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  • Resoconto teleriunione  10 marzo 2026

Nessuna exit strategy rimanendo all'interno del capitalismo

La teleriunione di martedì sera è iniziata commentando gli ultimi sviluppi della guerra all'Iran.

Secondo il giornalista Federico Fubini, autore dell'articolo "L'Iran e l'Operazione Sansone: giocarsi tutto pur di far saltare l'economia degli Stati del Golfo" pubblicato sul Corriere della Sera, la Cina potrebbe risultare tra i principali beneficiari del conflitto in corso. La guerra e il conseguente clima di instabilità potrebbero, infatti, spingere i Paesi del Golfo a svincolarsi dall'ombrello militare statunitense, ritenuto non più efficace, e ad avvicinarsi a Pechino.

Attualmente le monarchie del Golfo devono fare i conti con il problema dell'approvvigionamento di munizioni. L'intercettazione di un drone lanciato dall'Iran, il cui costo di produzione è stimato intorno ai 20 mila dollari, richiede generalmente il lancio di due o più missili, il cui prezzo può raggiungere diversi milioni di dollari ciascuno. Gli Stati Uniti producono 96 missili intercettori l'anno, mentre solo nella prima settimana di guerra l'Iran ha lanciato centinaia di vettori. In pochi giorni si sono saturate le capacità missilistiche, sia di difesa che di offesa. Come abbiamo scritto nell'articolo "Teoria e prassi della politiguerra americana", la guerra d'oggi è altamente dispendiosa e consuma materiale bellico ad una velocità senza precedenti. La produzione seriale degli armamenti dipende dallo stato dell'industria, che diventa quindi essenziale. Più il conflitto si prolungherà, maggiore sarà il rischio che diventi economicamente insostenibile.

I bombardamenti iraniani proseguono anche su Israele, ma le informazioni sui danni rimangono scarse. Secondo le ricostruzioni di alcuni analisti militari, il numero di ordigni lanciati dall'Iran sta diminuendo, mentre aumenta la qualità dei missili impiegati. I wargame di USA e Israele si confrontano con quello dell'Iran: nella "guerra dei 12 giorni" ognuno ha potuto saggiare i punti di forza e di debolezza dell'avversario.

L'Iran, ad esempio, ha applicato una difesa chiamata a mosaico, ossia decentralizzata. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha suddiviso l'esercito in 31 centri di comando autonomi, ciascuno responsabile della propria provincia e preparato a reagire in caso di decapitazione dei vertici militari. Ogni centro dispone di piani e azioni specifiche da attuare in risposta agli attacchi, nel quadro di una strategia complessiva.

Nella guerra tra sistemi di macchine, i radar rivestono un ruolo fondamentale, integrandosi in un insieme cibernetico che controlla i missili in partenza e intercetta quelli in arrivo. L'Iran ha colpito diversi radar in Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Giordania, paesi dove sono presenti basi statunitensi. Ma l'obiettivo non è solo militare: si tratta infatti di regionalizzare il conflitto, estenderlo e trasformarlo in un problema anche dal punto di vista della gestione economica e commerciale mondiale. Bloccando i flussi di petrolio, l'Iran mette infatti in difficoltà gli interessi capitalistici dell'intera area e non solo. Secondo l'analisi del conflitto della rivista Limes, la Turchia potrebbe uscire vincitrice da questa guerra, proprio grazie ad una proiezione di potenza capace di estendersi oltre la regione.

La geopolitica non spiega nulla se ad essa non si affianca l'analisi dello stato dell'attuale modo di produzione. Nell'Imperialismo, Lenin descrive il passaggio, tra il XIX ed il XX secolo, dal capitalismo concorrenziale a capitalismo monopolistico, fino alla fusione tra capitale industriale e commerciale che ha dato origine al capitale finanziario, il quale si è progressivamente ingigantito fino a inglobare l'industria. L'attuale guerra mondiale ancora in gestazione, a differenze della Prima e della Seconda, non prevede la conquista di nuovi territori, bensì il controllo dei flussi di valore, ossia della rendita. Si tratta, in altre parole, della lotta per l'accaparramento del plusvalore prodotto a livello globale, sia attraverso il controllo dei flussi petroliferi, sia attraverso la gestione dei flussi di dati che vengono raccolti ed elaborati nei datacenter.

Ogni Stato elabora i propri wargame, così come ogni azienda sviluppa strategie per prevalere sui concorrenti. La requisizione di petrolio e materie prime è spesso indicata come obiettivo del conflitto, ma in realtà essa rappresenta uno dei mezzi con cui la guerra viene combattuta. Teheran ha bloccato lo Stretto di Hormuz, nodo nevralgico del traffico marittimo mondiale. La chiusura del passaggio ha ridotto drasticamente i flussi di greggio e prodotti petroliferi, che prima della guerra ammontavano a circa 20 milioni di barili al giorno, pari a circa il 30% del consumo globale. Il petrolio è importante per la produzione di alcune tipologie di fertilizzanti, i quali a loro volta sono essenziali nell'agricoltura moderna. Ma l'impatto non riguarda solo questa risorsa: la regione del Golfo ospita alcuni dei più grandi impianti di produzione di ammoniaca e urea al mondo, che convertono il gas naturale in fertilizzanti azotati.

Chi controlla il petrolio controlla l'economia, chi controlla il cibo controlla i popoli, diceva Henry Kissinger. Metropoli di 10 o 20 milioni di abitanti, a causa dell'interruzione delle catene di approvvigionamento, potrebbero trovarsi senza beni di prima necessità.

Il Pianeta è fatto in un determinato modo e, per il transito di uomini e semilavorati, vi sono passaggi obbligati. La logistica è un sistema estremamente complesso e, allo stesso tempo, molto fragile: il blocco di determinati snodi può generare effetti a catena. Ne è un esempio quanto accaduto nel marzo 2021, quando la portacontainer Ever Given si incagliò nel Canale di Suez (Egitto), provocandone l'ostruzione.

L'operazione "Epic Fury", la campagna militare lanciata dagli Stati Uniti contro l'Iran, sarebbe dovuta durare qualche giorno, ma al momento non se ne vede la fine ed anzi aumentano le ripercussioni su mercati, prezzi e materie prime. L'Economist ha intitolato il numero dello scorso 7 marzo "Una guerra senza strategia". La Casa Bianca ha dichiarato come obiettivi dell'attacco il cambio di regime, la distruzione dell'arsenale missilistico e l'annientamento del programma nucleare iraniano. Ma le guerre "scoppiano" perché si mettono in moto automatismi che nessuno è in grado di fermare.

Anthropic è una azienda nota per aver sviluppato una famiglia di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) chiamata Claude, impiegata anche in ambito militare statunitense. Recentemente, la sua collaborazione con il Pentagono è finita sotto i riflettori poichè l'azienda ha rifiutato un utilizzo senza vincoli del suo prodotto, in particolare per quanto riguarda la sorveglianza di massa e l'implementazione di armi autonome (senza supervisione umana). In risposta, il Dipartimento della Difesa ha etichettato l'azienda come "supply chain risk", una designazione inusuale per una società americana, e l'ha esclusa dagli appalti governativi.

Secondo The Economist, nel suo numero intitolato "An AI disaster is getting ever closer", esiste il rischio che i sistemi di intelligenza artificiale possano sfuggire al controllo umano, arrivando a scenari paragonabili a una "Chernobyl dell'intelligenza artificiale", per cui sarebbe auspicabile un accordo tra Cina e Stati Uniti sulla governance globale dell'IA. Ma gli appelli servono a poco: l'IA è ormai una delle armi con cui si combatte la guerra e, difatti, i bombardamenti hanno coinvolto anche alcuni datacenter, i serbatoi dove vengono immagazzinati enormi quantità di dati utili al funzionamento di strutture quali Amazon e Microsoft.

La giornalista Naomi Klein ha pubblicato nel 2007 un saggio intitolato Shock Economy. L'ascesa del capitalismo dei disastri, per dimostrare come l'attuale sistema economico non possa fare a meno di produrre carestie, pandemie, incendi incontrollati, uragani, guerre, crisi su cui poi speculare. La Sinistra, sessant'anni prima di Klein, ha prodotto una serie di articoli sulla coltivazione delle catastrofi nel capitalismo, raccolta nel quaderno "Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale", una critica indiretta all'ecologismo riformista incapace di cogliere alla radice il problema della distruzione dell'ecosistema.

L'uomo ha iniziato a comunicare e scrivere perché doveva coordinarsi nel lavoro (F. Engels, Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia, 1876). La scrittura ha permesso di fissare su un supporto fisico l'informazione. Oggi, con lo sviluppo dei sistemi di IA, è in corso un ulteriore balzo rivoluzionario: l'informazione si organizza da sé, rendendo possibile un ulteriore processo di liberazione della specie umana dal regno della necessità. I capitalisti investono in software e robotica per fare fuori i concorrenti, ma allo stesso tempo temono le conseguenze dello sviluppo tecnologico perché vedono in esso la crisi del sistema del lavoro salariato. Una contraddizione che non riescono a risolvere.

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