Il numero 44 di n+1 è in tipografia

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n+1 rivista n°44

Editoriale: Duecento anni nel nome di Marx

Articoli: Marx 1818-2018 - Imperialismo in salsa cinese - Plaidoyer per il cemento - A che punto è la "crisi" - Comunismo e agricoltura

Terra di confine: Il capitalismo non è eterno

Rassegna: Dennett, Dai batteri a Bach e ritorno

Doppia direzione: La misura e la scienza - La sovrapposizione fra modi di produzione

Appuntamenti

14-16

Dic

72° incontro redazionale
Temi: - Taylorismo, managerialismo e impersonalità del Capitale, - Lo stato a pezzi, - Fiorite primavere delle rivoluzioni, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

21-23

Set

71° incontro redazionale
Temi: - Le rivoluzioni come fatto fisico, - Gli enciclopedisti e la rivoluzione europea, - Sintomatici consensi, - Prospettiva di lavoro. Leggi la locandina >>>

19

Mag

Conferenza, ore 16.30
c/o Il Cosmonauta, via dei Giardini 11 Viterbo

A cinquant'anni dal '68.

n+1 | QuinternaLab

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata dalle notizie di stampa sulle manifestazioni dei "gilet gialli" in Francia.

Il "movimento" è nato sui social network (#GiletsJaunes) e ha indetto le prime manifestazioni lo scorso 17 novembre quando si è dato appuntamento nelle piazze di circa 600 città francesi. I servizi segreti dicono di aver identificato i promotori: 5 uomini e 3 donne, abitanti della regione Ile de France, tra i 27 e i 35 anni. La motivazione ufficiale del flash mob sembra sia stata il rincaro del prezzo dei carburanti ma, generalizzandosi la lotta, sono state messe in discussione le troppe tasse, la diminuzione dei servizi sociali, il disinteresse verso le città medie e piccole da parte di Parigi. I partiti di opposizione stanno cercando di cavalcare la protesta, anche se con magri risultati, almeno per adesso. Sulla loro pagina Facebook i "gilet gialli" dicono di essere persone "come me e te... un pensionato, un artigiano, uno studente, un disoccupato, un uomo d'affari... soprattutto una persona che è preoccupata di non arrivare alla fine del mese." Finora sono scese in strada circa 250 mila persone, ci sono stati 500 arresti, centinaia di feriti e due morti in incidenti stradali dovuti al caos provocato dai blocchi. Durante le mobilitazioni sono state bloccate importanti vie di comunicazione, raffinerie e hub logistici. Per Christophe Castaner, ministro dell'Interno francese, "siamo di fronte a una disorganizzazione totale, hanno tentato di entrare nelle prefetture, ci sono state azioni di grande violenza". Per il prossimo 24 novembre i "gilets jaunes" hanno annunciato una nuova manifestazione nazionale con l'obiettivo di "dare un colpo di grazia e convergere tutti su Parigi con tutti i mezzi possibili... perché è lì che si trova il governo."

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando quanto accaduto nella provincia di Foggia dove sono morti 16 braccianti in due distinti incidenti stradali.

Per la raccolta degli ortaggi nei campi del foggiano, così come a Rosarno, Saluzzo o nell'alessandrino, viene impiegata manodopera composta per lo più da immigrati. Questi lavoratori, solitamente risiedenti in baracche o altre abitazioni insalubri, sono pagati qualche euro al giorno e vengono trasportati nei luoghi di lavoro ammassati in furgoni, spesso in numero superiore rispetto a quanto consentito dalle norme sulla sicurezza per la circolazione dei veicoli. Paghe da fame e condizioni al limite dello schiavismo non riguardano solo le campagne, ma rappresentano la normalità in tante altre situazioni lavorative. Basti pensare che sono più di 400 i morti sul lavoro nel 2018, per la maggior parte registrati nell'industria e nei servizi, e in particolare nel Nord Italia.

In risposta all'ennesima strage sul lavoro, Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato una manifestazione a Foggia per mercoledì 8 agosto, chiedendo diritti e tutele per i lavoratori delle campagne. Anche l'USB ha indetto per quella giornata uno sciopero nei campi e una marcia da Rignano a Foggia. Il Comitato Lavoratori delle Campagne, che si situa più a sinistra, si è fatto sentire rivendicando anch'esso trasporti, documenti e contratti e attivandosi per aprire uno sportello legale contro lo sfruttamento, una scuola di italiano, ecc.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2018

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 16 compagni, abbiamo ripreso il discorso sulle recenti evoluzioni della situazione politica italiana. Giuseppe Conte, Primo Ministro della nuova compagine parlamentare, ha dichiarato che in materia di politica estera il governo sarà vicino agli Stati Uniti ma allo stesso tempo si farà portatore di un'apertura verso la Russia. Le velleità sovraniste italiane faranno discutere e le reazioni non mancheranno, dall'Europa e da oltreoceano.

Il tema del sovranismo è trasversale: non è appannaggio esclusivo della destra (Lega, FdI e Casa Pound) ma riguarda anche ambienti che si definiscono di sinistra (ad esempio la piattaforma Eurostop o la Rete dei Comunisti). Quest'ultimi, critici, rimproverano al governo Conte di aver messo da parte la "sovranità popolare", mancando di coerenza con quanto annunciato in campagna elettorale; i proclami anti-UE di Lega e M5S sarebbero finiti in soffitta e anche l'idea di indire un referendum sull'adesione ai Trattati europei sarebbe stata accantonata. Tra le fila di chi invece sostiene il nuovo esecutivo spicca Steve Bannon, l'ex capo stratega del presidente Donald Trump che vede nel governo giallo-verde il superamento positivo della dicotomia destra-sinistra, ritenendolo in grado di dare un duro colpo all'establishment europeo. Anche il filosofo Diego Fusaro, molto presente sul blog di Beppe Grillo, è un sovranista anti-liberista, nemico dell'élite finanziaria che piega gli stati nazionali agli interessi del mercato imponendo dosi massicce di austerity alle popolazioni.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2018

La teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata commentando le ultime news sui Bitcoin.

La moneta digitale nata nel 2009 torna in questi giorni a far parlare di sé. Lo scorso 29 luglio l'Economist ha pubblicato un articolo "Making Bitcoin work better" con il curioso sottotitolo, "a crypto-currency civil war". Alla base del conflitto nella community ci sarebbe la crisi di crescita del bitcoin, che ha registrato un successo superiore alle attese, passando da qualche centinaio di dollari, al suo esordio, a circa 3 mila euro. Secondo i critici la catena di certificazione decentralizzata delle transazioni e il limite della capacità dei blocchi (un megabyte per blocco) ha portato, con l'incremento delle operazioni, a tempi lunghi per la gestione delle stesse e ad un aumento delle commissioni. Difronte alla crescita del volume di affari e di transazioni si sono distinte quindi due "scuole di pensiero": gli sviluppatori tradizionali denominati "core" che si oppongono ad un aumento della capacità dei blocchi, hanno proposto una specie di compromesso, una piattaforma denominata SegWit che prevede uno spostamento parziale della gestione delle transazioni su una rete esterna alla blokchain, mentre il nucleo di "liberalizzatori" non ha accettato il compromesso e ha lanciato una nuova bit moneta chiamata bitcoin cash. Tutto il sistema è assolutamente senza controllo, alla dissipazione del modo di produzione capitalistico si aggiunge quella delle immense farmers dove centinaia di processori in parallelo lavorano per ottenere criptomonete.

Le monete virtuali ormai hanno un loro mercato che gira intorno a 120 miliardi di dollari, cifre per ora irrisorie. Quanto accade nei circuiti delle monete virtuali non è altro che il portato dell'impossibilità di valorizzazione del capitale nella sfera della produzione, effetto della paludosa situazione economica. Un compagno ha letto un passaggio tratto da "Teoria della moneta" (Il programma comunista, 1968):

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2017

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando alcuni articoli riguardanti lo sviluppo della robotica.

A Zurigo, in occasione del Primo Maggio, centinaia di persone vestite da robot hanno marciato chiedendo l'introduzione di un reddito di base incondizionato: l'erogazione di un beneficio economico senza obbligo di accettare un lavoro. La trovata situazionista fa parte della campagna referendaria in vista del voto del prossimo 5 giugno sul reddito garantito. A parte la Svizzera, è buona parte dell'umanità a risultare eccedente rispetto alle esigenze del processo di produzione capitalistico in cui trionfano la robotica, i computer e le reti:

"Nel 2010 Istagram contava su un nucleo di 15 lavoratori che ha prodotto una app usata da 130 milioni di persone per condividere 16 miliardi di fotografie. La Kodak, fallita nel 2012, pilastro dell’industria fotografica, impiegava fino a 145 mila persone. In pratica, oggi 15 persone possono fare il lavoro di 145 mila". (Il manifesto dei robot per il reddito di base di Roberto Ciccarelli)

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie finanziarie.

Con l'innalzamento del quantitative easing da 60 a 80 miliardi al mese, i tecnici della Bce dimostrano che i tentativi messi in campo per risollevare l'economia non stanno dando i risultati sperati. Le munizioni sono finite, scriverebbe l'Economist. Intanto il Sole 24 Ore pubblica l'articolo Sui mercati il rischio sistemico torna a salire (nonostante l'euforia dei giorni scorsi) e conferma, a modo suo, quanto da tempo andiamo dicendo sulla finanziarizzazione e la conseguente autonomizzazione del Capitale: sul mondo graverebbero 699 mila miliardi di dollari in derivati (9 volte il PIL mondiale) a cui va aggiunta la massa di quelli non conteggiati nelle statistiche ufficiali, tale elefantismo finanziario sarebbe causato proprio dalla continua immissione di liquidità che invece di facilitare gli investimenti nella cosiddetta economia reale finisce per minare alle fondamenta il Sistema:

"Insomma: le politiche monetarie varate per risollevare le sorti del mondo e le normative prudenziali create per ridurre i rischi globali hanno prodotto numerosi effetti collaterali. Hanno prodotto, in seno ai mercati finanziari, nuovi potenziali rischi sistemici."

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento dell'editoriale dell'ultimo numero dell'Economist (Out of ammo?).

L'articolo è paradigmatico di una corrente del liberismo di tipo smithiano. Carico di ottimismo verso la mano invisibile del mercato, sempre capace di aggiustare i problemi del capitalismo, nel testo l'Economist propone una nuova deregulation, dimenticando che i guai dell’attuale sistema economico sono dovuti proprio alle teorie della scuola dei Chicago Boys, e che, tra l'altro, una deregulation c’è già stata.

Le munizioni sono terminate, il capitalismo è obsoleto, rianimare ciò che è già morto non è possibile. Almeno dal 1975 assistiamo a fenomeni economici irreversibili che sono conferma di una crisi storica del modo di produzione. Crisi di cui una corrente ben precisa a suo tempo aveva preso atto. Ci riferiamo al lavoro della Sinistra Comunista sul corso del capitalismo, sulla traiettoria e la catastrofe della fetente civiltà borghese.

La teleconferenza di martedì, presenti 17 compagni è iniziata con un aggiornamento sui fatti di Colonia.

In merito alla vicenda il governo tedesco ha fatto annunci contrastanti: se in un primo momento ha affermato che quanto accaduto nella notte di Capodanno non è stato il prodotto di un'azione coordinata, ha poi dichiarato che le violenze sarebbero invece il frutto di un'organizzazione spontanea avvenuta tramite Twitter e Whatsapp. Intanto, la caccia all'immigrato ha avuto inizio. Mentre i giornali borghesi si occupano di fomentare l'odio razziale tirando in ballo lo "scontro tra civiltà", la Slovacchia vieta ufficialmente l'ingresso a profughi di religione islamica, la Danimarca sequestra i beni dei rifugiati per contribuire alla copertura delle spese, e a Colonia compaiono le prime ronde degli estremisti di destra.

Sono in molti oramai a parlare apertamente di guerra mondiale. Non passa giorno senza che il cuore del mondo capitalistico subisca attentati. L'ultimo in Turchia, dove, dopo Ankara, questa volta viene colpito il centro turistico di Istanbul.

La teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata prendendo spunto dalle dichiarazioni rilasciate recentemente al Wall Street Journal da Henry Kissinger.

Nell'articolo pubblicato dal quotidiano newyorkese l'ex segretario di Stato invita gli Stati Uniti a darsi una mossa: "devono decidere in che ruolo giocheranno nel XXI secolo. Il Medioriente sarà il test più immediato e forse più difficile. In gioco non c'è la forza dell'America, ma la sua risolutezza a capire e padroneggiare il nuovo mondo". In particolare Kissinger esprime preoccupazione per l'intervento russo in Siria e il piano sul nucleare dell'Iran, operazioni entrambe lesive degli interessi americani nella regione.

Sappiamo che le determinazioni materiali che stanno alla base della politica americana non dipendono affatto da accordi fra trust o dalla volontà del governo, bensì dalla necessità del Capitale di uno sbirro globale, gli USA, che impedisca lo sconvolgimento dell'intero assetto capitalistico mondiale. L'imperialismo non è una "politica" di qualcuno, è il modo di essere del capitalismo raggiunto un certo grado di sviluppo delle forze produttive.

Le notizie sullo scandalo che ha coinvolto la Volkswagen hanno aperto la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni.

Sotto accusa è finito il software per la gestione della centralina, l'unità di controllo del motore: sembra che il programma fosse in grado di riconoscere la fase di test e calibrare le emissioni di gas in modo da rientrare negli standard antinquinamento richiesti dalla legge. In seguito allo scandalo, il titolo del colosso tedesco ha perso in Borsa circa il 35% del suo valore solo negli ultimi due giorni, mentre all'orizzonte si profila il pagamento di multe salatissime. E' molto probabile che la vicenda si allarghi e coinvolga anche altri big della produzione di auto.

La teleconferenza di martedì, presenti nove compagni, si è focalizzata sulla situazione economica mondiale e sugli effetti che essa produce sulle sovrastrutture politiche.

Siamo partiti da un significativo articolo di Paul Krugman apparso sul New York Times, Quella sovrabbondanza infinita che destabilizza l'economia globale, in cui si fa il punto sullo stato della crisi e si mette in evidenza come nei mercati finanziari troppo denaro sia alla caccia di troppe poche opportunità di investimento:

"Da sette anni (e chissà per quanti altri ancora) stiamo vivendo in un'economia globale che procede barcollando da una crisi all'altra: ogni qualvolta una regione del mondo sembra finalmente rimettersi in sesto, ecco che subito un'altra inizia a traballare. E l'America non può certo isolarsi del tutto da queste calamità globali. Ma perché l'economia continua a incespicare?"

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata commentando le news sul "Black Monday" cinese e mondiale.

Possiamo pensare alla Borsa valori come ad un termometro che rileva in superficie quanto avviene nel profondo dell'economia, nella produzione di valore. Le motivazioni del crollo di Shanghai, subito riverberatosi nelle maggiori piazze finanziarie del mondo, vanno ricercate nell'incapacità della Cina di mantenere determinati livelli di esportazione delle merci. Indicativa la concatenazione degli eventi: prima le tre svalutazioni competitive, poi il crollo in borsa; il panico nei mercati spinge Pechino ad intervenire per tamponare la situazione: il governo cinese autorizza i fondi pensione ad investire fino al 30% del loro capitale, abbassa i tassi di interesse e opera una sorta di "quantitative easing". Circa 60 milioni di cinesi hanno investito in paccottiglia finanziaria: pochi rispetto alla popolazione totale (1,3 miliardi), ma tanti per un paese che non conosce da molto l'azionariato popolare.

Nei mercati internazionali circola capitale fittizio che non può dare guadagni a tutti; allo stesso tempo gli Stati adoperano le immense quantità di denaro per finanziare debiti che non possono crescere all'infinito. In sostanza, il capitalismo non reagisce più alle sue crisi: troppa immissione di moneta causa assuefazione, l'organismo smette di sentire gli effetti della droga, e va in overdose.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2015

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata commentando un articolo del Guardian, "The end of capitalism has begun", dove il giornalista Paul Mason presenta il suo libro "Post capitalism. A guide to the future". A parte un curioso riferimento ai Grundrisse e al general intellect di Marx, l'articolo ha un taglio pragmatico e progettuale molto simile a quello del Venus Project o di Red Plenty, la sintonia tra i sintomi della società futura è sempre più marcata. Tutti si interrogano sul decorso di questa società, sempre più importanza viene data al crollo del capitalismo, l'Economist in un articolo dedicato al futuro dell'Europa trasmette paura e incapacità storica, nel senso di impossibilità di reagire e trovare vie d'uscita.

Mentre tutti si chiedono se e come la Grecia dovrà onorare il suo debito (315 mld), quello mondiale raggiunge i 200 mila mld, tre volte il Pil. Scrive il Sole24Ore: "La Cina da sola poggia su 28.000 miliardi di dollari di soldi presi a prestito da Governo e privati. E gli Usa sono indebitati complessivamente tra debito pubblico e privato per 2,7 volte il Pil che ogni anno viene generato." E ancora: "Un mondo che cresce piano rispetto al passato ma che ha più debiti di prima, dato che il fardello è aumentato di ben 57mila miliardi, l'intero Pil mondiale dell'anno scorso".

In situazioni normali il debito può essere visto come un'emissione di moneta in cambio di un servizio. Il debito di per sè non fa spavento, anzi il capitale da credito serve a rilanciare i meccanismi capitalistici. Esiste però un effetto soglia per cui se tutta la società funziona in deficit spending emettendo titoli di stato in cambio di merci e servizi reali, a lungo andare il meccanismo si inceppa. Cosa succederà quando oltre ai vecchi paesi putrefatti si aggiungeranno i giganti come Cina e India che invecchiando precocemente si indebitano e hanno una popolazione complessiva di circa 2,5 miliardi di persone? Si prospettano scenari da incubo.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2015

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, ha preso le mosse dalle notizie battute dalle agenzie sugli scontri in Turchia, scatenati dalla morte di Berkin Elvan. Il quindicenne, colpito da un lacrimogeno durante le manifestazioni di Gezi Park mentre andava a comprare del pane, è morto dopo 268 giorni di coma. La notizia del decesso, divulgata dai genitori del ragazzo via Twitter, si è diffusa velocemente attraverso i vari social network e ha provocato manifestazioni e proteste in tutto il paese.

La discussione è proseguita riprendendo un tema già affrontato in alcune teleriunioni. Il Bitcoin, la moneta digitale nata nel 2009, torna in questi giorni a far parlare di sé per i fallimenti di due piattaforme di scambio, la giapponese Mt.Gox e la canadese FlexCoin, e per l'oscura morte del giovane amministratore delegato di First Media, piattaforma di scambio per la compravendita online di bitcoin.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

La teleconferenza di martedì sera è iniziata prendendo spunto dall'articolo de La Stampa "Ipocrita e marxista", l'America dei Tea Party contro Francesco. L'ultima esortazione papale, l'Evangelii gaudium, ha fatto venire il mal di pancia a molti negli ambienti della destra americana, tanto che alcuni dei finanziatori del Vaticano hanno minacciato la riduzione delle sovvenzioni. Nel documento pontificio si affrontano, tra i vari temi, l'ineguaglianza sociale e la polarizzazione della ricchezza, e viene data una valutazione negativa dell'attuale sistema economico basato sul primato del denaro. In particolare nel secondo capitolo si indica la finanza come colpevole di aver fatto dimenticare all'umanità la centralità dell'uomo, ridotto invece a mero consumista:

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 10 compagni, è iniziata con un piccolo aggiornamento sul movimento dei forconi o quel che di esso rimane. La componente fascista caldeggia la partecipazione alla manifestazione prevista per il 18 dicembre a Roma, mentre i comitati locali propendono per il rinforzo del legame col territorio continuando con i presìdi e i sit-in. Sembra che la protesta calata "a sorpresa" nelle piazze italiane il 9 dicembre, tenda ora a rientrare spontaneamente nei ranghi. Resta qualche leader, venuto alla ribalta nei giorni dell'exploit, a tentare la scalata politica nella speranza di trovare un posto in parlamento. Al solito politici e giornalisti si danno da fare per dimostrare che i forconi sono pochi, o strumentalizzati, o addirittura c'è chi sforna trattati sociologici. A nessuno invece viene in mente di analizzare le motivazioni materiali che portano migliaia di persone in piazza a protestare contro il "sistema".

La teleriunione di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dal commento di alcuni articoli sullo shutdown del governo americano. I membri del congresso non hanno raggiunto, come alcuni prevedevano, l'accordo sul budget federale. Questo significa che le casse dello stato chiudono, bloccando fondi e mettendo in crisi il funzionamento di servizi di pubblica utilità. Commentatori e giornalisti parlano di scelta ideologica da parte dei repubblicani (nel novembre 2014 ci sono le elezioni di metà mandato e il partito cerca di mobilitare la propria base), ma la spaccatura nel congresso è un prodotto della situazione economica generale. Ha poco senso incolpare una parte politica per una crisi di natura non congiunturale. Barack Obama ha dichiarato che garantirà gli stipendi ai militari in missione, si è dimenticato però di dire che circa 800mila lavoratori statali sono senza stipendio. In prospettiva il rischio è il default degli Usa e i dirigenti delle maggiori banche di Wall Street chiedono che si trovi al più presto un accordo. La borghesia non può arrivare a suicidarsi, ma è impossibilitata a comportarsi diversamente.

Leggiamo sui giornali che le crisi attuali, quelle dell'87, del 97, del 2000 e quella odierna sono quantitativamente più gravi della grande crisi del '29. I dati riguardano sia il capitale "cancellato" dalla diminuzione dei prezzi dei titoli, sia l'ammontare degli interventi da parte degli istituti di credito e delle banche centrali. Ma nonostante questi dati, sembra che le crisi d'oggi non provochino disastri paragonabili alla Grande Depressione americana che durò dieci anni e affamò milioni di proletari. Mi chiedo: se questi sconquassi sono solo il frutto di speculazioni da parte dei privati, perché mai governi e banche centrali hanno interesse ad accorrere in loro soccorso? Non potrebbero lasciarli perdere con tutte le loro avventure al casinò delle borse? Invece nell'ultima crisi, quella cosiddetta "dei mutui", hanno iniettato sul mercato centinaia di miliardi di euro, che saranno utilizzati per riprendere il carosello della speculazione. Perché non è vero valore quello che si è guadagnato e poi perso, ma valore virtuale dovuto ad aumento e diminuzione dei prezzi a seconda degli alti e bassi del mercato dei titoli o dei cambi. Persino i proletari sono cascati nell'illusione speculativa, accendendo mutui che non potevano pagare così salato, solo nella speranza che l'aumento del prezzo delle case li coprisse, mettendo il proprio futuro nelle mani della speculazione.

Pubblicato in Doppia direzione

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 12 compagni.

In apertura si è accennato al lavoro in corso sulla sessualità (leggi la traccia nel resoconto del 7 maggio). Anche in questo caso lo sviluppo del tema non può prescindere dal collegamento a tutti gli altri aspetti dell'agire umano. Ad esempio, facendo un parallelo con le avanguardie artistiche russe, vediamo che anch'esse furono spinte in avanti dalla rivoluzione, riuscendo ad aprire squarci sul futuro, per poi rinculare sotto i colpi della controrivoluzione. Lo stalinismo, non a caso, ricostruì tutte le barriere abbattute dall'esplosione dell'energia rivoluzionaria tanto in campo artistico quanto in quello sessuale. Per trarre insegnamento dalle lezioni delle controrivoluzioni bisogna considerare non solo l'aspetto teorico ma anche quello storico.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2013

Alla teleconferenza di martedì sera hanno partecipato 14 compagni.

Si è iniziato discutendo delle lotte immediate dei proletari e delle nuove forme di organizzazione che questi si stanno dando. Flash mob, organizzazione territoriale e coordinamento via Internet, rendono il mondo sempre più piccolo mentre le singole vertenze assumono un carattere glocale. In questi giorni c'è stato lo sciopero dei dipendenti dei fast food di New York e sul sito Chicago86 è stato pubblicato un articolo a tal riguardo. Il sindacato che ha promosso lo sciopero è il Fast Food Forward, attivo nel settore della ristorazione, ma dietro l'ampia organizzazione delle mobilitazioni c'è il sostegno attivo di 99 Pickets Line ("99 Pickets, a working group from Occupy Wall Street, seeks to build a mass worker's movement in New York City and beyond. We are workers, immigrants, artists, the unemployed, students and retirees: the 99%"). E' fondamentale il coordinamento dei lavoratori attraverso la Rete: tramite i social network e la galassia di siti e blog, nati in questi anni sull'onda del movimento Occupy, sta prendendo piede a livello mondiale un movimento sempre più interconnesso.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2013

La riunione pubblica di n+1 "Non è una crisi congiunturale", che si è svolta a Parigi lo scorso 25 gennaio e che ha visto l'inaspettata presenza di una quarantina di persone, ha seguito un percorso espositivo suddiviso in tre fasi: una parte metodologica, una centrale di approfondimento ed infine una dedicata alle previsioni per il futuro. Il pubblico presente ha mostrato interesse ed attenzione per tutta la durata della conferenza.

Al termine della relazione alcuni intervenuti hanno criticato il lavoro di n+1 sia perché non sarebbe abbastanza incentrato su temi fondamentali, quali la rivoluzione e il partito, sia per "evidenti" tendenze all'ecologismo e al comunitarismo. Decisamente più stimolante invece l'interessamento di un giovane, estraneo agli ambienti terzinternazionalisti, che ha proposto uno studio di approfondimento delle tabelle sulla mineralizzazione. Tra gli intervenuti anche i rappresentanti di un gruppo di ferrovieri (Assemblea Generale interpo "Gare de l'Est et Île de France") i quali hanno espresso un giudizio positivo sulla relazione e sul lavoro presentato. L'esperienza parigina è stata molto positiva e proficua per il lavoro.

In relazione alla recenti conferenze tenutesi a Milano e Torino da Loren Goldner, si segnala un'intervista radio allo studioso americano in circolazione su Facebook dal titolo "Dalla crisi al movimento Occupy – una chiaccerata con Loren Goldner".

Durante la teleconferenza erano in corso le votazioni per l'elezione del presidente degli Stati Uniti, elezioni che hanno visto contrapposti il democratico Obama e il repubblicano Romney. Nel periodo di campagna elettorale i siti della galassia Occupy - abbiamo tenuto d'occhio un campione di 12 tra gli hub più importanti del movimento – non hanno pubblicato articoli o interventi in merito all'importante sfida ostentando piuttosto indifferenza verso i risultati della votazione. Solo alla fine della grande baraonda mediatica, da cui è uscito vittorioso Barack Obama, il sito di Occupy Wall Street ha pubblicato un interessantissimo post in cui si mette a confronto l’incapacità dello Stato di gestire l'emergenza (non solo quella legata all’uragano Sandy, ma quella quotidiana del 99%) e la catena organizzativa di solidarietà messa in piedi dal movimento sull'esperienza maturata durante l'occupazione di Zuccotti Park.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Si è commentata la traiettoria di OWS: gli americani continuano a ri-lanciare date e appuntamenti internazionali ma sembra che, ad oggi, la forma (organizzativa) prevalga sul contenuto (politico). In tutti i casi il movimento Occupy, o quello che nascerà dalle sue ceneri, sarà obbligato a raggiungere una coincidenza tra forma e contenuto per passare ad un livello superiore.

In Italia si assiste al massimo al lancio del "No Monti day" fissato per il 27 Ottobre. Nella penisola la protesta sembra attenuata ma, applicando la legge di potenza anche ai movimenti sociali, l'esplosione sarà di certo poderosa proprio per l'energia accumulata. Le manifestazioni in Spagna anticipano quanto potrebbe accadere anche qui da noi e, essendo l'Italia un importante hub europeo, la sua influenza sugli altri nodi della rete sarà inevitabile. Lo possiamo già riscontrare, seppur in maniera contraddittoria, in quanto sta accadendo a Taranto: anche se il Comitato Cittadini Liberi e Pensanti spinge verso il blocco della produzione piuttosto che della città, la rivendicazione che affiora è quella di un salario per vivere.

Pubblicato in Teleriunioni 2012

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Ancora superimperialismo
    Devo dire che la vostra riunione sulla guerra irachena come "capitolo di una guerra generale" mi ha lasciato un po'…
  • Parole d'ordine a ruota libera
    La guerra è un grosso problema e capire quella d'oggi non è facile. È vero, come dite, che si deve…

Rivista n°43, aprile 2018

copertina n°43f6Editoriale: Si fa presto a dire moneta
f6Articoli: Dimenticare Babilonia - L'eredità problematica
f6Rassegna: Il missil prodigo - Big data a tutto spiano - Mangime standard per umani - Elezioni pop
f6Terra di confine: Elementare, Watson
f6Spaccio al bestione trionfante: L'urlo del bonobo
f6Recensione: Verso un nuovo paradigma
f6Doppia direzione: Lavorare è bello

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 230, 18 ottobre 2018

f6Bomba a orologeria
f6Uno schema Ponzi per sé stessi
f6Umanità minore
f6C'era una volta la teoria del valore
f6Il paradosso di Fermi
f6Il non-Statuto dei gig-lavoratori
f6La strana storia del reddito di base
f6Spread

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