Ciò che sta avvenendo nelle piazze non coglie impreparati gli apparati di sicurezza degli Stati, che da tempo elaborano modelli computerizzati e wargame per affrontare le dinamiche di piazza. In Francia, dove ormai le manifestazioni sono un fenomeno endemico, durante i cortei gruppi di poliziotti fanno da esca per attirare i manifestanti e catturarne una parte. La borghesia studia come operare di fronte all'insorgere di movimenti di massa, sfruttando la propria memoria storica e imparando dagli errori. Ma la violenza diretta dei celerini è solo uno degli aspetti da analizzare. Salta meno all'occhio, per esempio, la capacità dell'intelligence di indirizzare la rabbia della piazza verso obiettivi simbolici, come nel caso di Hong Kong nel 2019, quando la polizia ha lasciato occupare e vandalizzare il Parlamento per far scaricare la tensione dei manifestanti.
Nell'articolo "Wargame. Parte seconda" abbiamo ipotizzato, attraverso la simulazione di una dinamica di piazza, la comparsa di componenti sociali che fino a poco tempo fa non prendevano parte alle proteste. D'altronde, il Partito Azzurro (quello della conservazione) è sempre meno coeso e al suo interno cominciano a manifestarsi segnali di fibrillazione, come accaduto nelle manifestazioni No Vax, dov'erano presenti anarchici, destri, sinistri, bottegai, lavoratori, piccolo-borghesi, tutti accomunati dallo slogan della sottratta libertà.
In Francia, durante le manifestazioni dei primi di settembre è comparsa la parola d'ordine "Blocchiamo tutto": strade bloccate, negozi chiusi, scuole occupate nel mezzo di una crisi politica che vedeva il governo Bayrou sfiduciato dal Parlamento dopo l'annunciata manovra finanziaria "lacrime e sangue". Il tentativo di un nuovo governo guidato da Lecornu, un fedele di Macron, è durato poche ore. L'ingovernabilità va di pari passo con l'aumento del marasma sociale e della guerra e non dipende solo dall'inadeguatezza della classe politica, ma da una generale perdita di energia del sistema.
Nel volantino "Mille città" del 2011 abbiamo scritto che spaccare le vetrine è inutile e che, prima o poi, i manifestanti saranno costretti ad escogitare qualcosa di intelligente. Il movimento Occupy Wall Street ha anticipato nuove forme di aggregazione sociale, occupando in pianta stabile le piazze, installando mense, biblioteche comuni, ecc. Non si è più ripetuto qualcosa di simile.
La strategia di difesa nazionale (National Defense Strategy), elaborata dall'Ufficio del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, individua i pericoli e le minacce a cui far fronte. Per il 2025, le sfide principali non sono solo quelle rappresentate da Cina o Russia, ma anche la sicurezza nell'emisfero occidentale. Qualcuno l'ha definita una ritirata strategica degli USA dal ruolo di sbirro globale. Nell'incontro alla base militare di Quantico (Virginia) il problema è stato identificato nel fronte interno: le metropoli americane sono difficili da governare, c'è poi la questione dell'immigrazione illegale, in particolare dal Messico; droga e narcotraffico sono diventati ingestibili; intere aree metropolitane sono fuori controllo. E' stato discusso un piano per impiegare la guardia nazionale direttamente per funzioni di ordine pubblico.
In Italia, nelle manifestazioni per Gaza, il sindacato ha cercato di mostrare ancora una volta la sua capacità organizzativa. I sindacati funzionano in maniera piramidale, mentre i movimenti contemporanei nascono e si muovono in rete ("Occupy the world togheter"). Lo smartphone è ormai nelle tasche di milioni di persone e ha la capacità di rendere gli individui nodi di una rete globale, suscettibile di ulteriori passaggi evolutivi. Le organizzazioni sindacali, dall'USB alla CGIL, sono andate a rimorchio della mobilitazione e non viceversa. La CGIL ha organizzato uno sciopero generale in soli due giorni, il vicepresidente del Consiglio e ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, ha affermato che l'iniziativa è stata un atto di "guerra politica, noi sapremo cosa fare".
Il nostro wargame ci dice che, se la piazza si muove e fa delle cose, allora gli apparati repressivi devono farne delle altre. Si mettono dunque in moto una serie di feedback incrociati tra giocatori.
È invariante il movimento, non la sua causa. Quest'ultima può essere il crollo di una pensilina (Serbia), un incidente ferroviario (Grecia), la lotta alla corruzione (Nepal, Filippine, Indonesia), la lotta allo spreco e alle ruberie dei politici (Marocco, Ecuador), il rifiuto della guerra nella Striscia di Gaza (Italia, Francia, Olanda, Australia, Germania, ecc.), ma il fenomeno emergente è un malessere sociale generalizzato.
Le Tesi sulla tattica (Roma, 1922) sono un wargame fatto con carta e penna, e forniscono indicazioni sulla base dell'esperienza maturata dal movimento comunista. Oggi i wargame vengono elaborati tramite i computer (anche con l'ausialio di sistemi di IA) e sono utilizzati per prevedere le dinamiche tra gli Stati, all'interno degli Stati e tra le classi. Ogni Stato ha il proprio nemico interno che, nel presente, non sembra consapevole di essere tale. Anche noi, come tutti, facciamo parte del grande wargame mondiale, in quanto giocatori in grado di veicolare informazioni. Non siamo indifferenti ai risultati di una tornata elettorale, ad una manifestazione di piazza o ad un conflitto armato, perché essi possono influenzare sia il rallentamento sia l'acuirsi della lotta di classe.
Nel corso del '900 vi è stata una grande rivoluzione scientifica: teoria dei sistemi, teoria delle reti, teoria delle catastrofi, teoria della complessità. La borghesia capitola di fronte al metodo marxista dell'analisi dei fatti sociali, arrivando a parlare di "atomo sociale" e di "scienza fisica della società".
In "Wargame. Non solo un gioco" abbiamo scritto:
"Oggi è impensabile che possa avere influenza decisiva un movimento caratterizzato dalle categorie politiche degli anni '20. Si può dire, giustamente, che non è ancora stata sperimentata la nuova forma sociale, quella senza le categorie di quella vecchia e che quindi si dovrà per forza passare attraverso qualche forma di transizione graduale. È evidente: anche se la rivoluzione è un fatto repentino per quanto riguarda il passaggio del potere, è previsto anche da Marx che ci sia una fase transitoria. Ma l'esperienza insegna che l'emergenza – nel senso di situazione provvisoria di tensione verso un risultato – è facilmente individuabile sia quando vengono alla luce al "momento giusto" gli elementi prima nascosti, sia quando si constata che argomenti ostici fino al giorno prima diventano perfettamente assimilabili."
Quelli che hanno come paradigma la scorsa rivoluzione, scambiano l'invarianza con la ripetizione pappagallesca di parole d'ordine e slogan non più adeguati al mondo d'oggi. Avvenimenti come quelli delle ultime settimane in Italia e nel mondo hanno a che fare con ciò che abbiamo definito "struttura frattale delle rivoluzioni": in un periodo di fluttuazione caotica si osserva un fenomeno detto di nucleazione, vale a dire che una regione del sistema improvvisamente si auto-organizza in un nuovo ordine fino a raggiungere, via catastrofe, il nuovo assetto, il quale viene di nuovo stabilizzato da una serie di cicli di retroazione.

