Visualizza articoli per tag: teoria rivoluzionaria

La teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, è iniziata dalla segnalazione di un articolo dall'Economist dello scorso 7 agosto, intitolato "The promise of open-source intelligence".

Secondo il giornale inglese, l'Open Source INTelligence (OSINT) potrebbe essere utile alle popolazioni per ottenere maggiore democrazia e libertà, dato che la sua natura decentralizzata ed egualitaria eroderebbe il potere dei tradizionali gestori della verità e della menzogna, e cioè di governi, servizi segreti e polizie: poiché la segretezza può essere troppo facilmente abusata l'OSINT è il benvenuto. Questa branca dell' intelligence si occupa della ricerca, della raccolta e dell'analisi di dati e notizie d'interesse pubblico tratti da fonti aperte, e accumulati attraverso mezzi di comunicazione cartacei o digitali, o attraverso l'osservazione di immagini, filmati, conferenze che chiunque può reperire sul Web. Nella nostra epoca l'informazione non è poca, al contrario è troppa. Ci sono sensori sparsi ovunque, satelliti che fotografano continuamente il pianeta terra, milioni di persone che quotidianamente postano foto, video e notizie sui social network. Proprio per questo, afferma l' Economist, le campagne di intelligence possono essere condotte dalla cosiddetta società civile.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2021

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 16 compagni, è iniziata partendo da alcune domande che ci sono state poste recentemente.

Nella scorsa teleconferenza, un compagno aveva chiesto se ha ancora senso parlare di "ripresa della lotta di classe" e, durante l'ultimo incontro redazionale (19-20 giugno), a proposito della relazione sui modelli "riduzionistici" della realtà, è stato chiesto "come si realizza la politica nel wargame e come si gestisce la discrezionalità."

Prima di tutto bisogna chiarire che la lotta di classe non cessa mai finché esistono le classi: proprio per questo non è corretto parlare di una sua "ripresa". Semmai è da augurarsi che emerga dal magma di contraddizioni capitalistiche una forza organizzata completamente diversa rispetto al passato, che vada oltre il piano tradeunionistico e sappia fare proprio il programma del comunismo.

Abbiamo scritto diversi articoli intorno alla dottrina dei modi di produzione: "Struttura frattale delle rivoluzioni", "La prima grande rivoluzione", "Modo di produzione asiatico? Stabilità strutturale e morfogenesi nelle forme sociali di transizione", "Poscritto al Grande Ponte", e per ultimo "Contributo per una teoria comunista dello Stato". Riteniamo che il passaggio dalle società comunistiche originarie alle società di classe sia un'immagine speculare della transizione futura.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2021

Durante la teleriunione di martedì sera abbiamo espresso alcune considerazioni riguardo l'importanza della previsione per i comunisti. Il tema è stato proposto in conclusione del precedente incontro e riguarda nello specifico la possibilità di poter individuare i paesi e le aree geografiche maggiormente esposte ad esplosioni di carattere sociale.

La previsione è indispensabile per elaborare e portare a compimento azioni di qualsiasi genere e dimensione, all'interno di piccoli o grandi sistemi; e la sua scientificità non è inficiata dal fatto che essa venga confermata o meno da quanto avviene in seguito. Per esempio, negli anni '50 la nostra corrente criticò l'approccio della borghesia alla questione spaziale, sostenendo che in quella maniera l'uomo non sarebbe riuscito ad andare sulla Luna. Quando invece questo avvenne, alcuni cascarono nell'errore di considerare errata la validità delle osservazioni fatte: quanto previsto non era sbagliato ma non si realizzò perché nel frattempo qualcosa era cambiato, cioè erano intervenute delle modifiche che permisero la cosiddetta conquista dello spazio. Riguardo all'argomento abbiamo pubblicato il volume Scienza e rivoluzione, a cui rimandiamo per l'approfondimento.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2021

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 27 compagni, è iniziata da alcune considerazioni riguardo alcuni testi pubblicati in occasione del centenario della nascita del Partito Comunista d'Italia (PCd'I).

Il prof. Pietro Basso ha curato un'antologia di scritti di Amadeo Bordiga in lingua inglese: The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga (1912-1965). La presentazione in italiano dell'opera (ed. Punto Rosso, 2021) è stata recensita positivamente, tra gli altri, da Alessandro Mantovani. Come abbiamo detto in un'altra occasione, la prima operazione di mistificazione in merito all'origine del PCd'I, la più superficiale, è di marca stalinista e democratica e lega la nascita del partito a Gramsci o Togliatti, mettendo in secondo piano il ruolo svolto da Bordiga. La seconda interpretazione, la più insidiosa, apparentemente pubblicizza l'opera della Sinistra Comunista "italiana" (SCi), ma in realtà coglie l'occasione per biasimarla rispolverando le solite vecchie critiche. Per esempio, Bordiga viene accusato di essere poco politico, di essere stato attendista e di avere adottato una tattica sbagliata voltando le spalle alla democrazia; se per il riformismo della Seconda Internazionale il movimento è tutto e il fine è nulla, per il rivoluzionario napoletano il fine era tutto e il movimento nulla. Come dicevamo, niente di nuovo: si tratta dei classici rimproveri, mossi alla SCi da un secolo a questa parte. Il messaggio politico che queste forze veicolano è che non bisogna chiudersi nella torre eburnea ma piuttosto darsi da fare, incoraggiando i fronti unici politici, partecipando ad alleanze intergruppi, e via dicendo. Tutti i punti di forza espressi dal PCd'I negli anni '20 vengono ora presentati dai suoi critici come punti di debolezza, che oggi andrebbero finalmente superati per far uscire il proletariato dall'impasse e per non ripetere gli errori del passato. Come avvenne con la sottovalutazione del fascismo e l'adozione di una posizione settaria (leggi il rifiuto di aderire a formazioni di iniziativa estranea al partito, come gli Arditi del popolo), che avrebbero aperto le porte al regime.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2021

Durante la teleconferenza di martedì, connessi 23 compagni, abbiamo ripreso quanto detto nell'incontro precedente sulla impossibilità per la borghesia italiana di risollevare la sua decotta economia dalla crisi in cui è precipitata. La discesa in campo dell'ex presidente della BCE, Mario Draghi, e le aspettative riguardo al suo operato suggeriscono la rilettura di alcuni scritti della nostra corrente sul tema del "battilocchio", che a suo tempo abbiamo raccolto nel quaderno Il battilocchio nella storia. Contro la concezione della storia come opera della volontà di individui e di capi geniali o criminali.

L'espediente della mente infinita, di cui si serve P.S. Laplace per introdurre la possibilità della conoscenza esatta del futuro, è utile a sottolineare il fatto che noi comuni mortali dobbiamo basarci, per forza di cose, su induzioni probabilistiche. Esiste un'oggettiva difficoltà della previsione nel campo dei fenomeni complessi; dopo il nobile francese, il problema è stato studiato anche da Poincaré ed altri scienziati, segnando dei punti di passaggio per le successive teorie della relatività, dei quanti, del caos e della complessità. Oggi, alla luce dei risultati raggiunti dalla scienza, alcuni accusano Laplace di "meccanicismo", eppure prima di criticarlo dovrebbero perlomeno aver raggiunto il suo livello teorico, come dice Bordiga riguardo la funzione del dogma nella storia (Struttura economica e sociale della Russia d'oggi, XI, cap. 94-95).

La teleconferenza di martedì sera, presenti 21 compagni, è iniziata riprendendo i temi affrontati nell'ultimo incontro redazionale (26-27 settembre 2020), in particolare la relazione sullo stato, la sua genesi e il suo divenire.

Superata la fase capitalistica, fatta di lotta tra le classi, per la nostra corrente (Tesi di Napoli, 1965), il partito comunista, da organismo politico, diventerà uno strumento per la difesa globale della specie con il compito di prevenire o affrontare fenomeni che potrebbero metterla in pericolo e che vanno dall'ordinaria dinamica della natura ai pericoli di estinzione (da terremoti, alluvioni e uragani a virus, asteroidi e radicali cambiamenti climatici).

Si può dire lo stesso dello Stato? Chi ci ha preceduto è arrivato a definirlo come una sovrastruttura finalizzata allo sfruttamento di una classe sull'altra, e ciò è corretto, ma vale solo per l'ultimo tratto storico, quello capitalistico. Lenin in Stato e rivoluzione riprende la parola tedesca Gemeinwesen, ovvero l'essere sociale, la vera natura umana che nega la divisione sociale del lavoro e le classi. In tutto l'arco storico che rappresenta il comunismo originario, gli ultimi diecimila anni sono il tempo occorso all'uomo per compiere il salto verso lo stato. Durante questo periodo l'uomo si dà strutture sociali differenti che non possono essere definite stato pur essendo organizzate, urbanizzate, dotate di sistemi molto efficaci per conoscere sé stesse e per amministrare la produzione e la distribuzione di alimenti e altri beni. L'archeologia moderna, che ha ormai a disposizione mezzi sofisticati, ha dimostrato senza ombra di dubbio che se dovessimo parlare di stato in questo lungo periodo storico, dovremmo parlarne come di stato-gemeinwesen, un ossimoro che sarebbe scientificamente accettabile solo se cambiassimo la definizione di stato eliminandone la connotazione di classe.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata accennando al recente sciopero alla General Motors negli Stati Uniti.

Il blocco della produzione, che non avveniva da una decina d'anni, ha coinvolto circa 50 mila addetti in decine di stabilimenti. I lavoratori hanno organizzato picchetti davanti agli impianti chiedendo forti aumenti salariali, soprattutto per i più giovani. Negli ultimi anni il movimento americano per l'aumento del salario (#Fightfor15) è cresciuto, soprattutto nei settori dei servizi, della ristorazione veloce e nel pubblico.

Sul versante europeo il settore ha visto la presentazione da parte di Volkswagen della nuova autovettura elettrica ID.3; il colosso automobilistico ha dichiarato di esser pronto a produrre fino al 2025 circa 16 milioni di esemplari. Il gruppo BMW, invece, ha in preparazione un piano di esuberi che riguarderà qualche migliaio di operai a causa di riconversioni e ristrutturazioni degli impianti.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione dell'articolo pubblicato sul Corriere della Sera "L'astro Spd pensa al socialismo reale 'Nazionalizzare le aziende dell'auto'".

Secondo Kevin Kühnert, il capo dell'organizzazione dei giovani socialdemocratici tedeschi, gli Jusos, la nazionalizzazione dell'industria a partire dal settore auto, la collettivizzazione delle grandi aziende, la limitazione della proprietà immobiliare e la regolazione dei profitti rappresenterebbero "l'unica strada per il superamento del capitalismo". Storicamente proposte simili, in primis la socializzazione delle industrie, sono state avanzate sia da partiti socialdemocratici che da gruppi di estrema destra ed estrema sinistra. Peccato che tutte queste formazioni ignorino che lo Stato è più che presente nella vita economica; il fascismo ha perso militarmente, ma ha vinto politicamente ed economicamente estendendosi a tutto il mondo. Anche la Cgil è tra quelli che richiedono una maggiore presenza statale e per gli ex stabilimenti Fiat reclama l'intervento dello stato: se nei periodi di crisi Pantalone deve accollarsi le perdite e socializzarle, i profitti restano sempre privati.

Abbiamo poi parlato delle manifestazioni del Primo Maggio che sono state molto partecipate in tutto il mondo.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2019

Durante la teleriunione di martedì sera, a cui si sono connessi 14 compagni, abbiamo ripreso la discussione, iniziata la volta scorsa, intorno alla conferenza Costruire il futuro. Ricerca e Innovazione, partendo dal quesito posto da un compagno riguardo la matrice borghese dell'iniziativa.

I due conferenzieri, Ezio Andreta e Roberto Cingolani, non possono di certo essere definiti dei rivoluzionari; eppure con le loro parole, consapevolmente o meno, capitolano ideologicamente di fronte al marxismo. Noi usiamo ampiamente i materiali prodotti dalla borghesia contro la borghesia stessa. In più occasioni, per esempio, abbiamo approfondito gli studi di Jeremy Rifkin, il quale è stato, tra le tante cose, consigliere personale sulle questioni energetiche di Romano Prodi e consulente per il Ministero dell'Ambiente italiano. Insomma, un personaggio pienamente inserito nel Sistema, che con le sue ricerche dimostra in termini energetici che questa società è votata alla catastrofe, e che descrive lungo centinaia di pagine il diffondersi di nuovi comportamenti sociali caratteristici di un prossimo salto di paradigma.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con la segnalazione di un articolo sulla finanziarizzazione dell'economia pubblicato sul Corriere della Sera.

Oggi, rispetto al crack borsistico del 2008, sarebbe più conveniente investire nell'app-economy o in grandi gruppi come Amazon o Apple che nelle normali attività di Borsa. Il mercato del credito alla produzione pretende la creazione di più profitto, ma esistono dei limiti fisici dovuti alla marxiana caduta del saggio. A giganteggiare quindi è il capitale fittizio che cerca di valorizzarsi attraverso sé stesso (D-D') bypassando la produzione (P). Gli stessi borghesi lanciano allarmi sullo scoppio imminente di una mega bolla. Quando ciò accadrà qualcuno dovrà perderci, perché il panico innescherà la vendita generalizzata di titoli (sempre che ci sia qualcuno disposto a comprarli); e potrebbe succedere, in questa compravendita, che tutte le azioni si abbassino fortemente di prezzo così da cancellare un'immensa massa di capitale fittizio.

Il 19 ottobre del 1987, il cosiddetto "lunedì nero", fu una giornata esemplare dal punto di vista del comportamento dei mercati azionari. In un solo giorno Wall Street perse il 23% del suo valore, Tokio scese del 15% e Hong Kong dell'11%. Il lunedì successivo la serie nera si ripeté coinvolgendo le maggiori piazze borsistiche e cancellando centinaia di miliardi di dollari. In questi ultimi anni post-crisi 2008, le politiche di quantitative easing portate avanti negli Usa hanno generato oltre 10mila miliardi di dollari; a tale cifra si sommano le iniezioni di liquidità operate dalla BCE, al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, in Europa. Misure tappabuchi che non hanno fatto altro che generare ulteriore capitale fittizio.

La teleconferenza di martedì, presenti 13 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sulla situazione generale.

Con il susseguirsi di attentati in Europa e altrove, è inevitabile che qualcuno inizi ad accorgersi che la guerra generalizzata non può essere attribuita alla religione bensì a problemi di natura strutturale. A tal proposito un compagno ha letto alcuni passaggi da un articolo di Eastonline (Jihadisti? Una rivolta generazionale e nichilista):

"Non si tratta di una rivolta dell'Islam o dei musulmani ma di un grave problema sociale che concerne gli immigrati di seconda generazione e i nuovi europei convertiti".

Nel rapporto segreto da Iron Mountain, il famoso testo diffuso nel 1967 dal giornalista americano L.C. Lewin, si affermava che per mantenere prospera l'economia degli Stati Uniti era necessario uno stato di guerra permanente, un controllo totalitario della società e la reintroduzione della schiavitù. Falso o vero che fosse, oggi le indicazioni dei 15 esperti appaiono decisamente attuali.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2016

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 14 compagni, è cominciata discutendo delle possibili riconversioni dell'industria automobilistica. E' assai probabile che l'ormai superato picco del petrolio porti l'estrazione del combustibile fossile a costi insostenibili, e questo, insieme alla crisi del settore dell'auto afflitto da sovrapproduzione cronica, sta spingendo i grandi gruppi industriali, energetici e finanziari, ad investire massicciamente in un nuovo mercato: quello della propulsione elettrica.

Il vetusto motore a scoppio è caratterizzato da una bassissima resa termodinamica e in buona sostanza dissipa il 70% dell'energia contenuta nella benzina o nel gasolio. Il motivo per cui ancora è utilizzato è dovuto solo al fatto che, nonostante sia un mostro dissipativo colpevole per il 13% delle emissioni di gas derivate dall'attività umana, fa parte di un ciclo produttivo così enorme e così compenetrato nella società del Capitale che oppone una inerzia tremenda al cambiamento. Oltretutto per la maggior parte del tempo le automobili stanno ferme come se fossero ferraglia buttata in mezzo alle strade. Le forme di produzione e accumulo di energia per i motori elettrici sono sostanzialmente due. La prima utilizza l'idrogeno per il processo elettrochimico generante energia nelle cosiddette fuel cell; l'altra appositi pacchi di batterie di vario tipo che accumulano l'energia elettrica immessa dalle comuni prese di corrente o da apposite colonnine di rifornimento. Le batterie più comuni sono quelle a ioni di litio, ma si stanno studiando dei modelli ad altissima capacità di accumulazione e velocità di ricarica a base di nanostrutture di carbonio.

Ma produrre automezzi a "emissioni zero", termine di gran moda oggi, non risolverebbe il problema visto che l'energia necessaria a farli muovere proverrebbe da centrali termoelettriche; semplicemente lo si sposterebbe dai tubi di scappamento alle ciminiere. Il vero nodo della "questione" è un altro. Se non si risolve alla radice l'abnorme concentrazione di esseri umani stipati in metropoli, attratti là dove il Capitale si concentra, nelle fabbriche, nelle banche, negli uffici, non si potrà nemmeno porre un freno al caotico traffico cittadino ed extraurbano.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2014

Vi è un aspetto nell'impostazione generale della rivista che mi spinge a richiedere dei chiarimenti. Voi svolgete una critica del movimento nell'epoca imperialistica usando spesso degli esempi e delle metafore scientifiche. Mi pare (e qui spero che riusciate a darmi qualche elemento per capire) che voi siate un po' troppo affascinati dalla potenza tecnica del capitale, tanto che la vostra insistenza sulla scientificità del nostro metodo sembra andare a scapito del patrimonio storico politico della tradizione comunista. A tratti a me pare addirittura che crediate imparziale la scienza, nonostante tutto ciò che la nostra corrente ha detto in proposito. Certo sono consapevole del livello raggiunto dalla socializzazione del lavoro e perciò dal dominio del capitale; del grado di maturazione entro questa società di forze emergenti verso una forma superiore; so che poche centinaia di milioni di proletari mantengono miliardi di umani; è tutto vero. Ma nessuna forma sociale muore da sola senza l'azione dei suoi storici becchini rivoluzionari.

Pubblicato in Doppia direzione

Cari compagni, una serie di affermazioni nel n. 12 di "n+1" ("Abolizione dei mestieri e della divisione sociale del lavoro") ha richiamato in modo particolare la mia attenzione. Eccole riproposte in forma interrogativa: [segue l'elenco che utilizziamo integralmente nella risposta, n.d.r.].

[…] Sarebbe opportuno da parte vostra precisare dettagliatamente i punti da me evidenziati, onde sgombrare il campo da possibili "letture" revisionistiche. Per esempio, a pagina 7, trovo che "il valore si materializza solo quando il prodotto esce dalla fabbrica e si presenta sul mercato". Questa tesi induce a pensare che il valore del prodotto sorga dal suo valore di scambio mentre è vero l'inverso in quanto la "materializzazione" avviene prima del mercato. Infatti il valore è, come spiega Marx, lavoro vivo che si oggettiva nel prodotto come attività sociale astratta e quello che avviene nella sfera della circolazione è solo un cambiamento di forma fenomenica. Se il valore non si fissasse nel valore d'uso non potrebbe espandersi assorbendo continuamente la viva forza del lavoro. Cose note ma che è bene sempre ribadire.

Pubblicato in Doppia direzione

"Ho letto con interesse i lunghi articoli sulla guerra planetaria degli Stati Uniti. Essi aprono uno scenario 'suggestivo', ricco di implicazioni. Tuttavia ritengo che gli articoli siano il corollario di una tesi che, nell'ambito della trattazione, viene solo sporadicamente accennata, ossia la definizione dell'attuale crisi, giudicata 'suprema'. È un'affermazione forte, anzi fortissima! Per sostenerla vi basate (e sono d'accordo) sulla caduta tendenziale del saggio di profitto, un concetto che ultimamente è diventato come l'Araba fenice: tutti ne parlano ma nessuno l'ha vista. Per quanto mi risulta, gli ultimi studi seri risalgono a Grossmann, Mattick e Bordiga, poi il gossip, o peggio. Quindi, vi domando se avete svolto, o perlomeno abbozzato, una ricerca, anche empirica, che descriva l'andamento dell'attuale ciclo del processo di accumulazione, dagli anni '80 in poi, quando furono attuate significative ristrutturazioni (devalorizzazioni) industriali, dopo la crisi degli anni '70 (anche su questa crisi erano state fatte 'scommesse' rivoluzionarie!).

Pubblicato in Doppia direzione

"L'incontro con la sinistra comunista mi ha evitato anni addietro il coinvolgimento in movimenti spontaneisti e volontaristi. Il vostro lavoro di diffusione della stampa comunista è senza dubbio encomiabile, ma una cosa mi lascia perplesso e trovo incongruente con tutta l'esperienza storica che è propria della sinistra. Affermare come fate voi che 'i partiti e le rivoluzioni non si fanno ma si dirigono' è mettere in modo meccanicistico in stretta relazione due eventi storici che hanno ciascuno una propria storia, anche se interagente, comunque propria. Nei testi della sinistra che voi proponete si tratta ampiamente della relazione tra partito e classe e in modo abbastanza approfondito si tratta del rovesciamento della prassi, propria del partito e non della classe. Leggendo la risposta di Bordiga a Korsch, si rileva una grande capacità dialettica che non nega l'esistenza del partito sia storico che formale, ma che semplicemente ridimensiona la realtà del partito storico nella sua realtà di influenza sulle masse proletarie. Quindi, personalmente, non ritengo di leggere nella posizione di Amadeo che il partito non si inventa. Trovo la vostra insistenza nel parlare di un partito futuro, eventuale, nuovo, non centralizzato, l'anticamera di una futura sconfitta. Può darsi che abbia mal interpretato : 'il partito e le rivoluzioni non si inventano', ma stona, compagni, stona molto".

Pubblicato in Doppia direzione

Cari compagni, le lettere da voi pubblicate sullo scorso numero mi inducono a qualche considerazione sulla scomparsa del Partito Comunista Internazionale.

[…] I vecchi militanti che costituivano il nucleo di lavoro dell'organizzazione nel dopoguerra sono quasi tutti scomparsi. Erano ovviamente molto affezionati al concetto di partito per la semplice ragione che molti di loro avevano partecipato direttamente alla sua storica formazione a Livorno nel '21 e altri erano cresciuti alla scuola della vecchia guardia. Forse però non avevano sottolineato abbastanza, nonostante fosse scritto nelle tesi, che questa piccola organizzazione non avrebbe mai potuto essere trasformata in periodo del tutto sfavorevole, con aggiustamenti successivi, in un grande partito. Intendiamoci, la vecchia organizzazione non era un gruppetto qualsiasi, aveva una struttura consolidata e rappresentava una buona macchina da lavoro, centralizzata e disciplinata, meno chiassosa ma molto più efficiente di tante organizzazioni che c'erano all'epoca. Ma non era ancora "il" partito. Bisogna chiedersi perché sulle Tesi di Milano, del '66, si parla di "piccolo movimento attuale" dal "perimetro ristretto" in grado di prepararsi per "il vero partito, per il periodo storico in cui le masse insorgenti saranno all'avanguardia della storia". Troppo spesso si dimentica la dinamica, appunto, della storia.

Pubblicato in Doppia direzione

Rivista n°49, aprile 2021

copertina n°49

Editoriale: Socialità e socializzazione

Articoli: La dottrina sociale della Chiesa - La grande scommessa - La pandemia e le sue cause

Terra di confine: Virtualizzazione

Recensione: Teoria particolare dei sistemi

Doppia direzione: L'ipertesto

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 244, 9 agosto 2021

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