segreto con il governo cinese per la nomina dei vescovi. Il prossimo Papa sarà il prodotto dei mutati equilibri mondiali: nel Conclave vi sarà un braccio di ferro tra USA e Cina dato che il baricentro capitalistico si sta spostando verso l'Asia, e vi sarà inoltre uno scontro tra la "Chiesa in uscita" e quella più conservatrice. Non siamo vaticanisti, ma riteniamo significativo ciò che accade all'interno dell'organismo bi-millenario che ha il suo centro a Roma, ma è presente capillarmente in tutto il mondo con oltre 1,4 miliardi di fedeli, perché ci dà il polso della situazione.

La Chiesa ha i suoi testi sacri, il suo programma, è passata incolume attraverso guerre e rivoluzioni, ma è una struttura legata al vecchio mondo che si dirige verso un futuro a lei ostile. Il programma comunista riguarda il futuro della specie, dato che affonda le radici nel comunismo originario e si lega a quello futuro. Il nostro grande ponte storico lega l'uomo primitivo a quello della società comunista di domani. I cristiani hanno avuto un loro periodo rivoluzionario, antiformista, come anche la borghesia, che ha rotto il vecchio ordine legato alle corporazioni. I borghesi, nella loro fase rivoluzionaria, hanno attaccato il potere della Chiesa, ma successivamente, attraverso i vari concordati, hanno smesso di combattere la superstizione religiosa riconoscendo in essa un puntello utile per preservare l'ordine borghese. Oggi l'antiforma non è rappresentata da una classe che prenderà il potere per tenerlo per sé, bensì da una classe che abolirà sé stessa abolendo tutte le classi. La prossima rivoluzione sarà a titolo umano, non di classe.

Articoli correlati (da tag)

  • L'intelligenza agentica nella transizione di fase

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo "What if AGI is already here, and it's made of... children?'", pubblicato su X da @IAmPascio.

    Secondo l'autore vi sono forti analogie tra l'intelligenza biologica e quella artificiale: la prima si è sviluppata lungo circa quattro miliardi di anni senza che nessuno l'abbia progettata, e anche la seconda è un fenomeno emergente. Nessun neurone, preso a sé, è intelligente: lo è il cervello, dove decine di miliardi di neuroni con oltre centomila miliardi di connessioni producono quel fenomeno che chiamiamo "intelligenza". Riguardo allo sviluppo dell'IA generale (AGI), molti immaginano l'avvento di HAL 9000 o Skynet, ovvero qualcosa di "singolare", ma per l'autore ciò che sta emergendo potrebbe essere un sistema composto da milioni di pezzi minuscoli, in connessione tra loro, distribuiti in rete. Un sistema di IA può, infatti, produrre agenti che coordinano sub-agenti e così via, una struttura che ricorda le reti autorganizzate, o gli sciami, dove ogni elemento è concatenato agli altri e, per mezzo di regole semplici, si coordina con essi dando luogo a un'architettura che produce soluzioni capaci di sorprendere gli stessi ricercatori.

    L'evoluzione dei sistemi complessi, dalla vita organica all'IA, è stata possibile grazie a mutazioni. Nel caso dell'intelligenza a base carbonio questo processo è durato miliardi di anni, mentre la velocità con cui evolve l'IA si conta in anni, se non in mesi. Dalla replicazione degli algoritmi alla loro selezione, fino alla retro-propagazione, abbiamo una struttura evolutiva che produce conseguenze che l'attuale società non sa gestire. Abituati a una concezione gerarchica dei processi sociali, facciamo fatica ad accettare l'organicità come modo di essere della natura. L'autore porta l'esempio delle formiche: una formica ha circa 250.000 neuroni, ma non è in grado di risolvere alcun problema significativo. Un'intera colonia di formiche è invece un sistema complesso in grado di risolvere una lunga serie di problemi: ricerca del cibo, cura delle larve, difesa del nido e sua manutenzione. Nessuno è responsabile del formicaio, non c'è un dirigente. L'intelligenza della colonia emerge dalle relazioni tra le formiche. L'architettura dei sistemi di IA più avanzati assomiglia più a una colonia di formiche che a un singolo individuo. Un neurone isolato non è solo poco intelligente: semplicemente non può esistere. Esiste invece una rete di neuroni, che interagiscono tra loro e con altre parti del corpo, il quale è in feedback costante con il mondo "là fuori". E' proprio questa retroazione ad aver reso possibile l'evoluzione della nostra specie (Engels e poi Leroi-Gourhan, sulla dialettica mano-lavoro-cervello).

  • Intelligenza artificiale e catastrofe sociale

    La teleriunione di martedì sera è iniziata prendendo spunto dalle ultime dichiarazioni riguardanti le perplessità e i timori per lo sviluppo dell'Intelligenza Artificiale (IA).

    Eric Schmidt, ex CEO di Google, ha lanciato un allarme sulla possibilità che l'IA sfugga al controllo degli esseri umani. Schmidt ha dichiarato di "preoccuparsi dell'IA più di ogni altra cosa", dati i pericoli legati all'interazione autonoma tra agenti (agent-to-agent) e ai rischi di conflitti cibernetici avanzati. Schmidt non è stato l'unico a rilasciare questo tipo di dichiarazioni. La Chiesa, con l'enciclica Magnifica Humanitas, ha posto il problema della gestione di una simile tecnologia, e recentemente anche Dario Amodei, cofondatore di Anthropic (Claude), ha scritto un saggio incentrato sulla necessità di rallentare lo sviluppo dell'IA ("We Must Pace the Frontier"). Ci sono poi ex sviluppatori come Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, che ha deciso di dimettersi, sostenendo che "le persone che sviluppano l'IA credono fermamente che potrebbe ucciderci tutti entro la fine del decennio". Rischi esistenziali che, secondo il ricercatore, dipendono dal fatto che le aziende sono più impegnate a competere che a garantire la sicurezza di questi sistemi.

    Le dichiarazioni di Coxon hanno avuto una forte eco sulla stampa. Sia Donald Trump sia il ministero degli Esteri cinese hanno respinto le richieste di rallentamento, ribadendo l'importanza di proseguire nello sviluppo dell'IA, e soprattutto la volontà politica di non lasciarsi sopraffare d'allarmismo. D'altronde, un coordinamento globale in una forma sociale basata sulla guerra di tutti contro tutti (concorrenza) è impossibile.

  • Il problema del controllo

    La teleriunione di martedì sera è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie riguardanti le tecnologie impiegate nelle guerre moderne.

    Secondo le stime più recenti, l'Ucraina produce circa quattro milioni di droni l'anno, ma nel 2026 punta quasi a raddoppiarne la produzione; la Russia procede in modo simmetrico, aumentando a sua volta i propri ritmi produttivi. Se Kiev mantiene un vantaggio negli attacchi con droni a lungo raggio, sta però esaurendo i missili intercettori, e in alcuni casi il tasso di intercettazione dei missili balistici russi è sceso fino quasi allo zero.

    Da anni producono droni a scala industriale anche l'Iran e la Turchia, che si sono candidati a offrirli sul mercato: si tratta di vettori di vario tipo e natura, sempre più difficili da intercettare. Negli ultimi anni, con l'avvento di sensori e attuatori autonomi, di velivoli senza pilota e di missili ipersonici, sta cambiando il modo di fare la guerra. Come in fabbrica, gli uomini sono divenuti appendici delle macchine.

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter