Il numero 58 di n+1 è online

Gli abbonati riceveranno il nuovo numero nel mese di gennaio.

Rivista n. 58, dicembre 2025

Avvertenza al lettore

Editoriale: Terra incognita

Articolo: Le determinazioni materiali e l'ambiente

Articolo: Il retroterra storico di n+1

Recensione: Non lanciate quel missile

Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Appuntamenti

23/24

Mag

Incontro di lavoro del 23 - 24 maggio 2026
Temi: Automazione della guerra - Dalle cretule alla blockchain - Prospettive di lavoro >>>

7/8

Feb

Incontro di lavoro del 7 - 8 febbraio 2026
Temi: Sulla guerra mondiale in corso, sullo stato del capitalismo - La "nostra" teoria dei giochi - Palestina è il mondo >>>

11/12

Ott

99° incontro redazionale
Temi: Il retroterra storico di n+1 - Intelligenza Artificiale e leggi del Capitale - Fitness evolutiva - Prospettive di lavoro >>>

21/22

Giu

98° incontro redazionale
Temi: Il punto sulla situazione mondiale - La politiguerra americana in lotta contro sé stessa - Le determinazioni e l'ambiente >>>

Visualizza articoli per tag: intelligenza artificiale

La teleriunione di martedì sera è iniziata con il commento di due testi: "Necessarie dissoluzioni" (n+1, n. 36) e "Ricapitolazione del lavoro di partito sulla legge marxista della caduta tendenziale del saggio di profitto e sulla analoga tendenza nell'incremento relativo della produzione industriale" (il programma comunista, 1967).

Questi testi sono fondamentali per inquadrare fenomeni come l'Intelligenza Artificiale (IA) e le sue ricadute sociali. In "Ricapitolazione del lavoro di partito..." vengono riportate alcune citazioni dal Capitale (Libro III, Terza sezione), utili per un ulteriore sviluppo delle nostre ricerche. Marx dimostra come il saggio di profitto "decresce storicamente e tendenzialmente (vale a dire non in modo semplice e rettilineo, ma attraverso un andamento irregolare) in rapporto all'aumentata composizione organica del capitale; vale a dire, alla relazione all'interno del capitale complessivo anticipato dal capitalista fra la parte costante e quella variabile."

Il saggio di profitto si ottiene dividendo il profitto (P) per capitale costante (C) più capitale variabile (V): se la quota di capitale variabile diminuisce, significa che si riduce l'unica fonte del plusvalore, il quale viene poi ripartito tra le classi parassitarie sotto forma di profitto/interesse e rendita:

"Ciò significa soltanto che lo stesso numero di operai e la stessa quantità di forza-lavoro, divenuti disponibili per mezzo di un capitale variabile di una data entità, in conseguenza dei particolari metodi di produzione che si sviluppano nella produzione capitalistica, mettono in movimento, impiegano, consumano produttivamente, durante il medesimo periodo di tempo, una massa sempre crescente di mezzi di lavoro, di macchinario e capitale fisso di ogni genere, di materie prime e ausiliarie e, per conseguenza, un capitale costante di sempre maggiore valore."

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2026

La teleriunione di martedì sera è iniziata con il commento di due testi fondamentali per comprendere lo sviluppo dei sistemi di Intelligenza Artificiale (IA): il "Frammento sulle macchine" dei Grundrisse di Marx e il filo del tempo "Anima del cavallo vapore".

Nel "Frammento sulle macchine" si analizza il cambio di paradigma introdotto dalla macchina: se nella manifattura l'operaio professionale impiegava ancora lo strumento di lavoro per modificare i semilavorati, con l'industria moderna diviene il sorvegliante del processo produttivo. La conoscenza non appartiene più al singolo lavoratore, ma è incorporata nei mezzi di produzione, socializzati come non mai, e usciti dalle mura della fabbrica.

Il capitale non sviluppa la scienza, la tecnica e le macchine per alleggerire il lavoro degli operai, bensì per aumentare la produttività del lavoro e aumentare la massa di merci prodotte. Lo sviluppo del capitale fisso, sotto forma di scienza, fa sì che il lavoro umano cessi di essere il principale fattore della produzione (pur restando indispensabile nella produzione di plusvalore), poichè è l'automa generale a diventare determinante. In questo processo il capitalismo produce, al tempo stesso, le condizioni materiali del proprio superamento.

Il sistema di macchine, divenuto "intelligente", potrebbe consentire fin da subito una drastica riduzione dell'orario di lavoro, permettendo agli uomini di dedicarsi all'arte, alla scienza o alle attività più disparate, senza essere schiacciati da una "vita senza senso". Il "Frammento sulle macchine" passa continuamente dall'indagine della macchina come elemento che sottomette l'operaio nella fabbrica a potenziale fattore di liberazione. La rivoluzione è tutto questo processo, compreso il suo decorso catastrofico.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2026

La teleriunione di martedì sera è iniziata con il commento del saggio di Nello Cristianini, Forma mentis. La corsa per decifrare i pensieri delle macchine, e dell'articolo di Dario Amodei, CEO di Anthropic, "The urgency of interpretability". Entrambi i testi si concentrano sui processi di elaborazione dell'informazione che avvengono nelle reti neurali artificiali alla base dei sistemi di Intelligenza Artificiale (IA).

Secondo Amodei, la corsa degli uomini per stare al passo con le macchine è legata al fatto che non sappiamo esattamente cosa accada al loro interno. La mancanza di comprensione dei meccanismi che ne guidano il funzionamento impedisce di prevederne gli sviluppi a breve termine e solleva importanti questioni di sicurezza:

"I sistemi di intelligenza artificiale generativa vengono coltivati più che costruiti: i loro meccanismi interni sono 'emergenti' piuttosto che progettati direttamente... Le persone esterne al settore rimangono spesso sorprese e allarmate nello scoprire che non comprendiamo come funzionano le nostre creazioni di intelligenza artificiale."

Secondo Cristianini, esplorare la "scatola nera" nei sistemi di IA richiede tre livelli di astrazione. Il livello "micro", rappresentato dai singoli elementi ossia dai singoli neuroni e dal loro funzionamento, non è sufficiente per comprendere i processi che portano all'elaborazione delle risposte.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2026

La teleriunione si è aperta con la segnalazione di alcune notizie relative alla situazione della finanza internazionale. In particolare, ci si è soffermati sull'andamento dei titoli di Stato americani, sempre meno richiesti dagli investitori, e sulla situazione economica del Giappone.

Il Giappone sta portando avanti un'operazione di "rimpatrio" dei propri capitali per far fronte ad una spesa interna che sta diventando critica. Le condizioni dell'economia giapponese sono infatti peggiorate sensibilmente e i tassi di interesse bassi, o addirittura negativi, appartengono ormai al passato. Grazie a quella politica monetaria, Tokio era diventata il principale creditore globale, accumulando al contempo un debito pubblico pari a circa il 250% del PIL, e un debito privato al 48% del totale complessivo. Tale montagna di debiti è stata a lungo considerata "sostenibile" poichè detenuta per il 90% all'interno dei confini nazionali, da banche e investitori locali, una caratteristica che l'ha resa, apparentemente, immune alla speculazione straniera. Tuttavia, nessun artificio finanziario può annullare le leggi che regolano il modo di produzione capitalistico: la legge del valore presenta inevitabilmente il conto.

I problemi del Giappone affondano le loro radici nella crescita economica degli anni '80, quando il paese era considerato il vero competitor degli USA, ben prima dell'ascesa della Cina. L'economia giapponese raggiunse quindi un punto di flesso: l'automazione e la robotizzazione dei processi produttivi determinarono una sovrapproduzione di merci e capitali, che portò a fenomeni di esuberanza finanziaria e rendita parassitaria. Di fronte alle difficoltà di valorizzazione del capitale sul mercato interno, una parte crescente di esso ha cercato sbocchi all'estero, trasformando il Giappone in uno dei maggiori creditori mondiali attraverso l'acquisto di titoli di debito americano e altro.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2026

La teleriunione è iniziata riprendendo l'articolo "L'Europa virtuale e i nuovi attrattori d'Eurasia: la Turchia come fulcro dinamico", pubblicato sul numero 23 della rivista.

È notizia di queste ultime settimane che Ankara sta promuovendo un progetto per convogliare il greggio estratto nel sud dell'Iraq verso il Mediterraneo, bypassando il passaggio attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb. La guerra israelo-americana contro l'Iran ha spinto la Turchia ad accelerare lo sviluppo del Corridoio meridionale (Middle Corridor), una rete di infrastrutture per il trasporto di merci ed energia che collegherebbe l'Asia (Cina) all'Europa attraverso l'Azerbaigian, suo alleato.

Anche il progetto India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), piano nato come alternativa alla Via della seta cinese e sponsorizzato da Israele, Emirati Arabi Uniti ed India, arriverebbe nel Mediterraneo. Dalla collisione di interessi contrapposti derivano conflitti di varia natura, la ridefinizione delle rotte commerciali e, in alcuni casi, l'interruzione delle catene logistiche.

Il governo israeliano sta lavorando alla realizzazione di un "esagono" di sicurezza, un insieme strategico di alleanze che si estenderebbe dall'India alla Grecia e a Cipro, includendo anche alcuni paesi arabi "moderati", con l'obiettivo di contrastare sia l'asse sciita (Iran, Hamas, Houthi, Hezbollah) sia quello sunnita ("NATO Islamica", patto tra Turchia, Arabia Saudita, Pakistan, Egitto e Qatar). La Turchia, membro della NATO e dotata del secondo esercito più grande dell'Alleanza dopo quello statunitense, è al tempo stesso rivale di Israele, Grecia e Russia. Utilizzando il metodo del wargame implementato con la teoria degli insiemi, si può osservare come un attore possa essere alleato in un determinato contesto e avversario in un altro. Il sistema capitalistico contemporaneo appare così sempre più caratterizzato da configurazioni "fuzzy", sfumate.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2026

La teleriunione di martedì sera è iniziata commentando gli ultimi sviluppi della guerra all'Iran.

Secondo il giornalista Federico Fubini, autore dell'articolo "L'Iran e l'Operazione Sansone: giocarsi tutto pur di far saltare l'economia degli Stati del Golfo" pubblicato sul Corriere della Sera, la Cina potrebbe risultare tra i principali beneficiari del conflitto in corso. La guerra e il conseguente clima di instabilità potrebbero, infatti, spingere i Paesi del Golfo a svincolarsi dall'ombrello militare statunitense, ritenuto non più efficace, e ad avvicinarsi a Pechino.

Attualmente le monarchie del Golfo devono fare i conti con il problema dell'approvvigionamento di munizioni. L'intercettazione di un drone lanciato dall'Iran, il cui costo di produzione è stimato intorno ai 20 mila dollari, richiede generalmente il lancio di due o più missili, il cui prezzo può raggiungere diversi milioni di dollari ciascuno. Gli Stati Uniti producono 96 missili intercettori l'anno, mentre solo nella prima settimana di guerra l'Iran ha lanciato centinaia di vettori. In pochi giorni si sono saturate le capacità missilistiche, sia di difesa che di offesa. Come abbiamo scritto nell'articolo "Teoria e prassi della politiguerra americana", la guerra d'oggi è altamente dispendiosa e consuma materiale bellico ad una velocità senza precedenti. La produzione seriale degli armamenti dipende dallo stato dell'industria, che diventa quindi essenziale. Più il conflitto si prolungherà, maggiore sarà il rischio che diventi economicamente insostenibile.

I bombardamenti iraniani proseguono anche su Israele, ma le informazioni sui danni rimangono scarse. Secondo le ricostruzioni di alcuni analisti militari, il numero di ordigni lanciati dall'Iran sta diminuendo, mentre aumenta la qualità dei missili impiegati. I wargame di USA e Israele si confrontano con quello dell'Iran: nella "guerra dei 12 giorni" ognuno ha potuto saggiare i punti di forza e di debolezza dell'avversario.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2026

La teleriunione di martedì sera si è aperta con alcune considerazioni sull'istituzione del Board of Peace (BoP).

Tale organismo, ideato dall'attuale amministrazione americana, testimonia i mutati equilibri interimperialistici e la necessità, per gli USA, di farvi fronte. Non si tratta di un organismo intergovernativo tradizionale, ma di un esperimento di governance pubblica e privata, creato nell'ambito del piano di pace per Gaza previsto dalla risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che ne indica il ruolo di supporto e supervisione dei processi di transizione.

I critici accusano il BoP di essere un comitato d'affari dell'1%. E, in effetti, lo è, così come lo sono gli Stati. La differenza sta nel fatto che tale organismo è guidato da Donald Trump, che ne ha assunto la presidenza permanente. L'adesione avviene su invito e prevede un contributo di un miliardo di dollari. Al momento la lista dei paesi membri è limitata (Albania, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bahrain, Bielorussia, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Kazakistan, Kosovo, Marocco, Pakistan, Qatar, Turchia, Ungheria, Uzbekistan e Vietnam) ma potrebbe allargarsi: i paesi osservatori sono Cipro, Rep. Ceca, Finlandia, Grecia, India, Italia, Messico, Polonia, Romania, Slovacchia.

La teleriunione di martedì sera si è aperta con la segnalazione di alcune notizie relative ai recenti allarmi sulla possibile bolla dell'intelligenza artificiale.

Da alcune settimane varie testate giornalistiche riportano che i mercati finanziari sono in agitazione per il possibile scoppio della bolla dell'IA, poiché gli ingenti investimenti nel settore non trovano adeguata corrispondenza negli utili effettivi. Ad esempio, Nvidia ha raggiunto una capitalizzazione di oltre 5mila miliardi di dollari, circa 5 volte il valore della borsa italiana, due volte e mezzo il Pil del Paese. Va precisato che la capitalizzazione in borsa non rispecchia il valore reale di un'azienda.

Nell'articolo "How markets could topple the global economy", The Economist evidenzia una serie di dichiarazioni di dirigenti del FMI che mettono in guardia sulle valutazioni stratosferiche di alcune aziende tecnologiche, soprattutto americane, ricordando quanto accaduto nel 2000 durante la crisi delle dot-com. L'attuale euforia per l'intelligenza artificiale è stata alimentata dal capitale azionario. La novità, secondo il settimanale inglese, sta nel fatto che le azioni di tali imprese sono strettamente collegate alla ricchezza degli americani, i quali stanno investendo massicciamente nel settore:

"La radice della vulnerabilità risiede nel consumatore americano. Le azioni rappresentano il 21% della ricchezza delle famiglie del Paese, circa un quarto in più rispetto al culmine del boom delle dot-com. Le attività legate all'intelligenza artificiale sono responsabili di quasi la metà dell'aumento della ricchezza degli americani nell'ultimo anno".

La teleconferenza di martedì, presenti 7 compagni, si è aperta con la segnalazione dell'inizio del lavoro di ristampa del nostro catalogo libri che conta circa 80 titoli. I testi verranno pubblicati utilizzando piattaforme on line che consentono la produzione anche di poche copie per libro. La riunione è poi proseguita con il commento delle ultime notizie sull'intelligenza artificiale.

Tutte le maggiori riviste e quotidiani, dall'Espresso a Repubblica, dal Sole 24 Ore all'Economist, non possono fare a meno di scrivere, con cadenza sempre più frequente, articoli sull'AI, ovviamente in chiave sensazionalistica e/o allarmistica. Il primo a mettere in guardia dai pericoli dell'automazione era stato il fisico Stephen Hawking: le macchine intelligenti, affermava, si sviluppano troppo velocemente in confronto all'evoluzione umana e prenderanno il potere mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra specie; perciò i governi dovrebbero applicare qualche forma di controllo o di limitazione allo sviluppo tecnologico. Quindi è stata la volta di Elon Musk, che nei suoi tweet ha definito l'AI "più pericolosa delle armi nucleari, una vera minaccia per tutta la razza umana", arrivando a sostenere che "un nuovo conflitto internazionale potrebbe essere avviato non dai leader dei vari Paesi ma da uno dei loro sistemi di intelligenza artificiale, se questo dovesse decidere che un attacco preventivo costituisce il percorso ideale per la vittoria."

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2018

La teleconferenza di martedì, presenti 6 compagni, è iniziata accennando allo sviluppo dell'intelligenza artificiale.

The Economist ha pubblicato un curioso articolo, "How soon will computers replace The Economist's writers?" in cui si chiede entro quanto tempo un computer potrà sostituire un giornalista del settimanale inglese. A tale scopo ha formato un programma di intelligenza artificiale per gli articoli della sezione "Scienza e Tecnologia", e lo ha invitato a presentare un suo pezzo. Risultato: per adesso il computer ha imitato benissimo lo stile del giornale, individuando argomenti validi, tuttavia le frasi pur essendo grammaticalmente corrette mancano di significato. La marcia nella sostituzione di forza lavoro è però inesorabile, scrive lo stesso The Economist:

"Le macchine stanno arrivando. Uno studio molto citato nel 2013 ha concluso che metà dei posti di lavoro americani erano a rischio nei prossimi decenni. Gli scrittori non sono immuni. Un altro articolo, che ha esaminato le ricerche sull'intelligenza artificiale (AI), ha concluso che i computer avrebbero scritto saggi scolastici entro la metà del 2020 e sforneranno i libri più venduti entro il 2040."

Materiale ricevuto

Lavori in corso

Doppia direzione

  • Il partito storico tutto intorno a noi…
    Mi sembra molto produttivo che anche occasioni "informali" come la mia visita presso di voi, uniscano in modo spontaneo il…
  • … E un approccio utile
    [Un gruppo di giovanissimi ci aveva inviato un documento circolare sul quale avevamo fatto alcuni commenti. Questo è il seguito…

Rivista n. 58, dicembre 2025

copertina n° 57

Avvertenza al lettore / Editoriale: Terra incognita / Articoli: Le determinazioni materiali e l'ambiente - Il retroterra storico di n+1 / Recensione: Non lanciate quel missile / Doppia direzione: Sulla successione dei modi di produzione

Raccolta della rivista n+1

Newsletter 245, 19 gennaio 2022

f6Libertà

Viviamo in una società che scoppia. I suoi membri, divisi o raggruppati secondo criteri il più delle volte arbitrari e casuali, non riescono più a darsi un'identità plausibile. La pandemia, invece di compattare gli individui intorno a provvedimenti utili alla salvaguardia della specie, ha aggravato la situazione facendo emergere ataviche tendenze all'irrazionale.

Continua a leggere la newsletter 245
Leggi le altre newsletter