I chip sono diventati strategici, esattamente come il petrolio e l'acciaio ("Quel cordone fatto di microchip che resiste alle tensioni militari tra Cina e Taiwan", Wired). Nello studio "Il corso del capitalismo mondiale" la Sinistra ha dimostrato, attraverso l'analisi dell'andamento di queste due risorse, il percorso catastrofico della forma capitalistica. Se petrolio e acciaio sono rispettivamente energia e materia necessarie, i chip rappresentano l'informazione, leggera e smaterializzata, in una società che, al contrario, è intrinsecamente pesante e dissipativa.
La fabbricazione di chip con il metodo della litografia consiste nel trasferire i circuiti su wafer di silicio, utilizzando macchine estremamente precise per creare strutture nell'ordine di nanometri, e a velocità elevatissime. Con la miniaturizzazione crescente di questi dispositivi, alcuni analisti parlano già di una quarta rivoluzione industriale.
Questo tipo di produzione richiede grandi concentrazioni di capitale, poiché il processo è molto complesso: i chip vengono realizzati in ambienti completamente sterili, lontano da qualsiasi fonte di vibrazione, da tecnici altamente specializzati.
I server su cui vengono montati i chip più avanzati consumano quantità di energia così elevate da richiedere infrastrutture energetiche colossali. Dietro la leggerezza di questi chip si nascondono, ad esempio, fiumi deviati per raffreddare gli enormi server di Google. Il software, infatti, non può funzionare senza hardware: oltre ai server, servono cavi sottomarini, la loro manutenzione e il controllo militare degli stretti attraverso cui passano.
Prima e Seconda guerra mondiale sono state combattute con acciaio e petrolio, quella in corso, lo diciamo da anni, è la guerra dei sistemi di arma basati su sistemi di intelligenza artificiale. La nota 1 degli "Elementi di economia marxista" riporta:
"I sistemi di cifre e le relazioni di simboli matematici (algoritmi) con cui hanno poca famigliarità anche molte persone che si affermano colte, tendono a stabilire risultati validi per tutti i ricercatori, o almeno trasferibili in campi più vasti senza che siano deformati facilmente da particolari interpretazioni. Il passaggio, nella storia della società e delle sue conoscenze, non è certo semplice; è duro e difficile e non privo di ritorni e di errori, ma in questo senso si costituisce il metodo scientifico moderno. Di alto interesse a tal uopo, e al fine di dare un valore oggettivo reale e materiale alla conoscenza umana, sarà l'esame di 'algoritmi' moderni che hanno raggiunto tale potenza da lavorare e camminare 'per conto loro' in certo senso fuori della coscienza e dell'intelligenza, e come vere 'macchine' per conoscere. La loro scienza diviene non più fatto dell'io, ma fatto sociale. L'io teoretico, come quello economico e giuridico, deve essere infranto!"
In un mondo in cui gli algoritmi operano ormai in autonomia, è in corso la grande partita dell'intelligenza artificiale e con essa la corsa per il controllo dei chip, e di riflesso, del mondo. L'Economist riporta una mappa che identifica i paesi più avanzati nell'utilizzo di intelligenza artificiale, tra i quali spiccano Cina e USA, seguiti da alcuni paesi europei ("Which countries are adopting AI the fastest?").
La National Security Strategy (NSS) 2025, presentata dall'amministrazione Trump lo scorso dicembre, segna una svolta sotto lo slogan "America First", ponendo al centro la sovranità nazionale e riducendo il ruolo degli USA come garante globale, a favore di rapporti selettivi e convenienza economica. Nel documento è stato anticipato quanto gli Americani avrebbero fatto in Venezuela in funzione del contrasto alla penetrazione di capitali cinesi (vedi la gestione cinese dello stretto di Panama). Recentemente Trump ha rinnovato l'intenzione di annettere la Groenlandia, suscitando la reazioni di alcuni paesi europei che hanno inviato piccoli contingenti militari nel paese (non si capisce bene a fare cosa).
Ma non è solo la Groenlandia ad essere contesa. Israele ha riconosciuto il Somaliland, uno Stato indipendente dell'Africa orientale, il cui ruolo è strategico perché affaccia sullo stretto di Bab al Mandab. Alcuni paesi africani (Egitto, Kenya, Tanzania, Uganda e Gibuti), Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Cina ritengono che la decisione di Israele sia illegale ("Nel Somaliland Turchia e Israele battezzano la guerra fredda mediorientale", Limes).
La Turchia è un soggetto di primo piano nell'area mediorientale e si sta muovendo in Siria, sin da prima della caduta di Al Assad. L'attuale governo siriano, guidato da Ahmed al-Sharaa, è stato praticamente insediato dalla Turchia, il che accorcia la distanza tra Ankara e Tel Aviv, aumentando gli attriti tra i due attori. Gli USA stanno sostenendo i tentativi del governo siriano di integrare le milizie curde, che controllano gran parte del nord-est del Paese, nel costituendo esercito nazionale. Nel frattempo, in diverse città europee sono già state organizzate manifestazioni (partigiane) in sostegno alla causa del Rojava confederale.
Il mondo è in fibrillazione: la crisi in cui si dibattono gli USA produce effetti, non solo in Europa. Arabia Saudita e Pakistan hanno siglato un accordo per una difesa comune ("NATO islamica"), che prevede l'intervento di uno due stati qualora l'altro venga attaccato (pare sia imminente anche l'ingresso della Turchia nell'alleanza).
Da qualsiasi punto si inquadri la situazione mondiale, non ci sono dubbi che la storia stia subendo delle accelerazioni, nel campo della tecnologia, della geopolitica, dei conflitti e delle rivolte. Possiamo orientarci in questo caos esclusivamente con una chiave di lettura che vada oltre il presente ("Sul filo del tempo"): la bussola rappresentata del nostro patrimonio storico.
Sappiamo, ad esempio, che il fenomeno del partigianesimo non dipende dal pensiero politico di qualche soggetto o gruppo, ma è una manifestazione materiale della controrivoluzione.
A Torino, per il prossimo 31 gennaio, è stata indetta una manifestazione in seguito allo sgombero del centro sociale Askatasuna, dal titolo significativo "Torino è Partigiana". Secondo i partigiani, ci sarebbe una parte della borghesia migliore con cui schierarsi: la borghesia progressista sarebbe preferibile a quella considerata reazionaria. Non a caso Amadeo Bordiga scriveva: "Il più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l'antifascismo".
Rispetto a quanto sta accadendo in Iran, alcuni raggruppamenti di sinistra considerano le rivolte in corso una manovra orchestrata da USA e Israele, motivo per cui bisognerebbe difendere il regime degli Ayatollah e benedire il massacro dei manifestanti.
Il fascismo non è tanto un'ideologia, ma l'assetto materiale degli stati moderni. E' il blocco sociale che tiene insieme un po' tutti: partigiani, democratici, fascisti, tutte le forze politiche e sindacali. Il corporativismo è quella cappa di piombo che soffoca qualsiasi istanza antiformista ("Tracciato d'impostazione"). La Stato fatica sempre più a svolgere le sue funzioni quindi le appalta a partigiani di varia natura e ai "mediatori sociali". E' inutile fare le pulci a questo o quel sindacato, mentre è necessario soffermarsi sul suo funzionamento all'interno del paradigma corporativo-rivendicativo, che in ultima istanza riproduce sempre le stesse dinamiche: si punta all'ottenimento di un tavolo delle trattative, al riconoscimento da parte dello Stato.

