La mattina del Primo Maggio si è tenuto a Torino il consueto corteo sindacale. Nutrita la presenza di giovani nello "spezzone sociale", che si è diretto verso la sede del centro sociale Askatasuna, sgomberato a dicembre, scontrandosi con la polizia. Eravamo presenti in piazza Castello con il banchetto della stampa e con un volantino intitolato "Imperialismo con l'acqua alla gola". Nel pomeriggio e nella mattinata successiva ci siamo riuniti con i compagni giunti da altre località, in vista del prossimo incontro di lavoro del 23/24 maggio. Tra i temi affrontati vi sono stati la blockchain, con riferimento all'articolo "Dimenticare Babilonia" (n+1, n. 43), il divenire dell'uomo-industria (n+1, n. 19), i due semilavorati sul wargame (n+1, n. 50, 51), e la questione della biforcazione rivoluzionaria (n+1, n. 19).
Riprendendo i lavori del matematico Renè Thom sul tema delle catastrofi, abbiamo osservato che, quando si giunge ad una biforcazione storica, andare a "destra" oppure a "sinistra" non dipende dal caso, ossia da un elemento irriducibilmente casuale, ma è determinato dall'intero percorso precedente e dall'intorno (condizioni al contorno) che hanno condotto a quell'evento. Se la storia imbocca una direzione, allora è deterministicamente certo che quella era l'unica possibile. Ciò, però, non impedisce di fare degli esperimenti mentali (gedankenexperiment), come avviene con l'ucronìa (= senza tempo, come utopia = senza luogo), per immaginare come sarebbero potuti evolvere determinati eventi storici se fosse stata presa un'altra direzione ("Realtà e percezione", n+1, n. 33).
La conoscenza delle leggi che governano la storia e un buon lavoro di simulazione possono essere decisivi nell'intraprendere la strada giusta nei momenti clou. Il metodo ucronico è utile, ad esempio, per lo studio dell'avanzata dell'Armata Rossa su Varsavia nel 1920 ("La rivoluzione all'attacco", n+1, n. 39), così come nell'analisi del "comportamento" assunto da Occupy Wall Street (n+1, n. 30), organismo che si è dissolto, ma che avrebbe potuto evolvere e trasformarsi in altro. Un terzo avvenimento da "ucronizzare" potrebbe essere una lotta locale: quella dei rider che, il Primo Maggio 2019, a Torino, riescono a prendere la testa del corteo sindacale. Dopo la tensione iniziale provocata dalla loro azione fulminea e dall'arrivo della polizia e del servizio d'ordine del sindacato, si apre una fase in cui possono verificarsi sviluppi differenti: la maggior parte dei presenti solidarizza con i giovani lavoratori, che hanno tutta l'intenzione di far rumore (vedi video prodotto dagli stessi). Superato il momento di indecisione, prevale l'idea che sia meglio lasciar passare i rider e consentire loro di entrare in piazza San Carlo, dove si tiene il comizio dei confederali, facendo passare questa scelta come una loro "vittoria". Tutte le condizioni al contorno hanno influito per portare a quel tipo di soluzione, ma cosa sarebbe successo se i rider avessero deciso di non muoversi, impedendo al corteo di proseguire e chiamando i presenti a partecipare al blocco? L'ucronia è efficace per tenere in allenamento il muscolo-cervello e abituarci a ragionare in termini di wargame.
Nel caso di Occupy abbiamo visto le potenzialità reali dell'occupazione prima delle piazze e poi degli edifici, che non è proseguita ulteriormente a causa della repressione statale e della mancata forza del movimento. Nel caso dell'avanzata dell'Armata Rossa, l'occupazione di Varsavia avrebbe rappresentato un trampolino di lancio verso la Germania e, quindi, verso il cuore d'Europa.
Nella sua evoluzione, la nostra specie, proprio a causa delle difficoltà e fragilità intrinseche (carattere neotenico), è stata costretta a dotarsi di utensili per sopravvivere (correlazione lavoro-mano-cervello): oltre al bastone e alla ruota, figurano il linguaggio, la scrittura, la matematica, strumenti per conoscere e macchine per pensare. La "nostra" teoria, che ingloba tutto il patrimonio conoscitivo della specie, è uno strumento per conoscere di cui non si può fare a meno... al fine di rovesciare la prassi.
Storicamente, quando vi è polarizzazione, si assiste a un aumento della tensione sociale che conduce ad un punto critico, comune a tutte le rivoluzioni, definibile come cuspide o biforcazione: o la sconfitta della classe dominata o la scomparsa definitiva del vecchio ordine sociale. Ovviamente, la linea che corre sul filo del tempo verso la rottura rivoluzionaria è perfettamente determinata. L'intervento di qualcuno (Bonaparte, Lenin) o qualcosa (esercito, partito) rientra in un percorso determinato perfettamente descrivibile a posteriori. Il partito rivoluzionario, in quanto prodotto e fattore di storia, è un elemento in grado di catalizzare le forze antisistema ed accelerare i processi storici.
Nella storia è possibile riscontrare leggi che permettono di dotarci di una dottrina dei modi di produzione. La transitorietà del capitalismo non deriva dalla volontà di gruppi o individui, ma dal suo stesso modo di funzionare, come è stato descritto nel Capitale e nel Manifesto. Il nostro approccio deterministico è anch'esso il risultato di un ambiente storico, di una corrente politica, che ci ha spinto ad approfondire temi come la "teoria delle catastrofi", già affrontati da Amadeo Bordiga anni prima di Renè Thom.
Il wargame è un'arte, ma dev'essere supportato da conoscenza storica e scientifica. Anche un episodio come quello dei rider, che con le loro biciclette entrano nel corteo/processione sindacale creando scompiglio, può prestarsi ad ampie generalizzazioni. D'altronde, la "nostra" struttura frattale delle rivoluzioni mostra fenomeni di auto-somiglianza a diversità di scala, per cui un piccolo sciopero può avere aspetti simili a una grande rivoluzione.
Quest'anno, a Torino, durante il corteo del Primo Maggio militanti della FIOM e di altre componenti politiche hanno contestato lo spezzone del Partito Democratico, chiedendone l'uscita. Anche in questo caso si potrebbero operare generalizzazioni e notare come all'interno del grande partito della conservazione (che va dai partiti istituzionali ai bonzi sindacali) comincino ad aprirsi crepe. Torino è una città con una lunga storia di lotte operaie, ma oggi è una metropoli ex-industriale che ha perso oltre 250mila abitanti e presenta il più alto tasso di cassa integrazione in Italia.
Nelle "cose sociali" esiste sempre una massa critica che è passibile di cambiamento di stato. La società può essere trattata come un sistema dinamico o una criticità auto-organizzata, come sostiene il fisico Mark Buchanan nei suoi saggi (Nexus, Ubiquità, L'atomo sociale). Ad esempio, nel modello del "mucchio di sabbia", quando si aggiungono granelli il sistema cresce progressivamente fino al raggiungimento di una soglia oltre la quale la sua pendenza non può aumentare ulteriormente, e allora si verifica un crollo. Il capitalismo cresce sempre ma, superato un certo punto, è destinato a crollare.
Nei movimenti sociali di questi ultimi anni registriamo una tensione verso qualcosa di diverso dall'esistente, come con la critica al lavoro salariato ("Anti Work", "Tang Ping"), tema della "Festa del Non Lavoro" presso il centro sociale Forte Prenestino a Roma, che ha visto la partecipazione di molti giovani stufi del solito Concertone del Primo Maggio a Piazza San Giovanni. Detto questo, c'è ancora molto "vecchiume" in circolazione, dal linguaggio frusto del terzinternazionalismo alle illusioni demo-riformiste, fino al partigianesimo risorgente e tenace. Tra i tanti volantini che abbiamo raccolto durante il corteo del Primo Maggio, l'unico degno di nota è quello del "movimento per il paradismo", in cui è raffigurato un robot che dice: "non abbiate paura di me, sono concepito per servire, abbiate paura dei miei padroni. Un mondo senza lavoro e denaro".

