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  • Resoconto teleriunione  28 aprile 2026

Verso il grande ingorgo

La teleriunione di martedì sera è iniziata con il commento delle ultime notizie sulla guerra all'Iran.

Nel mese di aprile, un attacco iraniano ha colpito un impianto petrolchimico saudita nella città industriale di Jubail, causando l'interruzione della produzione di una resina fondamentale per i circuiti stampati, componenti presenti in quasi tutti i dispositivi elettronici. Recentemente, l'Iran ha minacciato un possibile attacco ai cavi sottomarini, una mossa che potrebbe compromettere gravemente le comunicazioni Internet nei paesi del Golfo. Lo Stretto di Hormuz, infatti, non è soltanto un punto di transito per le navi che trasportano materie prime e semilavorati, ma anche un corridoio attraversato da una rete di dorsali di importanza strategica.

I cavi sottomarini sono infrastrutture critiche che trasportano il 90% del traffico Internet globale e risultano sempre più vulnerabili ad attacchi e incidenti, come dimostrato dalla rottura simultanea di quattro collegamenti nel Mar Rosso nel febbraio 2024, che provocò gravi disservizi tra Europa, Africa e Asia. Il Corriere della Sera titola un suo articolo "Hormuz, il nuovo fronte sono i cavi sottomarini in fibra ottica: la strategia dell'Iran e l'incubo della «catastrofe digitale»" (Giusi Fasano):

"Quei cavi (secondo alcuni analisti trasportano oltre il 15% del traffico globale di dati) sono ossigeno digitale per Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Kuwait, Arabia Saudita, Iraq... Danneggiarli non vorrebbe dire soltanto interrompere i social media o avere una connessione lenta nella regione. Il fronte più grave sarebbe quello economico. Salterebbero ogni giorno milioni di transazioni bancarie e dei mercati finanziari. Avrebbero problemi considerevoli i data center dell'Intelligenza artificiale negli Emirati e l'Hub finanziario globale di Dubai. Ci sarebbero probabili conseguenze per i cloud delle grandi aziende digitali. Sarebbero inevitabili, a cascata, problemi economici (sia pure minori) anche in Africa, Asia, Europa."

Nell'articolo "Wargame. Non solo un gioco" (n+1, n. 50), il capitolo intitolato "Intrecci trascurati" prende in esame una serie di relazioni interne al capitalismo, al fine di realizzare una simulazione astratta, ma sufficientemente realistica da descrivere in modo effettuale la struttura sociale e le modalità del cambiamento. Ne emerge un sistema che, nel suo complesso, appare impossibilitato a trovare una via d'uscita. Diversi nostri lavori contribuiscono a dimostrare e sostenere questa tesi, tra cui: "La crisi del capitalismo senile" (1984); "Dinamica dei processi storici, Vol. I - Teoria dell'accumulazione" (1992); "La Guerra del Golfo e le sue conseguenze" (1990-91); "Globalizzazione" (Lettere ai compagni n. 40, 1999); "Teoria e prassi della nuova politiguerra americana" (n+1 n. 11, marzo-giugno 2003); "La legge della miseria crescente" (n+1 n. 20, dicembre 2006); "Un modello dinamico di crisi" (n+1 n. 24, dicembre 2008); "Numero speciale sull'energia" (n+1 n. 31, aprile 2012).

La rivoluzione introdotta dal container ha permesso di standardizzare a livello mondiale i contenitori multiuso per il trasporto merci, imponendo a tutti di adeguarsi. Il magazzino è diventato qualcos'altro, cessando di essere un semplice deposito: oggi si produce ciò che serve al momento in cui serve, secondo le richieste del mercato, e lo si spedisce secondo il principio del just in time. Il capitalismo degli ultimi decenni ha rotto le mura aziendali, diffondendosi sul territorio per mezzo della logistica. In questo contesto, i problemi nei choke points, punti specifici di transito di merci e dati, rappresentano un guasto per questa immensa fabbrica globale, distribuita sul pianeta. L'odierno capitalismo non è precipitato in un'ennesima crisi ciclica, ma in un ingorgo sistemico: una situazione di entropia irreversibile.

Gli stretti marittimi e i punti di passaggio strategici esistono da sempre, ma la novità risiede nel fatto che l'umanità vive concentrata in grandi metropoli. Oltre il 56% della popolazione mondiale è stipata in città, in Europa tale quota raggiunge il 76%. Negli ultimi anni film, romanzi e saggi hanno immaginato scenari apocalittici caratterizzati da assalti di massa ai supermercati, fughe dalle città e caos generalizzato. La pandemia da Covid-19 ha rappresentato una sorta di prova generale di quanto potrebbe accadere nel prossimo futuro. L'ingorgo sistemico non dipende solo dalla chiusura degli stretti, ma anche da altri fattori strutturali come la crescita del capitale fittizio e l'espansione del debito pubblico: negli Stati Uniti ha raggiunto circa 40 mila miliardi di dollari, mentre quello mondiale si attesta attorno ai 350 trilioni.

Da anni stiamo registrando gli effetti di un generale rallentamento dell'economia. Quando si parla di capitale fittizio, bisogna pensare all'immane quantità di strumenti finanziari movimentati dai grandi fondi d'investimento, ad esempio BlackRock, che gestiscono masse di capitali nell'ordine dei miliardi di dollari. La marcia dell'autonomizzazione del Capitale dai suoi stessi possessori fa sì che gli uomini si ritrovino ad inseguire una dinamica che non può che condurre ad una biforcazione rivoluzionaria.

Il recente attentato a Donald Trump può essere messo in relazione con l'assassinio del politico conservatore Charlie Kirk, oltre che con l'attacco condotto da Luigi Mangione contro l'amministratore delegato di UnitedHealthcare, leader nel settore della sanità privata. Per il giornalista Federico Rampini, questi episodi testimoniano la crescente polarizzazione in atto negli USA e la radicalizzazione di alcune componenti sociali. Negli ultimi anni, secondo la sua analisi, l'aspetto dirompente è rappresentato dalla proletarizzazione dei ceti intellettuali. Questa mutazione sociale potrebbe portare, a sua volta, ad una mutazione politica. Rampini scrive:

"Il punto di partenza è una promessa infranta, almeno per alcuni. Per decenni, negli Stati Uniti, la laurea è stata venduta come il passaporto sicuro verso la stabilità: studia, indebitati se necessario, investi su te stesso, e il mercato ti ricompenserà. Quella promessa oggi appare a una parte dei giovani come una truffa. Il costo dell'università è salito, il debito studentesco è un fardello, gli affitti nelle città dove si concentrano i lavori qualificati sono esplosi, l'accesso alle professioni prestigiose si è ristretto. L'intelligenza artificiale è una minaccia aggiuntiva, per l'ecatombe di certe mansioni. Così il giovane laureato scopre di non essere entrato nella borghesia, ma in una nuova condizione di dipendenza: barista con master, giornalista sottopagato, codificatore informatico candidato al licenziamento, sceneggiatore intermittente, creativo senza tutele, impiegato di Apple Store o Starbucks con credenziali culturali superiori al proprio salario."

Gli USA, cuore del capitalismo, producono le condizioni perché si affermi un movimento antisistema. La piccola borghesia, incline alla stabilità quando il capitalismo garantisce i propri redditi, entra in fibrillazione quando questi vengono intaccati.

Il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, parlando della guerra e della situazione fuori controllo in cui versa il mondo, auspica il sopravvento di una qualche forma di razionalità, altrimenti la specie umana rischierebbe grosso. Il problema è che questo sistema è nel vortice della mercantile anarchia. Anche il fisico Carlo Rovelli invoca un soprassalto di razionalità, sostenendo che il compito degli scienziati sia quello di contribuire all'emergere di un punto di vista scientifico capace di evitare che la specie vada verso il baratro (La cattiva coscienza dei fisici). Ma sappiamo bene che, adoperando le categorie politiche ed economiche messe a disposizione da questa forma sociale, è impossibile risolvere i problemi che essa genera.

Per la Sinistra, il comunismo è un piano di vita per la specie, minacciata dal persistere sulla scena dello zombie capitalistico, altamente razionale nella produzione di merci, ma altrettanto irrazionale dal punto di vista sociale. Nello schema del rovesciamento della prassi (1951), si osserva come inizialmente le molecole sociali si muovano in modo disordinato, per poi progressivamente assumere una struttura, passando attraverso diversi livelli di organizzazione (flussi informativi top-down e bottom-up), fino ad approdare al partito rivoluzionario.

La popolazione mondiale ha raggiunto gli 8 miliardi di uomini, tra i quali oltre 4 miliardi sono urbanizzati, 2 miliardi sono salariati, 3 miliardi sono disoccupati, precari o schiavizzati o comunque considerati poveri. Qualsiasi previsione sul futuro di questo sistema non può non tenere conto di questi numeri.

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