Se la moneta diventa una semplice misura per il controllo amministrativo delle quantità fisiche, non rappresenta più lavoro: la sua unità di misura non è più l'ora di lavoro, ma il kilowattora o altre grandezze. In diversi articoli ("La prima grande rivoluzione", "Informazione e potere") abbiamo visto come antiche società, anche molto strutturate e che non conoscevano il valore (Sumeri, Ebla, ecc.), si erano dotate di un sistema di segni su supporti fisici atti a rappresentare il movimento dei prodotti sociali (cretule). Alla fine del grande ciclo storico, siamo arrivati a segni che cercano ancora di agganciarsi al valore-lavoro, ma che risultano molto simili a marcatori attestanti solamente il passaggio di prodotti. Nella "nostra" simmetria storica, che va da società in cui il valore non esisteva a società che possono farne a meno, il denaro si trasformerà da "materializzazione diretta del tempo di lavoro generale" a espressione contabile del tempo di lavoro, fino a misura per il controllo amministrativo delle quantità fisiche di beni prodotti e distribuiti ("Dimenticare Babilonia"). Il processo di autonomizzazione del valore è parte di una trasformazione più generale della società, che vede lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale, con la relativa eliminazione di mansioni lavorative una volta svolte dagli uomini (disoccupazione tecnologica). L'automazione della produzione porta alla negazione della legge del valore-lavoro.
Oggi il capitalismo per valorizzarsi deve produrre una massa enorme di merce, ma deve fare i conti con la finitezza del mercato ("Vulcano della produzione o palude del mercato?"). Le esportazioni della Cina, in seguito all'introduzione dei dazi dell'amministrazione Trump, sono diminuite verso gli USA, ma sono in costante aumento in Europa, Africa, Sud-Est asiatico e Sud America (il surplus commerciale annuale della Cina ha superato i mille miliardi di dollari). Il presidente Macron ha ammesso che la bilancia commerciale francese è troppo squilibrata a favore di Pechino, il che potrebbe portare i paesi europei ad applicare dazi verso le merci cinesi. La Cina ha un debito che è quasi il 200% del PIL, ha un bisogno vitale di esportare le proprie merci all'estero. Le automobili cinesi superano oramai per qualità quelle occidentali, penalizzando tutta una serie di economie. La Cina non può permettersi che vengano meno le sue prospettive di crescita: milioni di giovani escono ogni anno da scuole e università in cerca di lavoro, ed è già molto numeroso l'esercito di precari e disoccupati.
Il gruppo automobilistico Volkswagen ha annunciato di poter realizzare l'intera produzione di auto elettriche nei propri stabilimenti cinesi, dove è minore il costo dell'energia e della forza lavoro. In Cina, aziende come Byd e Geely dominano la produzione di veicoli elettrici. L'economia della Germania, in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, è stata pesantemente colpita dall'aumento dei costi dell'energia. Secondo alcune proiezioni, se si votasse adesso in Germania, Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra, risulterebbe la prima forza politica. AfD al suo interno ha una componente filo-Russa, favorevole cioè al ripristino delle relazioni politiche e commerciali con Mosca. La Germania, dunque, da una parte dice di riarmarsi contro la Russia, mentre dall'altra vuole riallacciare i rapporti (storici) con essa.
La Strategia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti d'America, pubblicata lo scorso novembre, non riconosce l'esistenza di un'unione europea ma di singoli paesi alle prese con una profonda crisi economica, politica e sociale. L'Europa ha perso quote del PIL globale, passando dal 25% degli anni '90 al 14% di oggi. La causa di questo declino risiede, secondo il documento, nel potere degli organismi transnazionali, nelle politiche migratorie e nella repressione delle opposizioni politiche; per questi motivi, entro 20 anni, l'Europa sarà irriconoscibile. Nel testo, inoltre, si strizza l'occhio ai partiti sovranisti, che criticano il ruolo di Bruxelles e che vogliono adottare una politica diversa nei confronti della Russia. Per gli interessi americani è necessario frammentare l'Europa. Elon Musk ha proposto di abolire l'UE in modo da riportare la sovranità ai singoli stati.
L'amministrazione americana punta a "risolvere" il conflitto con la Russia per potersi così concentrare su quanto accade nell'Indopacifico, ma non solo. Tutta una serie di materie prime deve essere a disposizione degli States, e ciò vuol dire riprendersi il Sud America (dottrina Monroe), minacciato dalla penetrazione cinese. La Russia non rappresenta il problema principale, le si può lasciare parte dell'Ucraina, purché raffreddi l'alleanza con la Cina. Gli stati corrono dietro al procedere della storia, anche i più potenti. Gli USA – come sostiene Limes - devono dismettere l'impero per salvare sé stessi, ma se lo fanno mettono a repentaglio la loro stessa esistenza. In realtà, il nemico più temibile è all'interno dei confini nazionali, ed è per questo che i militari pattugliano le strade delle grandi metropoli americane. Per fare la guerra, infatti, bisogna essere sicuri di poter controllare la popolazione.
In Germania ci sono state grandi manifestazioni contro la proposta di legge per l'introduzione di un servizio di leva obbligatorio, una specie di reddito di cittadinanza in cambio della naia, utile anche per il controllo del fronte interno. La Germania è ancora "poco" indebitata e quindi ha la possibilità di aumentare il deficit federale per finanziare un piano di spesa da 500 miliardi di euro destinato a infrastrutture e difesa. La Rheinmetall, la maggiore industria tedesca nel campo degli armamenti, ha visto crescere il proprio fatturato (10 miliardi di euro, + 36% rispetto al 2023) e la propria capitalizzazione in borsa. Oltre alla bolla finanziaria dell'IA, potrebbe dunque gonfiarsi anche quella del riarmo.
I centri studi della borghesia dotati di un minimo di lucidità percepiscono la gravità della situazione, ma non hanno vere soluzioni, per cui la barcaccia borghese va avanti navigando a vista.

