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La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, è iniziata dal libro Inventare il futuro. Per un mondo senza lavoro, di Nick Srnicek e Alex Williams (autori nel 2013 del Manifesto per una politica accelerazionista), di cui un compagno ha presentato una sintesi.

Innanzitutto notiamo che ormai i testi sul reddito di base, l'automazione e la "fine del lavoro" sono disponibili in bella vista nelle maggiori librerie: temi che qualche anno fa erano lontani dal mainstream, oggi fanno vendere decine di migliaia di copie. In Inventare il futuro gli argomenti trattati sono gli stessi che troviamo in libri come Postcapitalismo di Paul Mason, Il futuro senza lavoro. Accelerazione tecnologica e macchine intelligenti di Martin Ford, e La nuova rivoluzione delle macchine di Andrew McAfee ed Erik Brynjolfsson. Ma nessuno di questi autori, pur raccogliendo una marea di dati che dimostra la fine dell'attuale modo di produzione, riesce a scorgere un futuro oltre il capitalismo; tutti immaginano invece un capitalismo riformato.

Durante la scorsa teleconferenza, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo ripreso alcune corrispondenze girate nella nostra piccola rete di lavoro. La prima riguarda l'importanza di Occupy Wall Street, soprattutto nella prospettiva del riemergere di un nuovo movimento antiforma; la seconda si sviluppa da alcune considerazioni intorno ai processi di delocalizzazione e rilocalizzazione delle produzioni come strategia economica degli stati nell'ottica del cosiddetto sovranismo.

Per comprendere l'apporto del movimento americano Occupy Wall Street (OWS) è necessario ripartire da Marx, quando in Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, e poi anche nel Manifesto, afferma che nel capitalismo il proletariato non ha rivendicazioni particolari da portare avanti. Premesso che gli episodi di lotta di classe che costellano la storia della classe proletaria sono importantissimi, e che la mancanza della battaglia quotidiana contro il capitalismo significherebbe l'abdicazione del proletariato al proprio compito storico, sappiamo che le conquiste ottenute in questi frangenti sono effimere perchè, la storia ci insegna, il capitalismo può riprendersele in qualsiasi momento. Storicamente il proletariato non subisce ingiustizie particolari, ma l'ingiustizia tout court e perciò non ha nulla da rivendicare in questa società se non la sua abolizione.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2018

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando la lectio magistralis del prof. Antonio Casilli su "Intelligenze artificiali e digital labour" tenuta durante le Giornate del Lavoro organizzate dalla CGIL a Lecce.

Nel mondo sono circa 100 milioni i micro-lavoratori impiegati nell'inserimento di dati in piattaforme digitali e questo dimostra, secondo Casilli, che la crescita e il potenziamento dell'intelligenza artificiale sono possibili solo grazie all'erogazione di lavoro umano mal pagato, senza alcun contratto e senza inquadramento sindacale. A parte le conclusioni (lotta per diritti, per le garanzie, ecc.), la lectio offre una panoramica interessante sulle piattaforme di crowdsourcing e sulle modalità di impiego dei lavoratori.

Siri, l'assistente digitale sviluppato dalla Apple, cresce e "apprende" grazie ai milioni di dati raccolti dagli umani. Lo stesso avviene per Cortana e Alexa, i software di assistenza e riconoscimento vocale messi a punto rispettivamente da Microsoft e Amazon. Facebook a sua volta ha creato M, un assistente virtuale che impara attraverso le informazioni ricavate dalle conversazioni di quel miliardo di utenti che utilizza quotidianamente il social network. Insomma, navigando nella Rete produciamo ricchezza per altri.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata commentando l'espansionismo cinese in ambito internazionale.

Dopo essere penetrata economicamente in Africa Pechino punta sul settore della logistica, investendo solo negli ultimi due anni oltre 3,1 miliardi di euro in otto porti strategici: Haifa, Ashdod, Ambarli, Pireo, Rotterdam, Vado Ligure, Bilbao e Valencia. Per quanto riguarda l'Italia, a essere interessati sono gli scali di Genova-Savona e Trieste. Più che investire nella vecchia industria si cerca il controllo degli hub logistici, diventati parte di una gigantesca rete che integra le catene della produzione e del consumo. Scrive Simone Fana nell'articolo "Logistica, le nuove catene dello sfruttamento":

"Dai grandi mari internazionali sino alle infrastrutture via terra, la circolazione delle merci, il loro stoccaggio e la distribuzione delle stesse si articola sull'organizzazione di una catena logistica mondiale. In questa centralità si riconoscono i temi di fondo che interrogano la forma e i processi di globalizzazione, dalla disarticolazione e ricomposizione dei luoghi della sovranità politico-statuale sino alla natura dei flussi migratori nella divisione internazionale del lavoro".

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata prendendo spunto da quanto accaduto in Italia a livello governativo.

Curiosamente, la vittoria del No al referendum costituzionale era stata anticipata anche da alcuni analisti che avevano preso in esame il flusso di informazione sui social network, dove l'argomento ha avuto molto risalto, come d'altronde nel resto della società. Come scritto nell'articolo Informazione e potere, nell'epoca delle reti si stabilisce una certa simmetria tra i governanti e la società: difficile per chiunque bloccare il tam-tam sui social.

L'esito della consultazione ha costretto il premier Matteo Renzi alle dimissioni e ora, da quanto si legge su alcuni giornali, il prossimo passo potrebbe essere la formazione di un governo tecnico, forse guidato dall'attuale ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata con le notizie provenienti dal Bangladesh sul recente attacco a Dacca.

Secondo il governo bengalese gli attentatori non sarebbero affiliati all'IS, ma figli di benestanti locali trasformatisi in miliziani jihadisti "per moda". Sarà pur vero, ma è altrettanto vero che il Califfato permette l'appartenenza alla propria struttura senza il bisogno di avere la tessera in tasca e non prevede confini di nazionalità o di classe, obbligando le popolazioni assoggettate a giurare fedeltà al rappresentante della comunità islamica.

Dall'Operazione Entebbe (1976) le dottrine militari moderne prevedono l'utilizzo di gruppi d'assalto che intervengono ai quattro angoli del mondo secondo necessità; successivamente, con l'era Bush, si arriva a teorizzare la guerra preventiva totale. Oggi la simmetria nel contesto della guerra attuale richiederebbe l'invio di soldati a Raqqa per eliminare fisicamente il nucleo politico dello Stato Islamico, ma gli Stati occidentali per ora non si muovono in questa direzione. Anzi, l'IS poteva essere abbattuto velocemente già alla sua nascita, ma vi era il timore che dando il famoso calcio nel vespaio, come in Mali, il "terrorismo" si sarebbe generalizzato in Occidente, cosa avvenuta comunque.

Quando si parla di marasma sociale e guerra è importante sottolineare che il tutto avviene mentre gli stati si dissolvono. Nella guerra di tutti contro tutti, le convenienze reciproche possono cambiare rapidamente e le grandi unità statali perdono il controllo su sè stesse. Si pensi ad esempio al più vecchio paese imperialistico, la Gran Bretagna, che sta procedendo a passo spedito verso la catastrofe: Anarchia nel Regno Unito titola l'Economist dopo la Brexit. A noi sembra che l'anarchia sia il tratto distintivo di tutto il cadaverico mondo capitalistico.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2016

Il robot Pippo e l'altra Italia di Roberto Napoletano, 26 novembre 2015

"Per raccontarvi il sogno italiano di Pippo ci siamo affidati al nostro Piero Angela, che è Luca De Biase, e a un team straordinario qual è quello di Nòva24, e vi vogliamo guidare da oggi per quindici giovedì consecutivi in un viaggio nel futuro che è già dentro le vostre case e i vostri pensieri, al lavoro e in famiglia, ma senza che ce ne rendiamo fino in fondo conto e, soprattutto, senza percepire quanto potrà ancora di più incidere questo pezzo di futuro, con le sue invenzioni e le sue macchine più o meno intelligenti, nella nostra vita quotidiana."

Blockchain: un sistema decentrato e disintermediato per lo scambio tra pari

L'opuscolo della serie Lezioni di futuro dedicato alla moneta virtuale si apre con un'interessante premessa: le ricerche etnografiche lasciano presumere che la scrittura potrebbe essere nata 5000 anni fa in Mesopotamia per tenere traccia degli scambi delle merci e cioè per rispondere alla necessità di registrare e verificare i primi rapporti economici tra esseri umani.

Nel n°27 della rivista, sulla prima grande transizione dalle società comunistiche originarie alle società di classe, abbiamo descritto le prime attestazioni di "gestione amministrativa" centralizzata che compaiono nella cosiddetta Mezzaluna fertile nel settimo-sesto Millennio a.C.: in quel periodo nascono un po' ovunque nell'area sistemi di controllo attraverso cui i magazzini centrali registrano le derrate in entrata, le suddividono secondo criteri dati, contrassegnano i lotti così ottenuti e infine distribuiscono i beni secondo liste convenute. Tutti i movimenti materiali di quantità perfettamente conosciute sono contabilizzati secondo un sistema di cretule (impasti di argilla fresca su cui veniva impresso un segno di riconoscimento). In qualche modo la società comunistica ha bisogno di conoscere sé stessa ed escogita il metodo adatto realizzando lo strumento che le è utile per risolvere un problema contingente, inventando come risultato finale la scrittura, la matematica e l'economia.

Questa premessa è importante perché ci dà la chiave per comprendere la portata dirompente non tanto dei bitcoin o più in generale delle monete peer-to-peer ma della tecnologia che ne sta alla base: la blockchain.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata dalle notizie del nuovo crollo del prezzo del petrolio.

Mentre in passato l'Opec riusciva a mantenere alta la quotazione del greggio tramite il coordinamento dei paesi produttori, oggi non solo non riesce più a farlo, ma si trova nella condizione per cui tale operazione è materialmente impossibile: evidentemente la guerra e il marasma sociale in corso sono più profondi di quanto si percepisca.

La Russia ha annunciato di poter resistere per anni ad un petrolio venduto a 40 dollari al barile, ma è una stupidaggine dato che Mosca dalla vendita di combustibili ricava la maggior parte delle sue entrate. Le dichiarazioni dei governi lasciano il tempo che trovano e, al massimo, rivelano il livello di conflittualità tra le principali potenze mediorientali e mondiali. Nessun produttore di "oro nero" è in grado di resistere a lungo a prezzi così bassi. Per il petrolio vale la legge della rendita: quello che viene intascato dai paesi nel cui sottosuolo giacciono delle riserve è sovraproffitto, mancando il profitto nel settore industriale, il meccanismo di ripartizione del valore si inceppa. Senza contare gli enormi investimenti fatti dagli Stati Uniti nello shale oil dove sono sempre di più le aziende in fallimento.

La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata dalla segnalazione di un articolo sulla comunicazione tra esseri microscopici: i biologi dell'Università di San Diego hanno scoperto che i batteri sono in realtà molto sofisticati nelle loro interazioni "sociali" e comunicano attraverso meccanismi di segnalazione elettrica simili a quelli dei neuroni nel cervello umano. In uno studio pubblicato sulla rivista Nature, gli scienziati hanno spiegato come i batteri che vivono in comunità comunicano tra loro elettricamente tramite proteine chiamate "canali ionici":

"Quelli che finora consideravamo organismi unicellulari capaci di riunirsi al solo fine di riprodursi sono, in realtà, dotati di un sofisticato sistema di comunicazione che permette loro di interagire."

Da più parti si comincia a mettere in discussione la presunta unicità della nostra specie: noi uomini siamo fatti di cellule che vivono e muoiono, trasportiamo batteri che vivono in simbiosi con i nostri corpi diventando noi stessi network ambulanti che comunicano con l'interno e con l'esterno senza soluzione di continuità.

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni, è iniziata dalle news provenienti dalla Siria dilaniata dalla guerra.

I bombardamenti dell'aviazione russa cominciano a dare i primi risultati, sono migliaia i combattenti dello Stato Islamico fuggiti verso la Giordania nel timore dei raid aerei e dell'avanzata dell'esercito siriano. A quanto pare anche il governo italiano vorrebbe partecipare alla missione, inviando in Iraq una squadriglia di obsoleti Tornado. Intanto Assad ha dichiarato che se necessario si ritirerà: un'affermazione atipica per il governo alawita, forse il prodotto delle trattative in corso tra Damasco, Washington, Mosca e Teheran. La Turchia, in veste di attore principale nell'area, denuncia quanto accade nei suoi cieli, con la continua violazione dello spazio aereo da parte dei caccia russi, e fa sentire la sua voce attraverso la Nato; la Russia d'altro canto è obbligata a intervenire nel vespaio siriano, quantomeno per difendere le sue basi storiche nel Mediterraneo e mantenere in sicurezza quelle controllate dal regime. Washington per adesso lascia fare, evitando così di impantanarsi in Siria con i fantaccini terrestri. Nell'area anche il Libano è in fermento a causa di un movimento interconfessionale che da mesi protesta contro il governo.

Il contesto generale è quello dello sfacelo degli stati: tutti cercano di contenere il caos, ma nel farlo molte volte lo amplificano.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando un articolo del Guardian, "The end of capitalism has begun", dove il giornalista Paul Mason presenta il suo libro "Post capitalism. A guide to the future". A parte un curioso riferimento ai Grundrisse e al general intellect di Marx, l'articolo ha un taglio pragmatico e progettuale molto simile a quello del Venus Project o di Red Plenty, la sintonia tra i sintomi della società futura è sempre più marcata. Tutti si interrogano sul decorso di questa società, sempre più importanza viene data al crollo del capitalismo, l'Economist in un articolo dedicato al futuro dell'Europa trasmette paura e incapacità storica, nel senso di impossibilità di reagire e trovare vie d'uscita.

Mentre tutti si chiedono se e come la Grecia dovrà onorare il suo debito (315 mld), quello mondiale raggiunge i 200 mila mld, tre volte il Pil. Scrive il Sole24Ore: "La Cina da sola poggia su 28.000 miliardi di dollari di soldi presi a prestito da Governo e privati. E gli Usa sono indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per 2,7 volte il Pil che ogni anno viene generato." E ancora: "Un mondo che cresce piano rispetto al passato ma che ha più debiti di prima, dato che il fardello è aumentato di ben 57mila miliardi, l'intero Pil mondiale dell'anno scorso".

In situazioni normali il debito può essere visto come un'emissione di moneta in cambio di un servizio. Il debito di per sè non fa spavento, anzi il capitale da credito serve a rilanciare i meccanismi capitalistici. Esiste però un effetto soglia per cui se tutta la società funziona in deficit spending emettendo titoli di stato in cambio di merci e servizi reali, a lungo andare il meccanismo si inceppa. Cosa succederà quando oltre ai vecchi paesi putrefatti si aggiungeranno i giganti come Cina e India che invecchiando precocemente si indebitano e hanno una popolazione complessiva di circa 2,5 miliardi di persone? Si prospettano scenari da incubo.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

Nella teleconferenza di martedì scorso, presenti 15 compagni, abbiamo parlato della vittoria elettorale di Tsipras in Grecia. Un compagno ha letto parte di un articolo di Gad Lerner intitolato La sinistra italiana e il vento dell'est, in cui il giornalista legge la vittoria di Syriza come il risultato di un'attività continuativa del partito basata sul mutuo soccorso: "Un'intera generazione di medici e infermieri volontari che hanno dato vita a ambulatori gratuiti; e poi mercati popolari di generi alimentari, mense, ricoveri notturni...". Gli fa eco il noto riformista Fausto Bertinotti: "La cosa straordinaria di Syriza è il suo essere insieme nuovo e antico. Si pensi a quanto ci sia nel suo programma di mutualismo di stampo ottocentesco. Lo stato sociale autogestito, la tutela delle famiglie, la preoccupazione per gli indigenti: tutti temi simili a quelli delle società di mutuo soccorso di fine '800."

Il paragone viene facile, ma attenzione, i fenomeni vanno storicizzati perché può accadere che essi si somiglino ma non siano la stessa cosa. Società di mutuo soccorso, cooperative e sindacati nati nell'800, subiscono una stessa dinamica per cui arrivano tutti all'integrazione nello Stato. Oggi questo tipo di esperienze si sviluppano in una situazione differente. Le società operaie di mutuo soccorso di fine '800 erano strutture di auto-aiuto che si contrapponevano allo sfruttamento tout court del proletariato da parte di un efficiente stato borghese. Le neo-comunità odierne di senza riserve nascono invece sull'onda della dissoluzione degli stati capitalistici. Sono perciò strutture non più rispondenti ad esigenze immediate all'interno di uno stato che funziona, ma a reazioni verso uno stato che non funziona più.

La teleconferenza di martedì sera, connessi 12 compagni, è iniziata commentando il via libera ai decreti attuativi per il Jobs Act.

In un articolo di Micromega, Jobs End, ovvero la fine del lavoro, si fa notare che non sarà certo una legge a smuovere la stracotta economia italiana:"Dinanzi ad un legislatore che si fregia di un 'Jobs Act' presentato come epocale, a fronte di commentatori che, a ragione, hanno richiesto più 'Jobs Fact', chi scrive non può che limitarsi a registrare, oggi, un unico drammatico dato di fatto: il 'Jobs End', ovvero la fine del lavoro così come costruito in decenni di civiltà del diritto." Il Sole 24 Ore registra il tentativo governativo di copiare il modello di welfare tedesco, dove lo stato si prende in carico i disoccupati, garantendogli un salario universale, per poi "somministrarli" nel mercato del lavoro con mini-job pagati non più di 450 euro al mese. In qualche modo il Jobs Act suggella la fine del diritto al lavoro come l'abbiamo conosciuto finora, soprattutto a fronte dell'ennesimo significativo calo della produzione industriale italiana.

In questa società è senza senso la vita del disoccupato, ma anche quella del lavoratore che produce, consuma e crepa. Quando era uscito il testo La fine del lavoro, molti ipotizzavano che con l'avvento dell'era dei robot - per Rifkin si assisteva alla terza rivoluzione industriale - i lavoratori in esubero sarebbero stati occupati nei servizi e tutto si sarebbe riequilibrato.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 8 compagni, è partita commentando la situazione del mercato del lavoro in Italia.

Secondo gli ultimi dati pubblicati da Repubblica, nel 2014 si è registata una crescita esponenziale del ricorso ai mini jobs, i lavori a chiamata remunerati con i voucher: si tratta della possibilità di essere "assunti" per qualche ora da un committente venendo retribuiti attraverso l'utilizzo di un buono lavoro di 10 euro lordi all'ora (pari a 7,5 euro netti). I buoni lavoro non sono cumulabili, hanno un limite di utilizzo e, dopo un iniziale periodo di esperimento, sembrano configurarsi come una realtà consolidata. Proprio in questi giorni il governo Renzi sta portando a termine le procedure per approvare il tanto contestato Jobs act: al solito la borghesia cerca di inseguire le trasformazioni strutturali del capitalismo e si fa, al tempo stesso conservatrice proprio mentre il suo modo di produzione continua a negare sé stesso. Contratto unico di lavoro, Salario Universale ai disoccupati ( per 24 mesi), uno Stato assistente che mitiga in qualche modo gli effetti di un mercato del lavoro selvaggio, queste le proposte dal governo Renzi. Resta da vedere se il Laboratorio Italia si confermerà culla di qualcosa di importante che verrà poi sviluppato meglio altrove o se la montagna non farà che partorire l'ennesimo topolino.

"La guerra del petrolio" è stato nuovamente l'argomento principale di cui si è discusso durante la teleconferenza di martedì sera (20 i compagni presenti). Effettivamente il tema resta caldo, e le dinamiche peculiari sottostanti a questa guerra quasi sottaciuta ancora non sono emerse chiaramente.

Nell'accordo sancito all'incontro viennese dell'OPEC giornalisti ed analisti economici ascrivono all'Arabia Saudita un ruolo determinante senza riuscire però a svelarne l'asso nella manica. Nell'immediato mantenere alti i ritmi estrattivi non è certamente vantaggioso per i sauditi, ma per quei paesi dell'OPEC (e non) la cui economia dipende dall'esportazione del petrolio è addirittura dannoso. A dirla tutta a dare il via ad una super produzione di petrolio sono stati per primi gli Stati Uniti, che per far pressione alla Russia hanno finito per intaccare anche gli interessi della concorrenza saudita causando l'abbassamento dei prezzi. Si sono poi aggiunti altri fattori, come il calo della domanda mondiale in seguito alla crisi o l'immissione sul mercato a prezzi ridotti di petrolio pregiato da parte dei clan che si contendono la Libia. Come scrivevamo nel precedente resoconto, l'Arabia Saudita si può permettere una guerra a lungo termine, può attendere cioè che i pozzi americani chiudano e poi far impennare il prezzo del greggio, con una riproposizione dei meccanismi visti durante le crisi energetiche del passato. Ma innescare nel contesto attuale dinamiche di questo tipo avrebbe ben altri effetti rispetto agli anni '80, periodo in cui il capitalismo aveva i numeri per sostenere contraccolpi del genere.

A pochi giorni dal 56° incontro redazionale, abbiamo cominciato la teleconferenza (a cui si sono collegati 16 compagni) con una breve presentazione dell'integrazione prevista per la mattinata di domenica su Engels, la dialettica e il tributo a Hegel.

Lucio Colletti, allievo di Galvano della Volpe, scrive Il marxismo ed Hegel, testo in cui tenta di mettere in luce le affinità del materialismo dialettico con la filosofia hegeliana. In realtà a subire l'influenza di Hegel non fu Marx, che già negli scritti giovanili taglia i ponti col filosofo tedesco, ma Engels che, attratto da Hegel in gioventù, non riuscirà mai del tutto a liberarsi dal linguaggio e quindi dalla dialettica del maestro.

Colletti ha il merito di riconoscere questa influenza, per il resto lo scritto è un tentativo maldestro di liquidare con faciloneria la dialettica. Egli sostiene che la nozione dialettica di movimento definita nell'Antidühring di Engels è scorretta poiché fondata sulla logica hegeliana, a sua volta basata sul paradosso della freccia di Zenone, che, a dire dell'autore, è edificato su una semplice ambiguità semantica. Riprendendo l'elaborazione teorica del polacco Adam Schaff, il filosofo italiano tenta di confutare Zenone, per poi negare Hegel, e quindi Engels e il materialismo dialettico.

In Vulcano della produzione o palude del mercato? Bordiga tratta diversamente il paradosso del moto della freccia: inserendolo nella storia della conoscenza umana e considerandolo dal punto di vista degli strumenti che nella sua evoluzione la specie si è data per conoscere, esso rappresenta la conquista da parte dell'umanità della logica del continuo. Zenone dimostrò che, dato che il moto esiste, necessita concludere che sulla traiettoria – finita – i punti sono infiniti, e che la freccia percorre spazi "evanescenti" in tempi "evanescenti", ma tuttavia il rapporto di questi spazi a questi tempi dà la velocità, concetto concreto e finito.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2014

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, è iniziata dal commento all'articolo di Jeremy Rifkin pubblicato sul blog dell'Huffington Post il 7 aprile scorso, e intitolato The Internet of Things: Monopoly Capitalism vs. Collaborative Commons.

Le innovazioni tecnologiche introdotte nell'ultimo quarto di secolo hanno avuto effetti estremamente dirompenti nella società. Del passaggio dalla società del possesso a quella dell'accesso, e di altri temi cari a Rifkin, abbiamo parlato diffusamente qualche settimana fa in occasione della lettura di un altro suo articolo. In questo testo, un estratto da The Zero Marginal Cost Society: The Internet of Things, the Collaborative Commons, and the Eclipse of Capitalism, ultima fatica dello scrittore americano, viene analizzato un nuovo potente elemento di trasformazione della società: The Internet of Things (IoT), una sorta di rete neuronale globale che, attraverso i miliardi di sensori collegati alle strutture produttive e logistiche, è in grado di raccogliere enormi quantità di informazione (Big Data) dalla società, connettendo tutto e tutti, dalle grandi aziende capitalistiche ai prosumers, quei produttori/consumatori che condividono nei vari network i prodotti e i risultati delle loro esperienze. Lo sviluppo di questa nuova piattaforma tecnologica è talmente potente che ha posto le basi per la nascita di un'economia ibriba, da una parte capitalista e dall'altra fondata sui Collaborative Commons. E' proprio su questo terreno che Rifkin individua il grande conflitto del futuro, e cioè la battaglia per assumere il controllo di questa enorme infrastruttura globale.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2014

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, abbiamo discusso dell'articolo di Jeremy Rifkin, The Rise of Anti-Capitalism (L'ascesa dell'anti-capitalismo), pubblicato sul New York Times lo scorso 15 marzo.

Dello scrittore americano, nonché sociologo, attivista ambientale, professore universitario, no global, economista e filosofo, abbiamo scritto sul numero 8 della rivista in una recensione a tre suoi libri: Entropia, La fine del lavoro e L'era dell'accesso. Nel primo testo, del 1980, Rifkin dimostra come ogni economia non sia altro che un sistema di produzione e riproduzione soggiacente al secondo principio della termodinamica e perciò irreversibilmente dissipativo di energia (in termini capitalistici, dissipativo del valore che produce). A questo si aggiunge la tendenza storica del capitalismo, descritta ne La fine del lavoro una quindicina di anni più tardi, a sostituire il lavoro dell'uomo con quello della macchina, determinando un enorme esubero di manodopera.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

La teleriunione di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con una serie di riflessioni sulle concezioni di probabilità, probabilismo e determinismo. Secondo Wikipedia "si definisce determinismo quella concezione per cui in natura nulla avviene a caso, ma tutto accade secondo ragione e necessità. Il determinismo dal punto di vista ontologico indica quindi il dominio incontrastato della necessità causale in senso assoluto giudicando quindi nel contempo inammissibile l'esistenza del caso. Il determinismo è associato alla teoria della causalità, sulla quale si appoggia." I luogocomunisti pensano che la citazione del Manifesto (1848) sulla possibilità della rovina di tutte le classi, metta in discussione il ferreo determinismo in Marx e apra la porta all'indeterminismo, ovvero all'impossibilità di fare previsione:

"Liberi e schiavi, patrizi o plebei, baroni e servi, capi di maestranze e garzoni, in una parola oppressori od oppressi, furono sempre in contrasto, e continuarono, in modo nascosto o palese, una lotta che finì sempre con la trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la comune rovina delle classi in lotta."

La teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato dodici compagni, è iniziata dall'analisi dei fatti siriani e dai loro recenti sviluppi. Il sistema capitalistico predispone le condizioni affinché sorga ad un certo punto un problema da risolvere, problema che non è risolvibile in altro modo che con la guerra. Per ora l'intervento armato americano sembra smorzato, ma resta un fatto l'assenza di una strategia politica complessiva all'altezza delle sfide poste dalla crisi dell'economia mondiale. Siamo dinanzi al disperato tentativo di conservare questo modo di produzione da parte degli Stati Uniti, gendarme mondiale e intercettatore ultimo dei flussi di valore globali.

Alla teleriunione di martedì sera, presenti 10 compagni, è stato commentato l'articolo Peer to Peer Production as the Alternative to Capitalism: A New Communist Horizon (Peer to peer come alternativa al capitalismo: un nuovo orizzonte comunista) di Jakob Rigi, un lavoro a suo modo in sintonia con il "movimento reale che abolisce lo stato di cose presente". La nostra corrente aveva a disposizione meno materiale anti-formista, mentre oggi le anticipazioni teoriche e pratiche della società futura sono una realtà a portata di mano. Nell'articolo si sostiene che la produzione peer to peer, nata e cresciuta nel capitalismo, inizia ad avere caratteristiche che si scontrano con il capitalismo stesso.

Partendo dall'analisi delle rivolte globali, dall'Egitto agli Usa, viene fatto un parallelo tra le aspirazioni dei dimostranti e le nuove forme e modi di produzione che si stanno imponendo in ambito informatico. Oggi tutta la tecnologia segue a ruota l'informatica. All'interno di questo settore c'è una forza che spinge verso una direzione comunista, questa forza cui non si può sfuggire può essere pensata in termini di inevitabilità strutturale dell'evoluzione bio-tecnologica. La Free Software Foundation e Linux vengono considerati come esempi di produzione collettiva che fa volentieri a meno del denaro e punta tutto sulla gratuità. Il copyleft è fattore e prodotto dello sviluppo di programmi che bypassano i vincoli dettati dalla legge del valore:

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2013

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato nove compagni, è cominciata con il commento di un articolo circolato nella nostra piccola rete di lavoro: Red Plenty Platforms di Nick Dyer-Witheford. In questo testo vengono affrontati e messi insieme temi quali la cibernetica, la logistica, la liberazione dal lavoro e l'equilibrio metabolico della società a venire. Quello che ci interessa sottolineare non è tanto la considerazione dell'autore sull'URSS come Stato socialista degenerato a causa dell'arretratezza tecnologica, quanto invece il fatto che il capitalismo stesso, attraverso l'emergere di fenomeni come l'open source, il peer-to-peer, la creazione di reti informatiche, di super-calcolatori e sistemi di gestione della logistica molto complessi, pone le basi per una nuova forma sociale. Per approcciarsi a questo lavoro le chiavi di lettura sono almeno due: la prima è quella citata nello stesso articolo, cioè il famoso frammento sulle macchine dei Grundrisse; la seconda è il criterio utilizzato da Marx a proposito della dottrina dei modi di produzione, che è appunto il dissolversi delle forme n che trascendono a n+1 (n+1 utilizza, per affermarsi, le ultime categorie di n, nella fase in cui negano sé stesse).

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2013

La teleriunione di martedì, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sull'ordine dei gesuiti e sulla Chiesa in generale, prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni di Papa Francesco su omosessualità e secondo matrimonio, ai quali si aggiunge l'annunciata riforma dello Ior, la banca vaticana.

Ad una prima analisi quanto detto dal Pontefice al ritorno dal viaggio in Brasile, rivela la necessità della Chiesa di risintonizzarsi con la società e le sue angosce, per non perdere aderenza con essa e venirne espulsa.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2013

Sto leggendo tutti gli articoli della serie "Il programma rivoluzionario immediato" che avete messo sulla Home page del vostro sito. Un lavoro enorme, che fa riflettere. E che però fa anche venire in mente, a proposito di anticipazioni della società futura già presenti in questa, che se il capitalismo riesce ad ibridarsi in questo modo, potrebbe durare dannatamente a lungo. A meno che, aggiungo, le contraddizioni sociali che tutto questo determinerà non esprimano una forza politica in grado di ricollegarsi al marxismo. La serie, così come è presentata, può far pensare che l'evoluzione capitalistica odierna, la realizzazione di forme economiche sempre più vicine al socialismo, sia una soluzione alle contraddizioni del sistema. Da questo punto di vista ho trovato interessante l'articolo sull'agricoltura, dove si afferma che l'intera produzione agricola è uscita dal ciclo classico del capitalismo e si configura ormai come un servizio sociale, al pari della sanità e della scuola.

Pubblicato in Doppia direzione

Ho letto la vostra opera in due volumi Scienza e rivoluzione. Lo sviluppo rivoluzionario della forza produttiva capitalistica, la pretesa conquista del cosmo e la teoria marxista della conoscenza e l'ho trovata di grande interesse. In essa si trovano molte informazioni e considerazioni sull'argomento della "questione spaziale", che ne danno un quadro sufficientemente chiaro. Su tale questione c'è una grande ignoranza e l'ampia opera che avete preparato servirà a indirizzare verso uno studio corretto, soprattutto per capire ciò che è possibile e ciò che è impossibile. Qui, forse, si trovano le maggiori correzioni rispetto agli articoli di Amadeo Bordiga in Il Programma comunista a cavallo tra gli anni 1950 e 1960.

Pubblicato in Doppia direzione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 12 compagni.

Abbiamo iniziato commentando "The Venus Project": presentato con un filmato su YouTube (Paradise or Oblivion) dal fondatore Jacque Fresco, il progetto descrive una società futura cibernetica, completamente razionalizzata, basata sulla soddisfazione dei bisogni umani e ambientali senza il vincolo del denaro e dello scambio. Quel che risulta interessante – come ci scrive un corrispondente – è che, nonostante qualche parola ingenua di troppo, questo progetto è impregnato di comunismo assai più di quanto il suo fondatore non sia disposto ad ammettere.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2013

Rivista n°42, ottobre 2017

copertina n°42f6Editoriale: L'immane mistificazione
f6Articoli: La socializzazione fascista e il comunismo - Cento anni dall'Ottobre
f6Rassegna: Uragani d'America - Irma o della crescita esponenziale dei danni - Ricordate Katrina? - Occupy Wall Street non nasce dal niente - Gli orti urbani - Catastrofe sociale dei lavoretti
f6Terra di confine: La dimora dell'uomo (domani)
f6Recensione: Coppi, Bartali e i vaccini
f6Doppia direzione: Lavorare è bello
f6Spaccio al bestione trionfante: Riscontro "psicologico" - Fazioni in lotta

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

f6Bomba a orologeria
f6Uno schema Ponzi per sé stessi
f6Umanità minore
f6C'era una volta la teoria del valore
f6Il paradosso di Fermi
f6Il non-Statuto dei gig-lavoratori
f6La strana storia del reddito di base
f6Spread

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