Il Movimento 5 Stelle delle origini, nel suo programma, aveva intercettato, seppur in forma confusa e populista, alcuni problemi generati dallo sviluppo tecnologico. Nel suo programma parlava di razionalizzazione degli spostamenti umani, di automazione del lavoro affidata ai robot, di un reddito di base per tutti. Quel programma era il riflesso di trasformazioni materiali operanti nella società, ma il M5S non riuscì ad essere conseguente rispetto alle proprie premesse e finì per adagiarsi nelle pieghe di questa società.
Al di là delle buone intuizioni, è indispensabile comprendere che ogni passaggio rivoluzionario dipende dallo scontro tra modi di produzione, ovvero tra forme a basso rendimento, destinate a scomparire, e forme a rendimento superiore, destinate a imporsi.
Nel processo di produzione assoggettato al capitale si genera un "qualcosa" che è maggiore rispetto all'investimento iniziale. Marx osserva come il capitalista, combinando mezzi di lavoro e forza-lavoro, sviluppi una miscela esplosiva che permette la realizzazione di una maggiorazione (D-M-D'). Nella riproduzione semplice del capitale, il capitalista consuma tutta l'eccedenza; nella riproduzione allargata, il plusvalore è in massima parte reinvestito nel ciclo successivo. Giunti a questo punto, il capitalista può persino sparire ed essere sostituito da un funzionario stipendiato o da un algoritmo.
Con lo sviluppo del capitalismo, il capitalista decide sempre meno: a comandare è il capitale, divenuto una rete impersonale che tutto avvolge. Il fine del capitalismo è l'accumulazione, mentre il godimento dei borghesi resta un fatto secondario. La forza lavoro è quella merce particolare che, una volta inserita nel processo produttivo, rende possibile l'aumento di capitale. Ma il lavoro umano realmente utile alla specie rappresenta solo una quota minima rispetto al totale del lavoro effettivamente impiegato dal capitalismo. Nella società futura, superata la divisione sociale del lavoro, il processo produttivo diventerà un fatto metabolico e tutto sarò tempo di vita.
Nei nostri testi di riferimento troviamo scritto:
"L'eccesso e lo sperpero di lavoro sociale della classe proletaria, rispetto alla massa dei prodotti utili al consumo, dà un rapporto passivo decine di volte peggiore del rapporto che per il singolo salariato corre tra lavoro non pagato e lavoro pagato, o saggio del plusvalore" (PCInt., Proprietà e Capitale, 1948).
Oggi non si producono beni utili al soddisfacimento delle esigenze della specie umana, ma alle necessità del capitale. Nel caso, ad esempio, del trasporto umano, da un punto di vista della specie non ha senso continuare a produrre veicoli ultra-dissipativi del peso di centinaia di kg per trasportare, per poche ore al giorno, una persona che mediamente ne pesa 80. La società attuale dissipa risorse nella competizione, mentre è dimostrato che è più vantaggiosa la cooperazione ("Operaio parziale e piano di produzione"). Anche la guerra è uno spreco immane di energie sociali, di vite e di mezzi. Lo sperpero è riscontrabile anche nell'esistenza degli apparati utili al funzionamento dell'attuale modo di produzione, dalle forze di polizia alla burocrazia di Stato. Sul fenomeno della disoccupazione si è formato un enorme business, che comprende sindacati, enti bilaterali, agenzie interinali, ecc. Si arriva così alla famiglia, unità minima che si occupa di consumare la merce e di ripartire il risparmio (eredità). Un altro esempio di dissipazione è rappresentato dalle giovani generazioni, che avrebbero tempo ed energia da impiegare per la comunità umana e invece sono intrappolate in una "vita senza senso", alla ricerca di un lavoro che non c'è, preda di manie consumistiche e atteggiamenti antisociali e autodistruttivi. Nelle società antiche, i giovani erano parte essenziale; in quella attuale, molti sono forza lavoro inutilizzabile.
Di fronte a un sistema che non offre prospettive, si diffondono pratiche di rifiuto del lavoro e del consumismo, che generano ambienti alternativi in cui quel rifiuto viene assunto consapevolmente come scelta di vita. I downshifter, corrente tipicamente americana, sono coloro che preferiscono lavorare poco, vivendo in camper o in roulotte e riducendo i consumi inutili per dedicare più tempo a sé stessi. Tendenze analoghe sono emerse in Cina con il "Tang Ping" (letteralmente "stare sdraiati"). Il fenomeno del rifiuto del lavoro è globale ed è stato affrontato in diversi articoli e saggi; la ricercatrice Francesca Coin, nel libro Le grandi dimissioni. Il nuovo rifiuto del lavoro e il tempo di riprenderci la vita, afferma che liberare la vita dal lavoro è un'urgenza esistenziale: noi aggiungiamo che si tratta di una necessità storica.
Lo sviluppo della forza produttiva sociale dissolve le forme sociali divenute obsolete, e tra queste vi è sicuramente quella del lavoro inteso come ascensore sociale. Sul tema sono usciti recentemente due libri che segnaliamo: il primo, Consegno pacchi a Pechino (Hu Anyan), è l'autobiografia di un lavoratore cinese che documenta lo sfruttamento, la precarietà e la sussunzione reale del lavoro al capitale nel settore della circolazione delle merci. Il secondo, Operaie (Leslie T. Chang), tratta della condizione del lavoro femminile in Cina, tra turni massacranti, paghe minime e il poco tempo di vita che avanza dal lavoro.
L'immenso sciupìo di energia condanna il capitalismo non da un punto di vista morale ma termodinamico.
Le forze produttive sono talmente gravide di futuro che la società n, a confronto, ne risulta immediatamente obsoleta. Internet, l'intelligenza artificiale, l'enorme capacità produttiva di fabbriche quasi completamente automatizzate sono risultati a cui la specie intera è arrivata. L'interazione tra uomini, strumenti e reti permette già oggi il "rovesciamento della prassi", come descritto in "Elementi della transizione rivoluzionaria come manifesto politico", nell'home page del nostro sito.
Il tema della dissipazione è centrale in tutto il lavoro della Sinistra, a partire dai testi da noi raccolti nel quaderno Scienza economica marxista come programma rivoluzionario. Ma già Engels affronta l'argomento nei due discorsi tenuti a Elberfeld nel 1845, nei quali dimostra che lo sciupìo maggiore non è quello delle grandi truffe o degli alti stipendi dei politici, bensì quello interno alla struttura materiale della società:
"L'odierna organizzazione della società è certamente la meno razionale e pratica che sia possibile immaginare. La contrapposizione degli interessi porta con sé che una gran massa di forza-lavoro viene usata in modo che la società non ne tragga alcun utile e una notevole quantità di capitale va inutilmente perduta senza riprodursi."
La dissipazione di energia è un fenomeno legato all'anarchia del sistema capitalistico, che non può utilizzare in maniera razionale né il lavoro umano né, tantomeno, le risorse offerte dal pianeta (vedi "impronta ecologica"). Secondo l'ecologismo, bisognerebbe battersi per un capitalismo green, ma il capitalismo è questo, non ce ne può essere un altro. Per l'economista Jeremy Rifkin (Entropia), lo spreco di questa società è visibile già nella produzione di una brioche confezionata (industria chimica, siderurgica, edilizia, dei trasporti, ecc.): decine di migliaia di kilocalorie per brioche sono divorate dal processo produttivo per mettere in tavola un prodotto che per la salute non è certo un toccasana - innescando così un ulteriore ciclo: studi medici, ospedali, farmaci, ecc. Rifkin analizza ogni economia come un sistema di produzione/riproduzione soggetto al secondo principio della termodinamica, cioè un sistema dissipativo di energia.
Alcuni ricercatori — si pensi, ad esempio, ai tecnocratici negli anni Trenta - sono giunti alla necessità di un conteggio in termini energetici anziché di valore, e questa è una "capitolazione ideologica della borghesia di fronte al marxismo".
Negli ultimi anni il riscaldamento globale è diventato una delle grandi emergenze che la società si trova ad affrontare: l'immissione nell'atmosfera di migliaia di tonnellate di anidride carbonica (CO₂), azoto e altre microparticelle prodotte dall'industria o comunque dall'insensata attività umana, ha avvolto il pianeta Terra in una pellicola di veleni. Per invertire questa tendenza bisognerebbe abbassare la temperatura del sistema, intervenendo soprattutto nel modo di produrre. Ma il capitalismo è interessato solo al profitto: ne è esempio recente la progettazione di enormi data center per alimentare i sistemi di intelligenza artificiale, che per essere raffreddati richiedono enormi quantità d'acqua (sottratte al fabbisogno umano), e consumi elettrici in continua crescita.
In chiusura di riunione, abbiamo accennato all'ultimo numero di Limes, intitolato "Vogliamo la guerra totale?" e incentrato sul riarmo tedesco. I maggiori paesi si stanno dotando di droni, sistemi di intelligenza artificiale, missili ipersonici, dirottando risorse ed energia sociale verso l'industria bellica. Berlino ha pubblicato un documento strategico, Verantwortung für Europa ("Responsabilità per l'Europa"), in cui annuncia l'obiettivo di fare della Germania, entro il 2039, la maggiore potenza militare d'Europa, motivando la scelta con l'annunciato disimpegno degli USA dal Vecchio Continente e con la minaccia rappresentata dalla Russia. Per un paese industriale come la Germania, che nell'automobile aveva la sua punta di lancia, questa svolta arriva mentre fa i conti con la crescente concorrenza dei colossi cinesi dell'auto elettrica: la soluzione intravista da Berlino è convertire parte della produzione civile — a partire proprio dall'industria automobilistica — al settore militare. Resta da vedere se e come questa grande trasformazione sarà possibile, ma è significativo che tutte le maggiori potenze stiano parlando di riarmo.

