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  • Resoconto teleriunione  14 settembre 2021

Ancora sulla sincronizzazione

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, abbiamo ripreso il tema, sviluppato il venerdì precedente, della sincronia nei processi fisici, biologici e sociali, sulla base degli studi del matematico statunitense Steven Strogatz.

Un compagno ha chiesto se è possibile che nelle piazze si sviluppino forme di comunicazione maggiormente concernenti la biologia che il linguaggio verbale. Nell'ondata rivoluzionaria del 1848 o in quella del 1917 non esistevano né Internet né cellulari, eppure masse di uomini scesero per le strade in una sorta di moto sincronizzato. Il feromone, per esempio, è una sostanza chimica prodotta e secreta da alcuni animali che può determinare in un altro esemplare della stessa specie, entrato in contatto con essa, una specifica modificazione fisiologica o comportamentale.

Effettivamente la nostra specie comunica anche così, ma nel tempo si è evoluta dotandosi di altri potenti strumenti. In una newsletter di qualche anno fa, in riferimento alla genesi e allo sviluppo del movimento Occupy Wall Street, scrivevamo che la comunicazione tra gli uomini non avviene tramite vibrisse (i peli dei mammiferi dotati di capacità sensoriali), perché vi è stato uno sviluppo extra-organico che ha riguardato il linguaggio. Le reti possono infatti essere intese come protesi della nostra specie che rendono possibile la trasmissione istantanea di informazione tra individui o gruppi anche a distanza di migliaia di chilometri, formando una specie di rete neurale globale (Jeremy Rifkin).

Il grande movimento anticapitalista che è nato a New York nel settembre del 2011 si è presto diffuso a livello mondiale facendo sì che un mese dopo, in mille città, scendessero in piazza sincronizzate migliaia di persone. E' difficile pensare ad una presa di coscienza generalizzata, mentre è più corretto ricercare le cause della mobilitazione nel superamento di una soglia di sopportazione. La nostra è una specie gregaria, ogni persona basa le proprie azioni sulle decisioni prese dagli altri, e ciò può condurre in determinati momenti storici ad esplosioni spontanee di comportamento coordinato.

La creazione in natura non esiste, e noi ci basiamo su un ferreo determinismo per indagare i fatti sociali: in un mondo globalizzato, dove tendono a sincronizzarsi le varie economie, avviene del tutto conseguentemente una sincronizzazione dei fatti sociali ("Rivolta contro la legge del valore", newsletter n. 237). In diversi testi la nostra corrente parla di violenza potenziale e di violenza cinetica come metodi di controllo sociale. La violenza potenziale incute timore, divide e immobilizza la classe dominata sotto il peso dell'apparato repressivo e ideologico statale. Superate determinate soglie sociali, si manifestano meccanismi di auto-organizzazione, i dominati sconfiggono collettivamente la paura, e la violenza da parte della classe dominante da potenziale si fa cinetica. Si stabilisce allora un dualismo di potere che porta la società verso una biforcazione catastrofica.

I fatti materiali hanno la testa dura, affermava Lenin. Sono essi a provocare le grandi mobilitazioni sociali, non la coscienza che gli individui o i gruppi hanno di sé stessi in questo o quel momento: prima viene la pancia e solo in un secondo momento la testa. I processi di sincronizzazione sociale sono da trattare come fenomeni a soglia: quando viene raggiunto un punto critico il sistema passa da uno stato a un altro. Come nota Steven Strogatz nel suo libro (Sincronia. I ritmi della natura, i nostri ritmi), lo studio della sincronia è solo una piccola parte di un corpo di teorie molto più ampio, quello dei sistemi complessi.

Siamo poi passati a commentare un pezzo del Post intitolato "Dopo Internet ci sarà il metaverso?". Secondo l'estensore dell'articolo, il metaverso è uno spazio 3D, un'"Internet incarnata", ovvero un ecosistema decentralizzato e ibrido, sia digitale che fisico:

"Qualunque cosa sarà il metaverso, sarà innanzitutto 'persistente', nel senso di esperienza continua, senza interruzioni né possibilità di annullamento o ripristino. Sarà 'sincrono e dal vivo', nel senso che esisterà costantemente per tutti e in tempo reale, pur ammettendo al suo interno la programmazione di eventi autoconclusivi (come nella vita reale). E non esisterà alcun limite al numero di utenti che possono essere contemporaneamente presenti."

Pochi anni fa era esploso il fenomeno Second Life, un ambiente virtuale a cui accedevano giovani e meno giovani e dove ci si poteva dare una personalità diversa dalla propria e con questa fare delle cose, per esempio acquistare merci e guadagnare denaro. Quel mondo è praticamente estinto, ma lo sviluppo della tecnologia che porta alla realizzazione di piattaforme simili non si è affatto fermato. Già oggi, senza scomodare misteriose realtà virtuali persistenti, abbiamo une rete immensa a cui sono collegate quotidianamente miliardi di persone.

Il termine metaverso si rifà al romanzo di fantascienza Snow crash (1992) di Neal Stephenson. L'industria cinematografica ha lavorato molto su questi temi, immaginando scenari nei quali i programmi si autonomizzano dagli uomini e si auto-organizzano (Her di Spike Jonze), o le persone si immergono totalmente in mondi virtuali (Ready Player One di Steven Spielberg). Il cinema è lo specchio della realtà, e il fatto che questo tipo di film abbia un certo successo è significativo. È il capitale ad essere sempre più virtuale, dando luogo a un mercato in cui si ha l'illusione di creare il plusvalore che non c'è più. Se il denaro è la forma fenomenica del valore, allora quando si arriva all'esistenza di migliaia di monete elettroniche basate su network peer-to-peer (P2P), siamo vicini ad una transizione di fase.

Possiamo trattare l'evoluzione storico-sociale della nostra specie (macchine e reti compresi) alla stessa stregua dell'evoluzione della biosfera, anzi in continuità con essa. L'etnologo Leroi-Gourhan, nel libro Il gesto e la parola, affrontando il processo evolutivo dell'uomo come essere biologico e nello stesso tempo industriale, si pone il problema della compatibilità fra queste due parti sdoppiate della stessa natura umana. Egli afferma:

"Bisognerebbe quindi tentare una vera propria biologia della tecnica, considerare il corpo sociale come un essere indipendente dal corpo zoologico, animato dall'uomo ma atto ad accumulare una tale somma di effetti imprevedibili che la sua struttura intima supera di molto i mezzi di apprendimento degli individui".

La struttura delle comunicazioni è ormai ad un livello altissimo di integrazione mondiale: lo sviluppo dei traffici e delle reti informatiche, la conservazione dei dati in memorie sempre più diffuse, l'elaborazione interattiva di questi dati, in tempo reale o differito, quindi il raggiungimento di una indifferenza spaziale e temporale nella comunicazione fra uomini, tutto ciò fa parte della maturazione di quel cervello sociale di cui parlava Marx ("Il cervello sociale", rivista n. 0).

In una recente teleriunione, analizzando il capitolo XIII del I Libro de Il Capitale intitolato "Macchine e grande industria", abbiamo visto che Marx affronta il processo di assorbimento nel macchinario delle capacità manuali, dell'artigiano prima e, con la nascita della moderna industria, degli operai parziali poi. Questa espropriazione è funzionale al potenziamento della forza produttiva sociale, ovvero del General Intellect (Grundrisse), che rende possibile il passaggio dal regno della necessità a quello della libertà. Oggi l'umanità è un cyborg, un essere simbiotico, e la separazione fra il mondo del nato e quello del prodotto si fa sempre più sfumata (Kevin Kelly).

In una società dove ognuno possa sviluppare le proprie capacità, chiunque può accedere liberamente al sapere sociale prelevando e/o aggiungendo informazione (Wikipedia, in questo senso, è un saggio di futuro). La memoria diventa allora non tanto un fatto individuale, ma sociale.

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