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  • Resoconto teleriunione  21 novembre 2017

Marasma sociale e cibercomunismo

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 15 compagni, è iniziata con un breve resoconto sulla condizione dei Rohingya in Myanmar, un'etnia di religione musulmana perseguitata dal governo centrale birmano. Lo scorso agosto, dopo alcuni attacchi alle stazioni di polizia da parte di ribelli armati nella regione di Rakhine, l'esercito ha reagito duramente operando violenti rastrellamenti che hanno dato inizio ad un esodo nel vicino Bangladesh. In più parti del pianeta milioni di esseri umani si muovono alla disperata ricerca di condizioni di vita migliori, fuggendo da guerre, persecuzioni religiose o etniche, e finendo per ingrossare le fila di immensi campi profughi.

La riunione è proseguita con il commento dell'articolo dell'Economist "Once considered a boon to democracy, social media have started to look like its nemesis" sull'influenza dei social network nella formazione delle idee. Secondo il settimanale inglese, i social, che hanno avuto un ruolo primario nelle rivolte degli ultimi anni (in Ucraina a partire da piazza Maidan, in Egitto con la caduta di Mubarak), sono anche utilizzati per manovrare la cosiddetta opinione pubblica e tale settore è caratterizzato da una limitata libertà in cui grandi gruppi come Facebook, Twitter e Google monopolizzano l'informazione, condizionando milioni di esseri umani. Quello che l'Economist non dice è che la guerra moderna si combatte online e che la Rete è diventata un'arma più efficace di un cannone; e come in ogni guerra, gli Stati cercano di intervenire per difendere i loro interessi e, soprattutto, per controllare il loro grande avversario, il proletariato.

Ogni stato moderno ha un sofisticato apparato di intelligence e utilizza tutti i dati a disposizione per tutelarsi tecnologicamente e politicamente dalla minaccia del collasso. Ovviamente individua il nemico nelle classi sfruttate, dato che esse tendono a mettere in discussione la condizione in cui si trovano. E' quindi naturale che tutta l'informazione sia indirizzata a consolidare l'ideologia dell'eternità del capitalismo e del lavoro salariato. Detto questo, il risvolto più interessante dell'odierna cyber-guerra è senz'altro quello della simmetria. Mentre un tempo una rivolta era irrimediabilmente povera di strumenti in confronto a quelli dell'apparato statale, oggi il rapporto tende ad avvicinarsi alla parità, almeno per quanto riguarda l'informazione. Quando il governo egiziano, sull'onda delle proteste anti-Mubarak, ha "spento" Internet, i giovani di piazza Tahrir hanno aggirato il blocco delle comunicazioni allestendo una rete "mesh". Da tempo il dentifricio è uscito dal tubetto: nessuno potrà fermare milioni di anonimi smanettoni coordinati in vista di uno scopo, nemmeno un esercito.

Nella mappa pubblicata con l'articolo "Marasma sociale e guerra" (2011) sono evidenziati i paesi in preda al marasma sociale o alla guerra. Naturalmente nella cartina non erano segnalati come instabili lo stato spagnolo, ora alle prese con la "rivolta" catalana, e nemmeno quello tedesco. Oggi i paesi che hanno a che fare con problemi interni sono aumentati.

La Germania, considerata storicamente l'ago della bilancia della politica e dell'economia europea, comincia a fare i conti con l'incertezza politica: secondo i dati diffusi dall'ufficio federale del lavoro e delle politiche abitative per i senza casa (Bagw), "i senzatetto in Germania sono aumentati del 150% negli ultimi due anni, passando dai 335.000 del 2014 agli 860.000 dell'anno passato", e si stima che saranno 1,2 milioni entro il 2018. Se è vero che le riforme Hartz hanno rappresentato un freno alla disoccupazione di massa attraverso l'erogazione di sussidi e mini job, è anche vero che hanno contribuito ad abbassare il costo medio del lavoro.

Questi processi di immiserimento sociale hanno portato ad un risultato elettorale abbastanza preoccupante per la borghesia tedesca, che per la prima volta dal secondo dopoguerra non riesce a formare un governo. La cancelliera Merkel ha fallito nel tentativo di mettere in piedi una coalizione con Verdi e Liberali, ed anche la formazione di un nuovo governo di Grosse Koalition tra CDU-CSU e socialdemocratici non è andata in porto. Nel frattempo l'estrema destra di Alternative für Deutschland raccoglie consensi. Significativo quanto scrive Alessandro Campi sul Messaggero: "L'Europa degli Stati rischia la palude politica. La situazione dei singoli Paesi è di instabilità. Se si guarda alla situazione interna dei singoli Paesi europei, in particolari quelli dell'area occidentale, l'impressione è infatti quella di una crescente instabilità, con governi che faticano a nascere o che si reggono su maggioranze parlamentari traballanti."

La difficoltà a formare governi solidi è dovuta non tanto e non solo all'incapacità dei governanti di turno, quanto ad una instabilità strutturale (leggi problemi di valorizzazione del capitale) che determina caos e fibrillazione politica. Il colosso economico tedesco ha i piedi d'argilla: con un Pil che si aggira intorno ai 3,5 mila miliardi di dollari, le esportazioni ammontano "solo" a 300 miliardi (neanche il 10%). Una commissione di esperti ha proposto al governo tedesco di superare i limiti dell'orario di lavoro attualmente fissato a 8 ore giornaliere. "Le aziende hanno bisogno della certezza di non infrangere la legge se un dipendente partecipa di sera a una conferenza telefonica e se a colazione legge le mail", ha spiegato Christoph Schmidt, presidente della commissione. E pensare che la Germania è stata il primo paese ad intavolare con i sindacati accordi per le 35 ore di lavoro settimanali. Evidentemente, le aziende hanno bisogno di maggiore flessibilità per sfruttare di più i lavoratori, anche se a livello macroeconomico gli economisti più avveduti consigliano di far lavorare meno la popolazione, tenere bassi i salari così da frenare la crescita della disoccupazione. Studiosi come Luciano Gallino, ad esempio, affermano che una riduzione della giornata lavorativa potrebbe rivitalizzare l'economica facendo entrare i giovani nel mondo del lavoro.

Un compagno ha segnalato la notizia sull'abolizione del denaro contante in Svezia (dove solo l'1-2% dei pagamenti sono "cash", scrive il Corriere). Gli svedesi pagano tutto in modo elettronico, con un'applicazione nel telefono o una carta di credito: negozi, ristoranti, tabaccherie, ma anche la bolletta della luce e il biglietto dell'autobus. La smaterializzazione delle merci procede inarrestabile sconvolgendo le basi su cui si erge il capitalismo.

Se nel mondo le transazioni monetarie diventeranno del tutto elettroniche, che fine faranno le banche? Dovranno adeguarsi, eliminando forza lavoro e digitalizzando al massimo i loro servizi. Con la moneta elettronica tutti i passaggi di valore saranno tracciati e, un domani, la società post-capitalista potrà utilizzare questa enorme potenza di calcolo per conoscere e regolare i bisogni della specie umana. Già oggi gli algoritmi gestiscono il processo produttivo di colossi del commercio come Amazon e Walmart, e sono sempre gli algoritmi a muovere i fattorini di Foodora o Deliveroo nel traffico delle città. Si tratta di sistemi informatici che si autoregolano e apprendono in simbiosi con l'attività dell'uomo.

Ad applicare la cibernetica all'economia ci avevano già pensato alcuni scienziati russi e il governo cileno guidato da Allende con il progetto Cybersyn. Quest'ultimo era un sistema gestionale della produzione, finalizzato a coordinare l'attività del governo con quella delle fabbriche nazionalizzate. I cibernetici russi degli anni 60', quelli menzionati da Nick Dyer-Witheford nell'articolo Red Plenty Platforms, erano un passo avanti: miravano a costruire un'infrastruttura informatica atta a svolgere rapidamente i milioni di calcoli richiesti dal Gosplan, il Consiglio di Stato per la Pianificazione, che supervisionava i piani economici quinquennali. Il Politburo vide come fumo negli occhi tali progetti - che peraltro avrebbero messo in discussione il suo potere - e non li supportò. L'umanità è andata vicina alla progettazione di un sistema sociale cibernetico in un contesto capitalistico immaturo come quello russo degli anni '50-'60. Oggi che il capitalismo ha messo sensori e attuatori ovunque in modo da rendere "intelligente" il sistema, l'umanità è finalmente pronta per fare il salto verso "un futuro di abbondanza rossa".

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