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La teleriunione di martedì sera è iniziata con alcune considerazioni riguardo la produzione di chip e le tensioni mondiali legate al dominio del settore.
I Paesi che accedono in una fase successiva al mercato tecnologico partono dal livello generale di sviluppo già raggiunto. La Cina, dopo essersi affermata come fabbrica del mondo, offrendo ai Paesi occidentali forza lavoro a basso costo, ora si candida a diventare leader nei settori ad alta tecnologia, come quello dell'intelligenza artificiale e della produzione dei chip necessari al suo funzionamento.
In un laboratorio di Shenzhen è stata completata la costruzione di un prototipo sperimentale di una macchina per la litografia a ultravioletti estremi nota come EUV (Extreme Ultraviolet Lithography), una tecnologia indispensabile per la produzione dei chip più avanzati, impiegati sia nei sistemi di difesa sia negli smartphone di ultima generazione. Al momento la Cina dipende ancora dall'industria di Taiwan, paese all'avanguardia nel settore, ma punta a sganciarsi dai fornitori esteri, anche per quanto riguarda l'industria militare.
Nella guerra tra USA e Cina per il dominio nella produzione di questa tecnologia, colossi come Nvidia e TSMC si trovano a giocare una partita più grande di loro.
La teleconferenza di martedì sera, presenti 15 compagni, è iniziata commentando gli sviluppi dell'intervento turco in Siria con l'operazione denominata "Ramoscello d'ulivo".
La Turchia vede come il fumo negli occhi la presenza, a ridosso del suo confine meridionale, dello YPG, la forza armata a difesa della regione a maggioranza curda a nord della Siria, formata da 30.000 uomini e definita da Erdogan quale organizzazione terroristica. Da settimane l'esercito turco ha avviato l'offensiva nelle zone controllate dai miliziani curdi, che si sono asserragliati nel cantone di Afrin e hanno invocato l'intervento dell'esercito di Assad in difesa del territorio siriano. In seguito all'operazione militare la situazione interna turca si è surriscaldata, e, secondo le dichiarazioni del ministero dell'interno, sarebbero circa un migliaio le persone arrestate per aver postato sui social network commenti negativi riguardo l'azione bellica o per aver partecipato a manifestazioni contro la guerra.
Al caos si aggiunge ulteriore caos. In Medioriente - ma non solo - si sono messi in moto degli automatismi per cui nessuno stato ha il controllo di quanto succede e non si capisce più chi è contro chi. Lo nota anche il Sole 24 Ore che nell'articolo "Tutti contro tutti in Siria (per il petrolio)" scrive: "Col passare del tempo la guerra civile siriana sta assomigliando sempre di più al feroce conflitto che ha dilaniato il Libano dal 1975 al 1990. Le alleanze sono cangianti, difficili da classificare. Perché si forgiano e si disfano nel volgere di pochi mesi. E assumono connotazioni differenti a seconda della regione."
La teleconferenza di martedì sera, presenti 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni su quanto accaduto a Las Vegas, negli Stati Uniti, e sul dibattito che infuria nel paese in merito alla libera vendita di armi.
In un articolo di Focus vengono riportate precise statistiche sul numero dei morti dovuti a colpi di arma da fuoco:
"Negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di soli 318,9 milioni di persone. Secondo il report, il 20% dei possessori possiede il 65% delle armi. Gli USA ospitano il 4,4% della popolazione terrestre, ma il 42% dei civili armati del mondo."
Materiale ricevuto
Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione
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Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.
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