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Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 18 compagni, abbiamo discusso delle notizie relative all'aumento dei contagi da Coronavirus in Europa, e della tensione crescente tra Ucraina e Russia.

Una nuova ondata di contagi sta colpendo l'Europa. Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria sono ai primi posti per il numero di casi giornalieri, ma registrano un importante incremento dei contagi anche alcuni paesi dell'area centrale. Il governo olandese, per far fronte alla risalita delle curve della diffusione del virus, ha imposto nuove misure di lockdown; in Danimarca è stato reintrodotto il pass sanitario obbligatorio; la Germania a metà novembre ha raggiunto i 50 mila casi giornalieri, e l'Austria, paese con un tasso di popolazione con vaccinazione completa del 65%, ha adottato misure di contenimento selettive, isolando i non vaccinati e limitandone le attività non essenziali. Secondo quanto già osservato nel recente passato, è molto probabile che la situazione in cui sono precipitati molti paesi europei riguarderà presto anche l'Italia: a fronte di un tasso di vaccinazione di circa il 75%, il numero dei casi nel paese continua comunque a crescere, e per alcune regioni si sta già prospettando il passaggio in zona gialla.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 18 compagni, è iniziata con il commento di un articolo apparso su Le Figaro il 9 novembre scorso riguardo l'aumento delle aggressioni alle forze di polizia e agli agenti in uniforme. Da inizio anno si sono verificati circa un centinaio di attacchi al giorno contro rappresentanti dell'autorità francese. Gendarmi, vigili del fuoco, soldati: sono stati più di 28.500, in nove mesi, a subire violenze.

Lo Stato è costretto a blindarsi, a mettersi sulla difensiva, assediato com'è da una moltitudine di nuovi barbari.

Qualche mese fa un gruppo di militari francesi ha scritto una lettera a governanti e politici nella quale li accusava di abbandonare il paese al disordine, rischiando la guerra civile nelle banlieue. Sempre in Francia, pare sia stato sventato un tentativo di colpo di stato che ha visto coinvolti diversi politici, ex membri dell'esercito e gendarmi. Con le scarne notizie a disposizione, è difficile capire la reale forza di questo gruppo, composto da circa 300 golpisti. Sul Fatto Quotidiano del 4 novembre si legge:

Si è iniziata la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 22 compagni, commentando una notizia uscita sui giornali che riguarda l'economia al tempo del Coronavirus, e cioè il fatto che l'immobilizzazione forzata delle famiglie italiane in casa, o comunque l'impossibilità di muoversi come prima, ha portato ad un risparmio netto pari a 51,6 miliardi di euro.

"Nonostante il forte sostegno pubblico alla capacità di spesa delle famiglie, il calo dei consumi nella prima metà dell'anno è stato eccezionalmente ampio (-9,8 per cento)... il tasso di risparmio è più che triplicato rispetto alla fine del 2019, (dal 2,8 al 9,2 per cento), contrariamente a quanto era accaduto durante le due precedenti crisi", nota la Banca d'Italia in un report del 14 gennaio 2021. Non appena tutto sarà normalizzato o propagandato come tale, questi soldi verranno spesi. Questi miliardi diventano interessanti per il Capitale; nei calcoli keynesiani il risparmio è l'anticipo dell'investimento e quindi del consumo e della ripresa del ciclo capitalistico. Questo risparmio crea un'aspettativa presso i capitalisti non indifferente perché la cifra è considerevole.

Durante la teleriunione di martedì sera, a cui hanno partecipato 22 compagni, abbiamo discusso della crescita del prezzo delle materie prime ed, in particolare, dell'energia.

In un articolo pubblicato nell'ultimo numero dell'Economist (curiosamente intitolato "The energy shock", lo stesso titolo di un nostro resoconto di qualche settimana fa che abbiamo appreso essere stato tradotto prima in spagnolo e poi in tedesco), si ricorda che dal 31 ottobre al 12 novembre si terrà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021 (COP26). Al vertice parteciperanno i leader mondiali, riuniti nel tentativo di stabilire una rotta affinché le emissioni globali di carbonio raggiungano lo zero entro il 2050.

Mentre la classe dominante annuncia di impegnarsi in uno sforzo trentennale, nella pratica fa il contrario. Da maggio il prezzo di un paniere di petrolio, carbone e gas è aumentato del 95%, e lo scorso settembre la Gran Bretagna, che ospiterà il vertice, ha riacceso le sue centrali elettriche a carbone. Londra ha comunque fatto sapere che punterà sul nucleare per ridurre le emissioni di CO2.

Si è iniziata la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 22 compagni, parlando delle recenti mobilitazioni in Italia. Dopo le manifestazioni "no green pass" di sabato 9 ottobre a Roma (circa 10 mila i presenti) e Milano (5 mila), lunedì 11 ottobre, in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base, sono scese in piazza migliaia di persone, con decine di picchetti e cortei in tutta Italia.

Particolarmente numerosa la manifestazione a Trieste dove il corteo sindacale era aperto dai lavoratori portuali che esibivano striscioni contro il "green pass". Alla collera delle mezze classi rovinate e preoccupate per i loro affari, si aggiunge quella di una parte di lavoratori che non sono vaccinati e avranno problemi per entrare al lavoro nei prossimi giorni.

Sui media mainstream viene dato molto spazio al grado di politicizzazione nelle piazze e nella società, utilizzando come chiave di lettura i dualismi sì vax/no vax, destra/sinistra, fascisti/antifascisti. Dobbiamo alla nostra corrente una potente definizione del fascismo: esso è il realizzatore dialettico delle vecchie istanze riformiste della socialdemocrazia. Il fascismo non è tanto Forza Nuova o i naziskin ma un modo di essere del capitalismo raggiunto un certo stadio di sviluppo. Oggi come non mai, alla borghesia servirebbe una democrazia "snella", cioè un esecutivo non troppo intralciato da chiacchiere parlamentari, in grado di programmare difficili scelte economiche. E programmare vuol dire avere il controllo della forza lavoro; obiettivo raggiungibile, più che con l'utilizzo degli apparati polizieschi, con l'ausilio del sindacato, organismo di mediazione tra le istanze borghesi e quelle operaie.

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 21 compagni, abbiamo espresso alcune considerazioni riguardo le crescenti difficoltà che il capitalismo sta attraversando in diversi settori.

Il 4 ottobre 2021 Facebook e tutte le applicazioni e i servizi gestiti dalla società di Menlo Park non sono stati disponibili per alcune ore, a causa di un'errata configurazione dei router che coordinano il traffico di rete tra i diversi centri dati dell'azienda. Sono circa tre miliardi e mezzo le persone nel mondo che utilizzano Whatsapp, Facebook e Instagram, per comunicare con amici e parenti ma anche per lavorare, per inviare e ricevere ordini di produzione, per fare acquisti online, per telefonare, per effettuare pagamenti o per diffondere messaggi politici. Il blocco, seppur durato poco tempo, ha avuto un impatto notevole sia a livello sociale che finanziario; l'agenzia Bloomberg ha stimato che la perdita economica a livello mondiale sia stata di 160 milioni di dollari per ogni ora di interruzione. Anche il blackout di Facebook è classificabile come un collo di bottiglia, che questa volta ha colpito le autostrade non di asfalto ma digitali.

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 15 compagni, abbiamo ripreso il tema "macchine, intelligenza artificiale e general intellect".

Nel capitolo XIII del I Libro de Il Capitale (ed. Utet), intitolato "Macchine e grande industria", Marx afferma che nel capitalismo le macchine vengono introdotte non per alleviare la fatica umana, bensì per ridurre il prezzo delle merci ed abbreviare la parte di giornata lavorativa che l'operaio impiega per riprodurre sé stesso.

Nel corso del capitalismo, partendo dalla base manifatturiera, prima vengono costruite attrezzature che hanno come forze propulsive il vento, l'acqua, i cavalli (difficili da utilizzare nelle fabbriche) e gli stessi uomini; poi, con l'avvento della rivoluzione industriale, all'operaio collettivo viene assegnato il compito di sorvegliare il processo produttivo, mentre la macchina finisce per funzionare da sé, in autonomia:

"Solo dopo che gli strumenti erano stati trasformati da strumenti dell'organismo umano in strumenti di un apparecchio meccanico, della macchina utensile, anche il motore assunse una forma autonoma, completamente emancipata dai limiti della forza umana."

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2021

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 18 compagni, abbiamo fatto un aggiornamento sullo stato del capitalismo prendendo spunto da un articolo apparso su Repubblica riguardo il rincaro dei trasporti, soprattutto nel settore marittimo.

Il più grande armatore di navi mercantili al mondo, la compagnia danese Maersk, ha lanciato l'allarme sulla difficile situazione nel settore della movimentazione merci, che avviene per il 90% via mare. La rapida ripresa della domanda, seguita ai periodi di lockdown e alimentata dalle misure di sostegno ai consumi interni adottate dai vari stati (in particolare Cina e Usa), ha provocato l'intasamento di porti e banchine, il ritardo nelle consegne e l'aumento del costo dei noli. Il flusso degli scambi commerciali è cresciuto così repentinamente che le compagnie di cargo non riescono a soddisfare le richieste e a gestire la relativa movimentazione dei container navali, generando colli di bottiglia nella distribuzione delle merci, con ricadute anche sul prezzo finale.

Paradossalmente, di fronte alla preoccupante situazione, l'amministratore delegato di APM Terminals, una collegata di Maersk, in un'intervista al Financial Times auspica una sorta di decrescita, per far sì che la catena di approvvigionamento possa recuperare i ritardi accumulati e, nel lungo periodo, recuperare l'efficienza.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata ribadendo l'importanza del nostro metodo per condurre qualsiasi indagine scientifica.

Il processo produttivo, paragonabile al metabolismo dell'organismo sociale, è per sua natura dissipativo, come tutti i sistemi viventi. Questa dissipazione, questo consumo di energia, può alimentare informazione utile, conoscenza, evoluzione; oppure al contrario si può perdere nel dibattito, nel confronto fra opinioni, nel contrattare, nell'agitazione frenetica e disordinata come quella delle elementari molecole di un gas, producendo solo disturbo/rumore. Il capitalismo è la società dello spreco, del caos, della conservazione di vincoli che incatenano le forze produttive.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2021

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 16 compagni, ha preso le mosse dalla lettura di un passaggio dall'articolo "Nel 1972 è stato previsto il collasso della società nel 2040", pubblicato sul sito italiano della rivista Vice:

"Nel 1972, un gruppo di scienziati del MIT ha studiato i rischi relativi all'eventuale collasso della civiltà. Il loro modello di dinamica dei sistemi, pubblicato dal Club di Roma, ha identificato i 'limiti dello sviluppo' che porterebbero la nostra civiltà industriale sulla strada verso il collasso proprio nel ventunesimo secolo, a causa dello sfruttamento incontrollato delle risorse planetarie".

Il collasso sistemico è in atto e le prove sono sotto gli occhi di tutti. Lo scorso 31 luglio l'Economist ha pubblicato una rassegna di tutte le manifestazioni e i tumulti scoppiati sul pianeta negli ultimi due anni ("The pandemic has exacerbated existing political discontent"). Già prima della pandemia, a partire almeno dal 2011, gli episodi di rivolta si contavano nell'ordine delle migliaia (vedi i nostri articoli "Marasma sociale e guerra" e "Occupy the World togheter"). Secondo l'Institute for Economics and Peace (IEP), un think tank di Sydney, tra il 2011 e il 2019 i grandi movimenti di protesta sono cresciuti di 2,5 volte; nel 2020 i disordini civili sono aumentati del 10% e le manifestazioni generalizzate hanno coinvolto 158 paesi. Le epidemie hanno conseguenze sociali, sottolinea nell'articolo il settimanale inglese citando il FMI: dal momento in cui erompono allo sviluppo di disordini sociali di massa passano solitamente 12-14 mesi. L'ultimo caso in ordine di tempo è quello di Cuba, paese che nel tempo ha sviluppato un'ampia rete di intelligence in grado di schiacciare possibili rivolte e movimenti anti-governativi, ma che ora, in seguito al malessere e al disagio causati dal peggioramento della condizione sanitaria ed economica, si ritrova incapace di arginare quanto accade nella società (l'11 luglio scorso migliaia di persone hanno marciato in più di 50 località al grido di "libertà").

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2021

La teleconferenza di martedì sera, presenti 17 compagni, è iniziata con alcune considerazioni sugli sviluppi della pandemia.

A furia di riaprire negozi, uffici, ristoranti e tante altre attività, la borghesia è riuscita a far ripartire la crescita dei contagi. Da qualche settimana Inghilterra, Olanda, Grecia, Spagna, Israele, Francia e Italia registrano un netto aumento dei malati e la relativa impennata del tasso di positività. A Roma pare che il boom di nuovi casi sia dovuto ai festeggiamenti avvenuti in seguito alla partita di calcio tra Italia e Inghilterra. Borghesia e mezze classi hanno in mente solo il business, non vedono altro, e per rilanciare gli acquisti e il turismo sono disposte a far ripiombare la società in piena emergenza sanitaria. Il governo inglese ha annunciato il Freedom day: auditorium e stadi potranno funzionare a pieno regime, le discoteche torneranno ad accogliere il pubblico, il servizio bar sarà nuovamente autorizzato nei pub, e non ci sarà più alcun limite al numero di persone che possono radunarsi; cadrà l'obbligo di indossare la mascherina nei negozi e sui mezzi pubblici, il telelavoro diventerà facoltativo. Eppure, Londra sta facendo i conti con un aumento vertiginoso dei casi di contagio.

Questa pandemia sta provocando effetti sociali a livello globale. L'emergenza e la diffusione di nuove varianti del virus, che secondo l'OMS potrebbero rivelarsi più pericolose della Delta e riuscire a neutralizzare l'effetto dei vaccini, alzano il rischio di una condizione out of control. E' una situazione fluida, che stimola prese di posizione, da parte della politica parlamentare e di quella extra-parlamentare, dove si moltiplicano le opinioni, i dibattiti sull'utilità o meno del vaccino e le opposte partigianerie. Qualche giorno fa un nostro corrispondente ci ha chiesto se siamo favorevoli o contrari all'obbligo vaccinale. Gli abbiamo scritto che in realtà la domanda da porsi è un'altra: le trasfusioni di sangue servono? Gli antibiotici servono? E l'antitetanica è utile?

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2021

La teleriunione di martedì sera, collegati 15 compagni, si è aperta con la notizia della riduzione della settimana lavorativa in Islanda.

Tutto è cominciato con il programma pilota, iniziato nel 2015 e terminato nel 2019, che ha coinvolto 2500 dipendenti statali islandesi, impiegati in scuole materne, uffici e ospedali. Il test prevedeva che i lavoratori potessero scegliere orari più brevi rispetto alle consuete 40/44 ore settimanali a parità di salario. I risultati dell'esperimento sono stati così incoraggianti, sia in termini di produttività che di calo dei livelli di stress e di maggiore equilibrio tra occupazione e vita privata, che oggi l'86% della forza lavoro del paese è passata alla settimana lavorativa di 4 giorni.

La notizia del "travolgente successo" islandese è rimbalzata su molte testate giornalistiche, ma la piccola repubblica nordica non è certamente sola e tantomeno la prima nella lista dei paesi che hanno intrapreso la via della riduzione della giornata lavorativa. Qualche anno fa era stata la Danimarca a cominciare, stabilendo le 33 ore settimanali, poi la Finlandia aveva annunciato la settimana breve, e poco dopo le aveva fatto eco il sindacato tedesco IG Metall proponendo la riduzione, su richiesta individuale, delle ore di lavoro fino a 28 ore settimanali per un periodo di 24 mesi. Attualmente esperimenti simili a quello condotto in Islanda sono in corso in vari paesi, tra cui Gran Bretagna, Spagna e Nuova Zelanda.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2021

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, abbiamo commentato le ultime notizie riguardanti la rapida diffusione della variante Delta del virus SarsCoV2 in Inghilterra, e l'annuncio di alcuni focolai anche in Italia.

Siamo alle solite: invece di agire globalmente ogni paese pensa per sé e così facendo i problemi non vengono risolti. Questo vale per la pandemia come per l'economia. Il capitalismo naviga a vista, non ha una visione organica del futuro. Comunque, niente di nuovo rispetto a quanto scritto negli articoli "Prove di estinzione" (rivista n. 47) e "La pandemia e le sue cause" (rivista n. 49).

Siamo poi passati a parlare dei recenti blocchi dei facchini della logistica (Tavazzano, Lodi), sottolineando l'importanza che ha il settore a livello economico, il quale produce un business superiore ai 100 miliardi di euro, il 7% del Pil italiano. Un blocco generale e prolungato del comparto della logistica (dai driver ai rider) metterebbe in ginocchio l'intero paese; ecco perché i giornali borghesi guardano con preoccupazione all'evoluzione di una situazione caotica fatta di appalti e sub-appalti, picchetti e scioperi diffusi nei nodi logistici ("Il virus e la civiltà del lavoro", Ezio Mauro, Repubblica, 14.6.21).

Nell'affrontare questi argomenti è da evitare l'approccio terzinternazionalista, che vede nella conquista della direzione del sindacato un passo verso la graduale conquista della classe. I nostri lavori sulla "socializzazione" (riviste n. 42 e 47) dimostrano che il sindacato, soprattutto nei paesi a vecchio capitalismo, ormai è inglobato nello Stato e che da questa situazione non si può tornare indietro. Negli anni è cambiato il paradigma, e chi adotta un linguaggio e un'estetica di cento anni fa è destinato all'estinzione.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2021

Durante la teleconferenza di martedì sera, presenti 20 compagni, abbiamo fatto alcune considerazioni su quanto sta accadendo in questi giorni in Medioriente. Ne riportiamo una sintesi.

Secondo giornali e tv, il casus belli che ha "riacceso" lo scontro tra Israele e Hamas è stato lo sfratto di alcune famiglie palestinesi da un quartiere di Gerusalemme Est. In realtà, questo conflitto prosegue senza soluzione di continuità almeno dal 1948, trovando nel tempo una sua simmetria (se si trattasse di una guerra asimmetrica il dominato non potrebbe rispondere al dominatore), seppure nella sproporzione degli armamenti e delle forze in campo. Oggi, dopo oltre 70 anni, dopo innumerevoli risoluzioni dell'ONU, dopo periodici e accorati appelli alla pace di papi e presidenti, la situazione è tutto fuorché appianata. D'altronde, la buona volontà e le migliori intenzioni non possono risolvere le contraddizioni del capitalismo.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2021

Durante la teleriunione di martedì sera abbiamo espresso alcune considerazioni riguardo l'importanza della previsione per i comunisti. Il tema è stato proposto in conclusione del precedente incontro e riguarda nello specifico la possibilità di poter individuare i paesi e le aree geografiche maggiormente esposte ad esplosioni di carattere sociale.

La previsione è indispensabile per elaborare e portare a compimento azioni di qualsiasi genere e dimensione, all'interno di piccoli o grandi sistemi; e la sua scientificità non è inficiata dal fatto che essa venga confermata o meno da quanto avviene in seguito. Per esempio, negli anni '50 la nostra corrente criticò l'approccio della borghesia alla questione spaziale, sostenendo che in quella maniera l'uomo non sarebbe riuscito ad andare sulla Luna. Quando invece questo avvenne, alcuni cascarono nell'errore di considerare errata la validità delle osservazioni fatte: quanto previsto non era sbagliato ma non si realizzò perché nel frattempo qualcosa era cambiato, cioè erano intervenute delle modifiche che permisero la cosiddetta conquista dello spazio. Riguardo all'argomento abbiamo pubblicato il volume Scienza e rivoluzione, a cui rimandiamo per l'approfondimento.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2021

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 24 compagni, abbiamo commentato due articoli dell'Economist riguardo la trasformazione del Welfare State.

In "Covid-19 has transformed the welfare state. Which changes will endure?" vengono messi in luce alcuni aspetti significativi riguardo l'ondata di misure a sostegno delle popolazioni, che moltissimi governi nel mondo hanno adottato per attutire lo shock economico causato dal blocco delle attività economiche per il contenimento della diffusione del virus. Molti paesi hanno erogato finanziamenti a pioggia e in maniera estremamente rapida, saltando a piè pari le consuete lungaggini burocratiche legate alla verifica dell'idoneità al sostegno del ricevente, e distribuendo denaro, nei conti correnti, sotto forma di voucher, o direttamente in contanti, senza alcuna contropartita. La riflessione dell'Economist non si ferma soltanto intorno a quanto accaduto con lo scoppio della pandemia, ma guarda anche al periodo precedente, e cioè al fatto che già in epoca pre-Covid stava crescendo l'esigenza di un cambiamento dei meccanismi di Welfare State, diventati oramai obsoleti in un mondo dove gli individui vengono sempre più sovente sostituiti da algoritmi e robot.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2021

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 27 compagni, è iniziata da alcune considerazioni riguardo alcuni testi pubblicati in occasione del centenario della nascita del Partito Comunista d'Italia (PCd'I).

Il prof. Pietro Basso ha curato un'antologia di scritti di Amadeo Bordiga in lingua inglese: The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga (1912-1965). La presentazione in italiano dell'opera (ed. Punto Rosso, 2021) è stata recensita positivamente, tra gli altri, da Alessandro Mantovani. Come abbiamo detto in un'altra occasione, la prima operazione di mistificazione in merito all'origine del PCd'I, la più superficiale, è di marca stalinista e democratica e lega la nascita del partito a Gramsci o Togliatti, mettendo in secondo piano il ruolo svolto da Bordiga. La seconda interpretazione, la più insidiosa, apparentemente pubblicizza l'opera della Sinistra Comunista "italiana" (SCi), ma in realtà coglie l'occasione per biasimarla rispolverando le solite vecchie critiche. Per esempio, Bordiga viene accusato di essere poco politico, di essere stato attendista e di avere adottato una tattica sbagliata voltando le spalle alla democrazia; se per il riformismo della Seconda Internazionale il movimento è tutto e il fine è nulla, per il rivoluzionario napoletano il fine era tutto e il movimento nulla. Come dicevamo, niente di nuovo: si tratta dei classici rimproveri, mossi alla SCi da un secolo a questa parte. Il messaggio politico che queste forze veicolano è che non bisogna chiudersi nella torre eburnea ma piuttosto darsi da fare, incoraggiando i fronti unici politici, partecipando ad alleanze intergruppi, e via dicendo. Tutti i punti di forza espressi dal PCd'I negli anni '20 vengono ora presentati dai suoi critici come punti di debolezza, che oggi andrebbero finalmente superati per far uscire il proletariato dall'impasse e per non ripetere gli errori del passato. Come avvenne con la sottovalutazione del fascismo e l'adozione di una posizione settaria (leggi il rifiuto di aderire a formazioni di iniziativa estranea al partito, come gli Arditi del popolo), che avrebbero aperto le porte al regime.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2021

La teleconferenza di martedì sera, presenti 23 compagni, è iniziata con il commento di alcune notizie riguardo i vaccini.

Le campagne di vaccinazione della popolazione sono in balia delle decisioni commerciali di alcune grandi aziende farmaceutiche, e gli stati, visti i ritardi nella consegna delle dosi da parte Pfizer, Moderna e AstraZeneca, spingono per una produzione autonoma. Per sconfiggere il Covid, al vertice del G7 il presidente americano Joe Biden ha rilanciato l'alleanza con l'Europa, ma sembra che tale unione sia finalizzata soprattutto ad allargare il fronte contro Russia e Cina. In Italia, dove si sta diffondendo la cosiddetta variante inglese del virus, cresce il numero delle zone e dei comuni in lockdown, è di nuovo in emergenza e, nonostante le evidenze, c'è ancora chi, tra le schiere di chi si dichiara comunista o di sinistra, afferma che tutto quello che sta accadendo è un complotto contro la classe operaia. Anche il cretinismo è una malattia infettiva e bisogna stare ben lontani dai diffusori. Le ondate di irrazionalità sono una conseguenza della vita senza senso, in cui l'esorcismo del virus ha qualcosa di esoterico e magico.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 21 compagni, è iniziata commentando le ultime notizie in merito alla complicata situazione politica italiana. Fallito il tentativo del presidente della Camera, Roberto Fico, per un'intesa tra le varie componenti sul governo Conte, la palla è tornata nelle mani del presidente della Repubblica che ha annunciato un colloquio al Colle con Mario Draghi in vista di un suo incarico per la formazione del nuovo governo.

Matteo Renzi ha spiegato via Twitter i motivi che lo hanno portato a far saltare il tavolo della maggioranza per arrivare al Conte Ter: "Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei Niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato."

Reti di interessi interne alla borghesia italiana ed europea hanno messo in campo tutta la loro influenza per giungere a questo risultato. Oggetto del contendere: Recovery plan, ovvero come spendere i circa 220 miliardi di euro (12% del PIL italiano) in arrivo dall'Ue. Evidentemente, il problema della ripartizione del valore diventa di difficile soluzione quando a mancare è il valore prodotto. Secondo i dati ufficiali il PIL del Belpaese nel 2020 chiuderà con un meno 8.8%. Fanno impressione anche le cifre sulla disoccupazione (Istat: 400mila i posti di lavoro persi nel 2020), soprattutto quella femminile, senza contare che a breve ci sarà lo sblocco dei licenziamenti.

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 22 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo i recenti avvenimenti negli USA, con particolare riferimento all'assalto al Campidoglio a Washington il 6 gennaio scorso.

Nel secondo dopoguerra la nostra corrente ha scritto molto sugli Stati Uniti e sul loro ruolo di gendarme del capitalismo (materiale raccolto nel quaderno America). Vinta la seconda guerra mondiale, hanno annientato l'influenza delle vecchie nazioni imperialiste europee cacciando i colonialismi francese e soprattutto inglese dal nord Africa e dal Medioriente, e posizionando le loro portaerei ovunque. Produttori per lungo tempo di oltre metà del PIL globale, oggi invece ne rappresentano il 20%. La potenza egemone, e sappiamo che non si può parlare dello stato americano e del suo divenire senza parlare della salute del capitalismo intero, sta perdendo energia e vede mutato il suo rapporto con il resto del mondo a livello economico e militare. In Afghanistan si è ritirata accordandosi con i talebani, e in Iraq, dopo il disfacimento dello stato centrale, ha dovuto fare i conti con lo Stato Islamico. Insomma, la crisi degli USA è una delle varie tappe della più generale crisi sistemica del modo di produzione attuale.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 22 compagni, è iniziata con un aggiornamento sulla pandemia in corso.

Attualmente gli Stati Uniti contano circa 200mila casi di positivi al giorno, e nella giornata dello scorso 31 dicembre i decessi hanno segnato un picco registrando circa 4000 morti. Significativo quanto accaduto in California: agli operatori delle ambulanze della contea di Los Angeles è stato chiesto di non trasportare in ospedale i pazienti con scarse possibilità di sopravvivenza. Anche in Italia le curve sono tutt'altro che in discesa, sono decine di migliaia i nuovi casi giornalieri (nonostante un netto calo dei tamponi) e centinaia i deceduti. Ben presto si vedranno inoltre gli effetti dello shopping del periodo prenatalizio. In Germania il lockdown in corso è stato prorogato fino al 31 gennaio in seguito all'impennata del numero dei contagi e delle vittime; Berlino, che pareva avere un sistema sanitario più efficace di quello italiano e una maggiore capacità di controllo della diffusione del virus, conta ormai oltre mille morti al giorno. Anche il Regno Unito è alle prese con una nuova chiusura dopo che la variante inglese del patogeno ha fatto schizzare in alto il numero dei contagi giornalieri (oltre 60mila) e dei decessi.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 19 compagni, è iniziata elencando i dati del censimento permanente della popolazione in Italia, diffusi dall'Istat e commentati sulle pagine di Repubblica dal presidente dell'istituto, Gian Carlo Blangiardo, che ha sottolineato l'incidenza della pandemia di Covid nell'aumento dei decessi nel corso del 2020.

Le proiezioni per l'anno corrente mostrano un numero totale dei morti intorno alle 700 mila unità: una cifra così alta non si registrava dal 1944, quando si era in piena guerra mondiale. La crescita dei decessi va inoltre messa in relazione alla popolazione generale, che va diminuendo e invecchiando; nel 2019 in Italia ci sono stati 647.000 morti a fronte di 435.000 nascite. Le coppie fanno sempre meno figli per assenza di prospettive, e la maggioranza dei giovani vive in famiglia e non può allontanarsene per cause economiche.

Gli anziani sono la parte della popolazione più minacciata dall'attuale pandemia, eppure non si è fatto nulla per proteggerli, arrivando all'assurdo di spostare i pazienti Covid nella Rsa. Molto, se non tutto, è stato lasciato alla spontaneità e all'improvvisazione, scaricando le responsabilità sui lavoratori della sanità, e usando l'informazione in maniera contradditoria.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 24 compagni, è iniziata con un accenno alle teorie negazioniste e complottiste della pandemia.

In uno dei tanti video che circolano su Facebook riguardo la diffusione del Coronavirus, un medico pneumologo invita a non fare i vaccini, a non indossare la mascherina, e a non sottoporsi al tampone poiché tramite esso potrebbe essere inoculato un nanochip in grado di gestire da remoto (con la tecnologia 5G) il portatore, modificandone la mente e i comportamenti. Siamo al livello della fantascienza di serie B, in cui l'umanità è controllata da misteriose lobbies che cospirano in gran segreto per soggiogarla. Quando dei medici, in piena pandemia, fanno dichiarazioni di questo genere, trovando decine di migliaia di sostenitori a condividerle, allora la situazione si fa preoccupante. Alla disinformazione ufficiale si aggiunge la disinformazione "alternativa", e la popolazione non sa più a chi credere.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 20 compagni, è iniziata facendo il punto sulla pandemia da Coronavirus.

Al 24 novembre 2020 i decessi nel mondo a causa di Covid-19 hanno raggiunto la cifra di un milione e 400 mila, mentre sono quasi 60 milioni i contagiati. L'Italia è il terzo paese per letalità (rapporto tra ammalati e morti) con un totale di 50 mila deceduti. Si ipotizza che ciò sia dovuto all'età media piuttosto alta della popolazione o al tipo di assistenza sanitaria. Dopo un'estate all'insegna del "liberi tutti" per salvare la stagione e rilanciare l'economia, a settembre si è verificata una nuova impennata dei contagi e sono state attuate nuove (blande) misure di contenimento; ora governatori di regione e imprenditori spingono per la riapertura delle attività commerciali, probabilmente mettendo in conto una terza ondata.

La motivazione principale di chi sostiene l'alleggerimento delle restrizioni è l'arrivo nei primissimi mesi del prossimo anno del vaccino, che incarna la speranza di un ritorno alla "normalità" ed alla vita di prima. Nel frattempo in Italia più della metà delle aziende ha fatto ricorso alla cassa integrazione, e dall'inizio della pandemia il governo ha adottato diverse misure di sostegno al reddito, a lavoratori, esercenti, imprenditori, ha bloccato il pagamento dei mutui, ha concesso deroghe per gli adempimenti fiscali. Questo insieme di normative ha impedito il crollo dell'economia, ma esse ora rischiano di diventare strutturali, allarmando già qualche liberista che lamenta un eccesso di statalismo. Se la capacità industriale, nonostante tutto, è rimasta intatta, essa però altro non fa che rendere oltremodo saturo un mercato già ingolfato. Lo Stato non ha scelta, deve sostenere i consumi; allo stesso tempo, così facendo, concorre alla determinazione di una situazione di transizione che rappresenta qualcos'altro rispetto all'economia di mercato.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 22 compagni, è iniziata con alcune considerazioni riguardo la pandemia, con particolare riferimento ad un articolo del Corriere della Sera, "Covid, 7 principi razionali per un cambio di passo" (2.11.20), di Alessandro Vespignani e Paolo Giordano.

Nello scritto vengono individuati sette principi per affrontare in modo razionale la pandemia in corso: 1) la centralizzazione dell'informazione e delle decisioni; 2) la granularità, ovvero l'esigenza di flessibilità del sistema sanitario; 3) la presenza di automatismi per il contrasto alla circolazione del virus, "senza lo stillicidio dei veti incrociati e delle consultazioni, che ritardano e depotenziano gli interventi"; 4) un coordinamento nazionale per la raccolta delle informazioni, "perché nei dati ci sono verità importanti da estrarre, istruzioni su come procedere"; 5) la trasparenza sui dati, sulle proiezioni e sulle decisioni, "altrimenti ogni opinione è dettata dal pregiudizio personale, i dibattiti girano a vuoto"; 6) una comunicazione lontana dai talk show, una voce unica "che sappia opporsi autorevolmente alla disinformazione"; 7) il coinvolgimento dei cittadini in un percorso di contenimento della pandemia ben definito, in modo che essi non siano considerati "soggetti passivi che mettono o no la mascherina, che si comportano bene o male o così così, e poi subiscono le conseguenze delle loro mancanze".

La teleconferenza di martedì sera, presenti 21 compagni, è iniziata dall'analisi dello stato dell'economia cinese.

Nell'articolo "L'economia della Cina esce per prima dalla crisi per la pandemia: Pil +4,9% nel terzo trimestre", pubblicato dal Corriere della Sera lo scorso 19 ottobre, vengono riportati diversi dati sull'andamento del sistema economico del paese asiatico, che nel 2019 ha registrato una crescita ufficiale dello 6,1%, per poi subire nei primi mesi del 2020, a causa del lockdown, un calo del 6,8% e successivamente, nel secondo e terzo trimestre, vedere invece un riassestamento con un +4,9%. Pechino ha risposto alla crisi internazionale puntando ad un forte sostegno dei consumi interni e su investimenti pubblici in grandi opere.

Evidentemente, il mercato lasciato a sé stesso non funziona, e lo stato è costretto ad intervenire affinché l'economia non crolli. Detto questo, il capitalismo è una rete di interessi che copre il pianeta e se il resto del mondo entra in crisi profonda e i consumi crollano, le ripercussioni sono inevitabili, anche per la "fabbrica del mondo":

"Se i consumi interni dei cinesi risalgono, ha senso tenere aperte le fabbriche italiane specializzate in export. Ma resta l'incognita grave della seconda ondata di coronavirus in Europa, che può riavviare la spirale di depressione: se si fermano di nuovo i consumi degli occidentali costretti a restare a casa, soffre anche la macchina dell'export cinese, che conta ancora per il 17% del Pil." (Corriere della Sera, 19.10.2020)

La teleconferenza di martedì sera, presenti 21 compagni, è iniziata con il commento delle notizie riguardo lo sviluppo dei vaccini per il Coronavirus 2.

La sperimentazione anglo-italiana condotta dall'azienda farmaceutica Astrazeneca si è fermata qualche settimana fa quando un volontario ha accusato gravi effetti collaterali; anche la ricerca capitanata da Johnson & Johnson ha subìto una battuta d'arresto, a causa di una reazione avversa in un paziente. Nel passato la messa a punto dei vaccini contro varicella e papilloma virus e di quello esavalente (difterite, tetano, pertosse acellulare, poliomielite, epatite B ed haemophilus influenzae di tipo B) ha richiesto diversi anni. L'obiettivo della ricerca attuale è di centrare il risultato in soli 18 mesi. Perché tutta questa fretta? Evidentemente il sistema economico non riesce a sostenere la presente situazione socio-sanitaria ed è disposto a rischiare sulla salute delle persone accorciando i tempi di indagine. Se è vero che si tenterà in tutti i modi di evitare altri lockdown nazionali puntando invece su chiusure mirate e locali, è anche vero che ad un certo punto la situazione potrebbe sfuggire di mano.

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 18 compagni, abbiamo fatto alcune considerazioni riguardo il nuovo documento papale firmato lo scorso 3 ottobre e diffuso dal Vaticano il giorno successivo. Fratelli tutti è la terza enciclica dall'inizio del pontificato di papa Francesco e viene significativamente pubblicata nella giornata in cui la Chiesa celebra San Francesco.

"'La tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla proprietà privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di proprietà privata'. [...] Il principio dell'uso comune dei beni creati per tutti è il 'primo principio di tutto l'ordinamento etico-sociale', è un diritto naturale, originario e prioritario. Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone, inclusi quello della proprietà privata e qualunque altro, 'non devono quindi intralciare, bensì, al contrario, facilitarne la realizzazione', come affermava San Paolo VI. Il diritto alla proprietà privata si può considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ciò ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della società."

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 15 compagni, è iniziata commentando la disastrosa situazione economica.

Nella corsa contro il tempo rispetto alla valutazione di questo primo semestre dominato da crisi e virus non si capisce ancora bene come i mercati stiano correndo ai ripari, dato che le cifre reali sono tremende e di certo non mancheranno ritocchi e trucchi applicati alle cifre pur di evitare di danneggiare irreversibilmente la situazione. Mai come oggi abbiamo chiara la morte termica di questo sistema rianimato solo da scosse di "quantitative easing" o da interventi simili che prevedono iniezioni di liquidità per mantenerlo ancora apparentemente in vita ("Il cadavere ancora cammina").

Tutto il ciclo capitalistico è caratterizzato dal susseguirsi di crisi finanziarie ("Non è una crisi congiunturale"), ma ad ogni nuova crisi ne succede una più profonda che lascia sempre meno margini di azione ed intervento. L'economista americano Minsky nel suo "Potrebbe ripetersi? Instabilità e finanza dopo la crisi del '29", pubblicato tre anni prima del crollo borsistico del 1987, spiegava che non può ripetersi una dinamica simile al crack del 1929 perché esiste una freccia nel tempo e nella gestione delle crisi successive a quella data si è fatto ricorso alla stimolazione dell'economia con finanziamenti pubblici. Nel 2008, con l'esplosione della grande bolla speculativa e lo strascico che ancora permane ai giorni nostri, si è dimostrata annullata la teoria di Minsky e della scuola neokeynesiana: l'immenso capitale fittizio non ha una resa tale da poter essere gestito, pilotato o orientato. Non si può rivitalizzare un sistema che collassa ricorrendo ad esso.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2020

La teleconferenza di martedì sera, connessi 27 compagni, è iniziata prendendo spunto dall'editoriale di Dario Di Vico, "Evitare il rancore", pubblicato sul Corriere della Sera lo scorso primo maggio.

In effetti il risentimento di una parte della popolazione comincia a farsi sentire. In Italia, piccoli commercianti, baristi e ristoratori ultimamente hanno organizzato diverse proteste per spingere alla riapertura delle attività e per richiedere adeguate misure di sostegno economico. Nell'articolo del Corriere ci si chiede quale potrebbe essere il soggetto incaricato di contenere la rabbia sociale dato che i sindacati non sono più quelli di una volta, il movimento delle sardine conta poco o nulla, i leghisti sono fuorigioco e il Movimento 5 Stelle è ormai parte del sistema. In un periodo come questo, la piccola borghesia è stritolata tra le due grandi classi e rischia di precipitare nel mondo dei senza riserve: entra quindi in fibrillazione.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2020

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 29 compagni, è iniziata con il commento delle ultime notizie sul crollo del prezzo del petrolio.

L'accordo tra OPEC e Russia per tagliare la produzione di greggio e farne così risalire il prezzo non ha funzionato. Tra i primi a risentirne, i produttori americani di shale oil che vedono sempre più vicina la bancarotta. In generale, la vertiginosa caduta del costo dell'oro nero potrebbe generare una reazione a catena provocando, oltre al collasso delle economie dei paesi che vivono di rendita petrolifera, una serie di crack bancari, fino ad arrivare ad un tracollo di natura finanziaria. La crisi in corso, aggravatasi in seguito alla diffusione del virus, è sistemica e mondiale, e riguarda quasi tutti i settori, a cominciare da quello energetico, che ha visto una drastica riduzione dei consumi, fino a quello del tessile, con milioni di lavoratori che in Bangladesh, Pakistan e India sono rimasti senza lavoro. Quando alcune materie prime sono offerte a costo zero, anzi, negativo, significa che la situazione per la borghesia è davvero preoccupante.

Negli Stati Uniti la crisi peggiora, e non è da escludere il verificarsi di uno scenario di disgregazione statale simile a quello rappresentato dal film La seconda guerra civile americana. Negli ultimi giorni ci sono state in tutto il paese diverse manifestazioni anti-lockdown, organizzate da gruppi di estrema destra. In Michigan alcuni attivisti hanno partecipato alle iniziative armati.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2020

La teleconferenza di martedì sera, presenti 29 compagni, è iniziata dall'analisi della situazione economica mondiale, alquanto compromessa dalla pandemia da Coronavirus.

In seguito alle misure di quarantena adottate da sempre più paesi, diversi economisti prospettano la caduta del PIL mondiale del 5% nel 2020, e altri, più pessimisti, paragonano gli effetti sociali ed economici della pandemia a quelli di una guerra. La catastrofe rappresentata della Prima Guerra Mondiale produsse un periodo di marasma sociale, che in Russia culminò nella Rivoluzione d'Ottobre. Alla fine del secondo conflitto bellico, invece, il pesante intervento economico degli Usa con il Piano Marshall impedì qualsiasi movimento proletario significativo. Oggi non si stanno distruggendo in massa le forze produttive, come succede con una guerra, e quindi non si verificherà la ripresa economica successiva alla distruzione e la ripartenza da zero di nuovi cicli di accumulazione. Non è più possibile la ripetizione di quanto successo dopo la Seconda Guerra Mondiale, combattuta con uno sforzo generale e gigantesco della società con tanto di procedure di produzione adatte a rifornire i fronti (vedi "programmazione lineare").

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2020

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, ha preso le mosse da alcune notizie riguardanti la diffusione del Coronavirus.

Gli ultimi dati parlano di circa 1800 morti e decine di migliaia di infettati, ma anche di migliaia di malati guariti. Qualcuno fa notare che in Cina ogni anno muoiono 2,4 milioni di persone a causa dell'inquinamento, 600 mila per lo "stress da lavoro", e 300 mila in seguito ad incidenti stradali, senza che alcuno vi presti la dovuta attenzione. Ma mentre il virus si autopropaga, gli incidenti o i morti sul lavoro, seppur tantissimi, rimangono statisticamente stabili; nel caso di epidemie, superata una certa soglia la situazione potrebbe andare fuori controllo. A tal proposito, la società di ricerca aziendale globale Dun & Bradstreet ha lanciato preoccupati allarmi sull'infezione da Covid-19: se continuerà a diffondersi a questo ritmo, nel giro di 3 mesi il business di cinque milioni di aziende nel mondo potrebbe risentirne, con conseguenze nefaste per l'intero sistema capitalistico. Anche se si trattasse di un'esagerazione, di fatto nel mondo globalizzato tutto è interconnesso.

Il Coronavirus finora ha registrato una bassa mortalità (tra il 2 e il 3%), al contrario della Sars, che si è estinta in un tempo relativamente breve. Gli scienziati delle reti, ad esempio Mark Buchanan, trattano i fenomeni sociali al pari di quelli fisici: la diffusione di un virus, come quella di un "meme", risponde a leggi di potenza. Se il numero di infezioni secondarie è maggiore di uno, il numero di persone contagiate aumenta e scoppia l'epidemia; se è inferiore a uno, il contagio rimane circoscritto e il virus scompare. I grafici pubblicati dall'OMS sono ad andamento esponenziale: vuol dire che la trasmissione del Coronavirus è più di 1:1, vuol dire che si sarebbero dovute prendere misure che non sono state prese.

La teleconferenza di martedì sera, connessi 13 compagni, è iniziata con la segnalazione di un articolo del Corriere della Sera in cui si afferma che, sin dal dicembre del 2019, alcuni medici di Wuhan segnalarono alle autorità la presenza di un virus anomalo. Il governo cinese decise, però, di tenere nascosta la notizia e mandò la polizia ad ammonire i "propagatori di voci", oscurando la loro chat online. La guerra commerciale (e non) tra le borghesie concorrenti si combatte sempre, e passa anche attraverso il monopolio dell'informazione. Ed è una guerra, nell'epoca di Internet, che viene combattuta con la disinformazione, con le fake news, il terrorismo psicologico o la minimizzazione di fenomeni pericolosi.

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 12 compagni, ha preso le mosse dalla notizia secondo cui un'azienda canadese, la BlueDot, avrebbe previsto la diffusione del coronavirus con una settimana d'anticipo rispetto all'allarme lanciato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, grazie all'intelligenza artificiale.

Nel nostro articolo "Big Data a tutto spiano" abbiamo visto come le tecniche utilizzate per raccogliere e processare dati sono importanti sia per il commercio che per gli Stati. La Cina, in particolare, sta sviluppando da anni un sistema integrato composto da più di 500 milioni di telecamere sparse in tutto il paese per tenere sotto controllo la popolazione. Quando si parla di Big Data si deve tener presente che le enormi banche dati in mano a governi e aziende, oltre a trattare informazioni reperibili sul Web, tracciano profili individuali attraverso il riconoscimento facciale e vocale, utilizzando anche i dispositivi distribuiti in supermercati, banche, negozi, ecc., per mappare preferenze, orari, abitudini e via dicendo. Questi data base non sono condivisi ma privati, e le informazioni raccolte spesso vengono vendute e in alcuni casi rubate.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con la segnalazione di un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, sulla relazione tra cambiamenti climatici e crisi finanziarie.

Proprio in questi giorni si sta svolgendo a Davos il World Economic Forum per discutere delle questioni in materia di salute e di ambiente, ma soprattutto di business. L'ecologismo nasce con le prime organizzazioni di nobili inglesi che erano costretti a respirare i veleni della Londra dei primi dell'800. Essendo un argomento interclassista per eccellenza mette d'accordo tutti, nessuno può negare che l'impronta ecologica è data; mentre si nega invece, per principio, l'incapacità del capitalismo ad affrontare questa situazione. Nell'articolo "Un modello dinamico di crisi" del 2008 avevamo visto come già nel 1961 l'umanità consumava il 50% della biocapacità media del pianeta, mentre nel 2003 ne consumava già il 125%. L'impronta ecologica offre la misura di quanto s'è allargato il divario fra l'equilibrio termodinamico e la dissipazione di energia, cioè di risorse che, perdurando il sistema capitalistico, andranno irreversibilmente perdute, come la foresta primaria o l'acqua di molti fiumi a causa del prelievo per l'agricoltura e per le metropoli. La massa biologica sulla terra è una piccola parte rispetto alla massa del pianeta intero. L'uomo intacca la prima, logorando le possibilità per la sua stessa riproduzione. Tuttavia, la Natura ha prodotto l'uomo il quale si dovrà adeguare alla condizione della biosfera: una delle conseguenze della distruzione di massa biologica innescata dall'attività umana è la perdita di biodiversità sul nostro pianeta per cui si sta andando verso la sesta estinzione di massa, peggiore di quella del Cretaceo quando il 95% delle specie esistenti è scomparso dalla faccia del Pianeta.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata riprendendo il tema della parabola storica del plusvalore, nell'ottica di analizzare le profonde determinazioni che stanno alla base delle proteste e delle rivolte attualmente in corso in diversi paesi.

Prendiamo il caso di FCA (ex Fiat). L'azienda impiega circa 200mila dipendenti in tutto il mondo, produce circa 5 milioni di autovetture all'anno, e per il 2018 ha dichiarato un fatturato di 110 miliardi di dollari. Pur esistendo un unico marchio che ne identifica le merci, la maggior parte dei componenti che vengono poi assemblati negli stabilimenti è prodotta da una rete di imprese in outsourcing. Da un pezzo la fabbrica è uscita dalle mura aziendali, distribuendosi sul territorio grazie al sistema della logistica; oggi non esiste più la grossa fabbrica verticale di novecentesca memoria che produceva tutto da sé, ma le lavorazioni sono state in prevalenza esternalizzate ("Sull'uscita di Fiat da Confindustria e alcuni temi collegati"). Se in Italia agli inizi del 2000 la Fiat contava 112mila addetti, oggi Fca ne impiega 29mila, comprese Maserati e Ferrari.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 10 compagni, è iniziata con la segnalazione di un articolo del Corriere della Sera intitolato "Più posti, ma part time: così le ore lavorate sono meno di 12". Secondo il giornale, aumenta l'occupazione ma anche la precarietà poiché è in calo il numero delle ore lavorate; per quanto riguarda il numero degli occupati, il quotidiano riporta che "in Italia lavorano 23,3 milioni di persone. Il tasso di occupazione nella fascia d'età tra 20 e 64 anni è del 63% contro l'80% della Germania e il 73% della media dell'Unione europea." Lo stato cerca di dare ossigeno all'economia emanando provvedimenti del tipo "Quota 100", ma non è possibile ricreare i posti di lavoro che la tecnologia ha reso superflui. In questi giorni è finita sotto i riflettori di giornali e televisioni la questione Ilva con i relativi lamenti politici e sindacali in merito alla difesa dell'occupazione. I sacerdoti del lavoro si commuovono e lo benedicono, ma le fabbriche-galere chiudono comunque. Se i lavoratori vengono licenziati perché in esubero rispetto alle esigenze produttive, dal punto di vista della lotta immediata non resta altro da fare che pretendere una forte riduzione dell'orario di lavoro e un salario decente per i disoccupati.

Città del MessicoLa teleconferenza di martedì sera, collegati 14 compagni, è iniziata dal commento di una mappa pubblicata dalla CNN, in cui vengono evidenziati i paesi che nel 2019 sono stati interessati da proteste e rivolte.

Rispetto alla cartina che avevamo utilizzato nel 2011 per l'articolo "Marasma sociale e guerra", si sono aggiunti alle aree coinvolte dai disordini Spagna, Russia, Sudan, Libano, Hong Kong, Indonesia e quasi tutto il Sud America. Quando a scendere in strada sono milioni di atomi sociali che si sincronizzano a livello mondiale, vuol dire che stiamo vivendo una transizione di fase, la quale parte quantomeno dalla rivolta parigina nel 2005 e arriva fino ai giorni nostri. Il dialogo fra le classi sta venendo meno, e con esso la presa sulla società del modello sindacale corporativo: è morto il "tavolo delle trattative", e il pacifismo sta scomparendo dalle piazze sotto il peso dei mezzi blindati, dei candelotti lacrimogeni e dei proiettili - non sempre di gomma - della polizia.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 16 compagni, è iniziata riprendendo alcune considerazioni fatte durante la scorsa teleconferenza in merito alla formula del saggio di plusvalore.

Pv/v: il saggio di sfruttamento si stabilisce dividendo il plusvalore (Pv) per il capitale variabile (v, i salari). Ne deriva che quando il salario è pari a zero, ad esempio nel caso di stage gratuiti, volontariato mascherato, o corsi di formazione non retribuiti, la quantità di plusvalore prodotta è teoricamente infinita.

Ciò ha a che fare con la parabola storica del plusvalore. Seguendo lo schema di Marx, la legge del valore può essere dedotta da un modello elementare: 1) che vi sia all'inizio una società in cui gli uomini producono con il solo intervento delle loro mani e consumano tutto ciò che producono (le classi sono ancora inutili); 2) che vi sia alla fine una società che non produce nulla tramite uomini, dove però essi consumano lo stesso tutto ciò che producono (le classi sono diventate inutili). In entrambi i casi abbiamo zero plusvalore. La prima società non è ancora capitalistica, la seconda non lo è più.

Nell'epoca schiavistica non si realizzava sistematicamente plusvalore, ma veniva messo in atto una specie di accantonamento da parte del proprietario degli schiavi. Nel Capitale e nei Grundrisse Marx spiega che, maturando il capitalismo, viene negata la legge del valore, perché la scienza e la tecnica tendono a sovrastare il lavoro vivo mettendo in seria crisi il Sistema.

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 11 compagni, è iniziata prendendo spunto dalla lettura di alcuni passi di Salario, prezzo e profitto, scritto da Karl Marx nel 1865 ma pubblicato per la prima volta dalla figlia Eleanor nel 1898. Nel testo è esposta la struttura teorica che troverà poi maggiore approfondimento ne Il Capitale.

In polemica col signor Weston, Marx sostiene:

"Il nostro amico Weston non nega che in determinate circostanze gli operai possano strappare degli aumenti di salario; ma, poiché l'importo dei salari è di sua natura fisso, all'aumento deve seguire una reazione. Egli sa però anche, d'altra parte, che i capitalisti possono imporre una diminuzione dei salari, e tentano di farlo, infatti, di continuo. Secondo il principio della immutabilità dei salari, la reazione dovrebbe verificarsi in questo caso non meno che nel caso precedente. Gli operai agirebbero dunque giustamente, insorgendo contro il tentativo di diminuire i salari o contro la loro diminuzione effettiva. Essi agirebbero dunque giustamente quando cercano di strappare un aumento di salario, perché ogni reazione contro una diminuzione dei salari è un'azione per aumentarli. Dunque, secondo la stessa teoria del cittadino Weston, secondo la teoria, cioè, dell'immutabilità dei salari, gli operai dovrebbero, in certe circostanze, unirsi e lottare per ottenere un aumento dei salari."

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata accennando al recente sciopero alla General Motors negli Stati Uniti.

Il blocco della produzione, che non avveniva da una decina d'anni, ha coinvolto circa 50 mila addetti in decine di stabilimenti. I lavoratori hanno organizzato picchetti davanti agli impianti chiedendo forti aumenti salariali, soprattutto per i più giovani. Negli ultimi anni il movimento americano per l'aumento del salario (#Fightfor15) è cresciuto, soprattutto nei settori dei servizi, della ristorazione veloce e nel pubblico.

Sul versante europeo il settore ha visto la presentazione da parte di Volkswagen della nuova autovettura elettrica ID.3; il colosso automobilistico ha dichiarato di esser pronto a produrre fino al 2025 circa 16 milioni di esemplari. Il gruppo BMW, invece, ha in preparazione un piano di esuberi che riguarderà qualche migliaio di operai a causa di riconversioni e ristrutturazioni degli impianti.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata con la segnalazione di alcune novità nel settore automobilistico.

All'ultimo salone dell'automobile di Francoforte è stata presentata la prima autovettura elettrica europea, progettata dalla Volkswagen. Nove i miliardi di euro che l'azienda investirà di qui ai prossimi anni solo per avviare il ciclo produttivo, mentre ID.3, questo il nome del modello, sarà in vendita a partire dai 30 mila euro. Anche in Cina hanno aperto stabilimenti destinati alla produzione di vetture elettriche e pure gli Stati Uniti stanno investendo nello stesso ambito.

Insomma, si prepara un'invasione di auto elettriche, bisogna solo vedere se le popolazioni immiserite avranno i soldi per comprarsele. I dati delle vendite parlano chiaro: "La produzione italiana di autovetture è calata del 19%, sia a luglio che nei primi 7 mesi dell'anno rispetto agli stessi mesi del 2018. Ha invece registrato un calo del 7,5% a luglio la produzione dell'industria automotive italiana nel suo insieme (non solo fabbricazione di autoveicoli, ma anche di carrozzerie autoveicoli, rimorchi e di parti e accessori per autoveicoli e loro motori)" (Ansa). Anche in Germania i problemi nell'industria si aggravano: "A trascinare verso il basso la produzione è soprattutto il settore auto che diminuisce ad aprile del 17,1% rispetto allo stesso mese del 2018" (Il Fatto Quotidiano).

I grandi gruppi automobilistici, tra cui Volkswagen che è leader nel settore con oltre 10 milioni di autoveicoli prodotti annualmente, hanno bisogno di proporre nuovi modelli per attrarre i consumatori, tentando allo stesso tempo di rimodernare la struttura completa del sistema automobile. L'auto a combustione endogena è un dinosauro dal punto di vista del rendimento, e per la sua produzione vengono messe in moto forze esagerate che alimentano un sistema ultra-dissipativo.

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono collegati 13 compagni, è iniziata prendendo spunto da alcune notizie provenienti da Hong Kong.

Secondo il New York Times, la vera miccia che ha innescato le proteste in corso è la questione delle abitazioni: in una città di 7,4 milioni di abitanti, diverse centinaia di migliaia di persone con bassi salari vivono in appartamenti piccolissimi. Il motore delle proteste sarebbe quindi da ricercare nella miseria crescente: da una parte l'élite finanziaria che detiene tutta la ricchezza, al polo opposto milioni di senza riserve che con il loro lavoro permettono il funzionamento della metropoli. Dello stesso avviso è Wired, secondo il quale alla narrazione di eroici giovani pro-democrazia, teleguidati dagli Usa contro il totalitarismo cinese, bisogna opporre la condizione in cui vivono milioni di precari, disoccupati e lavoratori impoveriti. Hong Kong detiene il record della metropoli dove i lavoratori hanno la settimana lavorativa più lunga del mondo.

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 11 compagni, è cominciata con alcune considerazioni riguardo le notizie provenienti da Hong Kong dove da diverse settimane sono in corso mobilitazioni imponenti.

L'elemento che ha dato il via al dissenso, la proposta di legge sull'estradizione verso la Cina, è ormai passata in secondo piano perché adesso l'obiettivo di chi scende in piazza è la lotta contro la repressione. Le manifestazioni nella regione a statuto speciale stanno evolvendo e il governo cinese ha dichiarato, tramite il suo portavoce ad Hong Kong, la disponibilità a muovere l'esercito qualora non venisse ristabilito l'ordine. Era dal 1997 che la Cina non si palesava così apertamente nella vita dell'ex colonia britannica.

I giovani manifestanti che hanno animato le proteste ad Hong Kong hanno dimostrato la capacità di autorganizzarsi e di adattarsi alle mosse della polizia. Dicono di utilizzare la "forma dell'acqua" per sfuggire alla repressione: di fronte allo schieramento massiccio delle forze dell'ordine, i cortei si scompongono, si disperdono e poi si ricongiungono in altri luoghi, bloccando i treni, occupando l'aeroporto o l'area finanziaria della città. Questo avviene anche perché è intenso l'utilizzo di tecnologie come smartphone, chat e messaggistica istantanea.

Pubblicato in Teleriunioni luglio 2019

La teleconferenza di martedì sera, a cui si sono connessi 16 compagni, è iniziata con la segnalazione di due notizie: 1) in Cina sono nati gruppi di studenti marxisti che partecipano alle lotte operaie e molti sono stati arrestati; 2) in Russia cresce la popolarità di Stalin: secondo alcuni sondaggi, oltre il 30% della popolazione rimpiange il vecchio leader sovietico la cui notorietà ha superato quella di Putin.

Gli uomini sono sempre alla ricerca di punti di riferimento, ma finché non si verificano potenti polarizzazioni sociali che li spingano verso il futuro, rimangono orientati verso il passato. La nostalgia stalinista ne è chiaro esempio. Ciononostante, il futuro agisce sul presente. Basti pensare alla crescente disaffezione verso la "politica": in Italia le recenti elezioni europee hanno registrato un'affluenza alle urne del 56%, dato in calo rispetto al 2014, soprattutto al Sud. La metà degli aventi diritto non va a votare e la classe dominante sembra non farvi caso, impegnata com'è nei calcoli politici post-elettorali. Allo stesso tempo il carisma dei leader politici dura sempre meno: se Renzi dopo quattro anni è stato rottamato, a Di Maio è bastato un anno, e adesso vedremo quanto durerà il nuovo fenomeno Salvini.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2019

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione dell'articolo pubblicato sul Corriere della Sera "L'astro Spd pensa al socialismo reale 'Nazionalizzare le aziende dell'auto'".

Secondo Kevin Kühnert, il capo dell'organizzazione dei giovani socialdemocratici tedeschi, gli Jusos, la nazionalizzazione dell'industria a partire dal settore auto, la collettivizzazione delle grandi aziende, la limitazione della proprietà immobiliare e la regolazione dei profitti rappresenterebbero "l'unica strada per il superamento del capitalismo". Storicamente proposte simili, in primis la socializzazione delle industrie, sono state avanzate sia da partiti socialdemocratici che da gruppi di estrema destra ed estrema sinistra. Peccato che tutte queste formazioni ignorino che lo Stato è più che presente nella vita economica; il fascismo ha perso militarmente, ma ha vinto politicamente ed economicamente estendendosi a tutto il mondo. Anche la Cgil è tra quelli che richiedono una maggiore presenza statale e per gli ex stabilimenti Fiat reclama l'intervento dello stato: se nei periodi di crisi Pantalone deve accollarsi le perdite e socializzarle, i profitti restano sempre privati.

Abbiamo poi parlato delle manifestazioni del Primo Maggio che sono state molto partecipate in tutto il mondo.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2019

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata prendendo spunto da una mail circolata nella rete di lavoro sulla post-umanità.

Le correnti di pensiero postumane o transumane prevedono la trasformazione dell'umanità tramite lo sviluppo di biotecnologie e nano-tecnologie, e considerano la specie umana come il primo gradino di una nuova era evoluzionistica post-darwiniana (vedi il romanzo Essere una macchina di Mark O'Connell), guidata dalla specie umana stessa (anche Ray Kurzweil in La singolarità è vicina si inserisce in questo filone). Il capitalismo non ammetterà mai di essere transitorio, di conseguenza gli esponenti della borghesia proiettano se stessi nell'eternità.

Si è poi passati a commentare le ultime notizie sul reddito di cittadinanza.

In un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano si descrive come sarà erogato il contributo, e cioè sotto forma di una carta acquisti che i beneficiari potranno utilizzare solo per procurarsi beni di prima necessità (alimenti e medicinali). La dotazione prevista nel Def per l'applicazione della misura dovrebbe essere di 10 miliardi di euro, di cui uno destinato ai Centri per l'impiego, e riguarderebbe circa 6,5 milioni di italiani. I 780 euro di cui si vocifera andranno a chi parte da un reddito pari a zero, mentre per gli altri ci sarà solo un'integrazione. Il viceministro dell'economia ed esponente dei 5Stelle Laura Castelli spiega nel dettaglio:

La teleconferenza di martedì sera, presenti 14 compagni, è iniziata con la segnalazione di un articolo sulla finanziarizzazione dell'economia pubblicato sul Corriere della Sera.

Oggi, rispetto al crack borsistico del 2008, sarebbe più conveniente investire nell'app-economy o in grandi gruppi come Amazon o Apple che nelle normali attività di Borsa. Il mercato del credito alla produzione pretende la creazione di più profitto, ma esistono dei limiti fisici dovuti alla marxiana caduta del saggio. A giganteggiare quindi è il capitale fittizio che cerca di valorizzarsi attraverso sé stesso (D-D') bypassando la produzione (P). Gli stessi borghesi lanciano allarmi sullo scoppio imminente di una mega bolla. Quando ciò accadrà qualcuno dovrà perderci, perché il panico innescherà la vendita generalizzata di titoli (sempre che ci sia qualcuno disposto a comprarli); e potrebbe succedere, in questa compravendita, che tutte le azioni si abbassino fortemente di prezzo così da cancellare un'immensa massa di capitale fittizio.

Il 19 ottobre del 1987, il cosiddetto "lunedì nero", fu una giornata esemplare dal punto di vista del comportamento dei mercati azionari. In un solo giorno Wall Street perse il 23% del suo valore, Tokio scese del 15% e Hong Kong dell'11%. Il lunedì successivo la serie nera si ripeté coinvolgendo le maggiori piazze borsistiche e cancellando centinaia di miliardi di dollari. In questi ultimi anni post-crisi 2008, le politiche di quantitative easing portate avanti negli Usa hanno generato oltre 10mila miliardi di dollari; a tale cifra si sommano le iniezioni di liquidità operate dalla BCE, al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, in Europa. Misure tappabuchi che non hanno fatto altro che generare ulteriore capitale fittizio.

Durante la teleconferenza di martedì, a cui si sono connessi 11 compagni, abbiamo discusso del crollo del ponte Morandi a Genova. Il bilancio della strage è di 43 morti, decine di feriti e centinaia di famiglie sfollate dal quartiere sottostante alla struttura.

In questa società, che nella serie di articoli Drammi gialli e sinistri della moderna decadenza sociale la nostra corrente definisce "età della magagna", può accadere che gli ingegneri si sentano frustrati perché soppiantati da architetti divenuti star, e per tutta risposta progettino strutture leggere ed avveniristiche per fare, a loro volta, scalpore e meraviglia. Strutture che ad un certo punto collassano, sono da demolire o non sono comunque più utilizzabili. D'altra parte tutte le case, i ponti e i manufatti costruiti negli anni del boom economico hanno oggi bisogno di manutenzione straordinaria. Ma in epoca capitalistica le opere di conservazione rappresentano un costo passivo, mentre risulta più conveniente demolire e costruire ex novo, bandendo gare dai preventivi fasulli e dagli alti profitti:

"Esso [Il Capitale] non vuole appalti di manutenzione, ma giganteschi affari di costruzione: per renderli possibili, non bastando i cataclismi della natura, il capitale crea, per ineluttabile necessità, quelli umani, e fa della ricostruzione postbellica 'l'affare del secolo'". ("Piena e rotta della civiltà borghese", 1951).

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2018

La teleconferenza di martedì sera, presenti 13 compagni, è iniziata dalla segnalazione di alcune notizie di stampa sul ruolo non proprio umanitario svolto dalle Organizzazioni Non Governative.

Nell'epoca dell'imperialismo qualsiasi attività è sussunta al capitale e trasformata in valore. Questo vale anche per le ONG che sono presenti negli scenari di guerra e in tutte quelle situazioni al limite, dove gli Stati non ci sono o non riescono ad affermarsi.

La sigla ONG è stata stabilita a livello internazionale per definire tutte quelle organizzazioni private e "no profit" il cui statuto le identifica come enti di sussistenza e beneficenza. Tali enti dovrebbero intervenire quando le popolazioni soffrono la fame o la guerra, ma nella maggior parte dei casi raccolgono fondi per la sopravvivenza delle loro stesse strutture. Nelle situazioni in cui gli stati sono collassati, come in Siria, Yemen e Iraq, i finanziamenti internazionali passano direttamente dal Fondo Monetario alle ONG, bypassando le autorità statali. Con il diffondersi dell'attuale guerra civile globale, questo tipo di organizzazioni, che gestiscono anche gli immensi campi profughi sparsi per il pianeta, non potrà che aumentare.

Pubblicato in Teleriunioni giugno 2018

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 13 compagni, è iniziata con alcune osservazioni riguardo il rapporto Oxfam Ricompensare il lavoro, non la ricchezza, presentato alla vigilia del Forum Economico Mondiale di Davos, in Svizzera, che ogni anno riunisce esponenti internazionali dell'ambito economico, politico, scientifico e sociale per discutere delle questioni principali della scena mondiale.

La situazione che emerge dai dati raccolti nel rapporto, come illustra un rappresentante della sede italiana dell'organizzazione non governativa in una recente intervista, è decisamente preoccupante. Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni no profit operanti in 90 diversi nazioni e dispone di una rete ampiamente estesa i cui sensori sono dislocati praticamente in tutto il mondo (10.000 operatori e 50.000 volontari). Lo studio del 2018 tratta principalmente il tema della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e il risultato a cui giunge – ma non si tratta di una novità dato che sono sempre di più le ricerche di questo tipo a rilevare tale assetto generale – è quello di una società in cui il denaro, o la prosperità in generale, confluisce in misura sempre maggiore nelle solite "poche" mani. Nel documento vengono inoltre presentate proposte e suggerimenti per arginare tale situazione di disparità. Ovviamente si tratta di soluzioni di carattere riformista, come la tassazione progressiva, l'introduzione di un tetto agli stipendi dei manager, e via dicendo.

La teleconferenza di martedì sera, presenti 18 compagni, è iniziata con alcune considerazioni su quanto accaduto a Las Vegas, negli Stati Uniti, e sul dibattito che infuria nel paese in merito alla libera vendita di armi.

In un articolo di Focus vengono riportate precise statistiche sul numero dei morti dovuti a colpi di arma da fuoco:

"Negli Usa circolerebbero 357 milioni di armi da fuoco contro una popolazione di soli 318,9 milioni di persone. Secondo il report, il 20% dei possessori possiede il 65% delle armi. Gli USA ospitano il 4,4% della popolazione terrestre, ma il 42% dei civili armati del mondo."

La teleconferenza di martedì sera, presenti 11 compagni, è iniziata con un breve accenno alle notizie sul sisma che ha colpito Ischia. In termini di salvaguardia, l'unica prevenzione efficace su di un'isola vulcanica periodicamente soggetta a scosse telluriche sarebbe quella di non costruirvi alcuna abitazione. In generale, il sistema capitalistico cerca di difendersi come può, come in Giappone, dove l'alta incidenza dei terremoti ha spinto ad adottare una tipologia edilizia antisismica.

La discussione è proseguita con alcune considerazioni sui recenti attentati a Barcellona e Cambrils, in Spagna, e a Turku, in Finlandia. Il marasma sociale in corso continua a crescere, producendo un'ulteriore militarizzazione delle metropoli. Gli attacchi terroristici, spesso trattati come atti fini a sè stessi, vanno piuttosto valutati come manifestazioni della "guerra mondiale combattuta a pezzi", così come l'ha definita Papa Francesco, o guerra civile diffusa. Una guerra civile non richiede per forza la contrapposizione di due eserciti composti da soldati di una stessa nazione, basta che a contrapporsi siano frazioni della società, organizzate in modo più o meno formale e che si combattono con le armi o con l'esercizio particolare del potere.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2017

La teleconferenza di martedì, presenti 15 compagni, è iniziata commentando la riunione del Primo maggio a Cadoneghe (Pd).

Alcuni elementi di un'associazione culturale ci hanno contattato per presentare la rivista. Secondo gli organizzatori erano presenti alla giornata circa 300 persone di cui una sessantina hanno partecipato alla riunione. In un ambiente distante dai soliti ambiti "politici" il nostro intervento ha suscitato parecchio interesse. Di sicuro, dato lo sfascio generale dei gruppetti, è in atto un cambiamento: i vecchi paradigmi stanno scomparendo ma non sono ancora stati sostituiti e nel frattempo si cerca di superare l'isolamento da vita senza senso. Il bisogno di fare musica, di stare insieme, sembra essere inizialmente lo scopo dopodiché si scopre il bisogno di comunità come scritto in "Origine e funzione della forma partito".

Si è passati poi ad alcune news dalle aziende di Elon Musk.

Tesla ha presentato le nuove immagini del suo Tir elettrico e il progetto di creare una rete sotterranea per lo spostamento veloce di autoveicoli: una specie di ascensore stradale dotato di apposita piattaforma che guida l'autovettura su binari a velocità sostenuta. L'esigenza di costruire cose "folli" è data dal fatto che il Capitale ha bisogno di sfogo e non può attendere. Da questo punto di vista Hyperloop, il progetto di lanciare auto a 1000 km all'ora da Los Angeles a San Francisco, è un altro dei tentativi di investire parti di capitale fittizio. Anche l'ipotesi di colonizzare Marte è significativa perché tutto quello che si poteva fare sulla crosta terrestre evidentemente non basta più, ci vuole un nuovo pianeta.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2017

Durante la teleconferenza di martedì, a cui hanno partecipato 15 compagni, abbiamo ripreso alcuni temi affrontati nella relazione La rivoluzione militare: il contrattacco dell'Armata Rossa in Polonia tenuta durante il recente incontro redazionale di n+1.

L'incredibile avanzata dell'Esercito Rivoluzionario in direzione di Varsavia rappresentava l'estremo tentativo di coronare in senso del tutto positivo la rivoluzione doppia del 1917: contro l'arretratezza di società non ancora emancipate dal passato e contro la decrepitezza di società che avevano rinunciato al futuro. L'Armata Rossa era consapevole che superare l'ostacolo polacco significava raggiungere la classe operaia tedesca e che tutto il blocco europeo poteva crollare.

Si è poi passati a commentare i recenti attentati in Belgio mettendoli in relazione al fenomeno del collasso degli stati. Basta guardare anche solo all'Europa: la Grecia è un paese commissariato, la Spagna sta scivolando su una china greca, l'Italia le va dietro. E il piccolo Belgio, rimasto un anno e mezzo senza governo, ora precipita in una situazione di grande instabilità; Bruxelles si scopre crocevia di scontri e tensioni molteplici e le divisioni tra fiamminghi e valloni non aiutano a tenere in piedi una struttura statale in disfacimento. Secondo l'Huffington Post, "Il Belgio si è confermato oggi, come del resto molti ripetono sottovoce da mesi, uno stato fallito. Proprio così viene detto nei giri diplomatici e di intelligence: fallito esattamente come si dice per la Siria o l'Iraq. Spiacevole dirlo, ma vero".

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2016

La teleconferenza di martedì sera, presenti 12 compagni, è iniziata discutendo delle manifestazioni per il Primo Maggio nel mondo.

I danneggiamenti verificatesi a Milano durante il corteo No Expo hanno suscitato un gran clamore, soprattutto da parte dei media. Per quanto ci riguarda, la contrapposizione violenza/non-violenza è un prodotto del tutto ideologico della società presente, in natura tale dicotomia non esiste.

Non ci interessano molto i giudizi di giornalisti e sinistri sugli scontri. La nostra teoria sociale parte dal generale, va al particolare e poi astrae di nuovo. E' quindi importante inquadrare i fatti all'interno di una solida cornice teorica, in modo da non rimanere intrappolati nell'immediatismo. A tal proposito, abbiamo ricordato i lavori di Mark Buchanan sulla fisica della storia: se intendiamo la specie umana come un insieme di atomi sociali in relazione tra di loro anziché come individui coscienti, allora possiamo scovare delle leggi di movimento che vanno al di là della somma delle opinioni. In un sistema di tipo fisico composto di atomi sociali, all'aumento della temperatura corrisponde un'agitazione caotica.

Pubblicato in Teleriunioni maggio 2015

La teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, si è aperta con le notizie provenienti dagli Stati Uniti.

Un altro giovane afroamericano muore per le percosse ricevute dalla polizia durante l'arresto a Baltimora. Per le strade della città del Maryland, a soli 40 km da Washington e a 270 da New York, esplode la rivolta, viene inviata la Guardia Nazionale e istituito il coprifuoco. Le gang della città stringono un'alleanza per respingere la polizia dai quartieri, mettendo in moto una prima forma di coordinamento territoriale. E Mentre a Baltimora esplode la rabbia, a Detroit si registra un nuovo caso: un giovane di colore di 20 anni, sospettato di rapina e armato con un martello, viene ucciso da un poliziotto. Sull'episodio viene aperta un'inchiesta, mentre sono previste proteste in strada.

Il fronte interno americano si fa sempre più minaccioso, Baltimora è solo l'ultima in ordine cronologico delle città attraversate dai disordini e dalle proteste contro la violenza della polizia, in special modo verso gli afroamericani. La faccenda comincia a preoccupare seriamente il presidente Obama: se le rivolte dovessero scoppiare contemporaneamente in più città, diventerebbe difficile gestire la situazione senza alzare il livello di repressione. Segnali di solidarietà ai manifestanti arrivano da tutti gli Stati Uniti; tra i più significativi il blocco del porto di Oakland indetto per il Primo Maggio dai sindacati locali, in collegamento con le iniziative del movimento #BlackLivesMatter.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2015

La teleconferenza di martedì, connessi dieci compagni, è iniziata con l'elenco di alcune notizie recenti che forniscono un quadro dello scenario politico-economico mondiale a dir poco disastroso:
-sette anni di crisi: miseria crescente e crollo dei consumi in Italia e altrove (allarme deflazione);
-Germania: aumento dei disoccupati e calo di fiducia delle imprese nell'economia;
-Francia: dichiarazioni anti-austerity del ministro dell'Economia e conseguente rimpasto di governo, instabilità politica che tocca il cuore dell'Europa;
-Draghi: ipotizza l'avvio di un piano di acquisto di titoli di Stato dell'Eurozona da parte della Bce;
-Usa: possibile alleanza con Assad per ostacolare l'avanzata degli jihadisti in Siria e Iraq;
-Libia: il paese ormai è diviso con due presidenti e due governi, mentre Egitto ed Emirati Arabi Uniti bombardano gli islamisti;
-Ucraina: carri armati russi entrano nel sud-est del paese;
-Papa: annuncia l'inizio della terza guerra mondiale.

Pubblicato in Teleriunioni agosto 2014

Durante la teleconferenza di martedì sera abbiamo ripreso la discussione su quanto sta accadendo in Ucraina. La vicenda va inquadrata come un aspetto particolare della politiguerra americana, e la rilettura di alcuni passi dell'articolo Dall'equilibrio del terrore al terrore dell'equilibrio (n+1, n° 21) aiuta ad approfondirne alcune caratteristiche.

La diplomazia internazionale, riunitasi a Ginevra nel tentativo di stabilizzare la situazione ucraina, sembra non essere riuscita a porre un freno alle dinamiche venute a galla con gli scontri di piazza Maidan. Qualche giorno fa Putin ha promulgato una legge che facilita il percorso per ottenere la cittadinanza russa per le popolazioni russofone residenti nelle ex repubbliche sovietiche. Milioni di persone potrebbero perciò richiedere il diritto alla protezione da parte di Mosca, e quanto avvenuto in Crimea potrebbe ripetersi nelle aree di influenza russa come Estonia, Moldavia, Georgia, Kazakhstan, ecc. Gli americani, secondo alcune indiscrezioni del New York Times, starebbero elaborando una strategia di contenimento, simile a quella utilizzata nel corso della guerra fredda, per un isolamento politico progressivo della Russia.

La situazione sta mutando rapidamente e assomiglia a quanto successo in Georgia (2008) e soprattutto in Cecenia, dove potentati locali hanno esautorato i russi. I quali hanno reagito radendo al suolo tutto quello che trovavano sul loro cammino e poi, visto che l'occupazione in pianta stabile del territorio non funzionava, hanno affidato l'amministrazione del paese a signori della guerra locali.

Sembra che in Ucraina si prospetti una situazione di questo tipo, con la differenza che il territorio in questione è un importante snodo geo-strategico tra Europa e Russia; e con l'aggravante che sia gli americani che i russi si stanno lasciando trascinare in una pericolosa escalation piuttosto che governare dall'esterno il conflitto. Inoltre, forze interne ucraine potrebbero autonomizzarsi da entrambi gli schieramenti aumentando ancor più il caos nella regione.

Pubblicato in Teleriunioni aprile 2014

Durante la teleconferenza di martedì sera, a cui hanno partecipato 12 compagni, abbiamo discusso dell'articolo di Jeremy Rifkin, The Rise of Anti-Capitalism (L'ascesa dell'anti-capitalismo), pubblicato sul New York Times lo scorso 15 marzo.

Dello scrittore americano, nonché sociologo, attivista ambientale, professore universitario, no global, economista e filosofo, abbiamo scritto sul numero 8 della rivista in una recensione a tre suoi libri: Entropia, La fine del lavoro e L'era dell'accesso. Nel primo testo, del 1980, Rifkin dimostra come ogni economia non sia altro che un sistema di produzione e riproduzione soggiacente al secondo principio della termodinamica e perciò irreversibilmente dissipativo di energia (in termini capitalistici, dissipativo del valore che produce). A questo si aggiunge la tendenza storica del capitalismo, descritta ne La fine del lavoro una quindicina di anni più tardi, a sostituire il lavoro dell'uomo con quello della macchina, determinando un enorme esubero di manodopera.

Pubblicato in Teleriunioni marzo 2014

Voi avete detto [il lettore si riferisce a una conferenza, ma l'abbiamo anche scritto. N.d.R.] che l'aumento della composizione organica del capitale, è collegata alla caduta tendenziale del saggio di profitto e alla formazione di una sovrappopolazione relativa permanente. Sono d'accordo, ma avete tracciato a mio avviso addirittura una nuova teoria della popolazione partendo dal fatto che non si tratterebbe del marxiano "esercito industriale di riserva" bensì di strati sociali ormai superflui, da mantenere in quanto esclusi per sempre dal ciclo produttivo. Questo proverebbe la difficoltà della continuazione del processo di valorizzazione a scala mondiale, e avete citato intere aree geografiche "abbandonate" o sfruttate brutalmente senza attenzione ai risvolti sociali, come l'Africa, l'America Latina, gran parte dell'Asia e persino aree all'interno del capitalismo sviluppato.

Pubblicato in Doppia direzione

Rivista n°49, aprile 2021

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