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  • Resoconto teleriunione  3 febbraio 2026

Sovrapposizioni di stati

La teleconferenza di martedì è iniziata con alcune considerazioni in merito alla manifestazione a Torino del 31 gennaio scorso contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna.

Secondo gli organizzatori, sono scesi in strada circa 50mila manifestanti, mentre per le forze dell'ordine solo 20mila. Da notare la continuità, in termini di partecipazione, con le manifestazioni Pro-Pal dell'anno scorso (gli scioperi generali per la Palestina del 2025 hanno portato in piazza milioni di persone costringendo i sindacati a cavalcare il malessere esistente), l'evidente scollamento tra la massa dei manifestanti e gli slogan lanciati dai megafoni ("Torino è Partigiana"), la composizione eterogenea del corteo.

Nel progetto originario, tre cortei in partenza da altrettante piazze avrebbero dovuto ricongiungersi nella centrale Piazza Castello, per poi dirigersi verso corso Regio Parco, dove erano parcheggiati gli autobus per i manifestanti arrivati da fuori Torino. Nei giorni precedenti la protesta, la Prefettura ha cercato un accordo con gli organizzatori per evitare il passaggio nelle vie centrali della città. Il corteo ha quindi percorso le strade stabilite dalla Questura, che ha concesso ai manifestanti di arrivare nei pressi del centro sociale Askatasuna, dove si sono verificati scontri con le forze dell'ordine.

Torino ha una lunga storia di lotte operaie e negli ultimi mesi si sono verificati diversi episodi di tensione sociale, come arresti e denunce a decine di studenti, l'irruzione alla redazione del quotidiano La Stampa, l'assalto alle Officine Grandi Riparazioni e, per ultimo, lo sgombero del centro sociale Askatasuna, occupato da trent'anni anni. Per rispondere allo sgombero, sono giunti da diverse località delegazioni di centri sociali e gruppi di sinistra, ma in piazza erano presenti anche tanti anonimi cittadini.

Nell'articolo "Wargame. Parte seconda" (2022) avevamo ipotizzato una situazione diversa, con il partito dei manifestanti (Arancione) che cambia le regole del gioco e occupa una piazza cittadina.

I movimenti, almeno inizialmente, sono sempre spuri; in natura come nella storia ci sono sempre sovrapposizioni di stati. Nelle manifestazioni degli ultimi anni abbiamo visto masse inferocite scendere in piazza per i motivi più disparati: la corruzione (Indonesia, Bangladesh, Madagascar), la denuncia di sprechi (Marocco, Perù), un incidente ferroviario (Grecia), la caduta della pensilina di una stazione (Serbia). Ogni paese è diverso dall'altro: la situazione dei senza-riserve della Tanzania è sicuramente diversa da quella di Minneapolis, ma ci sono anche elementi comuni. Il partito storico individua una dinamica generale verso la quale i movimenti tendono, che lo vogliano o meno. L'autorganizzazione delle molecole sociali è spiegabile con quella che il divulgatore scientifico Mark Buchanan ha definito "fisica sociale".

Alla manifestazione di Torino si percepiva la mancanza di punti di riferimento, un'insoddisfazione che non trova qualcosa che la rappresenti adeguatamente. Si tratta di un movimento a sciame che si muove senza un obbiettivo chiaro, che attraverso tentativi ed errori cerca degli sbocchi. Nel volantino "Mille città" (2011), scrivevamo:

"Spaccare vetrine è inutile e anche un po' stupido, ma se fossimo nei panni di un borghese pregheremmo la Madonna martirizzata di Roma affinché la massa degli incazzati non si metta ad escogitare qualcosa di utile e intelligente. Cosa che invece succederà."

A Capodanno, in diverse città europee ci sono verificati scontri molto violenti tra giovani e Polizia; i sindacati degli agenti hanno lanciato allarmi sulla crescita e l'intensità della violenza contro chi indossa la divisa. La direzione del moto storico è ricavabile deterministicamente dalla situazione di crisi a cui è giunto il capitalismo. La nostra sonda, il nostro detector, serve a rilevare la temperatura sociale ed è alla ricerca di saggi di organizzazione futura nel presente. Non a caso abbiamo dato molta importanza ad un movimento come Occupy Wall Street, che ha voltato le spalle al mondo della politica, della rivendicazione, del leaderismo.

Nei lavori della Sinistra Comunista "italiana" è possibile trovare bussole per orientarsi. Nell'articolo "Lebbra dell'illegalismo bastardo" (1952) si parla di quelle organizzazioni che, pur richiamandosi alla rivoluzione, cercano la legittimazione da parte dello Stato, puntando a sottoscrivere accordi con le istituzioni, salvo poi minacciare di ricorrere alla lotta dura in caso non li ottengano. Nell'articolo "Genova, o delle ambiguità" (2001) abbiamo dimostrato che il tentativo di una forza sociale di scrollarsi di dosso la vecchia merda esige l'esistenza di un "cervello sociale" che sia all'altezza della situazione.

Almeno dalle Primavere Arabe è stato tutto un susseguirsi di manifestazioni, rivolte e ribellioni nel mondo. Milioni di giovani percepiscono di non aver alcun futuro all'interno della presente forma sociale. L'abbiamo ribadito più volte: è il programma (di specie) a muovere gli uomini, non il loro pensiero individuale.

A Minneapolis, in seguito ai rastrellamenti condotti dall'agenzia federale ICE nelle strade, nei luoghi di lavoro e nelle scuole, ci sono stati due scioperi generali (23 e 30 gennaio). Si sono formate strutture di mutuo soccorso, compresa "ICE Watch", un'organizzazione di attivisti che si occupano di filmare i raid; altre organizzazioni (tra cui alcune religiose) si impegnano a portare la spesa a casa dei lavoratori immigrati, altre ancora organizzano azioni di disturbo contro le truppe dell'ICE direttamente negli alberghi o nei ristoranti dove questi sono presenti. La società americana non ha mai conosciuto una vera e propria tradizione socialdemocratica, ha a disposizione meno attrezzi per smorzare il conflitto sociale ed è attraversata da una crisi economica e sociale profondissima. I lavoratori irregolari che vengono ricercati dall'ICE sono soprattutto sudamericani, tra i più sfruttati ed impiegati nelle mansioni più faticose. La società capitalistica è la società dello sfruttamento, dell'impiego del lavoro vivo per dare vita a quello morto.

Ad un certo punto il meccanismo di valorizzazione del capitale si inceppa. Pensiamo agli effetti sociali dello sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. È molto probabile che nel prossimo futuro le manifestazioni smettano di cominciare al mattino e terminare alla sera e diventino prolungate se non permanenti.

In chiusura di teleconferenza, si è accennato alla situazione finanziaria del Giappone. Il paese asiatico offriva al mondo denaro a tasso quasi a zero, perciò molti investitori hanno preso in prestito soldi per investire in asset (vedi titoli di Stato americani) con rendimenti più alti all'estero, una pratica che gli addetti ai lavori chiamano carry trade. Dal 2022 Tokyo ha dovuto fare i conti con un'impennata dell'inflazione e questo ha obbligato la Banca Centrale ad alzare i tassi di interesse. Adesso, la fine del carry trade rischia di causare un crollo della domanda e potrebbe rappresentare un grosso problema per i mercati finanziari.

Alla base di questi disequilibri economici c'è sempre la crisi della legge del valore: la base produttiva si restringe, pur producendo più che mai, e si fa frenetica la ricerca di valorizzazione dei capitali.

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    Le monete sono sempre state emesse dagli stati, almeno nel capitalismo. Con la blockchain, una rete distribuita di nodi aggiorna e verifica continuamente il registro delle transazioni, oltrepassando tecnicamente giurisdizioni nazionali e senza appoggiarsi a banche o istituti di compensazione. Questa tecnologia, su cui si basa Bitcoin ma anche altre criptovalute, non ha uno Stato di riferimento, si regge su sé stessa, sulla "fiducia algoritmica". Le blockchain possono essere utilizzate per rappresentare e trasferire asset digitali (token). Secondo l'Economist, questi processi (in corso da anni) potrebbero rivoluzionare non solo la struttura finanziaria, ma anche quella sociale. Ad esempio, le organizzazioni autonome decentralizzate (DAO), strutture che utilizzano la tecnologia blockchain per operare senza controllo centralizzato, possono essere alla base di nuove comunità, di strutture diverse, per regolare rapporti commerciali (smart contract), ma eventualmente anche quelli sociali.

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